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Tecnologia

(592 risultati)

In risposta a Nicla Vassallo / Economia dei media digitali e democrazia

Le prigioni di cui parla il contributo di Nicla Vassallo sono prigioni di cui tutti noi facciamo esperienza quotidiana. Le estensioni tecnologiche di cui ci serviamo per amplificare le nostre facoltà di spostamento, i nostri sensi e il nostro potere comunicativo sono allo stesso tempo prigioni e strumenti di liberazione. Per i lavoratori studiati dalla sociologa Judy Wajcman, le nuove tecnologie digitali rappresentavano spesso uno strumento di ulteriore schiavitù e compressione dei tempi di lavoro (in Pressed for time. The Acceleration of Life in Digital Capitalism), eppure la Wajcman ha dimostrato come questa percezione non fosse dovuta né determinata dalle tecnologie di comunicazione digitale ma dal trionfo di un certo modello di organizzazione del lavoro. Secondo la Wajcman non siamo ostaggi, prigionieri, dei nostri strumenti di comunicazione (questa è invece la tesi del recente libro di Sherry Turkle), siamo invece ostaggi dell’etica produttivista imposta dall’attuale sistema economico che governa le nostre vite. Le tecnologie di comunicazione sono ormai embedded nelle nostre pratiche quotidiane, secondo Wajcman e il loro uso è socialmente strutturato. Negli studi della...

I media creano i luoghi / Cosa ci può dire ancora McLuhan?

Il canadese Marshall McLuhan è stato probabilmente il più importante studioso dei media. È scomparso quasi quarant’anni fa, nel 1980, ma i principali concetti teorici che ha elaborato sono ancora notevolmente conosciuti e continuano in gran parte a essere efficaci per spiegare il funzionamento della comunicazione contemporanea. Certo, vanno sviluppati e aggiornati, dato il consistente tempo che è passato dalla loro comparsa. Ha dunque senso parlare ancora oggi di McLuhan se si è in grado di riprendere e migliorare le sue idee, come ha fatto in passato il suo allievo Derrick De Kerckhove in alcuni dei suoi migliori libri. Ma McLuhan può anche essere ripreso per collocarlo all’interno dell’evoluzione del dibattito culturale e cercare di sistematizzare quello che le sue idee hanno generato. È l’operazione tentata ad esempio di recente dallo studioso Paolo Granata all’interno del volume Ecologia dei media (FrancoAngeli).    Non ha invece molto senso parlare inutilmente di McLuhan, forse per avere un titolo che sfrutta commercialmente il richiamo del suo nome. L’ha fatto Alberto Contri in un libro in uscita in questi giorni e intitolato appunto McLuhan non abita più qui? (...

Lo spettro dell'anonimato / Le prigioni di internet e la tirannia di Wikipedia

Non so bene da dove iniziare. Forse l’esperienza personale, a cui non ricorro quasi mai, in questo caso funziona: è esplicativa. E quanto segue può sembrare ormai palese, eppure ce se ne dimentica di frequente. Un semplice esempio: il primo gennaio 2017 ricevo una telefonata che, con voce sgomenta, mi domanda: “Non sei su fb? E allora come riesco a farti gli auguri di buon anno?”. Certo, verrebbe da ridere e ribattere: “Scusa, perché non ci facciamo gli auguri al telefono, visto che mi hai chiamata?”. Suppongo sarebbe tempo perso. Impiego internet da suoi primordi, e non mi pareva una schiavitù. Ora non solo se ne è schiavi, ma pure impossibilitati, seppur innocenti, a uscire dalla galera. Mi rallegro (e sto mentendo) con chi come me non la pensa, ovvero coi tanti e le tante che vagano nella confusione di essere se stessi/e rispetto alle menzioni del loro nome su un motore di ricerca, specie su google: di tali menzioni ne cercano, ricercano, desiderano sempre troppe, pure quando non ne avrebbero alcuna necessità. A contare, a mio avviso, dovrebbe piuttosto essere la propria individualità e professionalità, la propria onestà, al di là delle menzioni (o menzogne).   Ho in...

