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(516 risultati)

Che tipo di casa siamo? Il nuovo libro di Luca Molinari / La casa senza radici

Campagna inglese. Un luogo del nostro immaginario, dove tutto appare perfetto: pecore e greggi disposte armoniosamente, il cielo con le sue grandi nubi e i tagli improvvisi di luce, prati verdissimi e ogni stelo d’erba che sembra essere stato pettinato con cura di prima mattina. Ma interviene un elemento del tutto dissonante a ricordarci che non viviamo in un quadro di Constable, bensí nel XXI secolo: uno strano edificio, rivestito con losanghe di acciaio lucido in mezzo alla boscaglia. La forma è quella di una capanna, elementare e arcaica nella sua purezza volumetrica, che per metà della lunghezza è sospesa sul vuoto della vallata sottostante. Sembra quasi che questo piccolo edificio sia scivolato silenzioso sul prato fino a fermarsi in pericoloso equilibrio, ma non è cosí perché proprio sotto la pancia di questa casa di campagna 2.0 è agganciata un’altalena che ci riporta in maniera impudica ad Alice nel Paese delle Meraviglie e a un mondo a testa in giú.    La residenza, realizzata nel Suffolk nel 2010 dallo studio olandese MVRDV, veri e propri nipotini colti e dispettosi della fine postmoderna del secolo scorso, non a caso è stata chiamata Balancing Barn. Pare che...

Recensione a Paul Mason / Immaginare il postcapitalismo

Flashback. Nella notte tra il 12 e il 13 luglio 2015, dopo 30 ore consecutive di negoziati a vari livelli, si chiude l’accordo tra il governo greco e le istituzioni della Ue. Nella memoria è la notte in cui si consuma ciò che il giornalista del Guardian Ian Traynor definirà un extensive mental waterboarding subito da Tzipras a opera di Merkel e Hollande, con il giovane premier che butta la giacca sui tavoli di Bruxelles, “prendetevi anche questa”, mentre in rete si insegue il tweet. #TspirasLeaveEUSummit (Tsipras abbandona l’Eurosummit). È la conclusione di una tragedia greca contemporanea ambienta nell’epoca del dominio della finanza, climax di un percorso traumatico che si è trascinato per mesi, dopo la vittoria del partito di sinistra Syriza al governo del paese. Segnerà la crisi, a questo punto irreversibile, di un sistema complessivo di punti di riferimento, rendendo ostile lo spazio europeo nel quale prevalgono le previsioni unilaterali di grandi apparati totalitari. Per molti, è proprio tra tali rovine che prenderà vita, nonostante tutto, una nuova consapevolezza e un nuovo desiderio di pensare il cambiamento.    Parto da qui per introdurre la lettura del libro...

Recensione a Paul Mason / Immaginare il postcapitalismo

Flashback. Nella notte tra il 12 e il 13 luglio 2015, dopo 30 ore consecutive di negoziati a vari livelli, si chiude l’accordo tra il governo greco e le istituzioni della Ue. Nella memoria è la notte in cui si consuma ciò che il giornalista del Guardian Ian Traynor definirà un extensive mental waterboarding subito da Tzipras a opera di Merkel e Hollande, con il giovane premier che butta la giacca sui tavoli di Bruxelles, “prendetevi anche questa”, mentre in rete si insegue il tweet. #TspirasLeaveEUSummit (Tsipras abbandona l’Eurosummit). È la conclusione di una tragedia greca contemporanea ambienta nell’epoca del dominio della finanza, climax di un percorso traumatico che si è trascinato per mesi, dopo la vittoria del partito di sinistra Syriza al governo del paese. Segnerà la crisi, a questo punto irreversibile, di un sistema complessivo di punti di riferimento, rendendo ostile lo spazio europeo nel quale prevalgono le previsioni unilaterali di grandi apparati totalitari. Per molti, è proprio tra tali rovine che prenderà vita, nonostante tutto, una nuova consapevolezza e un nuovo desiderio di pensare il cambiamento.    Parto da qui per introdurre la lettura del libro...

