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Intervista a Alexandra Irimia / Il risveglio della Romania

Nonostante i riflettori della stampa internazionale si siano spostati altrove, il risveglio collettivo della coscienza civile in Romania avvenuto nei mesi passati continua a mietere i suoi frutti. Anche in questi giorni continuano le partecipatissime manifestazioni politiche contro la corruzione, completamente auto-organizzate ed autogestite dai cittadini rumeni che hanno dato prova di grande coesione, solidarietà e soprattutto efficacia nell'ideare una protesta omogenea e trasversale alle varie aree politiche e alle molteplici realtà sociali presenti nel loro paese.   Ma come si organizza un'azione di piazza efficace nel 2017? Quali sono i retroscena di una protesta pacifica che ha impedito che la corruzione fosse resa legale dalle istituzioni stesse? Come è nato e come si è espresso il malcontento verso la palese corruzione dello stato rumeno? Quali sono i mezzi, i luoghi e le entità coinvolte? Lo abbiamo domandato ad Alexandra Irimia, dottoranda e assistente di ricerca presso la Facoltà di Lettere dell'Università di Bucarest e attivista coinvolta fin dall'inizio nell'organizzazione delle proteste.   “Il malessere che anima le proteste è partito molto lontano”, dice...

Goethe Institut Turin / La morte in piano sequenza

  Prosegue la riflessione attorno al tema delle immagini e della violenza al centro del dibattito svoltosi a Torino il 15/16 marzo. Come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Doppiozero riprende qui un articolo di Alessia Cervini per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.   Missive che arrivano da lontano a porci ancora una volta delle domande sulla violenza e sulla sua messa in immagine: è da qui che dobbiamo partire. Sono numerosissimi i video a firma IS che nelle ultime settimane hanno popolato il web. Fra di essi quelli che mostrano le decapitazioni dei giornalisti James Foley, Steven Sotloff e David Haines costituiscono un corpus unitario e compatto.   Su questi ultimi nello specifico soffermerò la mia attenzione, cercando anzitutto di considerarli parte di una storia che ha avuto inizio più di dieci anni fa, dopo l’attacco alle Torri Gemelle: la storia di una guerra che è passata...

Morto a quasi ottantacinque anni / Il dionisiaco mascherato: 30 anni geniali di Gianni Boncompagni

Radiotelevisione italiana: la storia di Gianni Boncompagni è incisa nei decenni d’oro della Rai: ci arriva pochi anni dopo l’inizio delle emissioni regolari televisive (1954) e ci resta fino al suo declino, passando a Mediaset (allora Fininvest) per ideare un format che si intitolava Non è la Rai (1991). Buona parte di questi decenni vedono Boncompagni in tandem perfetto, resistente, irresistibile con Renzo Arbore. Boncompagni senza Arbore, dopo Arbore & Boncompagni faceva un po’ malinconia; Arbore senza Boncompagni, dopo Arbore & Boncompagni faceva un po’ malinconia. Ma è morto prima lui, il 15 aprile del 2017, a quasi 85 anni.   Nato ad Arezzo, a 18 anni se ne va in Svezia, dove vive dieci anni facendo il conduttore e il deejay nella radio pubblica, sposando una ricca aristocratica, e divenendo giovane padre di tre figlie, che al divorzio dei genitori seguono il padre a Roma. «Sono ateo e morirò ateo» disse una volta in una intervista: questo spiega la sua singolare natura di dionisiaco camuffato nelle anse del potere mediatico di Stato; nel 1964, quando vince il concorso Rai per «programmatore di musica leggera», l’azienda radiotelevisiva di Stato è diretta da...

Federico Caffè. Un economista dalla cultura enciclopedica

Lo stile. La sera Federico Caffè prendeva l’autobus per tornare a casa. Saliva dalla porta anteriore, a una fermata che c’è ancora, davanti al bar che continua ad accogliere studenti e professori della facoltà di Economia della Sapienza. Con alcuni amici prendevamo lo stesso autobus. La soggezione e il timore reverenziale nei confronti di Caffè erano tali da farci salire dalla porta posteriore dell’autobus. Quando l’autista urlava ai passeggeri “Venite avanti” o “Avanti c’è posto”, rimanevamo abbarbicati alla parte posteriore dell’autobus. Preferivamo auto-condannarci agli insulti dell’autista, espressi nel caratteristico vernacolo romano: tale era la paura di dover incrociare, noi poco più che ventenni, lo sguardo del Maestro settantenne, in piedi a pochi metri di distanza. Che Federico Caffè prendesse lo stesso nostro autobus ci sembrava un evento soprannaturale. Come oggi, per calciatori dilettanti, prendere l’autobus con Cristiano Ronaldo.   La gita a Chiasso. Federico Caffè è stato un divulgatore senza pari in Italia del pensiero economico straniero. La sua avventura scientifica si svolse in anni in cui la conoscenza dell’inglese era limitata, così come l’accesso a...