Post-verità / Storytelling versus verità

“Che cosa è la verità”? (Giovanni, 18:38) La verità non prospera nella nostra epoca di pragmatismo anche filosofico. Il pragmatismo è stata la filosofia più influente nel XX secolo, e si riassume nell’idea che in fin dei conti è vero ciò che è utile. E oggi è massimamente utile (per certi) sfruttare ciò che la massa crede sia verità. Nell’antica Roma per tenere buona la plebe si davano a essa panem et circenses, pane e spettacoli; oggi per conquistare il suo consenso le si danno in pasto pseudo-verità.   Nelle campagne di gran parte d’Europa, anche in Italia, è diffusa questa “informazione”: che da un aereo vengono lanciate vipere nelle campagne. Siccome le vipere sono a rischio estinzione, per mantenere l’equilibrio ecologico occorre immetterne esemplari. Questo a opera della Forestale o di qualche altro ente statale. È una leggenda metropolitana, anche se questa leggenda è virale in zone rurali, non nelle metropoli. Quando cerco di convincere qualche contadino o contadina che la cosa non è possibile – perché un fatto del genere finirebbe sulle prime pagine dei giornali e innescherebbe un poderoso attacco al governo, ecc. – fallisco puntualmente. Penso che un Trump italiano...

La sostanza della realtà / Westworld e la teoria del tutto

In un futuro non troppo lontano, un parco a tema riproduce il vecchio west nei minimi dettagli. Cowboys, prostitute, baristi: i turisti si mescolano alle attrazioni, e gli uni sono indistinguibili dagli altri. La sola differenza tra questi, è che i turisti sono umani, e le attrazioni, anche se lo sembrano in tutto e per tutto, non lo sono: sono robot, androidi, veri e legittimi nipoti dei replicanti di Dick. I turisti possono fare tutto ciò che vogliono ai robot. Possono ucciderli, possono violentarli. Alle attrazioni è impedita, viceversa, ogni reazione, secondo una versione adattata delle tre leggi della robotica di Asimov. L'esperienza per i turisti è entusiasmante, quanto terribile per le attrazioni, che ogni giorno vengono rattoppate e ricominciano a interpretare il ruolo scritto per loro, senza ricordo delle migliaia di morti già vissute, dei dolori già provati, dei ruoli diversi recitati. I robot non hanno accesso al proprio passato, solo a tratti affiorano immagini che assomigliano a reminiscenze di vite passate, simili a sogni.    Il segreto di Westworld, e dell'incredibile grado di realtà che caratterizza il parco, è dunque che le attrazioni non solo sembrano...

Pasolini, La lunga strada

“Sono felice. Era tanto che non potevo dirlo: e cos’è che mi dà questo intimo, preciso senso di gioia, di leggerezza? Niente. O quasi. Un silenzio meraviglioso è intorno a me: la camera del mio albergo, in cui mi trovo da cinque minuti, dà su un grosso monte, verde verde, qualche casa modesta e normale”. Così scrive su carta intestata dell’Albergo Savoia di Casamicciola Terme, a Ischia, Pier Paolo Pasolini nel luglio del 1959. Partito da Ventimiglia, sta esplorando le coste e le spiagge italiane scendendo fino in Sicilia per poi risalire a Trieste. Si tratta di una serie di articoli, tre in tutto, che il settimanale Successo dell’editore Palazzi, diretto da Arturo Tofanelli, gli ha commissionato.   L’idea è del fotografo Paolo di Paolo e Tofanelli ha pensato subito a Pasolini quale compagno di viaggio. Nel mese di maggio ha pubblicato Una vita violenta, suo secondo romanzo dopo la scandaloso Ragazzi di vita; il riscontro di critica e di pubblico è positivo, come racconta Nico Naldini in Pasolini, una vita, biografia del poeta riedita da poco in forma accresciuta (Tamellini Edizioni). Si tratta di uno dei primi reportage sull’Italia del boom, che scopre le vacanze e si stende...

