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Memoria

(657 risultati)

In vita e in morte di un paese / Patrie e luoghi di origine

Gli Appennini come una spina dorsale nel nostro paese: mi veniva in mente quest'immagine mentre leggevo il bell'articolo Congedo dal paese e dalla vita di Franco Arminio, qui su queste pagine. La spina dorsale d'Italia e di una larga parte del Mediterraneo secondo la lezione di Fernand Braudel. Dai contrafforti dell'Appennino Ligure al massiccio dell'Aspromonte a dividere l'Italia in due, una tirrenica, l'altra padana e adriatica. Ma una spina dorsale negli anni cinquanta e sessanta spolpata della sua carne. In circa quindici-vent'anni una generazione che lascia i paesi giù a popolare le città trionfanti sulla montagna improvvisamente vuota di genti, di voci, di greggi. Giusto così, quella montagna era ferma agli anni della società preindustriale... lo strappo tardivo del boom economico è stato per questo drammatico e lacerante, ricongiungimento con una modernità che nel nostro paese aveva troppo tardato.   La montagna spopolata e le genti a rotta di collo verso lavori e impieghi sotto padrone che garantivano tre, quattro volte il reddito "da uomini liberi" da sempre strappato a terre in salita. Come resistere?  Sarebbe stata una mutazione economica, ecologica,...

Il giardino dei Finzi-Contini

“Da molti anni desideravo scrivere dei Finzi-Contini – di Micòl e di Alberto, del professor Ermanno e della signora Olga”.  Vorrei cominciare questa cosa correggendo il famoso incipit de Il Giardino dei Finzi-Contini: Da molti anni desideravo leggere dei Finzi-Contini, eccetera eccetera. Ma per una ragione strampalata fino al mese scorso non lo avevo ancora fatto. Proverò quindi a dare una spiegazione del perché ho lasciato andare via la giovinezza e parte della maturità senza cimentarmi con le pagine di uno dei romanzi più celebri del dopoguerra italiano, iniziando col dire che il motivo principale riguarda i capelli di Fabio Testi.  Che c’entrano i capelli di Fabio Testi, direte? Fabio Testi è uno degli interpreti del film diretto da Vittoria De Sica tratto dal romanzo di Bassani. Testi nel film fa la parte di Giampiero Malnate, un giovane comunista di origini milanesi dai convincimenti politici piuttosto infiammati, che nella storia d’amore tra il protagonista e la bella Micòl ricopre un ruolo determinante.   Adesso io ho una visione dei comunisti di un certo tipo, sono cresciuto diciamo in un’epoca in cui certe convinzioni venivano espresse anche attraverso l’...

Immagini di pensiero / Walter Benjamin. Šuvalkin di Kafka

Si narra che Potemkin soffrisse di depressioni ricorrenti a intervalli più o meno regolari, durante le quali nessuno gli si poteva avvicinare e l’accesso alla sua camera era severamente vietato. A corte non si parlava mai di questa malattia, soprattutto perché si sapeva che ogni accenno era sgradito all’imperatrice Caterina. Una di queste depressioni del cancelliere durò particolarmente a lungo. Ne risultarono seri inconvenienti; negli uffici si accumulavano gli atti che era impossibile sbrigare senza la firma di Potemkin, e di cui la zarina chiedeva la decisione. Gli alti funzionari non sapevano che cosa fare. In questo frangente il piccolo, insignificante scrivano Šuvalkin capitò per caso nelle camere del palazzo ministeriale, dove i consiglieri erano riuniti come al solito a piangere e lamentarsi. “Che cosa accade, Eccellenze? In che posso servire le vostre Eccellenze?”, s’informò lo zelante Šuvalkin.   Gli spiegarono il caso, rammaricandosi di non potersi giovare dei suoi servigi. “Se è soltanto questo, signori, – rispose Šuvalkin, – date a me gli atti, ve ne prego”. I consiglieri, che non avevano nulla da perdere, cedettero alla sua richiesta, e Šuvalkin, col fascio...

