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Vittorio Sereni

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Le parole che non salvano / Antonia Pozzi. Poesia che mi guardi

È il 3 dicembre 1938 quando la bicicletta di Antonia Pozzi si ferma per l'ultima volta nei campi che costeggiano l'abbazia di Chiaravalle, alle porte di Milano. La neve ricopre il manto erboso e si mangia tutti i rumori per donarle, finalmente, quella pace tanto agognata, mentre un piccolo rigagnolo le scorre accanto, portandosi via la sua anima inquieta. “Suonano i passi come morte cose / scagliate dentro un'acqua tranquilla / che in tremulo affanno rifletta / da riva a riva / l'eco cupa del tonfo”.  Un tonfo che risuona in lei da 26 anni, il tonfo del non, “della mia casa non nata”, “il lamento dei non uccisi”, dei figli non avuti da un amore non vissuto.  Sedeva sui banchi del liceo Manzoni di Milano, Antonia, quando si innamora perdutamente del suo professore di latino e greco, Antonio Maria Cervi, che, per primo, le mostra il lato materico delle parole, la vita che scorre tra le righe, sotto la penna, nella carne.    Inizia allora una relazione tra quella giovane e brillante studentessa, un po' rigida e insofferente, e quel maestro da lei descritto, in una lettera all'adorata nonna Nena, come “una gran fiamma dietro una grata di nervi, un'anima purissima...

Campioni # 12. Massimo Gezzi

Resistono negli occhi, oppure nella mente, le lamelle di luce che stamattina incidevano losanghe sul pavimento della camera. Sopra il letto gli ammennicoli di sempre: valigia, vestito, zaino, per un percorso che ricomincia tutti i giorni, a ogni svolta di corridoio. Ma dopo, quando nell’atrio qualcuno ti incrocia o ti fa cenno, ancora confidi che i colori più accesi del mattino o il fondale di una finestra sappiano stringerti le spalle, a te e ai tuoi compagni innominati di viaggio: «Perde il lavoro e si getta dal cavalcavia», avete letto poco fa sul giornale che uno compitava a pagine spiegate, sbadigliando per il sonno. Rimandi uno sguardo al paesaggio, alla luce del primo giugno, alle stazioni. La vostra dimenticanza è gentile: non lo fa di proposito a lasciare ogni cosa com’è. Il suicida risale sul ponte col rewind. Adesso lui ha girato, è già alla pagina di sport.   (da Il numero dei vivi, p. 65) Massimo Gezzi, ph. Daniele Maurizi   Dimenticanze fa parte di Il numero dei vivi, la terza raccolta di poesie di Massimo Gezzi. A sei anni dal libro precedente, L’attimo dopo...

Buzzi A/R

Milano. L'appuntamento è in zona Sarpi alle 18.30. L'obiettivo è raggiungere Melzo prima della chiusura della mostra su Aldo Buzzi. Abbiamo un'ora di tempo, la strada ė accidentata e siamo inghiottiti da una successione di cantieri, rotonde, svincoli. Le nuove superstrade e autostrade fanno a fette l'orizzonte distruggendo la storia: la Mondadori di Nyemeier appare sbilenca, la bellissima allée settecentesca di villa Invernizzi, un residuo di paesaggio storico lombardo, è tagliata in due.   Alle 19.14 entriamo nella Biblioteca di Melzo, da poco inaugurata, sobria e civile. Il dedicatario Vittorio Sereni avrebbe apprezzato. Passiamo in rassegna libri, riviste, lettere di ammiratori famosi (anche un sorprendentemente ironico Francesco De Gregori che aggiunge alla firma "il cantante"). Omaggio piccolo ma sentito a un grande 'minore' che lavorava per sottrazione, che aveva "un debole per quasi tutto" e contagia il lettore con le sua passione per il bel vivere: buoni libri, amicizie selezionate, piccoli viaggi, cibi scelti. La prosa lavorata al bulino restituisce un mondo morale che è la premessa...

Un'Italia malandata, ma vitale

"C'è modo di scrivere un saggio sull'Italia che non finisca nella costernazione?" Non è una domanda retorica. Disaffezione, inquietudine, disamore, autodenigrazione, raccapriccio: ecco un elenco sommario dei sentimenti più comuni che un qualsiasi lettore di saggistica italiana prova leggendo articoli, libri, resoconti o reportage sull’enigmatica modernità del nostro paese. “Uno vorrebbe descrivere le spiagge della Puglia, ma dietro l’angolo ci sono i caporali che bastonano i raccoglitori di pomodori; vorrebbe celebrare l’ospitalità dei siciliani, ma intorno c’è la mafia; vorrebbe salutare l’alacrità dei lombardi, ma spunta l’europarlamentare Speroni che si filma mentre va a 316 chilometri all’ora sull’autostrada e poi carica il video su Youtube”. Ma, dunque, continua Claudio Giunta, introducendo la sua ultima raccolta di saggi sull’Italia (Una sterminata domenica, Il Mulino 2013), il nostro Paese è davvero irredimibile e si merita, solo lui, tutte le maledizioni di cui siamo capaci? Non lo possiamo escludere. E però i conti non tornano...

Elogio della scuola

A scola sta finennu recita una vecchia canzone di Franco Battiato. School is over inizia una poesia di William Carlos Williams, tradotta più di mezzo secolo fa da Vittorio Sereni. La scuola sta finendo. La scuola è finita.   Sembrerebbero due frasi banali. Semplici semplici. La designazione di due innocui stati di fatto. Adesso che siamo in giugno, l'anno scolastico volge al termine. Però entrambe le proposizioni permettono anche un'altra lettura: di tipo apocalittico. Paiono alludere alla fine della scuola in genere, alla morte della scuola come istituzione. Così come c'è, si dice, la morte dell'arte. O la morte della poesia. La morte della pittura. La fine del cinema. La scomparsa del libro a stampa. L'estinzione della critica letteraria. Della critica teatrale. Della critica d'arte. Della critica. Della recensione. Dei compact disc. Dell'Occidente e della brillantina Linetti eccetera. Tutti fenomeni che fanno il paio, per buttarla in geografia e mutamenti climatici, con l' agonia eterna di Venezia,  che è sempre lì lì per esser sommersa dalle acque.    ...

Tre spiagge e una foce. Ricordo di Vittorio Sereni

Sono passati trent'anni esatti dalla morte di Vittorio Sereni e, dato che questo grande poeta era nato a Luino nel 1913 (27 luglio), il trentennale della morte coincide curiosamente con il centenario della nascita.   Un lettore di provincia come me, che, come moltissimi altri è vissuto  sotto l'incanto del mito della "Frontiera", esile mito, vorrebbe rendere omaggio a Sereni analizzando quattro sue celebri poesie, una per raccolta, in modo da fornire anche un' antologia minima che possa rendere eventualmente l'idea di un percorso.   SETTEMBRE Già l'òlea fragrante nei giardini d'amarezza ci punge: il lago un poco si ritira da noi, scopre una spiaggia d'aride cose, di remi infranti, di reti strappate. E il vento che illumina le vigne già volge ai giorni fermi queste plaghe da una dubbiosa brulicante estate. Nella morte già certa cammineremo con più coraggio, andremo a lento guado coi cani nell'onda che rotola minuta. E' una poesia della raccolta d'esordio, Frontiera; la raccolta uscì una prima volta nel 1941; la poesia è stata...