Categorie

Elenco articoli con tag:

Tecnologia

(550 risultati)

Mondi possibili troppo reali / Pokémon GO

Più usata di Whatsapp, genera dipendenza, pericolose distrazioni, fa scoprire cadaveri e rende vulnerabili alle rapine. Non è una droga, non è un device di ultima generazione, ma un gioco, un videogioco per iOS e Android, dedicato ai Pokémon, gli antesignani di Peppa Pig e i successori di Holly e Benji.  Pokémon GO, sviluppato da Niantic e distribuito da Nintendo, ha mischiato tutte le carte in tavola, andando addirittura oltre la milionaria invenzione, ormai datata, delle console portatili, evolutesi nelle app videoludiche per smartphone. Il gioco si basa sulla realtà aumentata (AR), una tecnologia che sovrappone dati a oggetti o persone attraverso un dispositivo mobile, con lo scopo di raccogliere informazioni. Come afferma Pietro Montani in Tecnologie della sensibilità (Raffaello Cortina 2014), la realtà aumentata rovescia i meccanismi della realtà virtuale dove è “il mondo reale, ontologicamente inclusivo a venirci incontro, fornendoci una serie di informazioni”.    Il discorso dei videogiochi è fondato sul concetto echiano di mondo possibile, un luogo liminare dove immergersi completamente ed esperire sensazioni travolgenti e inusuali. Location esotiche,...

A che gioco stiamo giocando? / Ludoteca, di Stefano Bartezzaghi

A lungo, con alquanto cipiglio, s’è parlato di regole del gioco: abile espressione per insistere, più che sul gioco in sé, sulle sue regole costitutive – o, per dirla altrimenti, più sul game che sul play. Inflessibili tutori dell’ordine e sedicenti tali, così come sussiegosi araldi di una morale spacciata per comune, non hanno cessato di invocare la necessità di prescrizioni chiare e distinte, adducendo l’argomento secondo cui più un campo d’azione (economica, finanziaria, commerciale, politica, amministrativa…) è normato, più si delimita lo spazio dei cialtroni e dei delinquenti, dei ladri e di chi ne fa le veci. Una specie di illuminismo legalista tanto speranzoso quanto dubbio, ammettiamolo, che ha fatto presto a mostrare la debolezza dei propri muscoli. È venuto infatti fuori, e c’era da aspettarselo, che invocare le regole è il miglior modo per trasgredirle: più si accumulano lacci e lacciuoli, in qualsivoglia terreno umano e sociale, più riesce a vincere chi se ne fa beffe.   Nascono così sospetti d’ogni sorta, ma è ormai troppo tardi: i giochi sono già fatti; se le regole traballano, eccone di nuove, ancora più determinate e sicuramente più robuste, ed ecco emergere...

Mercato e traduzioni / Fantascienza: Il Rosso di Marte

Crononauti catapultati in una civiltà 3.000 anni più avanzata della nostra, il linguaggio che si parla ci è incomprensibile, ma i nostri ospiti del futuro comunicano con noi tramite la telepatia: se il pensiero trova nella mente ricevente un'idea omologa, l'organizzazione linguistica viene di conseguenza. E questa è una gran fortuna, perché se accadesse il contrario – se fosse il linguaggio a poter alterare il pensiero – potrebbe esistere anche una lingua impiegabile come vera e propria arma.   Ma, essendo la lingua portato della nostra organizzazione cerebrale, una volta entrati in contatto con remote civiltà aliene, l'uomo ha scoperto che vi sono lingue che gli è fisicamente impossibile imparare. I traduttori – necessari al commercio galattico – sono divenuti una potentissima casta interplanetaria, in cui ogni nuova femmina nata viene mandata presso un popolo alieno per impararne la lingua sin dalla più tenera età. Quando la lingua si rivela fisicamente inapprendibile, la bambina è condannata a impazzire. In un futuro parallelo e più rassicurante, è stata invece inventata una macchina in grado di tradurre qualunque linguaggio sconosciuto in una lingua umana, o addirittura...