Goethe Institut Turin / Testimoni del terrore

  Prosegue la riflessione attorno al tema delle immagini e della violenza al centro del dibattito svoltosi a Torino il 15/16 marzo. Come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Doppiozero riprende qui un articolo di Massimiliano Coviello per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.   Dagli autoscatti ad Abu Ghraib alle video-decapitazioni dell’IS: una “carrellata” delle principali immagini della guerra al terrore che dal 2001 sta affollando i nostri schermi, accompagnata da alcune riflessioni sulle modalità di coinvolgimento dello spettatore nella circolazione di queste immagini all’interno di un sistema di riproduzione sempre più inter e crossmediale.   A febbraio del 2004 Mark Zuckerberg e i suoi compagni universitari di Harvard lanciano Facebook, a oggi il social network più frequentato. L’anno successivo viene fondata YouTube, la più vasta e visitata piattaforma di video sharing. Un biennio...

Giornata dell'acqua / Il problema è alla fonte

L’acqua in bottiglia è il bene per cui gli italiani spendono di più nella Grande Distribuzione Organizzata (GDO). L’Italia è il paese che consuma più acqua in bottiglia pro capite in Europa (208 litri all’anno, dati del 2015 elaborati da beverfood.com). Il terzo nel mondo, dietro Messico e Thailandia (fonte: Statista.com).   Una bottiglia da un litro e mezzo di acqua Rocchetta costa 50 centesimi al supermercato. Con gli stessi soldi, includendo tasse e costi fissi, io pago trecento litri di acqua potabile di Bologna, quella dell’acquedotto. Quindi con 50 centesimi di spesa bevo l’equivalente di una bottiglia di Rocchetta ogni giorno per circa 200 giorni.   “Equivalente un cavolo! La quantità è la stessa, ma non è affatto la stessa cosa!” “L’acqua di Bologna è troppo dura.” “L’acqua di Bologna non è buona.” “Sa di cloro.” “Rocchetta ha un sapore che si abbina a qualsiasi pietanza.” “È un’acqua che depura!” “Una corretta idratazione è importante!” “Siamo l’acqua che beviamo ben più del cibo che mangiamo!”  “E l’atrazina che inquina le falde?” “Ammettiamo pure che gli acquedotti siano sicuri, ma cosa mi dici dell’ultimo tratto di tubature?” “Le tubature del mio...

Il 18 marzo a Libri Come / L'Italia di Adriano Olivetti

Nell’autunno del 2007 Enrico Morteo mi coinvolse nell’organizzazione di una mostra che avrebbe celebrato a Torino, nella primavera successiva, i cento anni della Olivetti. Aderii con entusiasmo. Mi ero laureato, parecchi anni prima, sulle attività culturali di Raffaele Mattioli e da allora ho pensato ad Adriano Olivetti come a un suo complementare pendant nell’Italia che rinasceva nel 1945. Avevo raccolto nel tempo qualche appunto, avevo notato come il nome Olivetti incrociasse le vicende di molti uomini illustri dell’Italia repubblicana, ma non mi era mai stata data occasione di studiarne la storia. Cosa fosse divenuta nel frattempo la Olivetti lo ignoravo. Avevo letto sui giornali che dopo Carlo De Benedetti c’erano stati una serie di passaggi di proprietà e mi ero accorto che il nome Olivetti, fino ad allora parte della nostra vita quotidiana, si era via via offuscato fino quasi a scomparire al passaggio del secolo. Scoprii che era proprietà di Telecom, che il marchio era utilizzato per produrre telefax e registratori di cassa, e che a Ivrea esisteva ormai solo un archivio creato ex post dove erano stati radunati materiali e carte che provenivano dai vari uffici...