Il “Cours” compie cento anni / Il fantasma di Saussure

Un’aula universitaria a Ginevra. Un anno accademico nel primo decennio del secolo scorso. Una lezione di un corso di linguistica generale: i presenti non sono folla. Tutti prendono appunti. Stanno dietro alla parola del professore. Sul suo quaderno, uno annota: “La lingua è tutta piena di realtà apparenti, di fantasmi”. Un altro: “Cosa è fantasma e cosa realtà?”. Un terzo: “La lingua è riempita di realtà apparenti”. Più dettagliato di tutti, infine, un quarto: “La lingua è piena di realtà ingannevoli, dal momento che tanti linguisti hanno creato fantasmi ai quali si sono legati. Ma dov'è il fantasma? Dove la realtà?”. Il professore era Ferdinand de Saussure, nato appunto a Ginevra nel 1857, morto nei pressi di Ginevra nel 1913.   Sono cento anni esatti dalla pubblicazione del Cours de linguistique générale. Era il 1916 e l'Europa metteva in atto la prima parte di quel suicidio che avrebbe perfezionato qualche decennio dopo. Sotto il nome di Saussure e con il consenso della vedova, Charles Bally e Albert Sechehaye, due studiosi che gli erano stati vicini, pubblicarono il libro più misterioso e inquietante della storia della linguistica. Fecero di più, in realtà, Bally e...

Quante cose riesce a fare la gente che non è mai nata / Roma. San Lorenzo

Un anno fa, nella settimana di Pasqua del 2015, a seguito di circostanze difficilmente riassumibili, mi ritrovai un sabato mattina seduto alla scrivania di un agente immobiliare al quale stavo per presentare un’offerta di acquisto per un appartamento al quarto piano di un palazzo di via dei Sabelli a San Lorenzo. L’appartamento era uno degli esempi di case operaie di ringhiera, molto simile a quello di palazzo Lamperini in via Tiburtina in cui Monicelli girò I soliti ignoti: soffitti con travi a vista, pavimenti originali in graniglia, ingresso affacciato su un romanticissimo ballatoio. Trasferirmi a San Lorenzo, era l’ultimo dei miei desideri, ma l’appartamento era una vera occasione, e l’alta redditività che il quartiere garantisce nel mercato degli affitti ne faceva in ogni caso un affare. Il motivo per cui alla fine non presentai l’offerta era legato a una postilla presente nel modulo della proposta d’acquisto che mi indusse a prendermi ancora del tempo per riflettere, tempo che fu sufficiente a far svanire l’occasione.    Da allora, tuttavia, ogni volta che passo per San Lorenzo, mi interrogo su come sarebbe stata la mia vita se mi fossi trasferito con tutta la...

Classici in prima lettura / Le Illusioni perdute

Abbiamo affidato ai nostri autori la lettura di un classico che non conoscevano, da leggere come se fosse fresco di stampa.   Ci sono grandi libri che non si leggono per snobismo, per puntiglio o anche per distrazione; quest'ultimo caso favorito dall'iperproduzione di un autore. Per esempio, letto con voracità nella tarda adolescenza e poi abbandonato perché inesauribile, Balzac, per sazietà, per passare oltre; dimenticato in seguito a favore d'altri autori ritenuti al momento più contemporanei. Oggi ne recupero Le Illusioni perdute.  Madame Louise de Bargeton è una donna in vista di Angoulême: nobile, ancor giovane e molto più colta dei suoi pari. Lucien Chardon de Rubempré è il suo protetto; ragazzo di umile condizione (ma con un titolo da parte di madre che insegue per tutta la vita), bellissimo e poeta. Sembrano fatti apposta per suscitare sussurri e invidie nell’angusta cerchia della buona società di provincia. Alla fine de I due poeti, prima parte del romanzo, la coppia parte nascostamente insieme verso il sogno chiamato Parigi; qui li dovrebbe aspettare una vita elegante, una carriera letteraria per lui e una mondana per entrambi, dentro alla nube luminosa d’un...

