Categorie

Elenco articoli con tag:

Marco Belpoliti

(75 risultati)

Primo Levi reloaded / La bella addormentata nel frigo multimediale

A trent’anni dalla scomparsa, tra le acquisizioni più importanti della “riscoperta” di Primo Levi vi è la piena consapevolezza che egli sia stato narratore di gran lunga eccedente la qualifica di “testimone”, sia pur d’eccezione, o di icona della memoria. Lo attestano importanti operazioni editoriali che hanno restituito la complessità della sua figura, come la nuova edizione delle Opere complete (Einaudi, 2016), quella in lingua inglese The Complete Works (Liveright 2015) e l’enciclopedia leviana scritta da Marco Belpoliti, Primo Levi di fronte e di profilo (Guanda, 2015). Emerge come la scrittura di Levi sia un reagente in grado di esprimere un’immagine sfaccettata e multidimensionale della condizione umana, tra esperienza quotidiana ed etica universale e tra gli estremi della profondità che caratterizza la descrizione del lager e i colpi di ala ironico-parodistici della produzione fantastica.    Proprio al crocevia tra letteratura e scienza si situa la produzione di fantascienza, tra cui i racconti pubblicati sotto lo pseudonimo di Damiano Malabaila nel 1966 (ma scritti in precedenza) con il titolo di Storie naturali: storie che Levi stesso...

Aprire alla co-progettazione, cambiare gli algoritmi / Possono esistere delle (nuove) tecnologie conviviali?

Stavo ascoltando la radio. Era un mese fa, il 7 giugno. Su Radio3 sento la voce di Derrick De Kerckove che parla di datacrazia, della supremazia dei dati. Mi fermo all’ascolto, poi interviene Belpoliti. Capisco che è un dibattito sulla memoria e sugli strumenti per preservarla, ma che verso la fine ha preso altre strade. La discussione è molto interessante, e come al solito, lascia più domande che risposte. La potete riascoltare per intero qui. La discussione parte da un articolo di De Kerckhove pubblicato da La Stampa, in cui afferma che   “Come ha scritto Umberto Eco, la verità è che stiamo perdendo la memoria, «quella personale, inghiottita dall’iPad, e quella collettiva, forse per la pigrizia di non voler comprendere il passato per capire il presente». (…) Ma adesso, tornando digitale on line, la memoria culturale emigra completamente fuori del mio corpo e se ne va nel cloud. Si chiama «amnesia digitale» da uso eccessivo di Google e smartphone. (…) Nella partecipazione immediata e permanente che intratteniamo con il mondo digitale, nell’accelerazione continua e nel total surround dell’informazione, sparisce l’intervallo necessario per riflettere...

A futura memoria / Sciascia politico. Fra le palme dell’antimafia

S’è discusso molto, negli scorsi mesi, delle palme a piazza Duomo di Milano. Botanici e climatologi, esperti di marketing territoriale e testeduovo di marche planetarie, amministratori locali e politici nazionali, paesaggisti e giardinieri, fancazzisti su Facebook e cittadini comuni: tutti a dire la loro, ché sembrava quasi di stare al bar dello sport durante un mundial prima dei fatidici rigori della semifinale. In pochi hanno però notato che, per ironia della storia, con quel curioso impiantamento nelle brume meneghine s’è avverata, alla lettera, la nota profezia di Leonardo Sciascia. La palma va a Nord, recitava il titolo d’un suo prezioso libro di trent’anni e passa fa – chissà perché mai più ristampato. E adesso sappiamo che c’è proprio arrivata, da quelle parti, sistemandosi benissimo, comodamente e orgogliosamente, a dispetto dei soliti detrattori sbraitanti in nome di un etnocentrismo deteriore che, per ulteriore ironia, oggi emana da tutti i pori tristi vampate di esoticità. Il monito di Sciascia, in quell’immagine delle palme viaggiatrici, era chiaro: non solo la più infida meridionalità, quella del malaffare sedicente politico e della criminalità organizzata, si...