Anna Maria Ortese in difesa degli animali / Un giorno l’agnello parlerà

Talvolta i libri si vedono prima che prendano corpo. Quattro anni fa, quando approdai all’Archivio di Stato di Napoli per consultare il Fondo Anna Maria Ortese, mi trovai a sfogliare un malloppo di documenti – Garboli direbbe un «cartame» – dove vidi subito, distintamente, un libro possibile. Anzi ne vidi due. In verità, stavano già acquattati nell’inventario redatto dagli archivisti napoletani; bastava scorrere le scarne didascalie del regesto per rendersi conto che, nella sezione «Testi diversi», c’erano due filoni tematici da riscoprire, due capitoli della vicenda biografica e artistica della scrittrice da riaprire: uno di impegno civile intorno alla pena di morte e alle vicende dei criminali nazisti detenuti in Italia, che all’epoca sollevarono polveroni polemici, al delitto Moro e all’aborto; l’altro intorno a questioni ambientaliste e animaliste.   È sempre più difficile che questi libri fantasmatici abbiano la fortuna di divenire cosa salda, specie se si devono cucire, confezionare a partire da pezze, ritagli, scarti. Tale è infatti lo stato dei documenti ortesiani in questione, per lo più dattiloscritti con aggiunte e correzioni autografe non sempre di facile lettura...

Visita guidata di un semiologo / Il Salone del Mobile il giorno dopo

Se uno va al Salone del mobile a Milano è per riflettere, per scoprire le ultime tendenze, per valutare le novità. Si può gioire, ma con compostezza, e solo quando un produttore abbraccia la causa ambientalista e ci mostra di aver ripopolato una foresta (non bisogna saltare su tutte le poltrone esposte, toccare ogni genere di superficie, esplorare a bocca aperta labirintici stand in colori fluo al cui cuore, anziché il Minotauro, si trova un minuscolo oggettino dalla dubbia funzione). Già, le tendenze. È a questo che servono i saloni no? A mostrare le ultime novità, a far vedere cosa si usa, che colore va. Quest’anno per esempio sembra che vada il color pastello, il legno, le forme morbide e arrotondate e un altro po’ di altre cose che informatissimi e attentissimi blogger hanno postato a più non posso insieme a imbarazzanti quantità di immagini. È come essere a una sfilata di moda in cui però le modelle sono cose e sei autorizzato a andargli vicino, toccarle, anche parlarci se vuoi, tanto chi se ne accorge? Ed ecco il punto sul quale, nel mio dopo-sbornia da mobili, vorrei riflettere: i contatti e la moda.   Quanto ai primi, la questione è diventata piuttosto imbarazzante:...

Sistemi alimentari resilenti / Food First! e la giustizia alimentare

Un sano rigetto da saturazione mediatica ci ha indotto ad aspettare la fine dell’Expo prima di tornare a parlare di cibo. E ora, a dispetto di feste passate e santi gabbati, proponiamo una riflessione su un tema che non ha fatto certo bella mostra sui tappeti rossi dell’esposizione universale. Una riflessione diversa perché proviene dalla California, dallo stato del consumo e dello spreco per antonomasia, che pure, in merito a iniziative comunitarie e resilienze urbane, ha parecchio da insegnare. Siamo sulla baia di San Francisco, a Oakland, una città che si specchia davanti alla sfavillante “City by the Bay”, mostrandone un’immagine quasi complementare quanto a povertà e disagio sociale. È qui, non a caso, che si sono sviluppati movimenti e iniziative che, dal basso, provano a cambiare il sistema produttivo e distributivo di città che paiono dominate da inestricabili logiche neoliberiste.    Una di queste associazioni è Food First!, l’Istituto per le politiche alimentari e dello sviluppo, un think-tank del popolo che dal 1975 si occupa di ricerca, educazione e attivismo. Una mobilitazione lunga quarant’anni, che ha contribuito a spostare all’interno del...

I nuovi videgiochi spaziali / Simulare il futuro

Nel luglio 2015 New Horizons, una sonda della Nasa grande circa come un pianoforte a coda, ha raggiunto Plutone, remoto pianeta (nano) del Sistema Solare e fino allo scorso dicembre – quando sulla Terra hanno cominciato a ricevere le incredibili e sorprendenti informazioni raccolte dalla sonda – avvolto nel mistero, che tuttora in larga parte permane, sulle strane formazioni criovulcaniche e la storia geologica dell'affascinante astro. Il chip che regola il funzionamento dei motori di New Horizons, oltre ai sensori e alla trasmissione dei dati, è lo stesso processore installato nella prima console PlayStation di Sony, apparsa sul mercato nel 1994. Come spiegano gli stessi scienziati dell'agenzia spaziale americana, per loro il fattore determinante non è tanto la potenza del processore quanto la sua affidabilità. Considerato che ora la sonda ha superato Plutone e viaggia nel cosmo sconosciuto è chiaro che, nonostante qualche ritocco della Nasa per difendersi dalle radiazioni durante il suo viaggio siderale, il processore abbia superato a pieni voti qualsiasi test di “controllo qualità”.   Per chi ama i videogiochi, non solo come prodotto finito con cui divertirsi ma come...