Interview with Mugendi K. M’Rithaa / African design

Italian Version   “Until lions have their own historians, tales of the hunt will always glorify the hunter” The Nigerian proverb   lettera27 and Mugendi K. M’Rithaa met in Milan, where he came for his presentation at Meet the Media Guru: Future Ways of Living series in collaboration with Triennale of Milan that took place at the Fabbrica del Vapore. The below interview is the result of the passionate conversation between Mugendi K. M’Rithaa, Elena Korzhenevich, Adama Sanneh and Tania Gianesin. A special thank you to Anna Barbara and Luca Poncellini for providing us with some stimulating questions for the interview.     Elena Korzhenevich: You are the curator of Design Indaba, one of the most important festivals of creativity in Africa, can you tell us about the vision behind Design Indaba?   Mugendi K. M’Rithaa: Design Indaba is hosted every year and has been running for the last 22 years. I have been specifically curating the industrial design section.  What I know of Indaba, which is an institution I have a lot of respect for, is the realization to that we know very little about the creative potential of Africa. It’s about bringing the creative...

Tra pensiero e visione / L’immagine metafisica

Un’immagine non è che un insieme di stratificazioni. Guardarla significa saper passare da un livello all’altro; saper distinguere, senza distruggerli, tutti gli infiniti strati che la compongono. Se nel pensiero metafisico classico comprendere ha significato andare al fondamento, a ciò che “sta sotto” e regge l’intera struttura dell’essente, nell’immagine metafisica vedere significa saper conservare ogni singolo strato; passare da uno strato all’altro senza nulla distruggere. Ogni strato, sovrapponendosi e compenetrandosi agli altri, costituisce il visibile. Non si dà scavo verso l’origine, ma coappartenenza di piani temporali e spaziali sulla superficie stessa del visibile.   Così, se il Novecento ha creduto, con buone ragioni, che per raccogliere l’eredità di un pensiero metafisico in rovina occorresse un’opera di destruktion (Heidegger) o déconstruction  (Derrida), a noi oggi, nel mondo delle arti figurative, nel senso più ampio dell’espressione, o, se si preferisce, nel campo delle visual cultures, occorre un sapere, un sapere figurativo, capace di sfogliare l’immagine, di saper, cioè, cogliere la sua stratificazione senza nulla distruggere né decostruire:...

Una conversazione con il regista bavarese / La visione estatica di Werner Herzog

Abbiamo incontrato Werner Herzog, che, in quarantacinque anni di attività e con una sessantina di film realizzati, ci ha regalato, anno dopo anno, innumerevoli immagini rare e preziosissime, raccolte in ogni parte del mondo. Il regista bavarese è noto per aver indagato e documentato gli aspetti insoliti della realtà, con visioni, spesso in terre estreme e di confine, tra immaginazione e stupore, con un linguaggio poetico in sospensione tra fiction e documentario. L’intervista parte dall’idea di comprendere cosa sia la visione estatica per Herzog. Abbiamo posto domande soprattutto legate a Encounters at the End of the World (Incontri alla fine del mondo), del 2007, una meditazione – ironica e al contempo costellata di immagini di straordinaria bellezza – sulla natura e sulla comunità scientifica di McMurdo, che fa esperimenti tra i ghiacci del Polo Sud.     Mauro Zanchi: Ci può parlare del suo film realizzato in Antartide?    Werner Herzog: Incontri alla fine del mondo è una sorpresa anche per me. Sono rimasto affascinato da una sequenza di immagini girate sott’acqua, sotto la calotta antartica dell’isola di Ross, immagini di rara bellezza. Immagini che paiono...

Tesi No Tav. Una condanna assurda / Fuciliamo i pronomi sovversivi!

Strano Paese quello in cui un senatore della Repubblica può affermare che con la bandiera si possono fare pulizie intime, in cui un ministro può dare del “rompicoglioni” a un giurista che chiedeva la scorta e per non averla avuta è stato assassinato, senza che nulla accada. Se invece una studentessa si azzarda a scrivere una tesi su un movimento, quello No-Tav, che fino a prova contraria non è ancora stato dichiarato fuorilegge, viene condannata perché nel suo lavoro ha usato il pronome “noi”, offrendo così «un concorso morale alle azioni di disturbo del movimento». Un “noi” che Roberta Chiroli, oggi ex studentessa dell’Università Ca’ Foscari, ha usato non solo come dichiarazione di adesione al movimento, ma anche per il fatto che una ricerca antropologica coinvolge necessariamente in qualche modo chi la svolge.   Non conosco Roberta, né ho letto il suo lavoro, ma qualcosina sulla ricerca in qualche decennio l’ho imparata. Per studiare una comunità, non importa dove, è necessario trascorrere lunghi periodi a contatto, condividerne la quotidianità, contrarre relazioni e anche amicizie. Solo così si guadagna la fiducia della gente che porta a farvi entrare nella loro sfera...

