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Sebastiano Vassalli

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L'argentino che volle farsi italiano / Wilcock, iconoclasta solitario

“Sarà esistito davvero?”: è questa la domanda che mi faccio sempre ogni volta che chiudo un suo libro. Sarà esistito veramente Juan Rodolfo Wilcock, o è soltanto un personaggio partorito dalla fantasia di qualcun altro? Prima ancora che uno scrittore (Adelphi, suo editore storico, sta pian piano ristampando in edizione economica tutte le sue opere), Wilcock è in effetti un gran personaggio letterario. Anche per questo non mi ha sorpreso più di tanto ritrovarlo fra le pagine del non-fiction novel di Sandra Petrignani Addio a Roma (Neri Pozza, 2012), indispensabile regesto di aneddoti sulla Roma delle Arti e delle Belle Lettere a cavallo del mezzo secolo.   Il “personaggio-Wilcock” possiede innegabilmente un suo pittoresco fascino, a cominciare dalla scelta di vivere nell'estrema periferia capitolina, in un fabbricato anonimo di via Demetriade, fra la Tuscolana e l'Appia Nuova: un appartamento che l'amico Elio Pecora definiva «barocco, pieno di libri, di polvere e peli di cane» e dove Sebastiano Vassalli ricordava d'aver preso anche le pulci («e non fu cosa facile debellarle»). Né passava inosservata la sua aria da dandy straccione, con gli abiti acquistati di seconda mano e un...

Perché gli italiani non immaginano mondi possibili / Al futuro non ci crede nessuno

L’immaginazione nazional-popolare del bel paese è malata di passato e carente di futuro. Ladri di futuro lo hanno sottratto. Volete un esempio? Nella tarda primavera, al salone del libro di Torino, – e già mi sembra di andare troppo indietro – Giorgio Agamben si esprime in questi termini: “Il futuro, che non esiste, può essere inventato di sana pianta da qualsiasi ciarlatano. Diffidate, tanto nella vita privata quanto nella sfera pubblica, di chi vi offre un futuro”. L’autore prende spunto da un aforisma ancor più drastico di Flaiano, “Ho una tale sfiducia nel futuro, che faccio progetti solo per il passato”. Sono sentenze che esprimono la convinzione, assai diffusa nello stivale, secondo cui l’unica chiave che permette di comprendere la realtà sia il passato, “mentre uno sguardo rivolto unicamente al futuro ci espropria, col nostro passato, anche del presente”.    Ma è un giudizio corretto? O piuttosto questa sfiducia verso il futuro è una malattia cronica che affligge il nostro sentimento nazional-popolare? Veramente il futuro è solo un inganno ordito per ingannare i molti? Un fuoco fatuo? Una sirena che porta i naviganti ad affondare scontrandosi contro le rocce della...

Siena, 1939 – San Rocco a Pilli, 22 giugno 2017 / È morto Attilio Lolini

«In questo museo/di porcherie/che visito (occidente)/peccatore redento/del passato mi pento//inneggio al cicaleggio//volteggio davanti/al babbeo/magnifico rettore/dell'ateneo//ho una crisi mistica/dico bene della saggistica//e non mi pare male/il poeta montale//mi metto in pista/per diventare giornalista/per far le recensioni/ai poeti babbioni//senza vergogna/son diventato carogna». Abbiamo riportato per intero la poesia Stampante, per dare subito un'idea dell'atmosfera che si respira in Carte da sandwich, la nuova raccolta del senese Attilio Lolini appena uscita da Einaudi. Leggendola, ci siamo ricordati delle pagine di 3012 in cui Sebastiano Vassalli fa di Lolini un personaggio di romanzo. Nella finzione narrativa, questo «antico poeta toscano» del XX secolo, ignorato dai contemporanei e morto vecchissimo per aver mangiato troppi funghi, viene citato dai professori di un lontano futuro come l'iniziatore di una tendenza denominata «maledettismo frivolo». L'espressione implica un giudizio critico per nulla “finto”, ma anzi intelligentemente adeguato alla vera realtà del vero Lolini - o tutt'al più attenuabile, come vuole Giorgio Manacorda sottolineando la leggerezza loliniana,...