L’istante eterno dei nuovi media / Tempo

Il tempo dei media elettronici presenta una natura estremamente differente da quello della scrittura e della stampa, che era lineare, strutturato e fortemente connesso con i ritmi tipici dell’era industriale e moderna. Si caratterizza infatti per il suo deciso orientamento verso l’istantaneità. I mezzi di comunicazione contemporanei chiedono cioè in continuazione agli individui di essere connessi in cambio della possibilità di condividere un’esperienza che si sta svolgendo nello stesso momento in cui il medium sta comunicando. Ed essere sempre connessi implica che il tempo tenda a disgregarsi. Che cioè non abbia più una vera e propria struttura, ma diventi fluido e malleabile. Anche perché essere sempre connessi implica l’esposizione degli individui a una enorme quantità di stimoli che spingono inevitabilmente verso una intensa moltiplicazione e liberalizzazione dei punti di riferimento impiegati. Ne risulta che il tempo dei media elettronici in apparenza potrebbe sembrare lineare, ma in realtà è frammentato, composto cioè di un gran numero di istanti intensi separati da degli intervalli. Si tratta dunque di un insieme di punti, quel tempo tipico della contemporaneità che il...

L'immagine viva della fotografia digitale / Dal dagherrotipo ai selfie

Secondo Vilém Flusser, l’arrivo dell’immagine fotografica ha rappresentato per la cultura occidentale un’innovazione radicale. Un’innovazione che può addirittura essere paragonata a quella che è stata introdotta in precedenza dalla scrittura umana. Il linguaggio verbale ha imposto infatti agli individui di riflettere su tutto quello che dicevano e li ha aiutati di conseguenza a prendere coscienza di sé. Pertanto, è grazie principalmente a tale linguaggio che le civiltà umane hanno potuto maturare e sviluppare una propria autocoscienza. La fotografia dunque ha determinato uno choc culturale che può essere avvicinato a quello che era stato creato in precedenza dalla comparsa del linguaggio scritto. Si è presentata nel 1839 nella forma di un procedimento fotografico ancora rudimentale come il dagherrotipo, ma già quattro anni prima William Henry Fox Talbot aveva creato il primo negativo, grazie al quale è stato possibile stampare in seguito l’immagine su carta. La fotografia ha assunto così la capacità di riprodursi nella quantità desiderata a partire da un’unica matrice di base. È diventata cioè un oggetto che, esattamente come i beni industriali, poteva essere prodotto in...

Il romanzo e il paesaggio / Visioni in dissolvenza

Un edificio enorme, attraversato da un groviglio di scale e di corridoi che si ripetono ovunque uguali e forse ogni tanto si spostano quando qualcuno cerca di rientrare nel suo appartamento e si ritrova invece nei gabinetti del McDonald o in un’aula dell’università. Siamo al numero 3874 di Mystic Avenue, in una città americana immaginaria, distesa tra fiume e collina, dove i personaggi di questa storia, intellettuali che hanno perso la memoria e che gravitano attorno a un fantomatico “Istituto di Cultura Atre Letteratura Filosofia Eccetera”, sbarcano senza sapere bene il perché, delusi dalla vita, incerti di tutto, convinti di aver perso le illusioni e forse il loro stesso nome: da quando hanno messo piede in città hanno cominciato a sentire delle voci, voci femminili che ricordano il canto delle sirene e voci inquietanti che rimbombano negli spazi semideserti del casermone. Ogni tanto, nel corridoio che porta alla camera da letto, passa sfrecciando la sagoma di un cane: viene il sospetto di essere arrivati all’inferno e che il cane sia una creatura dell’oltremondo inviata a Mystic Avenue per portarsi via le loro anime.    Roma   La città che Daniele Benati...