Apre il museo della multinazionale del mobile / IkeaMuseum

Coraggio, l’attesa è finita, il 30 giugno apre il museo di Ikea. Finalmente potremo visitare quello che fu il primo negozio del più grande produttore di arredi del pianeta ad Älmhult in Svezia, tuffarci in tutti quei mobili, guardare come sono fatti e come si montano, esaminare l’incredibile magazzino, goderci la qualità della comunicazione visiva, vedere la fotografia di chi ha disegnato la nostra poltrona da lettura preferita… ma un attimo, tutto questo possiamo già farlo in un qualunque Ikea. Che dovremmo andarci a fare allora all’Ikea Museum? Che razza di operazione mediatica è questa? Cosa ci vogliono vendere questa volta questi virtuosi del desiderio?   Dal momento che nessuno ha ancora visitato il museo in questione, non potete aspettarvi di trovare delle risposte a domande come queste. Confido però che guardando a ciò che è stato fatto trapelare su questa nuova iniziativa, ma anche a ciò che sappiamo di Ikea avendone frequentato i templi per svariati anni (e avendo avuto come ospite fisso della libreria del bagno il fortunato catalogo), qualche considerazione la si possa fare. Nessuna luminosa risposta, al più qualche domanda pertinente.   Comincerei allora con...

Il fallimento di un modello / Italia: il paese insoddisfatto

Nel 2004 fui invitato a un congresso sull’Italia a Monaco di Baviera, che aveva per titolo, in italiano, “Va bene”. Quando intervenni, dissi che quel titolo non andava affatto bene, perché le cose in Italia andavano invece abbastanza male. E portai vari dati sul declino dell’Italia, che era cominciato da più di un decennio. Il titolo del congresso rivela comunque un cliché diffuso in molti paesi: che in Italia, malgrado tutto, si mangia bene, le donne sono eleganti, ci si gode le città d’arte, insomma, l’Italia è un paese felice.  In realtà l’Italia è fra i paesi con la popolazione più insoddisfatta. Gli indicatori sociali OCDE su 30 paesi nel 2009 mostrano che l’Italia è il paese con la minor soddisfazione soggettiva di vita, esclusa la Turchia. Dato che non stupisce, perché gli italiani si lamentano quasi di tutto, e specialmente dei politici. Ma se la situazione non era florida nel 2004, dopo la crisi del 2008 essa è di molto peggiorata. La crisi ha colpito l’Italia più duramente di tutti gli altri paesi europei, esclusi Grecia e Cipro. I numeri annoiano, ma sono essi a dare la misura del disastro. Il PIL pro capite italiano nel 2000 era di 17 punti superiore a quello...

Un ritratto del Giappone / Lost Japan

Nel mese di marzo e aprile, ho avuto modo di viaggiare in Giappone soprattutto nelle zone rurali di Shikoku e Setouchi, oltre che girare nella regione di Kansai (Kyoto, Nara, Osaka e dintorni). Shikoku è una delle quattro isole principali che costituiscono l’arcipelago nipponico, pari a tre quarti della superficie della Sicilia. Setouchi è il nostro mare interno, una sorta di mediterraneo giapponese circondato da Honshu, l’isola più grande dell’arcipelago, Kyushu (un’isola assai più grande della Sicilia) e la stessa Shikoku, con una miriade di piccole isolette sparse all’interno. È una regione bellissima con clima mite e acqua cristallina. Non era proprio la prima volta che visitavo quella zona, ma in precedenza ero stato solo una volta in una città di Shikoku e solo per pochi giorni. Quindi, anche per me era tutto da scoprire.    Giappone                                                       ...

