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Cinema

(679 risultati)

Dall’epifania del divino alla favola mediatica / Verso il post-simbolico

Che cosa accade al simbolico nelle attuali società ipermoderne? Questa dimensione fondante delle civiltà umane tende a sparire o comunque a indebolirsi in un mondo sociale che si presenta come sempre più dominato dalle narrazioni e dalle rappresentazioni mediatiche? Il filosofo Fulvio Carmagnola ha tentato di dare una risposta a questa rilevante questione con il denso volume Il mito profanato. Dall’epifania del divino alla favola mediatica (Meltemi). Entrando in profondità all’interno delle analisi sviluppate dai più importanti studiosi dell’area antropologica, è arrivato in sintesi a sostenere che oggi è in atto un progressivo indebolimento del simbolico, al punto che si può parlare dell’ingresso delle società odierne in una condizione «post-simbolica».   Vale a dire che il simbolico, cioè una particolare dimensione della società che facendo uso del mito, della magia e dell’irrazionale tende a produrre una separazione tra la cultura umana e la natura, sembra perdere la sua sfida rispetto all’enorme potere di fascinazione posseduto oggi dall’immaginario mediatico. Ne consegue che il mito vede progressivamente dissolversi quei legami con la dimensione del sacro che lo...

Ancora attorno al caso Weinstein / Donne, interdetti e prese di parola

Lasciata brutalmente per mail da un signore che la liquidava esortandola a “prendersi cura di sé”, l’artista francese Sophie Calle ha chiesto a centosette altre donne, più giovani e più vecchie, più e meno amiche, di comprendere per lei che non ne era in grado, di parlare al suo posto, rifacendo quel messaggio come meglio lo suggeriva la professione di ognuna di loro. Da quelle lettere Calle ha creato un’opera, esposta al pubblico alla Biennale di Venezia del 2007: Prenez soin de vous il titolo. L’invito offensivo era stato cambiato di segno, reso corale e rivolto amicalmente a noi tutte. Sulla presa di parola pubblica da parte delle donne cade uno dei grandi interdetti della nostra cultura. Si comincia con Telemaco che zittisce Penelope: torna nei tuoi appartamenti madre, qui si fanno discorsi da uomini, racconta Omero. Oggi si chiama mansplaining il modo condiscendente e paternalistico con cui un uomo ci spiega qualcosa senza prenderci sul serio. La sostanza è la medesima. #metoo sarebbe finalmente l’occasione per far uscire la nostra parola dai tinelli, dalla posta del cuore, dal salottino dello psicologo, dal cerchio delle amiche in cui viene per lo più spesa, facendo...

Disincanto / Il lieto fine di Michael Haneke

Quando mesi fa è iniziata a circolare la notizia che il nuovo film di Michael Haneke sarebbe stato una storia ambientata tra i migranti di Calais e che si sarebbe chiamato Happy End non si poteva non pensare a un’astuta forma di presa in giro. Temi sociali e finali accomodanti sono forse due tra le cose più lontane che si possa immaginare appartengano all’universo filmico di Haneke. E infatti anche questo Happy End – sorta di sintesi filosofica del pensiero del registra austriaco – non fa eccezione. Il film inizia con delle stranissime immagini di pessima qualità riprese da uno smartphone da parte di quella che scopriremo essere una delle protagoniste del film, l’adolescente Eve: vediamo la madre che si lava i denti e che va in bagno e la figlia che la riprende commentando la stanca routine del genitore con cinismo e distacco; poi vediamo un criceto in gabbia a cui Eve somministra dei medicinali che lo fanno rimanere stecchito; e infine la madre – sempre filtrata attraverso uno smartphone – “finalmente zittita” a causa di un avvelenamento, sdraiata su un divano con la figlia che commenta: “ora chiamo un’ambulanza”. È uno sguardo quello del mondo dello smartphone di Eve che non...