Maître del godimento del corpo / I tre passi fondamentali della perversione

Possiamo riassumere l’illusione perversa in tre passi distinti. Il primo passo è quello critico. Il perverso ambisce a denunciare la Legge degli uomini come un’impostura, a smascherarne la falsità e l’ipocrisia, a sviluppare una serrata critica alla dimensione disciplinare, repressiva, assoggettante della Legge. Per Sade la Legge assomiglia ad un “serpente velenoso”. La Legge degli uomini è un veleno perché trasforma la vera virtù – la spinta acefala della pulsione – in vizio, perché associa la virtù al giudizio morale imboccando la strada superegoica dell’esaltazione idealizzante del sacrificio e della colpa.     La critica della Legge è un punto fondamentale del pensiero perverso. Non a caso Sade assume l’atto perverso come una sorta di “negazione della negazione”: negazione di quella negazione morale che la Virtù eserciterebbe sul Vizio. Nega la negazione della vita promossa dalla Legge; solo il Vizio, non la Virtù, sarebbe, infatti, l’espressione naturale – “senza Legge” – della vita. Il carattere di impostura e di artificio simbolico della Legge consiste invece nel fatto che essa allontana l’uomo dalla Natura rendendolo schiavo, prigioniero della Legge stessa, la...

Steven Spielberg, Roald Dahl / GGG. I bambini salveranno il mondo

Spielberg fa film per bambini e sui bambini. Almeno metà della sua produzione cinematografica è pensata a partire dai bambini, dal sé bambino che continua a vivere in lui. Da E.T. passando per Schindler’s List fino a A.I., e prima ancora Jurassic Park, senza considerare la straordinaria saga di Indiana Jones, il suo è tutto un cinema sui piccoli e per i piccoli. Altrimenti perché avrebbe girato il GGG? Del mondo infantile gli interessa lo stupore, la paura, la curiosità, la sorpresa, l’esagerazione, il dolore, la gioia, la perplessità, il sogno a occhi aperti. Gli interessa il rapporto tra grande e piccolo, tema che è al centro di GGG, oltre naturalmente quello tra il Male e il Bene, che è sicuramente uno dei motori della sua cinematografia, la più americana, ma anche la più ebraica, sin dai tempi di Duel.     Spielberg condivide con Woody Allen le stesse angosce e le medesime paure, tutte molto ebraiche, ma il regista californiano le svolge in chiave epico-salvifica e non in quella individualistico-nevrotica del newyorchese. In questo senso il suo ebraismo non è quello dei Profeti, ma piuttosto quello dei Re. Per questo ha preso la storia di Roald Dahl e l’ha portata...

Intervista a David Sax. La rivincita del digitale / Abbiamo ancora bisogno degli oggetti

Giradischi, vinili, musicassette, cd, mp3, ipod, streaming e poi…giradischi e vinili. Di nuovo. Nel 2016 nel Regno Unito si sono venduti così tanti vinili come non accadeva dal 1991. Le magnifiche sorti e progressive dell’ebook sembrano essersi arenate da tempo e il 72,2% delle vendite di libri nuovi in Italia, secondo l’ultimo rapporto AIE, avviene in librerie fisiche (grandi catene o indipendenti) e non online (solo il 13,9% del mercato totale arriva da qui). Cosa sta succedendo? Ci siamo convertiti in luddisti pronti ad abbandonare il progresso? Ne abbiamo abbastanza dei nostri smartphone? Oppure dopo la sbronza digitale stiamo cercando con fatica di trovare un nuovo equilibrio? David Sax, giornalista canadese, si è posto queste domande nel suo ultimo libro, The revenge of the analog (La Rivincita dell’analogico, non ancora edito in Italia) . Tanto da arrivare a parlare di economia post-digitale.     Signor Sax, cosa vuol dire che stiamo vivendo in un’economia post-digitale?    Il digitale ormai è la norma, non c’è più nulla di nuovo: abbiamo i computer da trent’anni, internet da venti, gli smartphone da dieci. Quello che io chiamo “Rivincita dell...