Da Edison alla musica in streaming / Alla ricerca del suono perfetto

Un uomo avvicina a una fonte di calore un cilindro per ammorbidire la cera speciale che lo ricopre. Un secondo uomo, seduto davanti alla sorta di padiglione conico che tra poco raccoglierà le sue parole, aspetta che la cera sia alla consistenza giusta, né troppo dura né troppo molle. Quando il cilindro è pronto, il primo uomo lo pone nel fonografo e mette in movimento il meccanismo, il cilindro inizia a ruotare. Dopo una breve introduzione nella quale enuncia la data, l'ora e la ragione di quella incisione, il primo uomo fa segno al secondo che può cominciare a parlare. Questi inizia, un po’ intimidito, con lo spiegare, anche lui, le ragioni della sua presenza e del perché di quella registrazione, poi, più a suo agio, canta una canzone ricordo d’infanzia. Dopo qualche minuto l'uomo tace, l’incisione è finita. Il primo uomo spegne la macchina, toglie il cilindro dal suo loculo e lo pulisce dai piccoli trucioli di cera che lo ricoprono, residuo del lavoro d'incisione dello stilo. «E adesso sentiamo com'è venuta», dice. Riaccende la macchina, ripone il cilindro nel loculo e abbassa lo stilo. Adesso la voce esce dal cono metallico attraverso il quale poco prima era entrata. Dopo un...

“Hai mai visto un comunista bere acqua?” / Il complottismo italiano

Qualcuno sicuramente ricorderà quella scena del Dottor Stranamore di Kubrick in cui il generale Ripper, uno dei migliori esempi cinematografici di tipo autoritario paranoide, chiede all’ufficiale della Raf Lionel Mandrake, interpretato da Peter Sellers: “Ha mai visto un comunista bere un bicchiere d’acqua?” per poi aggiungere: “Nessun comunista berrà mai acqua e sanno bene quello che fanno. […] Non sa che la fluorocontaminazione è forse il piano più mostruoso che i comunisti abbiano mai concepito ai nostri danni?”. Probabilmente oggi pochi sanno cosa sia la fluorocontaminazione, anche detta fluorizzazione. Si tratta della semplice aggiunta di ioni fluoro all’acqua per diminuire l’incidenza di alcune malattie dentarie. Una pratica molto diffusa in Nord America che nel pieno della guerra fredda divenne una delle ossessioni complottiste più note: i comunisti l’avrebbero usata per avvelenare l’acqua degli americani, producendo menomazioni fisiche e mentali. Un’arma chimica che era anche una ipotesi perturbante per le coscienze americane, poiché avrebbe agito nella quotidianità e nella completa invisibilità direttamente nelle viscere delle vittime. Qualcosa di agghiacciante anche per...

Eva Giovannini “Europa anno zero” / Nazionalismi emergenti e odio

Nelle pagine del recente libro Europa anno zero la giornalista Eva Giovannini descrive, con grande cura, il suo peregrinare per le strade d’Europa alla ricerca dei focolai dei nuovi nazionalismi, in molti Paesi già fenomeni di grande consenso e non più ipotesi minoritarie. Dalla Francia all’Ungheria, dalla Germania all’Italia, dal Regno Unito alla Grecia l’autrice ricostruisce e illustra una rete assai articolata di contatti che sembra avvolgere, ormai, tutti gli Stati del Vecchio Continente. Districandosi tra episodi di estremismo gretto, manifestazioni più o meno improvvisate, clamorosi e imprevisti successi elettorali, luoghi comuni e temi condivisi al di là dei confini nazionali, tentativi ben riusciti di “fare rete” e ricerca costante di consenso, l’autrice testimonia questa vera e propria “scarica elettrica” che sta attraversando l’Europa, che solleva non pochi timori negli analisti politici e che la giornalista ha ricostruito, come avrebbe scritto Egisto Corradi, consumandosi le suole delle scarpe: visitando luoghi, soprattutto, e parlando con persone.   Il lato digitale è, nel libro, volutamente meno trattato, tranne qualche riferimento a Facebook quale strumento...

Il demone dello sguardo, del corpo, della fiaba e dell’orrore / The Neon Demon

The Neon Demon non è un film sulla moda più di quanto Suspiria sia un film sulla danza, o La bella addormentata nel bosco e Cenerentola, nella versione dei Grimm, libri sulle usanze della nobiltà europea dei primi del ’800. È un film sullo sguardo e sul corpo, sulla dimensione horror intrinseca alla fiaba e su quella fiabesca naturale all’horror. O forse, più semplicemente, un film che, si serve di tutti questi elementi per far evolvere l’idea (coerente) di cinema di Nicolas Winding Refn.    1. Dello sguardo e del corpo   Lo statuto dello sguardo cambia radicalmente tra le due macro-partizioni del film. Nella prima parte, Jesse è sempre guardata frontalmente: dai personaggi in scena, dalla macchina da presa e quindi dallo spettatore. È Dean, l’innamorato che la ritrae in foto nella sequenza, statica, che apre il film, a generare l’immagine frontale di Jesse: in questa immagine la congela, uccidendola, in una posa di morte che anticipa quella finale, ma che le si contrappone proprio per l’equilibrio dell’inquadratura, della disposizione delle membra, del trucco, laddove l’ultima è scomposta come risultato del caos, diegetico, della caduta nella piscina. Eppure...

