Categorie

Elenco articoli con tag:

populismo

(21 risultati)

Ritratto del nuovo dominus / Chi è Matteo Salvini

Nella comunicazione politica Matteo Salvini si presenta ostentatamente come “Uno di noi”: è l'Uomo Qualunque, nella miglior tradizione del populismo. La maschera è credibile ed efficace, a giudicare dal risultato delle elezioni del 4 marzo 2018. “Uno di noi”, va bene. Ma “noi chi?”, viene da chiedersi. Matteo Salvini non è cresciuto nelle valli bresciane e bergamasche e non è neppure un reietto delle periferie degradate che oggi sfornano i cantati trap che sventolano i loro Rolex d'Oro al concertone del 1° maggio. Matteo Salvini è figlio di un dirigente d'azienda e di una casalinga. Si è diplomato nel 1992 al Manzoni, il liceo classico della Milano bene. È un politico di professione almeno dal 1993, quando è entrato ventenne in Consiglio Comunale a Milano per la Lega Nord, alla quale si era iscritto nel 1990.       Da ragazzo è stato nei boy scout, dicono. Secondo “Affari Italiani” da ragazzo era “un paninaro con lo smartphone” e dunque faceva parte della gioventù destrorsa e disimpegnata. Però frequentava anche il Leoncavallo, che è dagli anni Settanta la bestia nera dei fascisti meneghini. Nel suo primo memorabile intervento in Consiglio Comunale, il giovane...

Note in margine alle elezioni italiane / Che cos'è il metodo democratico

Nel XX secolo le condizioni di successo del metodo democratico erano state riassunte da Schumpeter in quattro punti, tuttora validi. Il primo riguardava il materiale umano delle macchine politiche: il personale di governo deve essere di qualità sufficientemente elevata. La cerchia e i metodi di selezione che costituiscono la classe dirigente devono assicurarne un elevato rendimento. Il personale politico deve essere abbastanza aperto e insieme non troppo aperto all’outsider, deve avere tradizioni e codici professionali, e un fondo comune di idee. Un quadro molto vicino alla lezione weberiana sulla politica come professione. Ma è proprio questo professionismo politico ad essere entrato in crisi in tutte le società Occidentali. La selezione è spesso aperta agli outsiders, la diretta influenza delle lobbies economiche è crescente, il rendimento delle istituzioni appare dovunque in declino.    La seconda condizione di successo della democrazia è la limitazione dell’effettivo raggio di azione della decisione politica. Non tutto deve essere soggetto alla decisione politica, e ampio spazio va lasciato alla sfera tecnica. Soprattutto non deve essere oggetto di decisione ciò che...

Una metafora dello stato del Paese / L'Italia e quel fatto di Firenze

I commenti sulle elezioni confinano i fatti di Firenze nelle pagine interne, con tendenza alla minimizzazione. Eppure il destino ha servito su un piatto d’argento, a chi vuole leggerlo, il commento antropologico più chiaro allo stato del paese, di cui i risultati delle urne sono una conseguenza. Cominciamo col conoscere Roberto Pirrone, lo sparatore. È un italiano piccolo piccolo, la cui ascendenza si può tranquillamente ascrivere al famoso personaggio di Cerami, e poi di Monicelli e Sordi. Lo chiameremmo borghese, se la lower middle class non fosse sparita con la globalizzazione. Ha una vita anonima, come ritualmente confermano i vicini dopo uno dei tanti fatti di “follia” che capitano nel paese. Non ha opinioni politiche conosciute, ma colleziona oggettistica ex-sovietica. Un uomo che, non solo per l’età (ha 65 anni), sembra essersi fissato sul passato. Il suo profilo Facebook è un mish-mash di acculturazione di massa, si passa da Buddha a Frida Kahlo alle citazioni delle canzoni pop: “La vita è un brivido che vola via…”. Pirrone una passione però ce l’ha, le armi. Non ossessiva: una cosa così, come i trenini, che spiega la presenza di una pistola e di un fucile in casa sua....