Cose vere scritte bene / La verità, tutte le verità

Se è possibile una verità in pubblicità, lo è anche una verità in pubblico. Se si può dire il vero a proposito delle merci, e si può far parlare in modo non mistificatorio le istituzioni, alimentando il dialogo sociale, allora il linguaggio collettivo ha una grande possibilità democratica finora inutilizzata. La tesi di quest'antologia è cioè che un certo linguaggio pubblicitario abbia costruito negli anni, con la naturalezza dei fenomeni più profondi, un esempio virtuoso di comunicazione. Riletti oggi, infatti, questi annunci, trascendono i loro scopi iniziali. Pur servendo con assoluto rispetto i loro brief di partenza – commerciali, sociali o politici che fossero – il patto di verità da cui sono scaturiti li propone adesso come autentici prototipi democratici. Argomenti concreti, esposti con sintesi memorabili e nel rispetto del pubblico: serve qualcosa di diverso, oggi, al nostro mondo della comunicazione? C'è qualcosa di più urgente della fiducia nella consistenza delle parole?    Certo, prima di festeggiare, conviene andare per gradi e stabilire intanto cosa significhi verità in pubblicità. Anche perché, per il senso comune, vale l'esatto contrario: la pubblicità...

Morte dell'alimentazione mediterranea / Corpi

Ancel Keys, nutrizionista, docente universitario, medico a seguito dell'esercito americano, negli anni del dopoguerra "riscoprì" la dieta mediterranea diventandone per sempre il padre putativo. Una "verità" consegnata agli annali della storia della medicina e del costume, sebbene una verità conosciuta soprattutto nel mondo di chi legge, guarda la televisione, compra al supermercato, cena al ristorante... A una verità meno celebrata ma forse più importante per le sue conseguenze appartiene il fatto che Ancel Keys sia stato il ricercatore che ha posto definitivamente l'attenzione sugli effetti che l'alimentazione ha sul benessere delle popolazioni. The Seven countries study è stata l'intuizione e il capolavoro di Keys: sette paesi, sette diverse popolazioni in cui una differente alimentazione determinava una diversa incidenza di malattie cardiovascolari, inevitabilmente un diverso rapporto con l'ambiente e con le vite di quelle genti.   Che il cibo avesse effetti sul corpo, sulla salute e sull'esistenza è stata conoscenza di tutte le culture che si possono chiamare tali, giù nell'abisso dei tempi. Come negare che dieta e cibo siano stati la prima medicina e la principale...

In risposta a Nicla Vassallo / Economia dei media digitali e democrazia

Le prigioni di cui parla il contributo di Nicla Vassallo sono prigioni di cui tutti noi facciamo esperienza quotidiana. Le estensioni tecnologiche di cui ci serviamo per amplificare le nostre facoltà di spostamento, i nostri sensi e il nostro potere comunicativo sono allo stesso tempo prigioni e strumenti di liberazione. Per i lavoratori studiati dalla sociologa Judy Wajcman, le nuove tecnologie digitali rappresentavano spesso uno strumento di ulteriore schiavitù e compressione dei tempi di lavoro (in Pressed for time. The Acceleration of Life in Digital Capitalism), eppure la Wajcman ha dimostrato come questa percezione non fosse dovuta né determinata dalle tecnologie di comunicazione digitale ma dal trionfo di un certo modello di organizzazione del lavoro. Secondo la Wajcman non siamo ostaggi, prigionieri, dei nostri strumenti di comunicazione (questa è invece la tesi del recente libro di Sherry Turkle), siamo invece ostaggi dell’etica produttivista imposta dall’attuale sistema economico che governa le nostre vite. Le tecnologie di comunicazione sono ormai embedded nelle nostre pratiche quotidiane, secondo Wajcman e il loro uso è socialmente strutturato. Negli studi della...

Zygmunt Bauman / Morte di un sociologo della globalizzazione

La grandezza del pensiero di Z. Bauman non può essere certamente ridotta all’impressionante grado di diffusione del suo famoso cavallo di battaglia: quella liquidità che egli ha rintracciato in numerose espressioni della vita contemporanea e che, paradossalmente, è servita più a legittimare la trasformazione in atto che non ad arginarne il potere straripante. Per questo motivo proverò qui a ricordarlo attraverso un percorso che va dalla critica generale alla globalizzazione, passando per l’analisi del consumo, fino alle più recenti considerazioni sulla società confessionale e sulle nuove forme di sorveglianza.  Insieme a U. Beck, morto due anni fa, a J. Tomlinson, A. Giddens, R. Robertson, Bauman è stato uno dei protagonisti del dibattito sulla globalizzazione, fino a raggiungere una popolarità internazionale inaudita tra anni novanta e duemila, proprio quando tale argomento divenne un tormentone capace di affollare gli scaffali delle librerie di tutto il mondo. La sua origine marxista lo colloca in una posizione ben diversa da quella apologetica di Giddens e dei teorici della Terza via, secondo cui la globalizzazione non solo è un processo naturale e irreversibile ma...