Il sigillo della condanna / Dimenticare Nagasaki

La circostanza che le città distrutte furono due, mentre della Bomba si parla solo, e per antonomasia, al singolare, col solo nome di Hiroshima che ritorna, nel ricordo e come riferimento indelebile, significa forse che nient’altro che l’inizio conta, la prima volta, il fatto che un momento, e una decisione, inaugurale ci sia stato?   Foto di Yosuke Yamahata.    Ancora più terribile della prima volta è la seconda, la ripetizione che sola di Hiroshima ha fatto una prima volta, l’apertura di una serie e non un errore isolato (come quegli azzardi biologici, i mostri, che sono sempre unici e infecondi, perché se avessero séguito non sarebbero più tali e la loro mostruosità sarebbe invece assorbita, dimenticata e poi dopo molto tempo ricercata con nostalgia, nella normalità di una nuova specie); ed è per questo che di Nagasaki si tace, o che essa non appare se non come un’appendice si direbbe vuota, una desinenza duale di cui si è conservato il suono ma del cui significato si è persa la memoria.     Foto di Yosuke Yamahata.    Se Hiroshima – ridotta alla puntualità di un inizio circoscritto, e dunque tutto sommato asportabile proprio mediante il...

Dubbi linguistici / Singolarmente “incinta”

Incinta: il tasso di natalità dice di una condizione divenuta ormai piuttosto singolare, perlomeno in certe nazioni europee. Ma non è certo questa la ragione per la quale all'aggettivo “incinta”, al singolare, capita sempre più spesso di essere combinato con nomi plurali: “In sala d'aspetto, stamattina, c'erano tre ragazze incinta...”. A prodursi in simili exploit non è (solo) gente dallo scarso livello d'istruzione, come si potrebbe pur sospettare. Testimone chi scrive, sono invece persone di buon tenore socio-culturale: le avanguardie del mutamento linguistico vengono sempre da lì. Persone che si muovono a loro agio, per esempio, nell'ambiente accademico. Non è gente, insomma, di cui si possa sospettare abbia difficoltà con gli accordi o che li ignori. Dicono “...tre ragazze incinta” ma non direbbero mai “...tre ragazze straniera...” o “magra” o “elegante”. Direbbero giustamente “...tre ragazze straniere”, “magre”, “eleganti”. Dove sta allora il busillis? E come mai “incinta” rischia di finire inghiottito nel gorgo? Penetrare nei segreti recessi di un cambiamento linguistico non è facile e capita spesso a chi vi si avventura di prendere fischi per fiaschi. In un caso del genere...

Classici in prima lettura / Il deserto dei tartari

Abbiamo affidato ai nostri autori la lettura di un classico che non conoscevano, da leggere come se fosse fresco di stampa.   Il deserto dei tartari è un romanzo di Dino Buzzati pubblicato nel 1940. Racconta la vita di Giovanni Drogo, ufficiale dell'esercito di un paese che, così com'è descritto nel romanzo, somiglia all'Italia della prima metà del Novecento; tuttavia confina con un grande deserto. In fondo a questo deserto si suppone vivano i Tartari. Un deserto onirico, dove i confini rimangono incerti e si dilatano all'infinito.  Lo sfondo integratore del romanzo è la fortezza Bastiani. A differenza dell'agrimensore del Castello, il tenente Drogo raggiunge la fortezza, ci entra, viene arruolato e accolto. Il problema è come uscirne. Buzzati attenua di un grado lo stile di Kafka, Drogo entra nella fortezza, prende servizio e può anche andarsene. Nessuno, in linea di fatto, glielo impedisce. Rispetto al Signor K., Giovanni Drogo è libero; giunge alla Fortezza ha un colloquio immediato con il comandante e chiede il trasferimento, l'impressione di quei luoghi non è buona, vuole partire appena possibile. Ci resterà per la vita, esercitando la libera scelta.   La...