Henry Plummer. L'uomo e lo spazio / L’architettura come esperienza

L’esperienza dell’architettura, l’ultimo libro di Henry Plummer, ha per soggetto lo spazio fisico costruito dall’uomo; uno spazio artificiale che spesso si mescola con quello esistente, naturale, integrandosi a esso e attingendo da esso come al proprio necessario alimento, e che tuttavia dal proprio essere artificiale – ovvero letteralmente “inventato”, creato ex nihilo – trae i suoi esiti migliori.    Nello specifico il discorso di Plummer si focalizza su quegli spazi – in un numero ricorrente di casi – apparentemente modesti e minori, il cui significato essenziale consiste nello svolgere una funzione semplice ma assolutamente basilare: servant spaces, spazi serventi, come li avrebbe chiamati Louis I. Kahn. Si tratta di pavimenti, scale, passerelle, paraventi, porte, finestre, sedili e altre “specie di spazi” che non arrivano ancora a formare un edificio o un luogo nella sua interezza. Sono soltanto porzioni dell’uno o dell’altro, necessari “passaggi” che li compongono e che al tempo stesso li dispongono nello spazio, rendendone possibile l’uso. Ma è proprio in questi “passaggi” che Plummer trova la chiave per leggere l’architettura in un modo interessante e a tratti...

I signori del cibo / Errori e orrori dell'alimentazione postindustriale

Quattro capitoli per altrettanti alimenti cercando di capire cosa sia oggi il "cibo postindustriale": potrebbe essere questa una sintesi minima essenziale del libro I signori del cibo di Stefano Liberti (Minimum fax editore, 2016). In mezzo una descrizione accurata dei processi attraverso i quali quel cibo arriva sulle nostre tavole, di come sia, innanzitutto e prima di tutto, semplicemente merce e – qui sta la novità – come questa merce nell'epoca della globalizzazione sia diventata anche elemento della finanza con tutte le relative conseguenze, che sono nel contempo alimentari ed extra alimentari.   Non solo oro, argento, petrolio o terre rare  muovono i grandi capitali ma recentemente anche derrate alimentari, che, per la loro importanza in un mondo sovrappopolato, sono diventate materie prime contese, con le loro quotazioni, contratti, futures, coinvolgimento di hedge fund compreso.  È solo il mercato. Già... ma un mercato con leggi ben diverse da quello del mercato rionale, dove la merce è innanzitutto cibo da osservare, toccare, anche annusare prima di decidere infine di comprarlo. Nel mercato globale e digitalizzato invece gli alimenti sono paradossalmente e...

Intervista ad Alessandro Scali / Per un'arte che non dia troppo nell'occhio

Alessandro Scali, artista e ricercatore creativo, pioniere della Nanoarte a livello internazionale, è una figura di rilevanza nella sfera dell'arte. Innovatore e abitante consapevole dell'ambiente mediale e culturale contemporaneo, dà vita insieme a Marco Calabrese al progetto Okkult Motion Pictures, che dal 2012 utilizza come canale principale di diffusione la piattaforma Tumblr.    1) Alessandro, ti ringrazio per aver accettato l'intervista; iniziamo “dalla fine”. Il tuo ultimo progetto NanoArte è davvero molto particolare, gioca su una dicotomia, quella della visibilità e dell'invisibilità dell'opera d'arte, rende paradossale il concetto di sguardo e, grazie all'ibridazione con il progetto Moon Arts Project, avrà una destinazione particolare: la luna. Ce ne parli in maniera più approfondita?   Ciao Paola, e grazie a te per l’opportunità offertami. In realtà la Nanoarte – ossia la realizzazione di opere micro e nanometriche, invisibili ad occhio nudo – è il mio progetto artistico più datato. La prima opera, intitolata Oltre le colonne d’Ercole e realizzata in collaborazione con un gruppo di ricercatori del Politecnico di Torino, risale infatti al 2006. Nello...