Politiche, 4 marzo 2018 / Le tre vittorie della Lega

La Lega vince due volte. La prima sui suoi storici avversari, ossia il centro-sinistra. Sia su quello connotato dal flebile liberalismo di un “partito della nazione” che è divenuto sempre più spesso la “lista del capo”, che su quello identitario delle liste minori. Queste ultime tali erano e tali rimangono, destinate ad essere messe in soffitta, in attesa che alla prossima tornata elettorale ci si inventi un altro nome ed un nuovo logo. La seconda vittoria, ed è in fondo il risultato più importante, si consuma sui suoi alleati di coalizione elettorale, detronizzati – nel caso di Forza Italia – dalla rendita di posizione consegnata tradizionalmente agli azionisti di maggioranza. In tutta probabilità Silvio Berlusconi aveva già intuito l’esito prima che le urne si aprissero. Si tratta di un successo storico per Matteo Salvini, erede di un esangue partito che la famiglia Bossi e i suoi accoliti del “cerchio magico” erano riusciti a portare al quattro per cento, consegnandolo all’irrilevanza e quindi al prevedibile tramonto.   Un successo che si può intestare con pieno merito. La Lega, non più “nord”, non più “padana” ma sovranista e identitaria, può giocare ora il ruolo di...

Politiche, 4 marzo 2018 / Il crollo del PD

Sarebbe una ingenuità attribuire questa disfatta della sinistra italiana nel suo complesso – non solo quindi del PD – al fatto che essa avrebbe governato male. Penso invece che i governi Letta-Renzi-Gentiloni abbiano fatto un buon lavoro, tenendo conto dei limiti del sistema (un Senato con una maggioranza raccogliticcia). La sinistra è stata punita semplicemente perché, agli occhi della gente, da anni essa è percepita come il Potere. Ormai a ogni elezione si vota contro chi governa – non importa se esso sia di destra, di sinistra, o fuori da questo asse. Nelle democrazie si vota sempre più contro non a favore. Più che la fiducia, prevale la rabbia. C’è da scommettere che se il Movimento 5 Stelle nei prossimi anni assumerà un ruolo dominante e verrà quindi inscritto nel luogo del Potere, prima o poi prenderà una batosta non meno severa di quella che oggi ha preso la sinistra.   Si dice che in questi ultimi tempi la sinistra perda dappertutto: in Francia, in Germania, negli Stati Uniti, in Spagna, e ora in Italia. Ma perde soprattutto perché in questi paesi era ed è percepita come il Potere o come parte integrante di esso. Prova ne sia che l’unico risultato lusinghiero è stato...

Politiche, 4 marzo 2018 / M5S: una forza “antisistema” perno del sistema

Un dato è certo. Grazie soprattutto al Movimento 5 Stelle il 4 marzo 2018 è stata spazzata via una classe dirigente inefficace e corrotta, una gerontocrazia autoreferenziale sostenuta da (quasi) tutto il sistema mediatico. La “casta” non è stata in grado di affrontare le grandi sfide del XXI secolo: né la globalizzazione con il riequilibrio geopolitico e la conseguente crisi economica, che ha colpito più duramente un paese incapace di guardare al futuro ma attento solo a conservare; né la rivoluzione digitale, con le sue potenzialità di sviluppo economico e culturale, e con le sue ripercussioni sulle attese e sulla comunicazione politica.    Il Movimento 5 Stelle – grazie anche all'intuito politico di Grillo e al suo precoce anti-europeismo – ha invece saputo cogliere ed esprimere questo cambiamento. Ha anticipato l'ondata populista che sta travolgendo i sistemi politici di molte democrazie fragili. Ha offerto strumenti che hanno cercato di dare forma a una possibile democrazia 2.0, con tutti gli inciampi del caso. Il “metodo 5 Stelle” ha funzionato. Il Movimento è stato il principale bersaglio polemico della campagna elettorale, a cominciare dai costanti attacchi di...