Cancellazione, generalizzazione, costruzione / Il riassunto: un esercizio etico

Nel diluvio di parole che ci inondano sembra venuto il tempo di invocare l'istanza della sintesi. Ne è un chiaro segno la fortuna della condensazione di brevi messaggi nei 140 caratteri di un tweet. Ma questo non può che tradurre un pensiero corto, un'istantanea. Il bisogno di condensare, di esprimersi in modo conciso, di cogliere l'essenziale riguarda ogni nostro discorso e la maggior parte dei testi scritti in cui ci imbattiamo. Questa è certamente la ragione per cui una vecchia pratica scolastica , ritenuta obsoleta o addirittura dannosa per la conoscenza e per la creatività, sia tornata alla ribalta: il riassunto. Sul dizionario Treccani.it si legge: «riassunto, s.m.[part.pass. di riassumere, sostantivato], Discorso o, più spesso, scritto che riassume, che espone brevemente i punti essenziali di altri discorsi o scritti, o che informa succintamente intorno a un fatto o una serie di fatti.». La definizione però indica il risultato, non la tecnica che lo realizza. Sembra che non si possa far altro che usare una tautologia ('discorso che riassume') o espressioni sinonimiche ('espone brevemente i punti essenziali), senza entrare nel merito del processo che sta dietro all'arte di...

Atelier dell'Errore, Atlante di zoologia profetica / Cosa sono i mostri

Luca Santiago Mora e gli artisti dell'Atelier dell'errore saranno presenti alla Festa di doppiozero (qui il programma).   “Atelier dell'Errore nasce nel 2002 da un progetto di Luca Santiago Mora come laboratorio di arti visive al servizio della neuropsichiatria infantile della Azienda Sanitaria Locale di Reggio Emilia”. Così si apre la nota che chiude il formidabile Atlante di zoologia profetica (Corraini edizioni, 2016). Il catalogo presenta i lavori dell'Atelier commentati con passione e dottrina da poeti, psicoanalisti, critici e scrittori. Operazione mirabile di cui non saremo mai sufficientemente grati a chi l'ha promossa (in primis Luca Santiago, che è il responsabile dell'Atelier e Marco Belpoliti, che ha curato il catalogo). E, tuttavia, quella breve nota è costruita ad arte per omettere tutta una serie di parole-stigma che affiorerebbero naturalmente alla bocca di chi, anche con le migliori intenzioni, volesse spiegare in poche battute chi sono gli artisti dell'Atelier. Inutile elencarle. È sufficiente indicare il tratto che le accomuna tutte: è la mancanza, una mancanza che incrina i corpi e che lacera l'unità della mente. Ma se quelle parole non ci sono ciò non si...

Le Opere complete di Primo Levi / La galassia Primo Levi

Nell’ultimo mezzo secolo pochi scrittori hanno cambiato fisionomia critica in maniera così radicale come Primo Levi. Considerato a lungo come un testimone, prima e più che come uno scrittore optimo iure, Levi ha preso quota dapprima lentamente, gradualmente, quindi in maniera sempre più palese e perentoria, accreditandosi come uno dei pochi veri classici della letteratura italiana, e poi non solo italiana, del Novecento. Gli studi si sono moltiplicati, e così le iniziative editoriali e culturali; la bibliografia critica ha assunto dimensioni imponenti. Oggi ai nostri occhi Primo Levi appare non solo come uno scrittore di prima grandezza, ma come un’intera galassia, che non ci si stanca di percorrere e di esplorare. Il centro gravitazionale è costituito da un gruppo di libri – non più da un testo singolo, e nemmeno da una coppia di testi – che debbono essere considerati i suoi più necessari per la nostra identità culturale. A distanza non grande orbitano i rimanenti titoli pubblicati in vita, per un totale oscillante (per la ragione che si dirà) fra dodici e tredici: quasi un emblema numerologico di una canonica compiutezza che convive con un’avventurosa, inesauribile apertura. A...