Ancora sulle dinamiche del web 2.0 / Media e processi imitativi

Il contributo di V. Codeluppi torna su una questione molto dibattuta in seno alla cosiddetta Communication Research, ovvero la tipologia e l’intensità degli effetti dei media sulle persone. L’analisi del sociologo prende piede da un evento che dimostra come la narrativizzazione di alcuni modelli comportamentali attraverso le serie televisive (a loro volta recuperati dalla “strada”), sia effettivamente in grado di modificare il comportamento delle persone nella loro vita “reale”. Tiziano Bonini risponde a tale questione sottolineando la complessità del processo fruitivo e soprattutto il peso delle variabili contestuali, come nel caso del celebre studio di Cantril che analizzando “in profondità la ricezione dimostrò come l’effetto di quella trasmissione radiofonica sugli ascoltatori variasse moltissimo in base ad una serie di variabili socio-culturali e psicologiche che non c’entravano nulla con il testo del messaggio”. Al di là della risposta diretta a tale questione, che appunto potrebbe scomodare numerose (e tra loro molto diverse) teorie sui media, a me pare ancor più rilevante il rapporto tra spiegazione sociologica e quadro epistemologico che tale domanda implica. ...

La fotografia come domanda / Luigi Ghirri: chiedi alla nebbia

A Milano, attorno al 1991, Luigi Ghirri confida a Mario Cresci che, dopo aver esplorato per tanti anni il paesaggio e le cose dell’esistenza con innumerevoli scatti, sta pensando ad altro, e in quel momento non gli resta che fotografare la sola nebbia della sua terra, come segno estremo di cancellazione del mondo, per dirigersi verso l'imponderabile o l’ignoto. Roncocesi, una delle ultime fotografie, scattata nel gennaio del 1992, coglie la luce che avvampa come un cielo di bruma, facendosi orizzonte tra due campi separati da una roggia. L’acqua nel fossatello pare latte di brina, specchio del biancore nebbioso. Lo stato di sospensione, sia della luce sia della bruma, viene colto in una visione estatica, così come avrebbe potuto viverla un mistico medievale. In questa immagine il fotografo si lascia condurre nella non delimitazione del reale, in una frazione del tempo in cui è in atto una rarefazione dello spazio.   Luigi Ghirri, Formigine 1985. Eredi di Luigi Ghirri.    Invita a vedervi qualcos’altro, il resto del visibile, evocando l’assenza dei limiti, un altro aspetto della realtà, ovvero ciò che non può essere delimitato: “La cancellazione dello spazio che...

È tutta colpa della tv? / Media cattivi maestri

Ha avuto recentemente una grande diffusione nel Web un video postato su YouTube nel quale dei ragazzini giocavano per le strade di Napoli con delle pistole finte e si muovevano in una maniera che sembrava ricordare quella dei boss della fiction televisiva Gomorra. E anche alcuni recenti fatti di cronaca hanno portato davanti agli occhi di molti delle efferate esecuzioni di esseri umani che possono averli portati a pensare a scene che avevano già visto in numerosi film thriller. Dobbiamo forse concludere da ciò che i comportamenti malvagi di alcune persone sono direttamente influenzati dai contenuti dei media? Ad esempio, da quelle serie televisive che godono oggi di così grande successo? La risposta classica degli studiosi di media è sempre stata che non è possibile stabilire un rapporto di causa-effetto tra ciò che le persone vedono sugli schermi e i loro comportamenti.    D’altronde, gli esempi citati riguardano degli individui particolari, mentre molti studiosi hanno sempre sostenuto che in condizioni normali gli effetti prodotti dai media, anche a lungo termine, sono “filtrati” dalla cultura sociale e soprattutto dalle relazioni esistenti tra gli individui all’...