Politiche, 4 marzo 2018 / Le elezioni viste dalla Germania

Dalla stampa e dai media tedeschi: il 4 marzo 2018 l'Italia ha votato un nuovo parlamento. Hanno vinto i partiti antieuropeisti, populisti e di destra. Né i voti ricevuti dal movimento di protesta dei Cinque Stelle, e nemmeno quelli della coalizione di centrodestra del ex-Presidente del consiglio Silvio Berlusconi e del partito di destra della Lega con le sue parole d'ordine anti-migranti insieme ai neofascisti di Fratelli d'Italia sono sufficienti a governare un paese economicamente allo stremo. I populisti del Movimento Cinque Stelle sono il partito più forte, avendo ricevuto voti soprattutto dal l'Italia del Sud, mentre al Nord prevale il centrodestra. Populisti ed euroscettici insieme superano il 50%. Il partito socialdemocratico del PD, finora al governo, passa all'opposizione.   Stereotipi e pregiudizi sono confermati: l'Italia è un paese poco serio, dominato da mafie e camorre. I risultati delle elezioni sembrano confermare i cliché sul Bel Paese che in Germania vanno per la maggiore (e in cui le donne stanno a casa a far la pasta e a tenersi caldi nel nido i figli trentenni), recentemente confermati in un libro scritto a quattro mani da Roberto Saviano e Giovanni De...

Un'inchiesta (parte IV) / Tre domande sull'antifascismo oggi: Janeczek, Vasta, Balzano

Per provare a interrogarci e confrontarci sull'antifascismo oggi abbiamo posto ad alcuni intellettuali e collaboratori queste tre domande, a cura dello storico Claudio Vercelli. Pubblichiamo oggi tre ulteriori risposte (qui, qui e qui le prime: Valerio, Cortellessa, Manera; Lagioia, Sarchi, Inglese; Benvenuto, Ferrario, Zinato).   1. Perché si dovrebbe continuare ad essere antifascisti se è vera l’affermazione, che si fa assunto di senso comune, per cui destra e sinistra sarebbero due distinzioni che non hanno più motivo di esistere? Se invece continua a sussistere una linea di differenziazione tra i due aggregati, quali ne sono le discriminanti in senso antifascista?   2. Se l’antifascismo non si è esaurito, in cosa si deve allora sostanziare? Allo stesso tempo, se il fascismo non è mai del tutto scomparso, sotto quale natura e con quali aspetti si manifesta oggi?   3. Prova a legare alla parola «fascismo», in successione, secondo una scala decrescente di pertinenza, questi cinque termini; ciò facendo ne deriverà quelli che per te sono i tratti salienti e prioritari in cui esso si sostanzia: A) razzismo; B) populismo; C) ...

I corpi dei capi / Quali sono oggi i corpi della politica italiana?

Esce presso Guanda in una nuova edizione con pagine aggiunte Il corpo del capo, il libro dedicato agli usi politici del corpo di Silvio Berlusconi. Sono trascorsi quasi dieci anni dalla prima edizione. Ne discutono l’autore del libro, Marco Belpoliti, e lo storico Sergio Luzzatto, autore de Il corpo del duce e di Padre Pio, entrambi pubblicati da Einaudi. Quali sono oggi i corpi della politica italiana?    Belpoliti: Berlusconi è tornato, sotto forma di una mummia. Un revenant, totalmente rifatto nel viso e nei capelli. Una specie di Nosferatu che proviene dall’oltretomba. Com’è possibile che, nella storia dell'Italia moderna, dal corpo di Mussolini si arrivi al corpo di questo ottantenne che pare avere ampie possibilità di successo elettorale, il prossimo 4 marzo? Sembra quasi che Berlusconi, ormai, possa fare a meno di un corpo.   Luzzatto: Da un lato, si misurano oggi gli effetti di medio periodo del referendum del 4 dicembre 2016, quello perso da Renzi sulla riforma della Costituzione. E si misurano gli effetti del fatto che negli anni scorsi, anche al tempo del suo massimo appannamento fisico e politico, Berlusconi (come Mussolini) ha avuto la forza di non...