Gli animali nella storia del cinema / Bestiale

Il titolo della mostra torinese sugli animali nella storia del cinema colpisce per la sua disarmante immediatezza: ‘bestiale’ non è un aggettivo come gli altri, non indica una qualità del nome a cui si accompagna, ha una sua sonora e potente autonomia, è un’esclamazione che dice stupore, meraviglia, sorpresa ma può anche venire impiegato per indicare un livello estremo di degradazione dell’umano. L’animale, per consolidata tradizione filosofica e dottrina religiosa, almeno fino ad anni recenti, è stato considerato come un essere senziente sprovvisto di logos, quindi inferiore. E proprio perciò lo si è anche considerato come un essere enigmatico, talora pericoloso con cui non è possibile intrattenere una relazione attraverso il linguaggio. Per lo meno non nel modo in cui comunicano gli umani. Ma questo limite si è sempre rivelato un formidabile volano di emozioni e di meraviglie: l’animale, proprio in virtù di tale carenza, comunica in forme diverse: usando il corpo, emettendo suoni che dobbiamo interpretare, esprimendo la sua relazione con noi attraverso lo sguardo.     Questa strana polarità della nostra relazione con il mondo animale, fatta di vicinanza e distanza,...

Manipolazione / Trailer e film: strategie di seduzione cinematografica

Michel Piccoli e Brigitte Bardot snocciolano gli ingredienti uno a uno: ci sono, in ordine di apparizione, la femme, l'homme, l'Italia (con una bella vista di Capri), amanti, pistole, starlette, baci e camere da letto. Il semplice evocare questi stereotipi, mettendoli in fila secondo un ordine preciso, nel caso del trailer del godardiano Le Mépris (1963), sorta di grado zero di ogni trailer degno di questo nome, basterà a rendere l'idea. Le situazioni e i personaggi elencati, infatti, vanno a costituire un filo rosso che funziona, a tutti gli effetti, come una promessa. E proprio ai tanti fili rossi chiamati in causa dai trailer cinematografici che, di volta in volta, su Internet o in televisione, al cinema come alla radio, si contendono la nostra attenzione è dedicato il nuovo Trailer e film. Strategie di seduzione cinematografica nel dialogo tra i due testi di Martina Federico, pubblicato per i tipi di Mimesis.    L'idea alla base del libro è molto semiotica: i trailer vengono dati per scontati, considerati alla stregua di testi promozionali da tenere ben distinti dalla "vera arte" rappresentata dal film e, pertanto, non meritevoli di attenzione critica. Portatore...

Dal romanzo alla serie TV / The Handmaid’s Tale: Non consentire che i bastardi ti annientino

Siamo nella parte finale del ventiduesimo libro dell’Odissea: dopo aver fatto strage dei Proci che in sua assenza avevano occupato la Reggia, Ulisse manda il figlio Telemaco a svegliare l’anziana Euriclea, la sorvegliante delle ancelle. Giunta nella sala, allo spettacolo della carneficina la vecchia vorrebbe gridare di gioia, ma il suo padrone le intima il silenzio, e, mentre Penelope dorme ancora, le ordina di far venire le ancelle infedeli: coloro che si son «macchiate di colpa» invece di rimanere «intatte» – dodici su cinquanta, secondo quanto dichiara Euriclea. Prima di farle morire, Ulisse ordina che le donne trascinino nell’atrio tutti i cadaveri, e lavino la sala dove si è consumato il massacro. Anche gli altri traditori di corte saranno sottoposti a sevizie terribili, eppure la punizione delle ancelle si distingue per un sovrappiù di crudeltà simbolica, grazie alla doppia aggiunta di una drammatizzazione rituale dell’espiazione e di una esibizione spettacolare dei loro corpi giustiziati. Prima di essere uccise, infatti, saranno costrette a pulire la sala; dopodiché, su iniziativa di Telemaco, non verranno semplicemente trafitte dalla spada, come inizialmente aveva chiesto...