La nuova edizione delle Opere complete di Primo Levi è in libreria / Primo Levi un autore per il XXI secolo

La nuova edizione delle Opere complete di Primo Levi è in libreria. Sono due volumi per un totale di oltre 3000 pagine. Sovraccoperta bianca, molto einaudiana, formato grande, rilegatura cartonata; costano 160 euro e vengono venduti insieme. Un’impresa editoriale che Einaudi ha dedicato al suo autore oggi più conosciuto, non solo in Italia, ma nel mondo. I due volumi contengono varie novità, oltre a un apparato di Note ai testi curato da Marco Belpoliti, studioso di Levi, che ha curato anche l’edizione precedente delle Opere, uscita nel 1997. Gli abbiamo posto una serie di domande su questo lavoro.   Intervista a cura del Centro Internazionale di Studi Primo Levi.     Esce a novembre 2016 un nuova edizione delle opere di Primo Levi, Opere complete (Einaudi). Stesso editore, stesso curatore, titolo quasi uguale a Opere, uscito nel 1997. Ci sono voluti poco meno di vent’anni per un aggettivo in più. Cosa implica l’aggiunta?   Nel decennio seguito alla morte dello scrittore sono usciti tre volumi, curati da me: uno d’interviste, Conversazioni e interviste; la raccolta dei racconti dispersi, L’ultimo Natale di guerra, e una scelta delle pagine sparse presenti...

A trent'anni dalla morte: «Riga» Parise / Due voci escluse dai Sillabari

Esce oggi, a trent'anni dalla morte dello scrittore, il volume di Riga dedicato a Goffredo Parise, a cura di Marco Belpoliti e Andrea Cortellessa: 540 pagine, testi e saggi inediti (Marcos y Marcos, Milano 2016). Pubblichiamo in anteprima due voci escluse dai Sillabari (in allegato l'indice del volume).     Benessere Borghesia   Un giorno Mr. and Mrs. Trupìa, proprietari di una distilleria, partirono con la famiglia verso Portofino dove Mr. Trupìa voleva comprare una “barca” per l’estate. Mr. Trupìa, di origine meridionale, diceva di essere trentino e aveva imparato un po’ di dialetto trentino e un po’ di lombardo vergognandosi della sua origine. Si vergognava anche di essere italiano e avrebbe voluto nascere, come molti suoi parenti, in America. Per questa ragione lui e la moglie si chia­mavano scherzosamente Mr. and Mrs. ma solo la moglie conosceva un poco l’inglese: apparteneva alla media borghesia di provincia lombarda e venti anni prima era stata due mesi in Inghilterra per “imparare la lingua”: qualcosa sapeva, leggeva «Vogue» nell’edizione americana e aveva illuminato il marito sul significato molto famigliare di Mr. and Mrs. Partirono su una Jaguar M.K. 10...

Corvi, gabbiani, pappagalli e altri volatili impertinenti / Animali parlanti

Poco prima che l’uomo imparasse a fare tweet, ovvero a cinguettare, il filosofo David Rothenberg si è posto una domanda: Perché gli uccelli cantano? Per rispondere ha seguito due piste, corrispondenti alle sue due vocazioni. Da filosofo, ha studiato l’etologia, a partire dalla teoria di Plinio il Vecchio sulle gazze, che canterebbero per imitazione di rumori diversi, fra cui la voce umana:  «Esse amano pronunciare certe parole e non soltanto le importano, ma si divertono ed esercitando la loro diligenza e la loro riflessione fra sé, non nascondono il loro impegno. Si sa che possono anche morire vinte dalla difficoltà di una parola!».  (Naturalis Historia, X 118)   Ma poi Rothenberg è anche musicista e ha portato il suo sassofono soprano in oasi naturalistiche australiane, per imitare e “rispondere” al canto di uccelli di specie rarissime. Perché il canto degli uccelli ci sembra quasi un parlato? La modulazione è tonale, e ritmica più che fonologica; l'aspetto di parlato penso sia dato soprattutto dal fatto che l’espressione degli uccelli è dialogica.Impiegando la sua tecnica musicale Rothenberg rende sistematico e quasi scientifico un analogo esperimento del signor...