La nascita della filosofia digitale

1. La ricerca del principio primo   Uno dei primi temi affrontati dalla filosofia occidentale fu la ricerca di un elemento unificante, di un “principio primo”, o arché, che costituisse l’origine e il fondamento dei fenomeni variegati e delle sostanze e forme diverse che si presentano in natura. Talete (VII-VI sec. a. C.) indicò il principio primo nell’acqua. Altri filosofi identificarono l’arché in sostanze diverse, dall’aria al fuoco. Pitagora indicò l’arché in un principio astratto, il numero. Se a ‘numero’ si sostituisce ‘informazione’ si passa agevolmente dalla filosofia pitagorica alla filosofia digitale. La ricerca dell’arché continua anche oggi: i fisici si sforzano di dare un quadro unitario della realtà sia cercando la grande unificazione delle quattro forze fondamentali sia cercando di costruire le teorie del tutto. È forse un’esigenza di carattere psicologico che si perpetua nei secoli e obbedisce al nostro bisogno di esorcizzare la complessità del reale riducendola a una congetturale semplicità soggiacente: si tratta di una supposizione di carattere non fisico, bensì metafisico.    2. Il computer macchina filosofica   Il calcolatore elettronico ha...

Un antropologo nella Val di Susa / No tav. Fuori dal tunnel

Ormai fanno parte del paesaggio. Che si imbocchi la SS 24 sul lato settentrionale della valle o che si percorra la SS 25 lungo i pendii a sud della Dora Riparia, le bandiere, le scritte, i cartelli con sopra il logo no-tav sono onnipresenti in val di Susa. Li vedi appesi ai balconi delle case, sventolare nei giardini, penzolare dai tralicci a volte grigi di smog e lacerati dal tempo. I muri della valle sono pieni di slogan e persino sull’erba del versante sud del Musiné spiccano due grandi scritte bianche, visibili anche dal fondovalle. Sono i segni e i simboli della ormai ultra ventennale lotta contro il treno ad alta velocità Fino ad alcuni anni fa parlare di val di Susa significava evocare montagne ricche di storia, celebri monasteri come l’abbazia di Novalesa o la Sacra di San Michele, rifugi molto frequentati cari agli escursionisti come il Val Gravio, il Mariannina-Levi, il Cà d’Asti e ascensioni alpine come quelle al Rocciamelone, al Niblé, al Sommeiller. E sport invernali: con il suo grande comprensorio della Via Lattea e le note stazioni invernali di Sauze d’Oulx, Cesana, Clavière, Bardonecchia, Sestrière la val di Susa è stata uno dei primi templi dello sci alpino...

Tra “nuovismo” e “pigrismo” / L'utopia di Wikipedia

Wikipedia è il tentativo più audace e ambizioso di raccogliere e condividere la conoscenza umana. È un progetto gigantesco e generoso, un'utopia di straordinaria fertilità, che ha coinvolto milioni di volontari di tutto il mondo per un obiettivo comune: mettere il sapere di tutti, in tutti i campi, a disposizione di tutti. È una delle esperienze che meglio caratterizza la rete, o meglio il web 2.0, nato dalla collaborazione di tutti gli utenti – o perlomeno, di tutti gli utenti di buona volontà: è “la nave ammiraglia della flotta della 'citizen science' (…) e l'esempio più lampante della 'dilettantizzazione', o, più esattamente, del revival dello studioso dilettante” (Peter Brown, Dall'Encyclopédie a Wikipedia, Il Mulino, Bologna, 2013). Il successo è innegabile, visti il numero di collaboratori coinvolti, la quantità di voci pubblicate, il successo di pubblico. È da anni tra i 10 siti più visitati del mondo, nell'agosto 2015 dichiarava di essere presente in oltre 291 lingue (di cui circa 280 attive), con 35 milioni di voci (di cui circa 1,3 milioni in italiano) e 135 milioni di pagine. Già nel 2006 gli utenti che avevano fatto più di 5 interventi erano oltre 75.000. ...