Immaginare il domani / Future ways of living

“Come fare perché la tecnologia ci aiuti a creare il modo con cui vivere nei prossimi dieci anni?”. Questa la domanda a cui cercano di dare riposta i sei progetti raccolti in Future ways of living (24Ore Cultura, 304 pagine, 30 euro) cercano di dare una risposta. Il volume, pubblicato in inglese, racconta l’evento organizzato durante Expo Milano2015 da Meet the Media Guru, guidato da Maria Grazia Mattei, e Institute without Boundaries del George Brown College di Toronto, diretto da Luigi Ferrara. Le due organizzazioni hanno infatti riunito esperti internazionali – guru della computer science e dell’arte, dell’architettura e del design – e personalità accademiche e professionali per immaginare sei possibili scenari per la vita umana del futuro. Dopo due giorni di lezioni ispiratrici dei guru, i partecipanti sono stati divisi in sei team e – seguendo il metodo della charrette elaborato dall’Institute Without Boundaries – sono messi al lavoro per elaborare sei idee. Sei ipotesi basate sull’utilizzo attivo della tecnologia, “arma a disposizione” da utilizzare in modo sostenibile e umano, senza essere spettatori passivi dei trend tecnologici, per realizzare quel “Villaggio Globale”...

Nel ventennale del capolavoro / Infinite Jest per principianti

Metodo   – Viviamo un'epoca in cui è più semplice parlare di un romanzo senza averlo letto che riuscire a mantenere saldo un punto di vista critico sull'oggetto stesso della lettura.   – È il paradosso di un sistema mediatico complesso qual è quello in cui ci troviamo a vivere: ad un numero di informazioni in crescita esponenziale non corrisponde necessariamente un aumento delle possibilità di conoscenza. Ma è un dato storicamente verificabile: è già successo, sta succedendo, succederà ancora.   – Questo è un punto cardine su cui far ruotare le pale di un piccolo esperimento. Ignorare il flusso costante di parole e immagini ed evitare la perdita di concentrazione che ne deriva; non prendere in considerazione gli elementi biografici; sforzarsi di determinare con sicurezza il punto in cui finzione e realtà iniziano e smettono di influenzarsi a vicenda. Stiamo ovviamente parlando di Infinite Jest.   – Credo di avere iniziato a leggerlo almeno una decina di volte.   – Immagino dunque che tu ti senta in grado di formulare un'opinione nel merito: è un libro del quale negli ultimi vent'anni si è parlato parecchio.   – Non posso che darti ragione.   – È...

Cancellarsi da Facebook. Anzi, no. / Ci stiamo stancando dei social network?

Sempre più spesso capita di leggere sulle nostre bacheche Facebook status di amici che annunciano di voler abbandonare il social network, lamentandosi del troppo tempo che ci passano, dell’inautenticità di alcuni rapporti, della superficialità con cui vengono trattate certe questioni, della faziosità delle notizie. Dell’odio gratuito sollevato da dibattiti, spesso ridotti a cori da stadio in cui ognuno giura di saperla lunga. Altri semplicemente spariscono e basta, qualcuno proclama di essere sul punto di farlo ma poi rimane lì (la solita vecchia storia: mi si nota di più se resto o se me ne vado?).   Stando ai dati più recenti, la pubblicazione di post relativi alle nostre vicende psichiche è in calo, e condividiamo sempre meno fotografie personali. La funzione "Accadde oggi" ripropone vecchi status del passato, per giorni vediamo girare di bacheca in bacheca gli stessi meme, i video diventano virali, circolano variazioni su variazioni delle stesse frasi, parole, modi di dire, citazioni. Si avverte a tratti una specie di inerzia, l’impressione di leggere post che sappiamo già come andranno a finire.       Sempre più preoccupati della nostra reputazione...

Definire la guerra

“Gli uomini sono nati per uccidere, ma portano il distintivo della pace in testa”, dice il soldato Joker in Full Metal Jacket di Kubrick, indicando icasticamente il duplice e paradossale ingrediente che sembra connotare la natura e la storia dell’umanità fino ad oggi: aggressività e solidarietà, violenza e tolleranza, civiltà e barbarie, guerra e pace. In nome della famosa “legge di Hume”, ovviamente, constatare per l’ennesima volta che sia così, non significa che debba essere così o che non possa non continuare ad essere così. Nulla ci autorizza a scivolare dal piano della descrizione a quello della previsione e addirittura della prescrizione, magari fornendo una giustificazione ad atteggiamenti fatalistici, cinici o pseudo-realistici. Può essere utile, invece, come ci aiuta a fare Giangiuseppe Pili,  con il suo prezioso e corposo lavoro, appena dato alle stampe (G. Pili, Filosofia pura della guerra, Aracne, Roma 2015), reinquadrare, con un approccio filosofico, una serie di questioni che tornano ad assillarci: come definire la guerra?   La guerra è una possibilità, che quindi l’uomo può non scegliere, o è inevitabile? Cosa causa una guerra? Cosa fa aumentare le...