Post-verità / Storytelling versus verità

“Che cosa è la verità”? (Giovanni, 18:38) La verità non prospera nella nostra epoca di pragmatismo anche filosofico. Il pragmatismo è stata la filosofia più influente nel XX secolo, e si riassume nell’idea che in fin dei conti è vero ciò che è utile. E oggi è massimamente utile (per certi) sfruttare ciò che la massa crede sia verità. Nell’antica Roma per tenere buona la plebe si davano a essa panem et circenses, pane e spettacoli; oggi per conquistare il suo consenso le si danno in pasto pseudo-verità.   Nelle campagne di gran parte d’Europa, anche in Italia, è diffusa questa “informazione”: che da un aereo vengono lanciate vipere nelle campagne. Siccome le vipere sono a rischio estinzione, per mantenere l’equilibrio ecologico occorre immetterne esemplari. Questo a opera della Forestale o di qualche altro ente statale. È una leggenda metropolitana, anche se questa leggenda è virale in zone rurali, non nelle metropoli. Quando cerco di convincere qualche contadino o contadina che la cosa non è possibile – perché un fatto del genere finirebbe sulle prime pagine dei giornali e innescherebbe un poderoso attacco al governo, ecc. – fallisco puntualmente. Penso che un Trump italiano...

Immagini di camminatori / Dimmi come cammini e ti dirò chi sei

Dimmi come cammini e ti dirò chi sei. Come ci ricorda Rebecca Solnit nella sua Storia del camminare (Bruno Mondadori), l’atto di camminare, per quanto meno necessario di respirare, mangiare e dormire – senza dei quali non potremmo neppure sopravvivere – costituisce tuttavia la vera esposizione di sé nel mondo.   Se n’era accorto Honoré de Balzac quando scriveva la sua Commedia umana, e nel 1832 diede alle stampe un piccolo gioiello: Teoria dell’andatura. Forse è da qui che bisogna partire per cercare di capire qualcosa dell’atto di camminare di personaggi come Mao e Stalin, Churchill e J. F. Kennedy, Madre Teresa e Gandhi.   Nel Museo Salvatore Ferragamo di Firenze, accanto a opere d’arte (mostra curata da Stefania Ricci e Sergio Risaliti, fino al 12 aprile 2015) e alle scarpe storiche dello stilista, sono visibili delle brevi clip che ritraggono la camminata di questi personaggi. Se l’andatura è la fisionomia del corpo, Mussolini vi appare impettito: testa alta, passo sicuro, circondato dai suoi gerarchi in divisa con stivali d’ordinanza, nel filmato dell’Istituto Luce veste di bianco e ha la paglietta in testa.   Avanza altero, spingendo la gamba in avanti. Non è...

I signori del cibo / Errori e orrori dell'alimentazione postindustriale

Quattro capitoli per altrettanti alimenti cercando di capire cosa sia oggi il "cibo postindustriale": potrebbe essere questa una sintesi minima essenziale del libro I signori del cibo di Stefano Liberti (Minimum fax editore, 2016). In mezzo una descrizione accurata dei processi attraverso i quali quel cibo arriva sulle nostre tavole, di come sia, innanzitutto e prima di tutto, semplicemente merce e – qui sta la novità – come questa merce nell'epoca della globalizzazione sia diventata anche elemento della finanza con tutte le relative conseguenze, che sono nel contempo alimentari ed extra alimentari.   Non solo oro, argento, petrolio o terre rare  muovono i grandi capitali ma recentemente anche derrate alimentari, che, per la loro importanza in un mondo sovrappopolato, sono diventate materie prime contese, con le loro quotazioni, contratti, futures, coinvolgimento di hedge fund compreso.  È solo il mercato. Già... ma un mercato con leggi ben diverse da quello del mercato rionale, dove la merce è innanzitutto cibo da osservare, toccare, anche annusare prima di decidere infine di comprarlo. Nel mercato globale e digitalizzato invece gli alimenti sono paradossalmente e...