Ramadan Kareem / East London Mosque

Non è semplice capire cosa rende la East London Mosque tanto affascinante agli occhi di chi, camminando su Whitechapel Road verso Aldgate East o il Tower Bridge, le passa davanti: non è la consapevolezza che si tratti della moschea più grande del Regno Unito, né il fatto, come mi ha detto un amico italiano convertitosi all'Islam, che sia dai tempi della seconda intifada uno dei siti a più alto rischio di radicalizzazione nel paese, tra le pareti del quale si gioca un gioco misterioso di spie e agenti della CIA sotto copertura. Non sapevo nulla di tutto questo la prima volta che l'ho vista durante un viaggio a Londra da ragazzino, eppure ho ancora vivida l'impressione provata in quel momento: il senso di un luogo enigmatico e capace di incutere timore, enfatizzato dal contrasto vertiginoso delle architetture della City che si stagliano sullo sfondo degli uomini in jubbahi (la versione asiatica del thawb, il lungo abito bianco) e taqiyah (lo zucchetto).   Voyou Desoeuvre.    Negli anni 80 la East London Mosque è stata tra le prime moschee del Regno Unito ad ammettere l'adhan, la chiamata alla preghiera fatta da uno dei suoi minareti alti quasi trenta metri. Il...

Classici in prima lettura / Memorie dal sottosuolo

Abbiamo affidato ai nostri autori la lettura di un classico che non conoscevano, da leggere come se fosse fresco di stampa.   In un saggio molto bello di Maryanne Wolf, Proust e il calamaro (Vita e Pensiero, 2009), si parla di capacità cognitive, di come il nostro cervello sia mutato nei secoli adattandosi ai vari tipi di scrittura, passando dai caratteri cuneiformi (Sumeri) all’alfabeto (Greci e Fenici); di come siano cambiate, come conseguenza, le nostre capacità di apprendimento. Secondo Wolf leggere un classico a vent’anni non è come leggerlo a quaranta, cinquanta o sessanta, diversa è la capacità di apprendimento e diverso è il nostro bagaglio esperienziale, a cinquant’anni avremo letto molti più libri e vissuto più a lungo; avremo molto probabilmente letto già altri libri dell’autore di quel classico che stiamo per affrontare. Troveremo differenze (per gli stessi motivi) quando leggeremo un romanzo, una seconda volta, a distanza di dieci o vent’anni. Sarà meglio averli letti con la freschezza e la curiosità dei vent’anni o con l’esperienza e maggior conoscenza dei quarant’anni? Wolf è una scienziata ma qui non dà risposta certa, perché risposta non può esserci. Proust...

Di codici e labirinti / Nel Labirinto della Masone

Foto aerea del Labirinto della Masone credit Mauro Davoli.    Si arriva dopo chilometri e chilometri di pianura Padana, e di campi color stoppa tagliati dalle lingue grigie delle statali intorno a Fontanellato. Si arriva e ci si trova di fronte una costruzione in muratura, a piccoli blocchi regolari dal colore uniforme, scolpiti dalla luce del pomeriggio. Il tempo non ha ancora lasciato segni, sulle mura, e l’aria di nuovo che si respira all’arrivo al grande portale è quasi straniante. Come stare all’interno del sogno di qualcun altro. Il sogno da cui si finisce per essere sognati, quasi peggio della borgesiana farfalla di Chuang Tzu, è il Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci, che non è difficile incontrare mentre passeggia per le sale della Collezione, tra i libri del bookshop rigorosamente nero e bodoniano o per i sentieri di canne. Il segreto delle mura nuove, infatti, è proprio la piccola foresta di bambù cinesi all’interno, ben disciplinati in file alte fino a cinque metri a ostruire la vista ai molto meno disciplinati visitatori – ragazzi con gomitoli da srotolare nel tentativo di non perdersi, famiglie con pargoli urlanti, turisti con zaino e borraccia,...