Mafia 3 / La salvezza della democrazia: Lincoln Clay

Chi teme gravi pericoli per la democrazia mondiale dopo la vittoria elettorale di Donald Trump dall'altra parte dell'Oceano potrebbe sentirsi rassicurato dalle gesta poco eroiche ma molto legittime di Lincoln Clay, protagonista di Mafia 3, un videogame di caratura criminale ambientato nel 1968 a New Bordeaux, una versione fittizia di New Orleans. Lincoln è un reduce dal Vietnam, suo padre è bianco (forse italiano) e sua mamma di colore, come Obama ma al contrario, abbandonato da piccolo in un orfanotrofio e affidato alle cure di padre James. A differenza dell'ormai ex presidente USA non appartiene alla classe privilegiata degli afroamericani, le scuole in cui si è formato sono prima la strada e poi le risaie del sud-est asiatico. Lincoln è il figlioccio del padrino di colore Sammy, al suo ritorno in patria ha intenzione di annunciargli il suo trasferimento in California per intraprendere un'attività commerciale con un ex commilitone.   La trama si complica fin da subito, con l'ultima rapina di Lincoln per Sammy a un furgone portavalori in combutta con la famiglia mafiosa italoamericana dei Marcano, capeggiata dal vecchio e feroce Sal e dal figlio Georgie, inetto ma ancora...

Rete di potere / Internet. Libertà apparente

Le società contemporanee sono sempre più avvolte da una gigantesca rete che sta progressivamente imponendo il suo modello culturale e comunicativo. Nato come spazio liberamente accessibile e privo di confini, il Web sta trasformandosi infatti in uno spazio chiuso, nel quale aumentano i vincoli per il singolo individuo, che può accedere a certi servizi solamente pagando un determinato prezzo. Il processo è in corso da tempo, grazie allo sviluppo di una vasta gamma di strumenti di controllo che regolamentano e limitano la libertà d’azione: registrazione degli utenti, password d’accesso, filtri, cookies, tracciabilità dei contenuti, ecc.  La comparsa negli ultimi anni di strumenti come gli smartphone e i tablet lo sta però accelerando. Perché le app, cioè le applicazioni informatiche che consentono di ottenere specifiche prestazioni da questi strumenti, stabiliscono dei precisi limiti d’azione per l’utente e sono spesso a pagamento, come lo sono del resto anche molti contenuti che in passato erano liberamente consultabili.    Illustrazione di Ehsan Mehrbakhsh.   Inoltre, ciascuna azienda operante nel Web cerca di fare restare il più possibile l’utente all’...

Le verità vere sono quelle che si possono inventare / Storia naturale della post-verità

“Le verità vere sono quelle che si possono inventare”, scriveva Karl Kraus circa un secolo fa. Lo scrittore e polemista austriaco, celebre anche per i suoi aforismi, amava dire che chi esagera ha buone probabilità di venir sospettato di dire la verità, e chi inventa addirittura di passare per ben informato. Più o meno nello stesso periodo, lo scrittore anarchico statunitense Ambrose Bierce definiva così il termine verità nel suo splendido Dizionario del diavolo: “ingegnoso miscuglio di apparenze e utopia”. Veritiero nel libro di Bierce equivale così a “ottuso, stolto, analfabeta”. Con tutt’altro approccio, nel 1967 Guy Debord scriveva che “nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso”. Il filosofo Baudrillard, riprendendo il Qōhelet, ci ha informati invece della scomparsa della realtà, sostituita dalla realtà dei simulacri.    Nel corso della nostra lunga storia europea siamo stati messi in guardia più volte sui pericoli della manipolazione del senso comune, delle verità e delle informazioni di qualsiasi tipo. La notizia più recente riguarda però l’elezione di “post-truth” a parola dell’anno per l’Oxford Dictionary: dopo un lungo dibattito la scelta è...