Conversazione con Italo Moscati / Viaggio in Italia: 1200 km di bellezza

Italo Moscati è intervenuto al Collegio Ghislieri di Pavia, nel seminario internazionale dal titolo Percorsi della memoria. Immagini, idee, linguaggi, che conclude l'edizione 2017 dei Seminari Ghisleriani di Psicoanalisi Apriamo (con) un libro. Parliamone con un film. Il seminario, che ne ha visto tra gli altri la partecipazione di Remo Bodei, ha proposto la proiezione del suo film 1200 km di bellezza, prodotto dall’Istituto Luce Cinecittà: un coinvolgente spaccato di Italia che si presenta come un vero e proprio archivio della memoria nazionale ma che è anche allo stesso tempo un documento di protesta e di denuncia. (Lucia Zaietta)   Moscati, lei definisce questo suo film un "GRAND TOUR". Un'espressione che suggerisce viaggio, meraviglia, tanta bellezza in poco tempo: è di questo che parliamo?   Il film è un “Grande Viaggio” speciale, ricostruito con pazienza; è un racconto ispirato al “Grand Tour” fatto da nobili, ricchi signori, filosofi, scrittori, artisti, diplomatici, turisti famosi, che si è svolto lungo tre secoli dal Seicento alla fine dell’Ottocento. Qualcosa di estremo interesse. Materiali di documentazione fatta di racconti, lettere, testimonianze, diari....

Il mondo salvato dai ragazzini / Stranger Things nei favolosi anni Ottanta

Stranger Things, la serie prodotta e diretta dai gemelli Duffer e da Shawn Levy, è come una torta ricoperta di canditi: i giovani scrittori-registi hanno scelto gli anni Ottanta della loro primissima adolescenza per farcire la loro complex tv di canditi omaggi e rimembranze cinematografiche. Nella consueta cittadina della provincia americana «dove non accade mai nulla», tra casette in legno, boschi e basket nella palestra della middle school scopriamo che annidato nella centrale elettrica c’è un agghiacciante segreto; i soliti scienziati pazzi e criminali, per mandato occultato del solito Esercito, rapiscono e trasformano in cavie bambine (non bambini: si sa, le bambine sono ormai più intelligenti dei maschi dagli anni Ottanta) con poteri speciali.     La protagonista è 011, Eleven, rapata come Natalie Portman in V per Vendetta dei fratelli Wachowski e detenuta in questo manicomio pre-Basaglia, interpretata da una nuova Shirley Temple, la tremenda, prodigiosa ministar Millie Bobby Brown. El (come la soprannominano i quattro ragazzini-moschettieri che la incontrano dopo la sua fuga) è telecinetica: sposta le cose, con garbo o con violenza, e sperimenta la capacità di...

Viaggio nei luoghi del Risorgimento meridionale / Il paese dell’olmo e del vento

Sono addossate alle cime dei monti e delle colline le nuvole bianche che danno luce ai piccoli borghi che, dall’alto, sembrano guardarsi e chiamarsi per sentirsi meno soli e meno vuoti. Sono appiccicate ai tetti di quei paesi-presepe dell’estrema punta della Calabria, ai piedi dell’Aspromonte, e sembrano impegnate a tenere fermi quei paesi che da decenni si stanno svuotando. Nomi magici e antichi, greci, Perìpoli, Agrippadi, Condofuri Amendolea, Bova, Pentedattilo guardano incantati lo Stretto, l’Etna, o Mongibello e l’Aspromonte. A contrastare qualsiasi visione edulcorata e neoromantica dell’abbandono ci pensano lo sfasciume contemporaneo e le macerie del presente: case incompiute incollate alle colline o gettate nel letto del fiume, che fanno da controcanto ai paesi vuoti che sembrano crollare sotto i colpi delle piogge, del vento, del sole. L’acqua della vicina distesa marina – là dove Tirreno e Ionio si abbracciano e si confondono generando incontri, arrivi, leggende, miti, mostri, sirene –, le acque delle fiumare e dei torrenti – dove abitavano le Nereidi e le Naiadi, che scendono ora furiose ora lente dalle montagne vicine – e le correnti e i venti, che si formano e giocano...