Kew Gardens, forma, pittura

In un famoso racconto del 1919 Virginia Woolf utilizza la lingua per dipingere un quadro post-impressionista dei Kew Gardens: macchie di colore e linee di movimento in cui si mescolano vicende umane, animali e vegetali. Coerentemente con questa origine pittorica, la prima edizione del racconto è illustrata da Vanessa Bell, mentre le copertine sono di Roger Fry e del suo Omega Workshops.      La prima volta che ci sono stato, dei Kew Gardens ho avuto un'impressione molto diversa, a colpirmi è stata soprattutto la magnificenza della natura che prende possesso delle grandi strutture vittoriane. Ma il senso pittorico del luogo è fortissimo, ed è facile immaginare come Virginia, che frequentava abitualmente i giardini (nel 1926 ci era stata con Vita Sackeville-West, e una scena di Orlando è ambientata ai Kew), ci vedesse un quadro secondo i canoni avanguardistici dell'epoca. La qualità estetica del paesaggio è così alta e costante che pressoché qualsiasi fotografia scattata, anche la più casuale, risulta in una composizione armonica, come mostrano le immagini (mie) in questa pagina.      Non per niente i Kew Gardens sono stati...

Buon compleanno Natalia / Parise. «Eravamo diversi, ma gli volevo bene»

Per festeggiare il centenario della nascita di Natalia Ginzburg, nata a Palermo il 14 luglio 1916, pubblichiamo alcuni articoli apparsi sulle pagine dei quotidiani e non ancora riproposti nelle raccolte dei suoi saggi, introdotti da Maria Rizzarelli.   Una delle categorie più affascinanti dei saggi di Natalia Ginzburg è quella dei ritratti di amici scrittori, nei quali le note fisiche e caratteriali si mescolano ai tratti stilistici, lasciando via via emergere le varie sfumature e i cromatismi differenti attraverso cui si ricompone l’immagine della persona rievocata. Dal primo Ritratto di un amico (pubblicato su «Radiocorriere», nel 1957, e riproposto ne Le piccole virtù, Einaudi, 1962) dedicato a Pavese ai più recenti scritti sparsi nelle pagine dei quotidiani, fino a questo breve e intenso ricordo di Parise (in Corriere della Sera 1976/1986. Dieci anni e un secolo. Parise e il Corriere, suppl. del «Corriere della Sera», 29 ottobre 1986), tutti testi che si pongono accanto agli indimenticabili cammei che puntellano le memorie di Lessico famigliare (quello di Felice e Lola Balbo, di Giulio Einaudi, di Adriano Olivetti).    Leggendoli insieme si scoprono le...

Santo Stefano Belbo, 22, 23, 24 luglio e 5 agosto / Cesare Pavese. Narrare per capire

  Nelle pagine dei suoi romanzi e racconti , nel diario, nelle lettere Pavese ha disegnato immagini di luoghi- Santo Stefano Belbo, le Langhe - e ha ritratto figure umane che in quei luoghi erano di casa o che da essi si erano allontanati per poi ritornarvi. Questi luoghi e quelle facce appartengono ormai alla nostra memoria, hanno assunto tratti quasi mitologici; Pavese, come è accaduto ad altri grandi artisti, vive oggi nelle riscritture degli scrittori che sono venuti dopo di lui o nelle creazioni in altre forme espressive, nella musica ad esempio, nella canzone d’autore, nella musica elettronica. La sua voce ricompare nei reading di poeti, narratori e attori. In occasione della rassegna di iniziative pavesiane Con gli occhi di Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo,  22, 23, 24 luglio e 5 agosto) doppiozero ripercorre alcune tracce di questo effetto Pavese, di questa strana corrente magnetica che attraversa le generazioni e sedimenta un senso di appartenenza ad un mondo spesso solo immaginato ma forse proprio per questo più vero di quello reale.   In questo primo vero bollore d’estate, tra il frinire indomito delle cicale, rileggo alcuni racconti di Cesare...