Un'inchiesta (parte II) / Tre domande sull'antifascismo oggi: Lagioia, Sarchi, Inglese

Per provare a interrogarci e confrontarci sull'antifascismo oggi abbiamo posto ad alcuni intellettuali e collaboratori queste tre domande, a cura dello storico Claudio Vercelli. Pubblichiamo oggi tre ulteriori risposte (qui le prime: Valerio, Cortellessa, Manera).   1. Perché si dovrebbe continuare ad essere antifascisti se è vera l’affermazione, che si fa assunto di senso comune, per cui destra e sinistra sarebbero due distinzioni che non hanno più motivo di esistere? Se invece continua a sussistere una linea di differenziazione tra i due aggregati, quali ne sono le discriminanti in senso antifascista?   2. Se l’antifascismo non si è esaurito, in cosa si deve allora sostanziare? Allo stesso tempo, se il fascismo non è mai del tutto scomparso, sotto quale natura e con quali aspetti si manifesta oggi?   3. Prova a legare alla parola «fascismo», in successione, secondo una scala decrescente di pertinenza, questi cinque termini; ciò facendo ne deriverà quelli che per te sono i tratti salienti e prioritari in cui esso si sostanzia: A) razzismo; B) populismo; C) sovranismo;  D) identitarismo; E) [termine a tua scelta, da scegliere al di...

Il fascismo ha fatto anche cose buone / Anatomia di un luogo comune

"Il Fascismo ha fatto anche cose buone": un tabù storico sfatato. L’ammiccamento elettoralistico a un settore ben individuato dell’arco politico. Uno slogan provocatorio e quindi efficace, affidato al gioco mediatico dei rimbalzi da testata a testata, da profilo a profilo. Soprattutto, un concetto a cui è difficile replicare, anche quando si condivide poco o nulla di quella tradizione del pensiero. Perché? La domanda merita, forse, qualche considerazione d’ordine logico, prima che ideologico. Il più delle volte, infatti, risulta disagevole opporre, all’irriverente dichiarazione, un’argomentazione che non si risolva in una speculare elencazione dei torti del Regime: e già questo è un indizio, che ha qualcosa da dire. In termini più precisi, l’interrogativo che sorge è il seguente: per quale ragione non si riesce ad aggredire direttamente la tesi principale (“Il Fascismo ha fatto anche cose buone”)?    A ben guardare, per un motivo assai ovvio, che i detrattori dell’affermazione, per inconsapevolezza o per pudore, non osano pronunciare: che è proprio vero, il Fascismo ha fatto “anche” cose buone. Suona perfino ridondante citare, a titolo esemplificativo, la famigerata...

Dopo Macerata / Fascismo o Destra Radicale?

Scrive a un certo punto Enzo Traverso, nella sua interessante riflessione su I nuovi volti del fascismo (ombre corte, Verona 2017): «Credo che la minaccia totalitaria che si sta profilando, non abbia nulla a che fare con la rivoluzione comunista o fascista, ma piuttosto con la cancellazione della politica attuata da un processo globale di reificazione del mondo: un mondo nel quale tutte le relazioni sociali e umane diventano puramente mercantili, dove i nostri comportamenti e i nostri desideri sono modellati dal mercato». Effettivamente, la bislacca discussione in corso su «fascismo sì, fascismo no», ovvero «torna, non torna», se viene condotta in maniera del tutto avulsa dalla riflessione sui mutamenti culturali e identitari intervenuti nelle società post-fordiste, così come con la consunzione del bipolarismo geopolitico tra il 1989 e il 1991, rischia di rivelarsi come quella margherita alla quale si sottraggono, uno ad uno, i tanti petali, senza però addivenire ad alcuna decisione o conclusione di merito.   Con lo sgradevole riscontro, inoltre, che il fiore era già appassito in origine, quindi non potendo offrire nulla di sé, a prescindere. In altre parole, un tale...