Cosa pensare della clinica via internet? / Internet e l'autismo, una provocazione

Intorno al mondo di internet si è sviluppato un dibattito interessante, spesso polemico, a tratti poco chiaro. Gli argomenti di due ipotetiche fazioni cliniche si esprimono a favore/contro l'opinione dell'uso di internet in clinica. Chi è contrario sostiene che internet può essere uno strumento utile per la divulgazione, la riflessione, la consulenza e la supervisione richiesta da un collega lontano, ma non per l'incontro clinico. Molti studiosi sostengono che ciò che oggi definiamo virtuale, non è più il campo del possibile, ma appartiene alla realtà. Passiamo gran parte della giornata “a” contatto con altri attraverso la “rete”. Come i pesci in certi tipi di attività ittica, siamo catturati nella rete. Che cosa manca, secondo questa posizione contraria alla clinica via internet? La materialità del corpo, la sua presenza concreta, tangibile. Mancano, agli interlocutori della clinica, le rispettive presenze fisiche. La terapia avverrebbe nel vuoto, in assenza del corpo. Questo, invero, per alcuni psicoanalisti, potrebbe essere un vantaggio, sopratutto per coloro che ripetono sempre l'idea paradossale che il corpo è un ostacolo al legame affettivo. Chi sostiene che internet...

Progetto di restauro digitale del patrimonio sonoro di Nuto Revelli / La memoria come ritorno

C’è un modo per tornare, riguardare il mondo tradizionale contadino e i suoi territori – nella fattispecie quello della Provincia Granda del Cuneese fissato nelle testimonianze raccolte tra gli anni Sessanta e Ottanta da Nuto Revelli – attraverso un’interrogazione, ogni volta nuova, della sua memoria. L’occasione è offerta dal progetto della Fondazione a lui dedicata di dare una voce inedita all’archivio orale delle testimonianze del Mondo dei Vinti e dell’Anello forte digitalizzando l’archivio sonoro con un percorso interno di indicizzazione e “taggaggio” dei molteplici percorsi tematici interni al migliaio di ore di racconti orali: dalle guerre al partigianato, certo, ma anche alimentazione, religiosità e credenze, medicina popolare, sessualità… Un progetto avviato in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino, che attraversa orizzontalmente diverse discipline: dalla storia all’antropologia culturale (tra i nostri consulenti ci sono il dialettologo Tullio Telmon dell’Università di Torino e gli antropologi Lucia...

I segreti del mondo globale / Lo spionaggio e la rete

A completamento di quanto illustrato da Joy Marino e Paolo Giaccaria circa l’impatto delle nuove tecnologie sulla nostra vita, in questo contributo ci occuperemo della rete, in particolare del suo lato occulto. La diffusione di Internet e la digitalizzazione di molte attività che regolano distribuzione e fornitura di informazioni, beni e servizi è una caratteristica peculiare delle società contemporanee (Kshetri 2010). La progressiva informatizzazione da un lato è uno strumento che agevola la nostra quotidianità, dall’altro comporta il problema della gestione delle reti e della custodia delle banche dati. Data la crescente rilevanza di queste tecnologie, la questione della sicurezza dell’intero complesso costituisce un problema specifico. Essa riguarda infatti una materia assai delicata come i dati personali, anche sensibili, della popolazione; c’è quindi il rischio che quei dati possano essere utilizzati in maniera impropria (Rodotà 2014). La tutela della sfera privata che noi oggi chiamiamo privacy era già ben chiara a Georg Simmel come problema legato alla modalità e alla qualità delle relazioni sociali di un soggetto. Nel suo saggio su Il Segreto e la società segreta,...

Una breve storia di Twitter / Dotti uccellini da dieci primavere

Il primo giorno di primavera del 2006, i mandorli di carducciana memoria si infioravano, le violette odoravano e gli uccelli trillavano in volo. Un uccellino particolarmente dotto, Pascoli docet, proveniente dalla valle del silicio, si apprestava a produrre un cinguettio che avrebbe fatto più di 68.000 giri intorno al mondo. Si chiamava @jack e stava semplicemente mettendo a punto il suo “twtter”. No, non è un errore di battitura. Era l'inizio di una nuova stagione digitale, poi sfociata nella conquista del dominio “Twitter”, che avrebbe visto avvicendarsi al suo interno “leoni da tastiera, brevità testuali, neologismi creati, cancelletti rimessi a nuovo”. È così che Massimo Arcangeli, autore di Breve storia di Twitter (Castelvecchi 2016) descrive le tappe principali del suo viaggio nei meandri del social network che ha mutato non solo i modi e i tempi dell'informazione mondiale, ma anche il rapporto tra pubblico e privato. È più facile dire cosa non è Twitter, perché è quasi qualsiasi cosa: quasi microblog, quasi chat, quasi forum, quasi megafono. Sicuramente serve a settare le agende di tutto il mondo sui trend topic, sui temi caldi di cui discutere.  Il social...