Che cosa è reale? / I mondi di Philip K. Dick

Il mondo del cinema ha presentato alcune novità che non sono passate inosservate. A ottobre è arrivato sugli schermi italiani Blade Runner 2049 e proseguirà la programmazione della serie The Man in the High Castle, in italiano La svastica sul sole, visto il successo della prima. Non basta: la coppia Amazon–Channel 4 avvierà la realizzazione di una serie dal titolo Electric Dreams, il cui primo titolo sarà The Hood Maker, in italiano Il fabbricante di cappucci. Queste realizzazioni hanno un denominatore comune, l’ispiratore. Si tratta di Philip K. Dick che, pur essendo morto nel 1982, ha continuato e continua ad essere presente al cinema e alla tv con le sue opere complete o con semplici frammenti. Tra le più famose: il già citato Blade Runner del 1982, tratto dal racconto Ma gli androidi sognano le pecore elettriche? (su cui di recente è uscito il volume a cura di Vanni Codeluppi, la cui introduzione è pubblicata su questo sito), Atto di forza del 1990 e poi del 2012, tratto dal racconto Ricordiamo per voi, Urla dallo spazio del 1995, tratto dal racconto Modello Due, Truman Show del 1998, tratto dal romanzo Tempo fuori luogo, Minority Report del 2002, tratto dal racconto Rapporto...

Autobiografia di uno spettatore / Godard secondo Hazanavicius

Nel 1967 e 1968, quando ero studente alla Sorbona, andavo spesso a Parigi in un cinema vasto e un po’ fatiscente della Rive Gauche, specializzato in vecchi film muti. L’accompagnamento musicale dei film veniva fatto da un anziano pianista in sala, che seguiva uno spartito. Questo cinema era spesso pieno: non di vecchi nostalgici del muto, ma per lo più di giovani. Perché per tutti noi cinefili – e quanti lo eravamo allora! – il cinema faceva corpo con la sua storia. Mi chiedo se allora in altre metropoli ci fosse un cinema rétro del genere. È questa passione storica degli amanti del cinema a rendere intelligibile un film come Le Redoutable (Il mio Godard) di Michel Hazanavicius, finora alquanto maltrattato dalla critica. La critica più sofisticata non ama Hazanavicius, considerato regista troppo “leggero” e commerciale, insomma un anti-Godard. Il solo recensirlo è un passo falso. In effetti Hazanavicius dice di non odiare né amare particolarmente Godard (Michel Hazanavicius: «Godard n’a jamais cherché à être sympathique», apparso su Le Monde, 12 settembre 2017), ma proprio per questo trovo interessante che un non-godardiano faccia un film – il primo, a quanto ne sappia – su...

«Non sono una macchina» / Borg, McEnroe e la dialettica del controllo

Negli anni Settanta Björn Borg era il Re del Mondo. In quei pomeriggi infiniti in bianco e nero, sul palinsesto Rai, le sue vittorie a ripetizione a Wimbledon (all’epoca l’unico grande torneo di tennis che venisse trasmesso) – un inginocchiamento sull’erba dopo l’altro, immutabile e imperturbabile come una statua in movimento – si mescolavano, per me, alla serie televisiva Attenti a quei due (The Persuaders!), con Roger Moore e Tony Curtis. Indimenticabile in particolare la sigla, con la musica di John Barry che scandiva le biografie parallele dei due protagonisti, il Lord britannico (tutto Oxford, Ascot e bon ton) e il Parvenu americano (tutto Bronx, palazzine e petrodollari), destinate a ricongiungersi in età adulta. Il Borg ’79 era invece Principio Unico, Primo Motore Immobile, l’Ente Parmenideo. Ma era come se il suo inconscio già covasse, come nel Simposio platonico, la penìa della sua Metà Divisa, del Doppio Opposto destinato a metafisicamente completarlo.     Borg McEnroe, del regista danese Janus Metz Pedersen, comincia nel più ovvio dei modi, proprio come la sigla di Attenti a quei due: col montaggio alternato delle biografie a specchio dei due gemelli-...