Post-verità / Bufale, complotti, imbecillità e fatti

Mentre sui giornali online tranquillamente campeggiavano le solite notizie sul referendum o sulla fitta corrispondenza fra UE e governo italiano, alle sette e quaranta di mattina, il mio stream di Facebook si riempie di proclami atterriti – «scossa fortissima», «tremava tutto», «stavolta è stata forte» e via postando. Alcuni, ricercando un effetto di maggiore immediatezza e verità, non si facevano scrupoli a postare foto del loro lampadario, con un duplice obiettivo, di comprovare ciò che affermavano coi fatti e, d’altra parte, di passare, seppur ridimensionato dall’incessante scorrere dello stream, il loro sgomento di protagonisti del memorabile evento ai loro lettori-amici.    Questo improvvisato allestimento stile Wair Blitch Project aveva l’effetto di dar forma ad almeno altri due significati, costituiva un modo di informare amici e parenti che il pericolo era scampato (sollievo) e, ancora, testimoniava l’imperituro orgoglio del postatore militante che, puntualmente e anche nella tragedia, si bea di essere – per quanto stavolta sul filo del rasoio – ancora una volta riuscito a battere sul tempo i media tradizionali. Ci vorrà poco perché questo giramento di lampadari...

Cosa cambierà per l’Asia? / L’Oriente e la retorica di Trump

Difficile dire cosa cambierà per l’Asia, con Trump. Non sono un politologo né un giornalista. Il primo pensiero è per la Cina. La retorica del magnate paventa dazi e disincentivi alla delocalizzazione industriale. Posizione un po’ obsoleta: la Cina è alle prese con una propria delocalizzazione (verso il SudEst asiatico, Indonesia, Cambogia, Vietnam). La vecchia fabbrica del mondo non c’è più, gli oligarchi stanno guidando la riconversione dell’apparato produttivo, non più orientato all’export ma ai consumi interni. E per quel che ne so da tempo si parla di rilocalizzazione, termine astruso per dire che certe produzioni tornano negli Usa e in Europa. Forse l’unico settore che non può rientrare è quello siderurgico, ma non a caso Trump porta a esempio un’altra industria, come quella dei computer. Potrebbero soffrire un po’ i Paesi del sudest che, con un costo del lavoro ormai molto più basso di quello cinese, stanno già crescendo grazie all’industria per l’export – la borsa indonesiana è da record. Meno soffrirà l’India, più defilata. Ma tutta l’Asia meridionale e orientale sta vivendo un periodo di crescita prolungata, i consumi interni sono abbastanza solidi, e nuove fette di...

A decidere i meme latori di ideali / Buongiorno kafféééééééé1!1!!!1!

Facebook continua a incidere sulla nostra lingua, e oggi è il turno di una domanda assai banale, spesso accompagnata, a mo' di supporto visivo, cagnolini, seducenti “Patrizie Rossetti”, e tramonti dai colori photoshoppati male. Tale domanda si compone di due parole, molto comuni, che molti di noi pronunciano almeno una volta al giorno, a casa, a lavoro o al bar: «Buongiorno, caffè?».  Fate mente locale alla vostra home di Facebook: vi sarà sicuramente capitato di vedere immagini come questa:     o questa:     Fondamentalmente sono immagini tutte uguali, in cui l'arte dello still life, celebrazione della consunzione, si creolizza con un'estetica della melensaggine. Sembra quasi che l'augurare il buongiorno, o addirittura il buongiornissimo, sia una missione umanitaria, una responsabilità sociale nei confronti dei giorni della settimana e dell'altrui morale. Le pagine Facebook da cui provengono queste opere d'arte contemporanea hanno denominazioni ricche di pathos come “Le ali del sorriso”, “Non mollare mai”, e gli utenti le pubblicano aggiungendo citazioni che mirano a innescare una riflessione sulla vita, sulla forza d'animo, la cui chiosa è sempre «...