Tutti chini sui loro computer portatili a 200 all'ora / Uffici

Sono seduto sul treno superveloce. Accanto a me – di fronte, di fianco, nei sedili più avanti e più indietro – c’è un intero ufficio al lavoro. Signori e signore, tutti chini sui loro computer portatili, elaborano fogli Excel, oppure rispondono a e-mail (hanno tutti la “pennetta” per Internet o sono collegati al wifi-frecciarossa); altri stanno scrivendo relazioni. Molti telefonano, tanti ascoltano musica dai loro iPod. Sui minuscoli tavoli, muniti di prese di corrente, ci sono diversi cellulari, almeno due per persona. Qualcuno invece legge sull’iPad il giornale, o forse un libro, o più probabilmente ripassa una relazione che dovrà tenere all’arrivo. Un ufficio viaggiante che neppure la fantasia di Vladimir Karfik, progettista boemo degli anni Trenta, avrebbe potuto prevedere, lui che aveva allestito un ufficio-ascensore per Jan Antonin Bata, fratello del fondatore della casata delle scarpe: una stanza mobile di 6x6 con climatizzazione autonoma, lavandino, radio, speciale scrivania e acclusa stenografa. L’ufficio in cui mi trovo viaggia a oltre 200 chilometri all’ora, qualcosa di incredibile solo per la mentalità di 20-30 anni fa. Si tratta di un agglomerato umano instabile...

Lampade e lampadari / A proposito di modernità. Angelo Lelii

Il mio primo incontro con il design avvenne a metà degli Anni Sessanta. Avevo allora solo una decina d'anni ma ero già molto curiosa. Un giorno, il fratello di mio padre – che amavo seguire nelle sue peregrinazioni urbane e montane – mi portò a Monza, in una fabbrica di lampade molto in voga fra gli addetti ai lavori, l'Arredoluce. Fu lì che conobbi Angelo Lelii, un uomo estroso e razionale, così come razionale e beherensiana era la sua fabbrica: luce zenitale e ampi spazi funzionali.A lui si debbono alcuni tra i più  begli apparecchi per illuminazione del design italiano, sebbene siano poco conosciuti, come Triennale (1947), una lampada da terra a tre braccia orientabili, in alluminio laccato nei tre colori primari (quasi un omaggio a Mondrian se non fosse per le diagonali) e Stella, la splendente plafoniera a raggiera con molteplici punti luce (che lo scorso anno, in un’asta a Parigi ha raggiunto la quotazione di cinquantamila euro!) Angelo Lelii, Lampada Triennale (1947) e lampadario Stella (1950). Obliato ancor oggi dalla critica ufficiale – che gli ha sempre preferito il suo antagonista (tipo Coppi-Bartali), il milanese Gino Sarfatti di Arteluce – Angelo Lelii...

Gela: realtà e condizione umana

Lo scritto di Leonardo Sciascia su Gela pubblicato sul “Gatto Selvatico”, la bella rivista dell’ENI diretta dall’amico Attilio Bertolucci, ci riporta ai toni e allo stile del suo primo libro, Le parrocchie di Regalpetra. Vi riconosciamo, pur nella brevità del testo, la stessa capacità di restituire la storia di una comunità cittadina per scorci essenziali, che saldano la ricerca del dato statistico e d’archivio alla minuziosa conoscenza dei testi canonici sulla “questione meridionale” e, soprattutto, allo sguardo attento del testimone.  Un testimone che si vuole non oggettivo ma partecipe, anzi impregnato, di volta in volta, di pietà e indignazione: sentimenti, questi, che possono provocare delle impennate liriche nella scrittura. Si leggano qui le parole di Sciascia sulla miseria che «scendeva dentro di voi, si faceva peccato d’origine e specchio del destino: inalienabile e irredimibile in voi come in quell’umanità dolente ed attonita», oppure quelle sul mare «vuoto, che quasi batte alle sue case, aggiungeva riflessi di allucinazione, note di fonda desolazione...