L’autonomia della fotografia / Tempo e memoria nelle immagini di Roberto Toja

  Cos’è lo scorrere del tempo? Nella Berlino riunificata, a ormai quasi trent’anni dalla caduta del muro, ciò che attrae il visitatore non è la parte occidentale il cui aspetto commerciale la rende omologata alle altre metropoli europee. Ad affascinare è quella parte orientale che per lungo tempo è rimasta immersa in un’atmosfera immobile dalla quale emerge una storia che ha toccato molti e che porta ancora i segni della Guerra fredda e della dominazione sovietica.   Questa parte della città è oggi inequivocabilmente il segno distintivo di Berlino. Rappresenta la rivincita di un luogo a lungo confinato dietro un muro culturale e politico oltre che fisico. Chi oggi visita Berlino rimane affascinato proprio dalla zona est, a dimostrazione di quanto la memoria sia un elemento persistente, tanto da far scattare il desiderio di voler essere testimoni di ciò che è accaduto. Questo aspetto introduce le motivazioni che hanno spinto Roberto Toja a recarsi a Berlino e che traspaiono molto chiaramente dalle fotografie raccolte nel libro Warum die zeit? (MFD Edizioni, 2017). Non la semplice volontà di documentare con un reportage l’attualità della vita, certamente più complessa...

Ossessionato dalle immagini / Maurizio Cattelan: Torno subito

Maurizio Cattelan: Be Right Back. Torno subito, come è scritto in quei cartelli che si appendono alle porte di un’attività, di un negozio quando ci si allontana per poco tempo, per poi tornare. Questo è il titolo del docu-film girato dalla regista Maura Axelrod e distribuito in esclusiva per l’Italia da Nexo Digital e Feltrinelli Real Cinema (in visione nelle sale solo per due giorni, il 30 e il 31 maggio scorsi). Il riferimento è a una delle sue prime opere, Torno subito appunto, del 1989: quando la Galleria Neon di Bologna lo invitò a esporre presso i suoi spazi, Maurizio, agli esordi, desiderante e impaurito verso quel mondo dell’arte che lo attraeva come una calamita e da cui al tempo stesso sarebbe voluto scappare, si fece travolgere da un’indecisione parossistica, fino a quando ebbe l’intuizione di lasciare la galleria così, vuota, con il cartello con la scritta appeso alla porta d’ingresso.    D’altra parte, per chi conosce minimamente il lavoro dell’artista, questo titolo non può non suonare come provocatorio oggi: torna? Ma non si era ritirato dalle scene nel 2011? Sia chiaro: Cattelan è un provocatore, fa un sapiente uso dell’ironia e del rovesciamento per...

Una conversazione / Guido Guidi. Prendere contatto con le cose

Guido Guidi (Cesena 1941) è tra i più importanti autori contemporanei. Come Luigi Ghirri ha tracciato linee di ricerca del tutto inedite partendo dall’insegnamento di Paul Strand, ma anche dalla letteratura, dall’arte di Piero della Francesca portandolo ad una metodologia di lavoro che si basa sulla reiterazione dello sguardo. Lo abbiamo incontrato in occasione della mostra Paul Strand e Cesare Zavattini. Un paese. La storia e l’eredità per Fotografia Europea 2017 a Reggio Emilia.   Agosto – settembre 2017   Laura Gasparini: Di recente Gianni Celati ha affermato che alla base delle ricerche Viaggio in Italia del 1984 e di Esplorazioni sulla via Emilia del 1986 c'era il concetto di “qualsiasità” di Zavattini. Tu, insieme a Luigi Ghirri, Olivo Barbieri e altri fotografi della tua generazione avete declinato questo aspetto del pensiero zavattiniano in modo del tutto originale. Potresti parlarmene dal tuo punto di vista? Guido Guidi: 6 agosto 2017, ieri a cena, Vittore Fossati suggeriva, ironicamente, di sostituire il lessema “qualsiasità” col più attuale “qualunquemente”. Da parte mia propongo la sostituzione col pasoliniano “cose da nulla”. Dionigi l’Areopagita...