La reductio ad unum della complessità / L'onda nera che avanza in Europa

Ci vorrebbe quel tragico panico freddo auspicato con lucido realismo da Paul Virilio per farsi le giuste domande nell’auspicio di capirci qualcosa, di fronte all’onda nera che avanza in Europa. Al suo centro c’è quella pericolosa e netta distinzione tra amici e nemici, nella quale si identifica la cornice in cui trovano progressivamente posto le tessere delle forme totalitarie del potere. Come ogni buona analisi di psicologia del potere evidenzia, le vie della sua affermazione non si ripetono mai. Ogni volta gli inizi sono diversi e minime differenze iniziali producono esiti irriconoscibili se non col tempo. Spesso quando è troppo tardi. Una certa spontanea ingenuità iniziale, inconsapevole persino ai portatori, diventa poi una belva indomabile. L’antagonismo, si sa, è un eccitatore di emozioni di base, arcaiche, che vanno direttamente dal biologico al comportamentale, saltando la mediazione fragile eppure capace di filtro della riflessione. Del resto che cos’è la democrazia se non la disposizione impegnativa a darsi tempo per il parlamento anche conflittuale in cui le differenze e il pluralismo convivono, mediante l’incontro delle differenze. Gli humus sono numerosi e a...

Una conversazione con Donald Sassoon / Brexit. Buona fortuna, Europa

Pubblichiamo un estratto da un’intervista di Paolo Gervasi allo storico Donald Sassoon. La versione integrale del dialogo apre il libro di Sassoon Brexit. Buona fortuna, Europa, da pochi giorni in libreria per Luca Sossella Editore. Il libro è tra i primi di una nuova collana dell'editore Sossella, Collassi, diretta da Luca Massidda e Mario Pireddu, dedicata all'analisi delle emergenze contemporanee. Ogni uscita affronterà un "collasso" del presente e sarà disponibile in triplice formato: cartaceo, digitale e audio.    Lo smottamento provocato da Brexit si inserisce in un quadro più ampio di crepe che si sono aperte non solo nella tenuta dello spazio politico europeo, ma nelle forme della democrazia così come sono state modellate in Europa e nel mondo europeizzato. Quanto sono intrecciati e interdipendenti l’involuzione europea e il logoramento dei processi democratici?    Io non sono convinto che la situazione attuale sia riconducibile a una rottura, o a un’usura, dei processi democratici. I partiti di estrema destra, i partiti xenofobi o euroscettici, che stanno avanzando un po’ dappertutto in Europa, non sono contro il processo...

Conversazione con Marco Revelli / Povertà, status sociale e beni relazionali

  È stato presentato di recente il “Rapporto Coop 2017” (si legge all’indirizzo www.italiani.coop) sulla vita quotidiana degli italiani curato dall’Ufficio Studi COOP. Sono dati che fotografano la situazione dei consumi, ma anche quella economica delle famiglie italiane. Il 28,7% delle famiglie è a rischio povertà e esclusione sociale, un italiano su 4, poco lontano dal 35,7% della Grecia. Mentre i consumi crescono: più 1,2%. Domina l’ossessione della salute e della rincorsa al benessere: cosmesi e chirurgia estetica; poi emerge l’abbandono progressivo delle religioni tradizionali a favore di forme più soft di spiritualità (buddismo, yoga, vegan); si fuma meno e anche il desiderio sessuale sembra in calo; si mantiene alta la propensione al gioco d’azzardo, una vera piaga sociale. Il 68% si dice disposto a farsi curare dai robot; mentre aumenta il timore per le catastrofi ambientali e quello verso l’immigrazione. Il cibo terapeutico è in cima alle ricerche alimentari degli italiani e il “carrello del lusso” supera l’8% di crescita nel primo semestre dell’anno. Ne abbiamo discusso con Marco Revelli, sociologo, storico e politologo. Dal 2007 è presidente della Commissione di...