Genealogia di un sentimento / Speranza

La speranza è una condizione mediana e «interstiziale». È uno stato «in between», come l'intercapedine o la fessura tra le piastrelle di un pavimento, o il canale che separa (e unisce) due terre, perché la speranza si trova situata tra un momento negativo dal quale si vorrebbe uscire e uno positivo nel quale si vorrebbe entrare. La speranza, aspettativa di una condizione migliore, connessa quindi al tempo e al desiderio, condivide con l'attesa la proiezione verso il futuro. Si differenzia però dall'attesa perché il futuro cui si rivolge è (sperato) migliore, ma è anche vago e incerto e poggiante su vari gradi e sfumature di insicurezza. L'attesa è invece legata a un fenomeno del quale sappiamo che accadrà.  Si pensi alla figura della speranza (spes) scolpita su una delle formelle del battistero di Firenze da Andrea Pisano: una figura alata dalla veste drappeggiata, una sottile benda sulla fronte, le braccia protese verso una specie di coroncina pendente, quindi verso qualcosa di incerto e indefinito, ricordata anche da Ernst Bloch nella sua opera-capolavoro, Il principio speranza. Gli eventi sicuri si aspettano (e magari non accadono neanche quelli); gli incerti, li si...

Le Piccole Persone / Anna Maria Ortese. L’altro vivente

Sulla terza pagina de La Stampa del 3 febbraio 1976 i lettori trovarono l’insolito ritratto di un cane con una corona di spine. Provocatoria pubblicità per un libro di (allora) prossima pubblicazione intitolato Imperatrice nuda, tale ritratto ne rappresentava appunto la copertina. L’autore era il pilota automobilistico, scrittore, e attivista svizzero Hans Ruesch, e Imperatrice nuda mirava a mettere la scienza medica attuale sotto accusa, espressione riportata e nel sottotitolo del volume e nella didascalia pubblicitaria su La Stampa. La quale didascalia informava inoltre che il libro si scagliava in particolare contro la sperimentazione a scopo farmaceutico sugli animali, una truffa – secondo Ruesch – a danno sia degli ignari cittadini sia di milioni di creature innocenti, come la raccapricciante casistica di esperimenti che dava corpo al volume voleva infatti dimostrare. Sia stato lo scandalo di tale casistica a convincere l’editore Rizzoli a ritirare il libro dalla distribuzione o qualche altra sconosciuta ragione, Imperatrice nuda scomparve presto dalle librerie ma divenne comunque il pretesto per un dibattito sulla vivisezione che dal quotidiano torinese si estese poi alla...

Progetto Jazzi / A quei luoghi continuo a tornare

  Apriamo con questo contributo della scrittrice Carmen Pellegrino l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).  Gli Jazzi (da iacere, giacere) erano dimore temporanee, giacigli per il ricovero di animali da pascolo, punto di connessione tra tratturi e paesi: luoghi dell’indugio, della presa di contatto con le cose. Il progetto intende recuperare questo modo di abitare la natura, raccontando percorsi da attraversare con lentezza, riappropriandosi di spazi e luoghi e della loro storia, rinnovando esperienze – come l’osservare le stelle o il nascere del giorno – capaci di ripristinare il contatto con la natura, con il ciclo delle cose e delle stagioni. La sfida è anche quella di produrre innovazione e rigenerazione sociale, recuperando strutture e architetture rurali, mettendo in moto un circolo virtuoso di ospitalità diffusa che si nutra delle realtà esistenti e delle reti di relazione con i ‘nuovi viaggiatori'.   Lo chiamavamo il mare d’altri. Quel mare in lontananza che col dito indicavamo ai turisti – ‘...