Bellocchio. Fai bei sogni / Sbatti il “Buongiorno” in prima pagina

In Episodio II – L'attacco dei cloni (2002), secondo capitolo della trilogia-prequel di Guerre Stellari, George Lucas ci mostra come il giovane jedi Anakin Skywalker sia diventato l'arcicattivo Darth Vader. La spiegazione sa di freudismo d'accatto: da quando gli è morta la mamma, il promettente cavaliere ha cominciato a diventare un adolescente problematico in guerra col mondo, e da lì non si è mai più rimesso.   Non c'è bisogno di mobilitare i fasti della Hollywood classica per ricordare che dallo pseudo-Freud di paccottiglia possono nascere fior di meraviglie cinematografiche. La carriera di Bellocchio è lì per dimostrarlo, come del resto quella del suo “vicino di casa” Bernardo Bertolucci.  Non sarà un sottovalutatissimo capolavoro assoluto come Sangue del mio sangue – probabilmente il film più bello e importante mai realizzato sull'Italia post-1989 (o, a seconda dei gusti, post-1992) – eppure Fai bei sogni (2016) conferma l'abilità di Bellocchio di partire da premesse francamente sconfortanti per trasfigurarle in qualcosa di molto, molto prezioso, a cui vale la pena avvicinarsi con attenzione.   Marco Bellocchio.    A tutt'oggi, due sono i cardini...

La serie TV più filosofica degli ultimi anni / Il segreto di Stranger Things

C’è una lettura filosofica di Stranger Things, la serie televisiva dei fratelli Duffer disponibile su Netflix, che vorrei provare a proporre. Se non l’avete vista e fate conto di vederla non leggete questo articolo, perché ci sono degli spoiler.   Due parole sull’intreccio. Ambientata in un paesino dell’Indiana nel 1983, Stranger Things racconta di un ragazzino, Will, che viene rapito da una creatura misteriosa sfuggita da un laboratorio dello US Department of Energy; insieme alla creatura che rapisce Will, dal laboratorio fugge anche Eleven, una bambina su cui sono stati condotti esperimenti sul potenziamento neurale e che dunque si trova in possesso di superpoteri come la telecinesi. Eleven aiuterà gli amici di Will nella ricerca del ragazzino scomparso, mentre Will continua a sfuggire alla creatura in uno strano mondo che sembra esistere all’interno o al di sotto del mondo di tutti i giorni.   Semioticamente l’intreccio è costruito sull’opposizione aperto/chiuso: Will viene rapito dalla creatura sfuggita al laboratorio (aperto) e rinchiuso nel mondo sottostante o immanente (chiuso); Eleven, una volta fuggita dalla prigionia (aperto) sembra quasi completamente...

Televisione

La televisione ha cominciato a diffondersi negli Stati Uniti e in Europa negli anni Quaranta, mentre in Italia ha avviato le sue trasmissioni il 3 gennaio 1954. Inizialmente, è penetrata nella società italiana collocandosi in spazi di natura pubblica come i bar, i cortili, le piazze, le sale cinematografiche o quelle parrocchiali e soltanto in un secondo tempo è entrata nelle abitazioni private. Lo ha fatto però in una maniera particolarmente efficace, insediandosi stabilmente nel giro di pochi anni nei salotti e nelle abitudini degli italiani. Ciò le ha consentito di contribuire a quell’intenso processo di unificazione linguistica e sociale delle diverse culture regionali che si è sviluppato in quel periodo. La RAI, infatti, ha cominciato a svolgere all’epoca un ruolo pedagogico-culturale strettamente derivato dalla sua natura di ente di Stato e ha mandato in onda perciò dei programmi (Telescuola, Non è mai troppo tardi) tesi a favorire un processo di alfabetizzazione di massa della popolazione. Grazie alle sue specifiche caratteristiche, il mezzo televisivo ha contribuito però all’unificazione degli italiani anche attraverso la creazione di un forte senso di comunità. Il che è...