Populismo digitale o solamente para-fascismo?

Per molti commentatori la “vera” sinistra è davvero poco attrezzata per affrontare le problematiche fondamentali del nostro tempo – come sostenne anni fa anche Christopher Lasch – mentre le uniche formazioni oggi capaci di farlo sono: una sinistra neolaburista che saccheggia politiche di destra importandole nel proprio programma oppure i movimenti populisti che si pongono come forze post-ideologiche ma che, in loro parecchie manifestazioni, assumono posizioni tipicamente di destra. Non è ancora chiaro se tale condizione sia solo di passaggio, ovvero un interregno tra il vecchio sistema e il nuovo, oppure se è già parte del nuovo che ha spazzato via alcune parti del vecchio (come l’idea classica di sinistra).    Tra gli autori che oggi invece confutano tale tesi, Alessandro Dal Lago nel suo Populismo digitale (Raffaello Cortina 2017) propone una critica serrata contro l’alleanza tra globalizzazione e cultura digitale, ma anche contro il populismo che rappresenta un modo sui generis di incrinare tale alleanza e di utilizzare le armi del digitale contro la globalizzazione. Per questo il testo esordisce con due citazioni in esergo che sono talmente stridenti da rendere bene...

Antidemocrazia / 50 sfumature di populismo

Il populismo contemporaneo ci pone di fronte a un paradosso difficilmente risolvibile. In quanto reazione all’idea dominante, esso resiste ai tentativi d’interpretazione da parte delle scienze politiche. Quasi come nel caso del buco nero per la fisica – che appunto è per definizione insondabile perché da esso non può sfuggire alcun fascio di luce – così il tentativo di illuminare l’antro in cui s’annida il populismo con il lume della ragione politica pare quasi disperato. Tuttavia, nelle sue manifestazioni plurali, il populismo non accetta l’etichetta di “antipolitica”, anzi, esso rivendica il suo progetto di voler tornare alle fonti stesse dell’impegno civico attraverso la partecipazione dal basso, ovvero coinvolgendo quelle entità che, a secondo dei casi, prendono il nome di popolo, cittadini, comunità ecc.     Questo è il problema metodologico con cui si confronta, sin dalle prime pagine, il saggio di Jan Werner Müller, Cos'è il populismo (Egea 2016, p. 137, 16 euro); caratterizzandosi come un discorso interno a precisi confini disciplinari che pertanto tratta il suo “oggetto” d’analisi come un qualcosa di esterno, talvolta abominevole, ma comunque altro rispetto alla...

Globalizzazione e nuove differenze / Good bye Europa?

L’Europa sembra fasciarsi la testa prima che la vittoria alle presidenziali di Marine Le Pen non gliela rompa sul serio, ma indubbiamente oggi più che mai appare verosimile la disgregazione dell’unità europea. Si immaginano vari scenari nel futuro, anche quello di qualche guerra tra Francia e Germania. Sono francamente stupito dal fatto che milioni di risparmiatori italiani o francesi o spagnoli non abbiano già provveduto a portare i loro risparmi in qualche banca tedesca, prevedendo la fine dell’euro. I padri fondatori dell’unità europea avevano un’idea precisa e audace: che bisognasse puntare dapprima sul libero scambio economico tra i paesi europei per far maturare, poco a poco, un’unità politica tra loro. Un esperimento più unico che raro nella storia. Per oltre 60 anni il carro dell’economia in effetti sembra aver trascinato i buoi della politica in Europa.   Poi il processo si è spezzato nel 2005, quando il progetto di Costituzione europea è stato bocciato da francesi e olandesi. È evidente che il rigetto dell’unità europea viene dal basso – demagoghi come Le Pen, Farage, Gewiert, Petry, Salvini e altri sfruttano un sentimento diffuso di cui si fanno portavoce, “I am...