Fuoco nero su fuoco bianco / Talmud e miti ebraici

Se dovessi riassumere in una frase la peculiarità della cultura ebraica, sceglierei questo versetto: «Una parola ha detto Dio, due ne ho udite» (Sal 62, 12). L'ebraismo si è costruito su una parola detta, ascoltata e trasmessa; è una cultura di dialogo e ascolto, di racconto e relazione. Nel versetto di poche parole che ho citato – solo cinque nella lingua originale – sono racchiuse sia l'essenza della fede su cui si è fondata la cultura ebraica, sia il metodo con cui si è sviluppata e tramandata: il Dio vero e unico parla, gli idoli non possono farlo, e dalla sua bocca esce una sola parola che, dice la Bibbia, è sempre «verità e grazia». Ma quella parola alle orecchie dell'uomo arriva molteplice, perché è sua la responsabilità dell'interpretazione. Dio non vuole lavorare da solo. Dalla sua bocca alle orecchie dell'uomo la parola si arricchisce di sfumature. Agli uomini è lasciato spazio per interrogare, comprendere, dialogare. La fede d'Israele è dialogo con Dio; il suo compito, che è allo stesso tempo gioia, onore e responsabilità, è trarne fuori l'infinita ricchezza così che, attraverso le voci umane, Dio possa continuare a dire la sua unica, inesauribile verità.   La...

Sul complesso caso Orlando / Questioni di stragi: l’incultura che fa male

Una delle primissime dichiarazioni del padre di Omar Marton, dopo la strage di Orlando, è stata qualcosa come “Mio figlio è rimasto sconvolto alla vista di due uomini che si baciano per strada”. Perché mai non si dovrebbero baciare? Due persone che si baciano sulle labbra in pubblico possono salutarsi, mostrare affetto, amicizia, amore, o altro. Non comprendo la ragione per cui, quando gli eterosessuali si baciano in pubblico, la cosa non crei scalpore, orrore o semplice indignazione, mentre, se il medesimo atto viene compiuto da due persone omosessuali, la cosa generi turbamento, sconcerto, smarrimento. Gli eterosessuali (ma il sospetto che Omar Marton fosse gay risulta a sufficienza comprovato) sono forse talmente “sicuri” dei loro baci, da condannare il bacio di chi non appartiene al loro medesimo orientamento sessuale? Oppure si tratta di una questione etica? Ma, sempre che il senso etico sia conoscibile, non può essere relativista, e nel presente caso dettare norme differenti per i due orientamenti sessuali. Sostenere “bene che gli etero si bacino in pubblico, male che lo facciano gli omo” significa abbracciare un’etica estremamente fragile, carente, inesistente, che...

Destino e carattere / Generazione senza eroi

Sono tempi “amletici” quelli che stiamo vivendo: “out of joints” – “usciti fuori dai cardini” – su molti fronti, ma soprattutto su quello della politica. Con il Brexit, ora – evento da “fine del mondo” demartiniana per l’Europa. E prima ancora, qui in Italia, con la fantasmagorica tornata delle amministrative: i risultati, certo, in alcuni casi sorprendenti. Ma anche le settimane precedenti, in cui Matteo Renzi aveva provato a sovrapporre la sua personale crociata per il SI al Referendum costituzionale d’autunno alla campagna per i “suoi” sindaci alle amministrative, prima di accorgersi dell’errore commesso e farsi prudentemente (e inutilmente) da parte. Soprattutto quelle, erano state per me settimane di sofferenze, e anche di delusioni, di fronte alle giravolte, ai voltafaccia, ai sorprendenti mutamenti di campo, in biografie che ci si poteva aspettare proiettate in tutt’altra direzione, a cominciare dalla desolante intervista di Roberto Benigni, passato repentinamente dall’apologia della “Costituzione più bella del mondo” alla sua possibile rottamabilità un tanto al chilo. O dalle esternazioni assai poco filosofiche ma molto ciniche – miseria del realismo politico – di Massimo...