Stanza tra vita e teatro / Chaplin in esilio

Associare Chaplin alla categoria migranti di tutte le condizioni e di tutte le epoche è un’operazione che non risulta certo immediata. Spontaneamente colleghiamo il suo volto piuttosto a tutte quelle situazioni in cui ci ha fatto ridere e, perché no?, piangere di commozione. Eppure quando nel 1952 a bordo della Queen Elizabeth si sta recando a Londra a presentare Luci della ribalta (Limelight), riceve la notifica da parte del governo americano che lui – cittadino britannico, benché viva da quasi quarant’anni anni negli Stati Uniti – non ha più un visto di ritorno valido. Dopo anni d’attacchi e di diffamazioni che prosperano nella melma meglio nota sotto il nome di maccartismo, è ora diventato ufficialmente persona non grata. “Non sono tempi fausti per i grandi artisti”, commenterà Chaplin scendendo dalla nave.    Ieri come oggi, sbaglia chi non prende sul serio gli “argomenti” della propaganda, che non sono mai deboli solo per il fatto di essere sciocchi. All’occasione si trovano sempre molti disposti a crederci, come dimostra il gregge sempre più ampio degli haters a cui Facebook & co. concedono finalmente quel po’ di spazio a cui il risentimento ha sempre ambito...

How to live together? / Christian Nyampeta al Camden Arts Centre

How to live together?  è una domanda ricorrente nella ricerca di Christian Nyampeta le cui opere si configurano come momenti di riflessione, di dialogo e condivisione. Nato in Ruanda nel 1981, emigrato nei Paesi Bassi nel 1999, Nyampeta, che oggi vive e lavora a Londra, interroga il significato più profondo d’identità personale e collettiva, di cultura, e quindi di lingua, approfondendo temi come civiltà, migrazione e post-colonialismo. Armonia e ritmo sono nozioni fondamentali che l’artista analizza attraverso la filosofia africana contemporanea e l’antico ascetismo occidentale, in particolare il modello idiorritmico di vita monastica. Idiota dal greco significa individuo privato e congiunge i concetti d’identità, idioma e idea. Ritmo scandisce l’esistenza e la vita comune in un determinato spazio e tempo; per Nyampeta ritmo è invenzione, genesi, generosità di forma di vita.      Ritornando nel suo paese di origine, l’artista ha osservato come molte parole presenti in Olandese e in Inglese non siano traducibili in Kinyarwanda, il sistema linguistico del Ruanda, e viceversa; e a questo proposito ha iniziato un dialogo con il filosofo ruandese Isaïe Nzeyimana...

Un film di Marco Martinelli | Teatro delle Albe / Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi

Che cosa sono, chi sono quelle bambine che cercano, scrutano, commentano, fanno da coro, con i loro vestitini dai colori tenui, a fiori, a disegni soavi? Quelle bambine che attraversano, curiose, stanze piene di oggetti, che a volte sembrano un deposito, a volte una vecchia casa contadina, o una chiesa, o addirittura un magazzino della memoria, forse un teatro con un finestrone aperto su alberi con verdi foglie estive, con maschere di cartapesta, teli, fondali teatrali, grandi candelabri, altri oggetti? Quelle bambine guidano, domandano, guardano stupite, introducono, come chi forse sa tutto della vita perché sa poco ancora. Sbucano all’improvviso, in lunghi corridoi, tra le sedie di una vecchia sala cinematografica o tra le poltroncine di velluto di una platea teatrale vuota. Appaiono da passaggi laterali, da anfratti, chiamati dalla prima, da quella che ha aperto il film, con il suo sguardo, e ne ha già introdotti alcuni capitoli. E ha offerto l’investitura di un fiore tropicale, un’orchidea carnosa, luminosa, incantata, alla straordinaria attrice che indosserà la figura di Aung San Suu Kyi, la donna politica birmana, la resistente, l’anima grande di un popolo offeso. ...

