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Tecnologia

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Pratiche e strategie del motore di ricerca / Google è ovunque

Google è ovunque, Google è qualsiasi cosa. Google è, lo sappiamo tutti, un universo. Agisce su scala planetaria e su tutti gli ambiti della conoscenza umana, esplorandone ogni anfratto. Così facendo, ovvero esplorando e mappando, Google finisce per generare un doppio del mondo, talmente ampio e profondo, che appare quasi impossibile riuscire a tenergli testa. Ed è proprio questo quasi lo spazio della sfida semiotica che il team di analisti chiamato a raccolta dal recente Nella rete di Google. Pratiche, strategie e dispositivi del motore di ricerca che ha cambiato la nostra vita (a cura di Isabella Pezzini e Vincenza del Marco, Franco Angeli) lancia al gigante informatico: decostruirne la retorica, mostrare le procedure di costruzione del suo discorso, metterle alla prova di alcune obiezioni semiotiche, spiegare il significato delle sue tante interfacce, il ruolo ovvio e quindi di regola ignorato che esse svolgono nelle nostre vite è l'obiettivo esplicito del libro.    Si comincia con la sua stessa identità aziendale (Pezzini). Prendendo in esame l'epopea mille volte raccontata da libri e magazine più o meno embedded dei due fondatori, Larry Page e Sergey Brin, emergono...

Una matita per l'estate / Laptop

    L’ombra che lo schermo del notebook proietta sulla sua tastiera è stata dipinta. Quella proiettata dalla matita invece è vera. L’incongruenza tra la direzione della luce simulata dall’ombra dipinta e quella della luce ambiente è spaesante, in modo sottile e insidioso. Il vero e il falso convivono in uno spazio apparentemente omogeneo  

La quarta rivoluzione / L’infosfera sta trasformando il mondo

Descrivere le trasformazioni del presente è sempre un’attività particolarmente complessa. Lo è perché siamo immersi all’interno della mutazione, perché siamo parte di quell’evoluzione che caratterizzerà il nostro futuro. Ma lo è anche perché ci mancano spesso le parole per descrivere la trasformazione e quelle che usiamo si riferiscono a una semantica costruita sul tempo passato che tenta di afferrare “ciò che sarà” in tutta la sua inadeguatezza. E non si tratta di gettare la basi per la futurologia ma di avere gli strumenti per leggere e dire quello che ci sta attorno, per descrivere come le tecnologie della comunicazione e dell’informazione ci stanno cambiando, così in profondità da produrre un modo diverso di pensare a noi stessi.   Il libro di Luciano Floridi – filosofo all’Oxford Internet Institute – La quarta rivoluzione. Come l’infosfera sta trasformando il mondo (Raffaello Cortina Editore) rappresenta uno strumento di costruzione di una semantica nuova, di una vera e propria “ontologia della connessione”, una riflessione sistematica in cui ci si interroga sul senso delle ICT (Information and Communication Technologies) e i modi in cui sono diventate vere e proprie...

Giovani giapponesi / Aspettando Godot a Tokyo

La vita dei giovani giapponesi accerchiata dalla tecnica   I giovani (parliamo principalmente di teenager e ventenni) che hanno vissuto in Giappone nell’ultimo quarto di secolo, dallo scoppio della “bolla speculativa” degli inizi anni Novanta fino a oggi, sono stati battezzati dai media “New Lost Generation”, nuova generazione perduta. Perduta, perché per la prima volta nella storia recente del paese i giovani hanno accusato una pesante flessione nelle assunzioni (anche se il loro tasso di disoccupazione si aggira sempre intorno al 5%, non paragonabile alle cifre alle quali siamo abituati in Italia), e sembrano caduti in una depressione cronica senza più riuscire a nutrire alcuna speranza concreta nella loro vita. Si dice che la loro apparente allegria sia la maschera della vacuità sottostante, ed è come se non avessero più fiducia nel loro futuro.    In realtà, non è “una” generazione, si tratta ormai di più generazioni. I primi ad esserne coinvolti avranno oggi quasi cinquant’anni. Oggi infatti possiamo osservare tre fenomeni storici ben distinti che riguardano la gioventù nipponica, diversamente distribuiti nell’arco degli ultimi 25–30 anni. Il primo fenomeno...