Esce dopo trent'anni una conversazione con Giovanni Tesio / L’ultima intervista di Primo Levi

Vediamo come nasce e procede questo breve volume Io che vi parlo. Conversazione con Giovanni Tesio, Einaudi, 2016. Le notizie le dà nell'introduzione lo stesso Tesio, classe 1946, amico torinese di Primo (superfluo dire che questi era nato nel 1919?) e autore di saggi su di lui. Frequentandolo, Tesio aveva «avvertito improvvisamente in lui un'incrinatura», sicché gli propose di condurre delle conversazioni in vista di una “biografia autorizzata”; cosa che Levi «accettò subito [...] senza fare obiezioni». L'incrinatura non poteva che essere di natura psicologica: Levi era depresso. L'unico che non se n'era accorto era stato l'altro conduttore di una lunga e fortunata intervista a Primo, Ferdinando Camon, che lo aveva rassicurato in questo modo: «Lei non è un uomo depresso, e nemmeno ansioso» (quando si dice che uno ha capito tutto!). Tesio quindi frequenta ora casa Levi munito di registratore. Le conversazioni si svolgono in tre tornate pomeridiane del 1987: il 12 e il 26 gennaio e l'8 febbraio. A volte, ci informa Tesio, Levi gli chiedeva di spengere il registratore, – quando evidentemente si toccavano argomenti troppo privati – a volte era lo stesso Tesio che, per lo stesso...

Un Meridiano “parallelo” / Gianni Celati, l'outsider che diventò un classico

Nessuno sarà più incredulo di Gianni Celati nell’accogliere il corposo Meridiano che raccoglie la sua narrativa (Celati. Romanzi, cronache e racconti, Mondadori, pagg. 1854). La preziosa collana dà sistematicità a classici anche contemporanei, ma una sistematica di Celati ha l’aria di una fantasticheria editoriale. Probabilmente lo è anche stata: la responsabile dei Meridiani, Renata Colorni, ci ha pensato dopo aver assistito a un’opera teatrale celatiana di incantevole e umana ambiguità, la Recita dell’attore Vecchiatto nel teatro di Rio Saliceto (qui non ripresa). I curatori non potevano che essere quei due. Marco Belpoliti, critico e studioso di letteratura e da decenni seguace di Celati, gli ha dedicato corsi di laurea, convegni, studi e, nel 2008, un ricco numero della rivista-libro Riga che Belpoliti dirige assieme a Elio Grazioli, per Marcos y Marcos (più un altro numero che ricostruisce le vicende progettuali della rivista Ali Babà, che Celati aveva pensato insieme a Italo Calvino e altri alla fine degli anni 1960). Per il Meridiano Belpoliti ha scritto un saggio introduttivo di 60 pagine («La letteratura in bilico sull’abisso»), quasi un libro nel libro. Nunzia Palmieri...

Cose necessarie e difficili

«Le cose che la letteratura può ricercare e insegnare sono poche ma insostituibili: il modo di guardare il prossimo e se stessi, di porre in relazione fatti personali e fatti generali, di attribuire valore a piccole cose o a grandi, di considerare i propri limiti e vizi e gli altrui, di trovare le proporzioni della vita, e il posto dell’amore in essa, e la sua forza e il suo ritmo, e il posto della morte, il modo di pensarci o non pensarci; la letteratura può insegnare la durezza, la pietà, la tristezza, l’ironia, l’umorismo e tante altre di queste cose necessarie e difficili».   Qual è il posto della letteratura nella nostra società? C’è qualcosa che solo la letteratura può fare, qualcosa che la rende insostituibile? Si può pensare che la letteratura ‘serva a qualcosa’ senza per questo ridurla a un ruolo ancillare? A trent’anni dalla morte di Calvino, mi pare che il suo lavoro di ricerca e sperimentazione attorno a queste domande sia l’elemento più forte della sua eredità. La citazione di apertura è tratta da Il midollo del leone:...

Se questo è un omino

Quando entriamo, sul palco c’è un plastico che lo riempie tutto. Non c’è dubbio di cosa si tratti: è il KAMP del titolo, un campo di sterminio nazista, perché si vede a sinistra una costruzione con una grande ciminiera rettangolare… quello è l’edificio crematorio; tante baracche disposte regolarmente come in un accampamento militare; qualche camioncino, un binario perpendicolare alla platea che entra nel perimetro del campo da fuori. Qualche lampione. Torrette di guardia. Filo spinato ovunque. Tre piccole forche sulla destra. Sulla parete di fondo, bianca, si accende una proiezione. I contorni dello schermo sono un po’ sbrindellati, squallidi, si sente un assordante gracidare di raganelle, poi l’ululare del vento ghiacciato. Tutto è in gamma di colori tra il grigio e il beige, pallido, stinto. Triste. Deserto.     Sul video, quando si oscurano le luci, cominciamo a vedere cosa riprende una microcamera che dopo un po’ si capisce impugnata dalla mano di uno dei tre animatori di quello che ora capiamo essere un “teatro di figura”; la microcamera, e il microspot, inquadrano...