Scompare la mitica direttrice di Vogue Italia / Franca Sozzani. Il vestito come modo d'essere

Pur avendo affermato che la moda non ha leggi né regole, è stata lei a dettarle negli ultimi decenni. Franca Sozzani senza ironia si annoiava parecchio, e così l'ha resa parte integrante del suo modo di comunicare, esprimendosi con tono provocatorio, caustico, sino a scarnificare la patina “glossy” della rivista di moda perbene per sostenere le cause in cui credeva. Ha reso Vogue la migliore rivista di moda al mondo, nonché la meno influenzata dalle industrie del settore, e lo ha fatto dando una svolta al discorso di moda sulla carta stampata, rendendosi conto del predominio dell'immagine molto tempo prima dell'avvento dei social network.     Per Sozzani la fotografia rendeva accettabili anche i messaggi più controversi, e affidava la trasposizione della loro identità estetica alla natura glamour e volatile degli oggetti di moda, consacrandone i contenuti come opera d'arte immortale. Franca Sozzani ha preso coscienza delle illusioni del suo mondo, permettendosi il lusso della lucidità di giudizio per trasmettere al suo pubblico che solo comprendendo la durata effimera delle cose si gioisce della pienezza dell'esistenza. Ed è proprio a partire da queste premesse che...

Attendiamo invano dalla Cina il grande romanzo contemporaneo / Censura in Cina

Un mio vecchio libro, acquistato, tradotto, editato da una casa editrice cinese, è stato bloccato dalla censura due giorni prima di andare in stampa. Racconta la storia di duemila operai dei cantieri di Monfalcone che nel dopoguerra emigrarono in Jugoslavia. Andavano a costruire il socialismo, e la delusione fu cocente: la povertà, la dittatura, la prigione e il campo di detenzione per molti di loro. Quindici anni fa andai a intervistare i reduci di quella epopea operaia, magnifiche persone di settanta e ottant’anni che raccontavano per la prima volta la loro storia. Nella Cina di Xi Jinping un libro del genere non ha diritto a circolare.   Farsi censurare è diverso dal farsi rifiutare. Se ho un mio nuovo libro tra le mani e molte case editrici declinano l’offerta, mi sento svalutato. Subisco il giudizio altrui come una condanna, non ho pace fino a che non trovo una pubblicazione. È un po’ adolescenziale, lo so, ma so anche che è una reazione comune. Se ti censurano ti cadono le braccia. Hai un piccolo tour di presentazioni in via di definizione, ti stai scrivendo con gli amici librai e critici e scrittori in Cina, ti prepari a sbarcare in molte città a discutere con un...

Ingratitudine / Il lato oscuro del dono

«Un demone mediocre e minore, che, fatto il lavoro sporco, passa la consegna a un suo superiore più titolato a ordire opere malefiche, indifferente alle urla umane, ferite ogni giorno dalle ingratitudini grandi e piccole». Descrive così l'ingratitudine nel suo ultimo saggio, intitolato appunto Ingratitudine (Raffaello Cortina Editore), Duccio Demetrio, il filosofo dell'educazione fondatore dell'Università dell'Autobiografia di Anghiari. È quel sentimento che spinge a mostrare indifferenza o addirittura ostilità contro chi ci ha beneficato. Per un animo meschino, sentirsi debitore di qualcosa, dovere anche solo un poco di riconoscenza a qualcuno è tanto insopportabile da farne un nemico. L'ingratitudine è un atteggiamento difficile da spiegarsi, che «sempre…ferisce e umilia», afferma Duccio Demetrio, e si manifesta in molti modi. Talvolta cancellando la speranza di un'amicizia che l'ingrato rinnega senza spiegazioni, talaltra con un tradimento che lascia sgomenti e sprofonda in una solitudine immeritata. Un semplice e incomprensibile mancato saluto basta a provocare sofferenza e sconcerto e, prosegue Demetrio, colpisce sempre come violenza e disincanto, minando l'illusione che gli...

Appadurai. Finanza e linguaggio / Un antropologo nel caveau della banca

In che senso il cedimento del mercato immobiliare che ha scatenato il collasso del sistema finanziario statunitense del 2007-2008, coi suoi effetti sull'economia mondiale, è stato essenzialmente un «cedimento linguistico»? Ecco la tesi e insieme la domanda di fondo di questo complesso, ardito, incompiuto e tuttavia importante saggio di Arjun Appadurai, antropologo della modernità e studioso dell'immaginario sociale, di origine indiana ma operante negli USA. Nel senso che, si potrebbe rispondere semplificando al massimo, il carattere di promessa dei contratti derivati è stato sistematicamente e iniquamente violato nell'interesse di pochi e ai danni di molti. È ora dunque di immaginare e introdurre nuove forme che rispettino una concezione progressista e socialmente produttiva della finanza, della ricchezza e del rischio, giacché è definitivamente crollato il castello di promesse espresse dalle parole dei contratti, che in qualche modo offrono una dimensione di certezza in un mondo, quello del capitalismo, dominato alle sue origini dall'incertezza.    Fu l'ethos protestante, precipuamente calvinista, a mettere in moto il moderno capitalismo come sistema economico legato...