La Rete sogna? / “Lo and Behold” Werner Herzog

Lo and Behold è un documentario di Werner Herzog sull’impatto di Internet, della robotica e dell’Intelligenza Artificiale sul futuro delle società post-industriali di oggi. Herzog spazia dalla nascita di Internet alla società del data mining (l’estrazione di dati, ma anche abitudini di consumo e stile di vita dall’informazione prodotta dagli utenti delle tecnologie digitali); dall’Internet delle cose (che promette di rendere smart e connessi gli oggetti che usiamo) alla ricerca scientifica condotta in cooperazione tra scienziati e cittadini; dal rapporto tra hacking, potere e sorveglianza (si vedano le rivelazioni di Edward Snowden) agli scenari presenti e futuri di privacy panic e guerra di intelligence ; dalla vita su Marte delle multinazionali che si sostituiscono alle nazioni nella corsa allo spazio, alle macchine autoguidate e agli androidi che si sostituiranno all’umanità nel lavoro (e che cercheranno persino di giocare a calcio). Il focus di Lo and Behold è sulle trasformazioni sociali, etiche, filosofiche che investiranno il concetto stesso di umanità in un orizzonte prossimo a venire. Il film esplora le tecnologie digitali, l’avvento di sistemi cibernetici e l'...

Storia e cronaca / Il terremoto, Wikipedia e il tempo

Domenica 30 ottobre ero inchiodata, come milioni di italiani, di fronte alle immagini del terremoto che ha colpito, di nuovo, il centro Italia. Le immagini erano un po’ sgranate, pixellate, e già questo, in tempi di Full HD e banda larga e fotocamere sensibilissime nei cellulari, dava tangibile evidenza della difficoltà delle comunicazioni. Era un segno evidente dell’inciampo, dell’inadeguatezza della tecnologia, o per meglio dire dei suoi limiti, anche della sua fragilità, che a volte rischiamo di non percepire più. Sentiti per telefono i miei parenti, saputo che stavano bene fisicamente, benché fossero provatissimi nello spirito, gli occhi tornavano alle immagini televisive. Soprattutto a quella facciata della basilica di San Benedetto, foglio di pietra rimasto miracolosamente in piedi mentre, dietro, mura e tetto sprofondavano, accumulandosi in macerie scomposte. Era come guardare il volto di Medusa, col fascino e l’orrore che si rincorrevano a gara.   Guardando quella chiesa bellissima, che colpevolmente non avevo mai visto di persona, pensavo che – come la Siria, ad esempio – esistono luoghi, nel mondo, che sembrano scolpiti nell’eternità: uno pensa “prima o poi devo...

15 anni fa nasceva ipod / Bye bye Ipod

Sono passati 15 anni ma sembrano molti di più. Comincia così la gran parte dei tanti articoli che celebrano il compleanno del mitico iPod. Il più longevo fra i suoi simili fra l’altro. L’ultimo Classic è infatti uscito di produzione il 9 settembre 2014 mentre gli altri modelli – touch, shuffle e nano – sembrano destinati a sparire pian piano senza troppo rumore. A testimoniarlo è la recente scomparsa della voce iPod dalla barra dei menu del sito Apple, quella che indica i vari prodotti della casa di Cupertino per capirci: Mac, iPad, iPhone etc. Tutti ovviamente a parlare della rivoluzione che è stata l’iPod, delle previsioni infauste che ne avevano accompagnato il lancio (la più pesante, ovviamente mai verificata, da parte dell’arcinemico di Jobs, Bill Gates: non supererà il Natale), dell’impatto che ebbe la possibilità di portare ben 1000 canzoni con sé, come diceva il primo spot. “1,000 songs in your pocket”, praticamente lo slogan più banale della storia della pubblicità. L’esatto opposto del mitico “…you will see why 1984 won’t be like ‘1984’” che accompagnò il lancio del Macintosh. Tanto che viene da chiedersi cosa fosse successo dal 1984 al 2001 a quel coraggioso sognatore...