Renzi, il divo

  Un’anticipazione dal volume di Vanni Codeluppi Mi metto in vetrina. Selfie, Facebook, Apple, Hello Kitty, Renzi e altre “vetrinizzazioni”, in uscita presso l’editore Mimesis.     Francesco Alberoni ha operato diversi decenni fa nel volume L’élite senza potere una precisa distinzione tra l’«élite senza potere» e l’«élite dotata di potere», cioè tra i divi e i politici. A suo avviso, la società consente ai primi di trasgredire la morale corrente, purché ciò avvenga all’interno dello spazio privato. Non permette però questi comportamenti ai politici a causa del fatto che ad essi è affidata la responsabilità della gestione effettiva del potere. Pertanto, se i politici sono in grado di avere un potere, i divi non possono, perché ciò potrebbe rappresentare un pericolo per il sistema democratico. Nei circa cinquant’anni trascorsi da quando Alberoni sviluppava queste riflessioni, sia i divi che i politici hanno visto però profondamente mutare la loro condizione. La televisione prima e il Web poi li...

L'altro Matteo

Matteo Salvini #ilMilitante (goWare 2015), di Alessandro Franzi e Alessandro Madron ricostruisce meticolosamente la cronistoria dell’altro Matteo, dagli anni della militanza all’epoca della svolta “patriottica” e dell’occupazione incontrastata dell’area di centrodestra. Il risultato di tale analisi è “un umile lavoro di cronisti di strada, non di politologi” (p. 12) che non intende meramente elencare le provocazioni continue del leader, semmai spiegare il modo in cui “Salvini è diventato Salvini” (ib.). La storia narrata dagli autori interseca continuamente il piano biografico con la parabola evolutiva della Lega e con le macro-vicende che hanno mutato il panorama politico nazionale. Il ritratto che ne viene fuori è quello di un giovane ambizioso che, seppur rimanendo a lungo “schiscio” e operando nel solco della tradizione, ha saputo scalare il partito, modificandone natura e finalità, al pari del suo omonimo antagonista. Anche questo Matteo ha cambiato spesso direzione e punto di vista. Ha anche rottamato, forse meno platealmente, la vecchia dirigenza. Anche egli ha fatto...

Milano, Italia: l'assedio (illegale) al Monumentale

Se fossi il ministro per i Beni culturali chiederei ai Baustelle di poter usare una loro canzone per far capire a cosa servono, davvero, «il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione» (art. 9 Cost.). Quella canzone è Monumentale, un invito a varcare la soglia nel Cimitero Monumentale di Milano per sottrarsi alla dittatura totalitaria di un presente effimero: «Quindi lascia perdere i programmi /coi talenti, i palinsesti, /per piacere non andare a navigare sulla rete, /stringi forte chi ti vuole bene / tra le tombe del monumentale, /trovi Dio, trovi Montale, ed un’opaca infinità. /Quindi lascia perdere i salotti /coi talenti e le baldracche, /vieni all’ombra dei cipressi /dona amore, al pomeriggio /a chi sospende la sua vita /tra le urne amiche del monumentale, / di realtà e d’irreale, vieni a fartene un’idea».   Ma se oggi qualche milanese, o qualche italiano, memore della propria umanità accettasse l'invito dei Baustelle e andasse al Monumentale: ebbene, sprofonderebbe nel gorgo contrario, quello di una speculazione edilizia che – incurante del buon senso e perfino della...