@ Ray Tomlinson

Per gli italiani è la chiocciolina, per i russi un cagnolino, i greci ci vedono un papero, i tedeschi una scimmia che afferra un ramo, i coreani un mollusco, i giapponesi un vortice, gli israeliani un dolce arrotolato. Si sta parlando di @. Il suo nome inglese è at ed è diventata famosissima grazie alla posta elettronica. È bastato il gesto di un ingegnere elettronico americano, Raymond Tomlinson, detto Ray, scomparso ieri a 74 anni, che la vide su una telescrivente. Era un semplice carattere sulla tastiera, poco utilizzato e collocato sopra la lettera P. Ray non sapeva che aveva una storia antica, semplicemente gli piacque e per giunta non la usava nessuno. La telescrivente era un modello della American Telephone and Telegraph (AT&T); ma @ era già in circolazione dal 1882. Lo tirò fuori dal mazzo dei segni, come scrive Massimo Arcangeli in un breve saggio, Biografia di una chiocciola. Storia confidenziale di @ (Castelvecchi), e lo espose sulla piazza virtuale nel mese di ottobre del 1971. Scrivere @ è come scrivere “presso”; in italiano: c/o. La sua funzione è di separare in un indirizzo di posta elettronica il nome di chi utilizza (user name) da quello del “contenitore...

L'eterno ritorno di X-Files

Nello stemma codicum, l'albero genealogico dei codici, l'archetipo viene talvolta indicato con una x, e spesso è inaccessibile e sconosciuto, come vuole l'altra accezione della ventiquattresima lettera dell'alfabeto latino moderno, ossia quella di incognita, in arabo “shay”, “cosa”, termine dalla pronunzia simile a “ics”.    La x come prefisso è una costante del filone fantascientifico, ma è indubbio che, tra le serie televisive, una in particolare può essere considerata come il modello prototipico dei generi sci-fi e crime, mi riferisco alla ventiduenne X-Files, tornata in auge dopo quattordici anni, se non si conta il film del 2008. Gli X-Files, i dossier FBI sui casi ai confini della realtà, sono ufficialmente riaperti, anche se apparentemente per poco, sei episodi, ma, a detta del loro ideatore Chris Carter, potrebbero continuare a prosperare in futuro grazie ai continui spunti offerti dalla cronaca contemporanea.      La decima (mini) serie incomincia con una sequenza riassuntiva dei nove anni di attività, compressi grazie all'espediente...

Il triangolo dell'incultura

Si diceva, prima, sottosviluppato a uno che non sapeva le cose, che non capiva i nessi e non argomentava opinioni. Se eri sottosviluppato eri tagliato fuori dal consesso, si diceva, civile. Non eri nella polis, eri un alieno, un barbaro. Insomma, uno sfigato. Ora, tutti immersi nel liquido amniotico di internet, si scopre che il non sapere le cose, non capire ecc., pare essere una realtà estremamente diffusa e per tanto, in qualche modo, condivisa e accettata. Questo non tocca le anime belle che popolano la rete, quelli che la usano con buona educazione e garbo, quelli che hanno una piena comprensione di un testo scritto di media complessità (gli italiani, come è noto, sono il 7-8%), che si rivolgono ai loro pari “equilibrati” con intelligenza e sensibilità. I “dannati della rete”, invece, ne fanno terra da percuotere su cui lanciare il loro tam-tam di messaggi anonimi se serve. Per aizzare gli animi, far fuori individui, violare il privato ruttando miseria. Poi c’è la fascia middle, un po’ questo e un po’ quello. Ma tutti messi insieme…     I destini individuali sono certamente un...