Sebastiano Vassalli. Terre Selvagge

Mi si perdoni la metafora, ma se dovessi pensare al nocciolo dell’ultimo libro di Sebastiano Vassalli, il corpo dentro al corpo narrativo che più di tutto il resto è destinato a rimanere, per germogliare e sopravvivere, penserei a un brano che si trova alla pagina duecentodiciassette di questo Terre selvagge, che Rizzoli ha pubblicato nell'aprile scorso: «dopo avere riferito ciò che è stato scritto sulla battaglia dei Campi Raudii e sulla fine dei Cimbri, è tempo ormai che cerchiamo di rappresentarci quegli avvenimenti come già nell’antichità faceva Omero: chiedendo aiuto alla dea della poesia epica cioè alla nostra immaginazione».   La citazione è tratta dal finale di un capitolo che si intitola «La battaglia secondo gli antichi», e anticipa il capitolo successivo: «La battaglia secondo noi». Quale sia la battaglia, è stato detto. Quali siano gli avversari dei Cimbri, è ovvio, ma non nuoce esplicitarlo: i Romani. Nel mezzo c’è il popolo dei Galli Cisalpini, entro il quale si sviluppa uno dei due fili che intrecciano il romanzo: la...

Franco Cordelli racconta Sebastiano Vassalli

Lo scrittore Sebastiano Vassalli compie settanta anni. Lo festeggia la rivista “Microprovincia”, edita da Interlinea, con numero tutto dedicato a lui. Franco Cordelli gli ha dedicato questo scritto che pubblichiamo, testimonianza di amicizia e ammirazione nel corso degli anni.     Ci fu l’amore cortese, l’amore da lontano. Ci fu e, travestito, non più reso celebre, c’è ancora. A volte, per chiarire le cose, lo si chiama amore platonico. Lo si dice, quasi sempre, a un altro che potrebbe avere, su un rapporto di cui non sa nulla, idee diverse dalla realtà, così com’è. Comunque, sempre di amore si parla. Mai d’amicizia. Può mai un’amicizia esser detta platonica? Sembrerebbe, forse, pleonastica - una simile definizione; o rumorosa; o fuor di luogo. Ma non è vero. Io penso, seriamente, solennemente, che tra Sebastiano Vassalli, lo scrittore, e me, vi sia un’amicizia platonica. Che tra due scrittori, per di più della stessa generazione e di diversissima fortuna, vi sia amicizia è raro, è difficile. Ancora più difficile che, come gli...

Biennale 2011 / Ospedale Italia

Il meccanismo di selezione dei curatori e, di conseguenza, degli artisti, nei padiglioni nazionali della Biennale di Venezia non è dappertutto uguale. Come dei piccoli consolati artistici autonomi, ogni singolo padiglione può decidere cosa presentare (e come) all’interno delle proprie mura. Delle mura ‘storiche’, o meglio, permanenti, per quei padiglioni che, a partire dai primi anni del Novecento si sono impiantati nei Giardini; altre provvisorie come le tante sedi sparse a Venezia per mancanza di spazi all’interno della piccola città nella città che è la Biennale di Venezia. Proprio perché rappresentanze ufficiali di una nazione è il Ministero della Cultura di ogni singolo Paese che prende le decisione a riguardo. I criteri di scelta, però, possono davvero essere molto diversi tra loro. In genere il Ministero delega, per competenza, la scelta di artista e/o curatore a un museo; altre volte dispone di commissioni di esperti. Il comune denominatore resta la ricerca delle personalità artistiche migliori per esprimere la parte più rappresentativa della creatività e della capacità artistica che uno stato può esprimere.   Proprio per tali caratteristiche molti artisti,...