Sogni e diari del boom

Ogni modernità cela un suo rovescio visionario, una sotterranea corrente apocalittica che ne scompiglia l’immagine. Come se non credesse a se stessa e alla sua promessa di progressivo sviluppo. Anche l’acerba modernità italiana. Tra la fine degli anni cinquanta e i primi sessanta si è ormai avviata. Con clamorosi risultati: nel 1958 il PIL veleggia sfiorando il 5%; l’anno successivo, quello in cui, a Sanremo, Domenico Modugno vola nel blu, la Fiat, che lo prende sul serio, raddoppia la produzione, inghiottendo una buona parte degli 80.000 emigrati che, nel corso di quell’anno, si sono mossi dal Sud d’Italia. Fra il ’58 e il ’60 la cifra triplicherà. Alla fine del 1958, viene inaugurata la nuova Autostrada del Sole. Il suo nastro teso attraversa una pianura padana sbigottita. È un piccolo anticipo, poco più di 100 km fra Milano e Parma. Solo l’inizio. Nel 1959 vengono fissati i minimi salariali; nel 1960 viene riconosciuta la parità di salario fra uomo e donna. Poi c’è la televisione, che diffonde nel Paese il verbo della modernità in marcia, anche se le sue...

Il design in doppiozero

Francesca Picchi. Il design italiano oltre la crisi. Autarchia, austerità, autoproduzione   Il design è un gran chiacchiericcio, un continuo compromesso, anche un lavoro sporco, un’opera di seduzione e di persuasione occulta che porta chi compra una sedia o un secchio a vederci riflesso un mondo di desideri, significati, valori. La premessa è che tutti possano possedere questi oggetti, perché sono accessibili, costano il giusto. Questo almeno nelle intenzioni, perché il design alla resa dei conti si paga profumatamente. […] Se dobbiamo circondarci di forme gridate da autori che cercano di affermare la propria presenza, allora tanto vale far da sé, e circondarsi piuttosto della propria voce.   http://www.doppiozero.com/materiali/design/il-design-italiano-oltre-la-crisi     Yosuke Taki. L'albero della progettazione   Oggi, il design non è più uguale alla progettazione. Quanti veri progettisti con queste caratteristiche incontreremmo al Salone del Mobile? Ormai quasi nessuno. È diventata una figura pressoché estinta nel campo del design, in questo mondo...

Le scarpe di Van Gogh

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli   Questa storia comincia con L’origine dell’opera d’arte che Martin Heidegger stila alla metà degli anni ’30: che cos'è un'opera d'arte? Quale la sua origine? Heidegger si interroga a partire da un quadro di Van Gogh che raffigura delle scarpe. Uno storico dell’arte americano, Meyer Schapiro, gli contesta l'interpretazione dell'opera e inizia un dibattito che sottende da allora in poi il rapporto tra arte e filosofia, ripreso dai grandi del pensiero della seconda metà del XX secolo e qui ricostruito e ripercorso: Jacques Lacan, Jacques Derrida, Fredric Jameson, Massimo Cacciari, Gottfried Boehm... Le scarpe di Van...

Idee | Narrazioni

Nel quadro del programma Open Museum Open City del MAXXI di Roma (24 ottobre – 30 novembre 2014), doppiozero presenta una serie di incontri con protagonisti della cultura del nostro tempo.   La contemporaneità si presenta come un campo aperto e contraddittorio, in cui l’attività di creazione, letteraria o artistica, si intreccia costantemente ai temi politici ed economici, alle urgenze sociali, allo spazio della città e della comunicazione, alle tematiche dell'identità, della circolazione delle idee e delle barriere tra i corpi, dell'ibridazione e delle differenze tra culture, della violenza, della tolleranza, della memoria collettiva e della frammentazione dell'esperienza individuale.   Gli autori invitati da doppiozero propongono per l'occasione riflessioni originali su tematiche di stretta attualità o sguardi innovativi sulla tradizione e sulla memoria culturale, in grado di sfidare i luoghi comuni e rigenerare uno sguardo critico sul mondo contemporaneo.     PROGRAMMA DEGLI INCONTRI     FRANCESCO CARERI | LA CITTÀ CORPO A CORPO. ARTI CIVICHE NELLE TRASFORMAZIONI...

La modernità del criceto

L’altra settimana, mentre andavo in un cinema del centro di Milano a presentare La zuppa del demonio, ho visto in metropolitana i manifesti della nuova versione di Tartarughe Ninja. Dunque? Dunque, per il momento vi chiedo solo di prenderne atto.   La zuppa del demonio è un film documentario che, lavorando con spezzoni di documentari industriali dal 1910 al 1973, cerca di raccontare la storia dell’idea di progresso nel Novecento. Ne ha scritto su doppiozero Marco Belpoliti. Il quale, alla fine del pezzo, si pone una serie di quesiti sul significato della modernità nell’era digitale, nonché sul ruolo del cinema e delle immagini nell’epoca della virtualità.   Ecco, come in una staffetta, parto da queste domande, raccogliendo un’osservazione fatta dallo stesso Belpoliti durante una discussione di qualche anno fa: un’osservazione che mi aveva molto colpito. Belpoliti sottolineava un fatto incontestabile: nel dopoguerra, ogni decennio ha avuto una sua caratterizzazione precisa. Se dici “anni cinquanta”, “anni sessanta”, “anni settanta”, “anni ottanta”, associ a...