Appartenenza / Caporetto cent'anni dopo

La prima volta che siamo arrivati a Caporetto per i sopralluoghi fu due estati fa. Era già stata una sorpresa, per me, scoprire che non stava più nemmeno in Italia, quel luogo così proverbiale per noi. Si trova in Slovenia adesso, e si chiama Kobarid. È un piccolo borgo, tipicamente attraversato da una via principale che si allarga su una piazzetta che a sua volta si biforca in due strade. Una porta a Tolmino, fuori dal paese. L’altra al Museo della Guerra e al Sacrario.   Mi aspettavo un luogo cupo, pieno di segni e di riferimenti al Grande Evento. Niente di simile. La giornata, radiosa, illumina un paese tranquillo e immemore. L’unico segno “bellico”: un mucchio di sacchi di sabbia e un finto mortaio che servono da decorazione al dehors di una birreria. Per il resto, nulla di eroico o retorico. Anzi. Insieme ai ristoranti e ai caffè, solo vetrine di agenzie che organizzano trekking, escursioni in bici o discese di rafting lungo l’Isonzo le cui acque, qui, sono meravigliosamente verdi e brillanti. In giro circolano cicloamatori con le loro surreali maglie iridescenti; e turisti che si godono il sole in braghette e canottiera. Penso che sia una delusione, la mediocrità...

Violenza, ribellione e mercato / L'mmaginario videomusicale contemporaneo

Attraverso una sapiente costruzione “a scatola”, il videoclip Out of Control che il videomaker Wiz realizza nel 1999 per i Chemical Brothers evidenzia come la narrazione della guerriglia urbana e dell’opposizione all’autorità sia stata assorbita e fagocitata dal linguaggio pubblicitario, dimensione alla quale l’ambito della videomusica appartiene per sua stessa natura.          Il continuo capovolgimento narrativo a cui assistiamo evidenzia un paradosso irrisolvibile connaturato all’attuale orizzonte massmediale; come afferma Bruno Di Marino, «I massmedia – dunque anche il videoclip stesso – non fanno altro che confondere vero e falso, politica e consumismo, rendendo qualsiasi messaggio ambiguo […] La contraddizione di una forma espressiva che da un lato vende qualcosa, dall’altro critica ciò che vende, da una parte persuade e dall’altra ci mette in guardia dagli imbonitori». Tale paradosso è restituito su più piani anche dalla dimensione formale: la fotografia adottata nella varie fasi dell’impianto narrativo conferma la spirale dialettica, dal momento che nel finale «tutto il livido gelo di riprese freddissime e concitate […] creano un formidabile...

Lo humour del corpo / Lo slapstick ne “La Pantera Rosa”

Vi è mai capitato di sbattere contro un palo per strada perché troppo presi dal vostro smartphone? E di fare poker con gli spigoli del tavolo della cucina? O ancora di cadere dal tapis roulant in palestra mentre cercavate di darvi un tono con gli astanti in perfetta forma fisica? Se la risposta è sì, mi dispiace per l’imbarazzo che avete provato al momento – ne so qualcosa – ma potete consolarvi perché fate ufficialmente parte del roboante mondo dello slapstick, dove il tasso di dolore corrisponde al grado di clamore delle risa.   Il genere slapstick si assimila alla farsa poiché si basa su un humour incarnato, corporeizzato, caratterizzato da situazioni assurde dove il comico-buffone deve cimentarsi in prove fisiche, addirittura acrobatiche, azioni sfrenate, dimostrando di saper padroneggiare perfettamente il tempo e lo spazio.  La denominazione slapstick pone le sue radici proprio nell’innesco della risata, vale a dire nell’oggetto adibito a creare gli effetti sonori delle gag fisiche, durante cui gli attori si azzuffano mimando dolore, paure e panico. La parola slapstick si compone del suono onomatopeico di un bel ceffone (slap), di quelli che al cinema fanno ridere...