In soccorso dei più forti / Salviamo la comunicazione sul web

Salvare il digitale da se stesso. Può sembrare un proposito paradossale, nell'epoca della sua massima espansione economica. Proprio mentre scrivo, intellettuali e politici di tutto il mondo costatano ancora una volta l'enormità del potere accumulato dai colossi del web. Messi insieme, è stato calcolato, i soli Google Amazon Facebook Apple e Microsoft adesso valgono il quinto stato più ricco del pianeta, peraltro privo dei debiti delle nazioni. Anche il Financial Times si chiede se questo schieramento non sia ormai too big per accettare regole. Senza contare il gigantesco influsso, non solo economico, che l'online ha raggiunto nella vita di ognuno di noi. Di quale aiuto dunque può mai aver bisogno il web?   E di quali consigli per di più potrà aver bisogno la pubblicità digital, da anni proclamata in costante incremento di fatturato? Attenti innanzitutto a considerarlo un tema specialistico. Nascoste sotto le mentite spoglie di argomento tecnico, le inserzioni su internet sono al momento l'unico motore economico non solo dell'intrattenimento ma anche della libera informazione online. Quanto basta per considerarlo un tema persino politico, d'importanza collettiva. Altro che...

Primo Levi reloaded / La bella addormentata nel frigo multimediale

A trent’anni dalla scomparsa, tra le acquisizioni più importanti della “riscoperta” di Primo Levi vi è la piena consapevolezza che egli sia stato narratore di gran lunga eccedente la qualifica di “testimone”, sia pur d’eccezione, o di icona della memoria. Lo attestano importanti operazioni editoriali che hanno restituito la complessità della sua figura, come la nuova edizione delle Opere complete (Einaudi, 2016), quella in lingua inglese The Complete Works (Liveright 2015) e l’enciclopedia leviana scritta da Marco Belpoliti, Primo Levi di fronte e di profilo (Guanda, 2015). Emerge come la scrittura di Levi sia un reagente in grado di esprimere un’immagine sfaccettata e multidimensionale della condizione umana, tra esperienza quotidiana ed etica universale e tra gli estremi della profondità che caratterizza la descrizione del lager e i colpi di ala ironico-parodistici della produzione fantastica.    Proprio al crocevia tra letteratura e scienza si situa la produzione di fantascienza, tra cui i racconti pubblicati sotto lo pseudonimo di Damiano Malabaila nel 1966 (ma scritti in precedenza) con il titolo di Storie naturali: storie che Levi stesso...

Il primo social media della storia / Sette tesi sulla magia della radio

I libri scritti da chi fa la radio di solito sono delle biografie, o dei romanzi. E di solito, quando li leggi, ci rimani male, un po’ come quando finalmente incontri il tuo conduttore radiofonico preferito al supermercato e pensi: “beh, però, pensavo meglio”.  Il libro di Massimo Cirri – Sette tesi sulla magia della radio (Bompiani, 2017) – è sia una biografia che un romanzo, ma scritto in forma di saggio “leggero”, o, come avrebbero detto nella radio degli anni venti, “saggio radiofonico”. E in questo caso non c’è delusione, perché a leggerlo (308 pagine di formato ristretto) fa l’effetto di sentire una puntata di Caterpillar, noto talk show di Radio2 creato da Sergio Ferrentino insieme a Massimo Cirri nel 1997 e oggi condotto da Cirri e Sara Zambotti. Per chi ama Caterpillar – di solito sono una setta di fedeli che si ritrovano ogni anno a Senigallia e si sposano pure tra di loro – leggere il libro di Cirri è un po’ come sentirne la voce, il ritmo, le battute. Il testo ha i tempi del suo parlato alla radio, lo riconosci subito, ne senti in testa la pasta vocale che ti accompagna da anni mentre torni a casa in auto.   Ma questo libro non piacerà solo ai fanatici di...