Architettura, grafic e product design / Silvio Coppola e la corporate identity

Non sempre la storia del design è stata scritta negli spazi ad esso deputati, quali gli studi dei designers (sia della bi che della tri dimensione), i laboratori e gli opifici o i prestigiosi siti espositivi di richiamo internazionale; a volte essa ha preferito vergare qualche sua pagina in luoghi altri da quelli dell’ufficialità conclamata. È il caso del ristorante milanese el Prosper, dove, tra una risata e un risottino e un buon bicchier di vino, sono avvenuti incontri, sono nati progetti, sono stati abbozzati contratti per l’esecuzione e la produzione di alcuni tra i più bei pezzi del nostro design nazionale.   Diego Prospero (1922-2000), ticinese d’origine ma naturalizzato milanese, apre i battenti del suo ristorante in Via Chiossetto 20 nel 1966 e da subito esso diventa il punto di ritrovo prediletto (divertente definirlo “covo”) di architetti, di grafici e di imprenditori del settore dell’arredo e affini, e anche di giornalisti e di intellettuali meneghini e non.  Io ci sono stata qualche volta, da ragazza, con mio padre, che, insieme ad alcuni suoi amici architetti e imprenditori, ne era un assiduo avventore. Quando “il Prospero” era in vena (il che accadeva di...

Viaggio nella città dei selfie / Seoul la capitale della performance

È stato splendido riscoprire, dopo qualche anno d’assenza, il cuore pulsante di una città che rappresenta il modello di sviluppo più “smart” e vivibile nel far east asiatico. A Seoul tutto si muove, fisicamente e culturalmente. A partire da una logistica super-efficiente, che è precondizione allo sviluppo delle altre forme di consumo. La sua estensione territoriale e demografica non ha nulla a che vedere con gli scenari distopici suggeriti da altre megalopoli come Shanghai e Bangkok. Anzi, la qualità della vita qui è molto elevata: si respira aria pulita e si mangia anche a buon prezzo cibo delizioso. Questo modello alternativo di sviluppo non è meramente economico e tecnologico, ma squisitamente culturale.   Certo, la città in questo segue il Giappone degli anni ottanta-novanta, quando il Sol Levante seppe rilanciare su scala globale la sua tradizione invidiabile ma anche nuove tendenze, grazie all’opera di personaggi talentuosi (come Miyake o Kawakubo Rei) e modelli organizzativi/industriali rivoluzionari. Mentre la Corea del Sud invece si sta imponendo sempre più nel contesto regionale asiatico, ma anche mondiale, grazie a un principio più democratico e a un modello più...

L’ossessione del disastro / Come pensano gli ingegneri

Diego Gambetta e Steffen Hertog sono due sociologi che insegnano in Inghilterra e si occupano di terrorismo. Gambetta ha curato il fondamentale studio Making Sense of Suicide Missions (Oxford University Press). Ipotizzano che i gruppi fondamentalisti islamici siano composti prevalentemente da ingegneri e da personale di formazione tecnica. L’ingegneria, scrivono, sarebbe per sua natura orientata a una missione pratica; per questo chi segue corsi universitari d’ingegneria avrebbe una propensione per sistemi cognitivi “chiusi” e per le risposte prive di ambiguità. La vicenda di Mohamed Atta, capo del gruppo dei kamikaze delle Twin Towers, sembrerebbe confermarlo: lavorava presso uno studio ingegneristico in Germania.   Guru Madhavan, giovane ingegnere di origine indiana, di famiglia braminica, consulente del Forum economico di Davos, cerca di confutare i due sociologi nel libro Come pensano gli ingegneri. Intelligenze applicate (Cortina, pp. 229, € 19), ma non ci riesce. “Non diversamente da qualunque categoria di esseri umani, scrive, i terroristi possono riuscire nel loro odioso intento soltanto se posseggono le capacità necessarie”, il che significa, squilibri mentali a...