Un fantasma si aggira per l’Europa / Il sogno della democrazia diretta

Il consenso universale   Un fantasma si aggira per l’Europa: la democrazia diretta. Esso ha colpito duro col referendum della Brexit, sconfiggendo la maggior parte della classe politica britannica, che era per il Remain.  In Italia la democrazia diretta è il progetto fondamentale del Movimento 5 Stelle, progetto che Gianroberto Casaleggio ha mutuato esplicitamente dal pensiero di Rousseau. Non credo nella democrazia diretta, da qui anche il mio rifiuto del M5S. Il fantasma della democrazia diretta è nato congiuntamente al pensiero democratico. Rousseau pensava a una democrazia buona per la sua piccola Ginevra, città virtuosa dove tendenzialmente tutti si conoscevano. Ed erano una forma di democrazia diretta anche i soviet bolscevichi, ovvero assemblee di operai, contadini e soldati, prima che il partito comunista non confiscasse completamente il loro potere. Negli anni tra i ‘60 e i ‘70, all’epoca della contestazione, la democrazia diretta veniva spesso evocata. Ma allora quei progetti, troppo marcati dal sinistrismo, avevano uno scarso riscontro elettorale. Mentre oggi il 30% degli italiani intende votare per questo fantasma della libertà.    L’affermarsi di...

Carlo Formenti. Elettori / consumatori / Finanza, populismo e stupidità

Con La variante populista (2016) la riflessione di Carlo Formenti si sposta dall’analisi delle condizioni che hanno reso possibile l’avvento dell’economia digitale allo studio dei processi politici innescati dalle trasformazioni strutturali e tecno-organizzative del tardo capitalismo. Al centro di tale tragica trasformazione Formenti pone l’immane processo di finanziarizzazione che non rappresenta, come alcuni sostengono, una fase finale dell’accumulazione capitalistica, bensì, sulla scia del ragionamento di Arrighi, una tendenza ciclica che serve a rilanciare la speculazione assicurando maggiori introiti alle forze che un tempo guidavano l’internazionalizzazione fordista e che oggi dominano la globalizzazione. Questa classe capitalistica transnazionale è composta da “detentori di grandi patrimoni mobiliari e immobiliari, top manager, finanzieri e uomini politici di tutti i maggiori partiti tradizionali”, insieme rappresentano un “blocco sociale numericamente esiguo” dall’immenso potere e dalla crescente capacità di condizionamento delle politiche nazionali. Secondo Formenti gli obiettivi di massima perseguiti da questa nuova super élite sono: contenere e ridurre i...

Ritratti di Andres Serrano / Trump, opera d'arte?

Poco dopo l'11 settembre 2001, Andres Serrano, autore del controverso Piss Christ (1987), decise di “contribuire allo sforzo bellico”. Lo fece a modo suo, da artista, con la serie America (2002). Sono 49 ritratti, vivacemente colorati e della dimensione di un manifesto, una galleria dei personaggi che Serrano riteneva rappresentativi della realtà del suo paese: il rapper Snoop Dogg con il suo sguardo strafottente, l'ebreo ortodosso Abraham Schnitzer con i suoi riccioli biondi, un boy scout di nove anni, l'elegante e sensuale Chloe Sevigny, una coniglietta di Playboy con il suo costumino rosso, una Little Miss Yankee bambina con il suo diadema luccicante...  Tutti così tipici, così kitsch, con la loro unicità feroce, aggressiva, ostentata. Dunque tutti figli del conformismo che ci accomuna: l'identità come assemblaggio di diversità ricercate, costruita a qualunque prezzo. Per capire la differenza, basta ricordare gli “uomini del XX secolo” ritratti nei capolavori di August Sander, dove la diversità è figlia di un' identità radicata nel territorio, nella classe, nel genere. Serrano ha ripreso in altre occasioni lo stile di questi ritratti: ha fotografato anche un leader del Ku...