«Favorisca foto del profilo e bio di Twitter»

Non sarei sorpresa se un giorno, fermata a un posto di blocco, le forze dell'ordine mi chiedessero, invece di patente e libretto, foto del profilo e bio di Twitter, ormai assurti a vero documento di riconoscimento atto a dimostrare chi sono realmente.   La bio di Twitter serve a sussumere l'essenza di un individuo in 160 caratteri, ben 20 in più dei tweet canonici, utili a donargli visibilità, dimostrare la sua competitività, mentre le immagini di profilo e copertina completano l'informazione dal punto di vista estetico. La bio di Twitter funge anche da filtro per selezionare i contenuti rilevanti generati da tool o mash-up di terze parti, compare tra i risultati dei motori di ricerca, modellando l'immagine globale che il Web ha di ciò che siamo e che facciamo.   Da quando Twitter è assurto a canale di comunicazione privilegiato di un certo tipo di expertise, si è perso il conto di articoli, tutorial, consigli sulle buone pratiche del social media, il cui fulcro del discorso è proprio la bio, considerata l'elevator pitch del personal branding, il processo di promozione del sé. I 160...

Il milanese imbruttito

A scorrere la rassegna stampa del Milanese Imbruttito vengono le vertigini. A ogni articolo uscito sui giornali per riferirne l’inarrestabile ascesa, un crescendo esponenziale di numeri: 15mila fan in soli 4 giorni dall’apertura, avvenuta nel 2013, 60 mila in due settimane, poi 180 mila, 200 mila, 470 mila, fino agli 850 mila e più di questi giorni. Si tratta di una pagina facebook che quotidianamente sforna post ironici sulla milanesità in cui chi vive a Milano può riconoscersi ma che, bontà sua, accoglie una comunità molto più ampia di quella di “Milano Milano”, facendo ridere la rete degli stereotipi che la città occupa nell’immaginario nazionalpopolare. Il milanese imbruttito in carne e ossa lo conosciamo, infatti, tutti.     Il fulcro di ogni attenzione è, appunto, lui, il leggendario cittadino meneghino, insofferente e devoto all’idea di Milano città sobria e operosa. Per questo, va sempre di fretta e guarda il mondo con un misto di superiorità e tragica coscienza di ogni umana inadeguatezza. Egli si produce, quindi, in un mix di sarcasmo e nebbioso...

Gadda: una giraffa nel giardino delle belle lettere

Continua ad agire nella nostra cultura una pregiudiziale anti-tecnologica. Nella premessa ai saggi raccolti in L’altrui mestiere (1985), dove si era divertito a gettare il suo sguardo di chimico di professione su altri ambiti del Paese d’Enciclopedia, in cerca dei legami trasversali che collegano il mondo della natura con quello della cultura, Primo Levi osservava che la spaccatura fra intellettuale e tecnico, fra chi lavora col pensiero e chi lavora con le mani, è “una schisi innaturale, non necessaria, nociva, frutto di lontani tabù e della controriforma, quando non risalga addirittura a una interpretazione meschina del divieto biblico di mangiare un certo frutto. Non la conoscevano Empedocle, Dante, Leonardo, Galileo, Cartesio, Goethe, Einstein, né gli anonimi costruttori delle cattedrali gotiche, né Michelangelo; né la conoscono i buoni artigiani d’oggi, né i fisici esitanti sull’orlo dell’inconoscibile”. Certo, resta fatica improba gettare ponti al fine di scavalcare l’assurdo crepaccio che separa la cultura scientifica da quella letteraria: e lo stesso Levi, centauro in cui cercano di...

Made In

Oggi le imprese italiane si trovano davanti a una serie di problemi, il primo dei quali è modellare i propri paradigmi di produzione e consumo tenendo conto dei criteri come la qualità, la sostenibilità ambientale e l’innovazione sociale e tecnologica; la crisi economica che sta durando da alcuni anni e che coinvolge profondamente la società italiana impone che questi temi vengano sviluppati in modo coerente e compatibile con la possibile ripresa economica. Per questa ragione la cultura d’impresa, ovvero quel connubio tra tecnologie, ricerche, innovazioni, risorse umane, relazioni tra industria e territorio, richiede una profonda riflessione critica e autocritica per poter affrontare la competizione globale su un periodo non solo breve, ma lungo. Per questa ragione il Circolo dei Lettori di Torino ha organizzato tre incontri dedicati alla cultura politecnica, alla memoria e al futuro dell’impresa, alle nuove narrazioni delle imprese stesse; lo cura Antonio Calabrò e si svolge in tre diverse date: 18 febbraio 2016 (ore 21) La cultura politecnica. Lo sguardo critico tra scienza e tecnologia (partecipano: Antonio Calabrò,...