La memoria e l’apocalisse sintetica / Blade Runner 2049

In una landa desolata, quasi postapocalittica, l’agente K (diminutivo di KD6.3-7, replicante della polizia di Los Angeles interpretato da un Ryan Gosling perfetto nella sua inespressività) deve “ritirare” (eufemismo per uccidere) un modello vecchio e quindi meno disciplinato di Nexus (breve ma strepitosa apparizione di Dave Bautista), umani sintetici creati dalla Tyrrell Corporation. Nebbia, un albero scheletrico, una serra in cui vengono coltivati vermi, uniche proteine che sfuggono alla rovina del mondo: Blade Runner 2049 (da qui in avanti BR2049) inizia così, in uno scenario distopico classico ma per certi aspetti molto diverso da quelli che avevano caratterizzato il primo film (Blade Runner, Ridley Scott, 1982, da qui in avanti BR) e che hanno segnato per decenni l’immaginario di tonnellate di visual artists. Una sola scena, quella iniziale, con l’uccisione dell’esemplare obsoleto e il successivo ritrovamento sotterraneo di una misteriosa urna contenente ossa, basta per suggerire qualche considerazione sull’attesissimo sequel firmato da Denis Villeneuve.   Distopie Ucroniche   John Stuart Mill, filosofo positivista, conia nel 1868 il termine “distopia” (dis-tópos),...

“120 Battiti Al Minuto” di Robin Campillo / Non voglio smettere di pensare

Le nostre contraddizioni non ci appaiono mai tali. In seguito agli attacchi omofobi apparsi sui social network contro l’ultimo film di Robin Campillo, 120 Battiti Al Minuto, ho deciso di andare a una proiezione del film in un cinema del florido Nord-Est. So bene che i social rappresentano la negazione della complessità – e difatti non ne faccio parte – ma non mi sono ancora rassegnato al fatto che le persone e le loro opere siano riducibili a definizioni, offese, acronimi, spesso senza cognizione di causa.   Lo scorso 2 ottobre, a Roma, il regista Sebastiano Riso è stato aggredito e insultato sotto casa da due uomini in merito al suo ultimo film, Una famiglia, dove una coppia vende illegalmente i propri figli a coniugi benestanti, etero e omosessuali. “I froci non devono avere figli” gli hanno urlato mentre lo colpivano al volto, allo stomaco e al costato. Dieci giorni di prognosi. Se i due aggressori avessero visto il film, si sarebbero accorti che Una famiglia non racconta affatto il tentativo di una coppia omosessuale di avere un figlio, ma si focalizza sul tormento identitario di una donna, Maria (Micaela Ramazzotti), che non accetta più che il suo utero sia una fonte di...

Cosa ricorderemo? / La fine della memoria

Nel 1968 Andy Warhol pronunciò la celebre frase: “In futuro tutti saranno famosi per 15 minuti”. Era una profezia, e come tale non bisognava prenderla alla lettera. Non è vero che tutti sono diventati famosi; ma è evidente che la sostanza e le motivazioni della fama sono cambiate radicalmente, nella seconda metà del ‘900. Prima di allora si diventava famosi per azioni meritorie o malvagie; oggi i media confezionano celebrità il più delle volte immotivate e dalla consistenza esilissima. Spesso si gode di popolarità mondiale senza una ragione, come suggerisce una folgorante battuta che gira sul web: “Paris Hilton è famosa perché è famosa”. Warhol non conosceva ancora internet e la sua bulimia comunicativa. Viveva in un mondo in cui le comunicazioni di massa erano un sistema gerarchico e verticale, lontano dall’orizzontalità (democratica o populista, a seconda delle opinioni) della rete. Perciò credo che oggi Warhol completerebbe la sua frase più o meno così: “Tutti saranno famosi per 15 minuti; ma nessuno, dopo, si ricorderà di loro”.  Io sono un autore e il tema della memoria mi angustia. Mi chiedo, per esempio, se altri registi, scrittori, artisti, compositori si fanno la...