Ritratto di un poeta / Per trovare la reincarnazione di Zeichen

Quando muore un cantante, un architetto, un attore, un regista, uno scrittore, uno stilista, un filosofo, un opinionista, un poeta, un politico, un professore, una qualsiasi figura pubblica di rilevanza, come la muta di formiche che ricopre la preda fresca fresca di morte, arrivano articoli finalizzati a trarne una lacrima, un sorriso, un bilancio, un ricordo, un compiacimento. Ora che però Valentino Zeichen è morto, forse è arrivato il momento della vendetta della preda sulla muta dei mormoranti. Non conosco infatti persona più lontana da questa retorica, e comunque non c’era persona più fieramente avversaria della banalità ubiqua come Valentino Zeichen. Per queste ragioni, questo pezzo si basa su un presupposto imprescindibile: sempre che Valentino Zeichen sia morto, cioè sempre che la morte sia possibile, Valentino Zeichen si è reincarnato in un’altra cosa. Intendo quindi ragionare, indagare e muovermi in direzione della Vita, non della morte, e avanzare ipotesi e spunti di ricerca per ritrovare Valentino Zeichen in altre manifestazioni che non siano più quelle adottate nella sua vita precedente: poeta, uomo molto bello, fiumano, locatario di baracca, camminatore romano,...

Buon compleanno Natalia / Pagate i maestri come i ministri

Per festeggiare il centenario della nascita di Natalia Ginzburg, nata a Palermo il 14 luglio 1916, pubblichiamo alcuni articoli apparsi sulle pagine dei quotidiani e non ancora riproposti nelle raccolte dei suoi saggi, introdotti da Maria Rizzarelli.   Come dovrebbe essere la scuola   Ci sono diversi articoli di Natalia Ginzburg che testimoniano l’attenzione costante riservata al mondo scolastico. Quando, il primo ottobre del 1976, pubblica sulla prima pagina del «Corriere della Sera» l’articolo intitolato Pagate i maestri come i ministri (qui di seguito riproposto), la scrittrice è già intervenuta nel corso dello stesso anno e dell’anno precedente sui temi degli esami di maturità e continuerà, successivamente, a dire la sua a proposito della scuola. Discutere dell’istruzione scolastica le consente di puntare lo sguardo su un osservatorio privilegiato del mutamento della società italiana, e ancora le dà la possibilità di riflettere su quello che lei ritiene, a ragion veduta, il centro nevralgico su cui concentrare la responsabilità e l’ansia di cambiamento. Il commento degli esami di maturità le riporta alla memoria i ricordi della propria esperienza scolastica,...

In memoria / Per Elie Wiesel e Un di velt hot geshvign – La notte

Si è spento sabato due luglio, il 26 del mese ebraico di Sivan, a New York, a quasi 88 anni, Eliezer ‘Elie’ Wiesel, il sopravvissuto dei campi, il testimone per definizione, il premio Nobel per la pace, colui che coniò nel marzo del 1967, prima della guerra dei Sei Giorni, il concetto di unicità, quando, partecipando alla discussione sulle pagine della rivista Judaism sui ‘Valori ebraici nel mondo dopo l’Olocausto’ (Jewish Values in post-Holocaust Future) – il primo e forse l’ultimo nella storia degli studi sulla Shoah a sollevare la spinosa questione – insieme ad altri 3 prominenti intellettuali ebrei: il filosofo e rabbino Emil Fackenheim, il critico letterario e romanziere George F. Steiner, e il filosfo della storia Richard H. Popkin – scrisse che lo sterminio ebraico doveva essere compreso, nelle sue parole: ‘come il [riassunto dell’] esperienza ebraica, e che [tale] evento era stato irrazionale e unico’, e lo rovendicava come ‘un capitolo glorioso della eterna storia degli ebrei.’ Se ne è andato con lo yiddish, la sua lingua madre, ma conosceva bene l’ebraico, il tedesco, il rumeno, l’ungherese e il francese, che imparò, per ultimo, mentre studiava filosofia, letteratura e...