Arbasino tutto stile

Ma perché mi piace Arbasino? Non riesco a rispondere a questa domanda. Neanche ora che ho terminato di leggere Ritratti italiani, un libro in cui si fondono i tanti Arbasino che conosciamo: il narratore, il saggista, il giornalista. Ma un libro in cui ogni pagina è il frutto di ibridazioni stilistiche.   Quando Arbasino affronta snodi cruciali, come ad esempio lo stile “chiarificatore e nitido” di Moravia, il saggista si ricorda di essere romanziere, e dipinge un Moravia che cede alle sue manie come un personaggio dei suoi romanzi. Ma la prima pagina del libro, in cui sarebbe facile tirare fuori un romanzo dalla figura di Gianni Agnelli, il grande Gatsby del nostro Novecento, è invece una intricata mappa di riferimenti letterari e filosofici, da Giordano Bruno a Hemingway, da Castiglione a Calvino.     E la Loren? L’intervista alla Loren disegna un personaggio che non è certo l’attrice nazional-popolare di tanti film di successo. Si parla di Gide, Voltaire, dei racconti di Cechov, della Nausea di Sartre, di Fitzgerald… Sempre spiazzante e, si sarebbe detto qualche anno fa, straniante, Arbasino si...

Gesù Cristo e Woodstock in spot

«Le grandi domande sono cambiate», afferma con risolutezza l’attrice in un recente spot della Ing Direct. Che qualcosa stia cambiando – non tanto le «grandi domande» cui lo spot allude – lo mostrano con chiarezza proprio le immagini dei mass-media, anche se non le «grandi domandi» cui lo spot allude.   Per seguire questi grandi cambiamenti ritorniamo a un altro spot della stessa azienda. In questo caso, la Ing Direct si è spinta a trasformare il palcoscenico di Woodstock nella location più propizia per pubblicizzare un conto corrente dalle qualità «rivoluzionarie». Difficilmente ci si sarà dimenticati di questo spot, in ogni caso vale la pena leggere il comunicato stampa della Ing Direct che presentava la campagna pubblicitaria:   «Lo spot rivisita un momento memorabile di cambiamento: il festival di Woodstock del 1969. Nel bel mezzo del concerto, in un clima di rinnovamento e speranza per il futuro, sale sul palco e prende la parola Marco, un cliente Ing Direct, che incita la folla a farsi delle domande, a chiedersi sempre il perché delle cose, dal momento...

Grillo: oltre il teatro della crudeltà

Due vendicatori si aggirano in questi stessi giorni per l’Europa: lo Scaramouche giustiziere di Incredibili sulle ceneri del Terrore robespierriano raccontato da Wu Ming (L’armata dei sonnambuli, Einaudi) e il Beppe Grillo mattatore della Vecchia Politica sulle macerie di due incompiute repubbliche italiane analizzato da Oliviero Ponte di Pino nel bel libro Comico & Politico (Raffaello Cortina Editore), recensito su queste pagine da Marco Belpoliti.   Entrambi i volumi prendono le mosse (casualmente?) dalla Rivoluzione Francese e dal ruolo che vi ebbero gli artisti di teatro come gruppo ai margini della società costituita, che li aveva in passato ghettizzati; piccola enclave instabile ma dotata di una sapienza antica, disponibile a sovvertire ogni cristallizzazione sociale. Ambedue avanzano l’idea che gli attori, grazie alla loro tecnica dell’emozione e alla loro capacità di rappresentazione, emergono nelle tempeste della storia a cavalcare i venti della rivolta, dell’atto spettacolare qui e ora, del “colpisci uno per educare cento”, esibendosi piuttosto che in spettacolini didattici e consolatori in atti...