Carlo Formenti. Elettori / consumatori / Finanza, populismo e stupidità

Con La variante populista (2016) la riflessione di Carlo Formenti si sposta dall’analisi delle condizioni che hanno reso possibile l’avvento dell’economia digitale allo studio dei processi politici innescati dalle trasformazioni strutturali e tecno-organizzative del tardo capitalismo. Al centro di tale tragica trasformazione Formenti pone l’immane processo di finanziarizzazione che non rappresenta, come alcuni sostengono, una fase finale dell’accumulazione capitalistica, bensì, sulla scia del ragionamento di Arrighi, una tendenza ciclica che serve a rilanciare la speculazione assicurando maggiori introiti alle forze che un tempo guidavano l’internazionalizzazione fordista e che oggi dominano la globalizzazione. Questa classe capitalistica transnazionale è composta da “detentori di grandi patrimoni mobiliari e immobiliari, top manager, finanzieri e uomini politici di tutti i maggiori partiti tradizionali”, insieme rappresentano un “blocco sociale numericamente esiguo” dall’immenso potere e dalla crescente capacità di condizionamento delle politiche nazionali. Secondo Formenti gli obiettivi di massima perseguiti da questa nuova super élite sono: contenere e ridurre i...

A decidere i meme latori di ideali / Buongiorno kafféééééééé1!1!!!1!

Facebook continua a incidere sulla nostra lingua, e oggi è il turno di una domanda assai banale, spesso accompagnata, a mo' di supporto visivo, cagnolini, seducenti “Patrizie Rossetti”, e tramonti dai colori photoshoppati male. Tale domanda si compone di due parole, molto comuni, che molti di noi pronunciano almeno una volta al giorno, a casa, a lavoro o al bar: «Buongiorno, caffè?».  Fate mente locale alla vostra home di Facebook: vi sarà sicuramente capitato di vedere immagini come questa:     o questa:     Fondamentalmente sono immagini tutte uguali, in cui l'arte dello still life, celebrazione della consunzione, si creolizza con un'estetica della melensaggine. Sembra quasi che l'augurare il buongiorno, o addirittura il buongiornissimo, sia una missione umanitaria, una responsabilità sociale nei confronti dei giorni della settimana e dell'altrui morale. Le pagine Facebook da cui provengono queste opere d'arte contemporanea hanno denominazioni ricche di pathos come “Le ali del sorriso”, “Non mollare mai”, e gli utenti le pubblicano aggiungendo citazioni che mirano a innescare una riflessione sulla vita, sulla forza d'animo, la cui chiosa è sempre «...

Candore. Andare avanti e basta / Preferisco la bionda sullo schermo, risposi

Miss 161, la donna che al telefono dava l’ora esatta quando ero bambino… il mio primo amore non corrisposto. “Sono le ore 12 e 15 e 23 secondi.” “Ti amo.” Potevo ascoltarla quando volevo, bastava far girare tre volte la rotella del telefono al modico prezzo di uno scatto. “Sono le ore 12 e 15 e 28 secondi.” “Ti amo da morire.” Martino Bux sbarcato a Roma per frequentare l’università come molti suoi compaesani e coetanei, si ritrova, come molti compaesani e coetanei, con poca voglia di studiare e in bilico tra lavori precari, camere ammobiliate sempre più squallide, ragazze che, personaggi minori di Lanterne Rosse di Zang Yimou, si iscrivono all’università quasi solo per trovare marito. Martino comincia subito a mentire sugli esami perché invece di studiare, guarda. Guarda le ragazze. Non solo le colleghe. Le guarda tutte. Quelle che preferisce hanno la bidimensionalità immota di un giornaletto porno, o il bagliore bidimensionale dello schermo. Martino Bux nelle sue peregrinazioni tra giardinetti, locali e aule universitarie cerca una donna con la quale condividere la visione di un film porno in un cinema porno.   Vorrebbe solo questo, e niente altro. Tuttavia, poiché la vita...