Il punto di vista degli insegnanti / Ancora sullo smartphone in classe

“Una commissione ministeriale s’insedierà per costruire le linee guida dell’utilizzo dello smartphone in aula. Entro breve tempo avrò le risposte e le passerò con una circolare agli istituti”. L’annuncio ministeriale, già commentato da Alessandro Banda, sta sollecitando diverse reazioni. Mentre nelle sale insegnanti e sui social network i commenti crescono ho sollecitato amici e amiche che lavorano a scuola, in diverse realtà territoriali, principalmente nella superiore, a condividere opinioni e esperienze sul tema. Quanto segue è il montaggio delle risposte, per le quali ringrazio tutti e tutte, da cui emerge qualche dato di realtà e un paesaggio comunque diverso da quello continuamente disegnato da chi non entra in una classe da decenni.   “A me sembra una follia per come è stata lanciata, una boutade futuristico-populista che serve a sollevare polvere e coprire di patina innovativa una carovana di provvedimenti farraginosi e strampalati (vedi le applicazioni dell'alternanza scuola-lavoro). Per come verrà recepita temo sarà l'ennesima catastrofe di polarizzazione indignata o ingenua sopravvalutazione, a seconda dei casi. Qui prevedo comunque la solita forte...

Lo smartphone a scuola

Sono un insegnante che ha iniziato a fare le prime supplenze nel 1988; in quasi trent’anni ho assistito a svariate mutazioni, tutte superficiali, nell’attività di docente, e, al contempo, ad una ferrea, adamantina, coriacea invarianza fondamentale in ciò che si chiama scuola.  Una delle guide della mia vita ha nome Giorgio Manganelli e questo grande scrittore ebbe modo di scrivere negli anni ‘80, a proposito dei cosiddetti mutamenti scolastici, le seguenti illuminanti e definitive parole: “ mi dicono che le cose sono cambiate. Sarà. Ma ci sono le classi? Le aule? Le campanelle? E allora non ci credo”. Parole sante! Le riforme della scuola non sono riforme. Sono ritocchi parziali, spesso scoordinati e raffazzonati, tendenti ad un unico fine, triplicemente modulato: tagliare, tagliare, tagliare. Ore, posti di lavoro, siano cattedre o segreterie e dirigenze.   Gli accorpamenti di istituti di cui sono stato testimone negli anni non hanno alcuno scopo se non quello appena ricordato. La didattica, la pedagogia non vi hanno alcuna parte. L’introduzione della settimana corta, cinque giorni su sette, (che è una realtà della mia scuola, sudtirolese) si spiega con la volontà di...

Populismo digitale o solamente para-fascismo?

Per molti commentatori la “vera” sinistra è davvero poco attrezzata per affrontare le problematiche fondamentali del nostro tempo – come sostenne anni fa anche Christopher Lasch – mentre le uniche formazioni oggi capaci di farlo sono: una sinistra neolaburista che saccheggia politiche di destra importandole nel proprio programma oppure i movimenti populisti che si pongono come forze post-ideologiche ma che, in loro parecchie manifestazioni, assumono posizioni tipicamente di destra. Non è ancora chiaro se tale condizione sia solo di passaggio, ovvero un interregno tra il vecchio sistema e il nuovo, oppure se è già parte del nuovo che ha spazzato via alcune parti del vecchio (come l’idea classica di sinistra).    Tra gli autori che oggi invece confutano tale tesi, Alessandro Dal Lago nel suo Populismo digitale (Raffaello Cortina 2017) propone una critica serrata contro l’alleanza tra globalizzazione e cultura digitale, ma anche contro il populismo che rappresenta un modo sui generis di incrinare tale alleanza e di utilizzare le armi del digitale contro la globalizzazione. Per questo il testo esordisce con due citazioni in esergo che sono talmente stridenti da rendere bene...

Italia e Israele al DLD Festival / Il paese stesso è una startup

“Qui il paese stesso è una startup: l’innovazione è parte del DNA di Israele”. Così Edoardo Montenegro descrive Israele nel corso della sua prima visita a “Startup Nation”, durante il DLD (Digital Life Design): il Festival internazionale dell’innovazione che ormai dal 2011 si tiene ogni settembre a Tel Aviv. In particolare, continua Montenegro, il DLD, è un vero e proprio “ecosistema all’interno di un ecosistema” dove, aldilà dei possibili investitori, si ha la possibilità, davvero unica, di accedere a un networking dalla portata internazionale ma con un’accoglienza “mediterranea”. Infatti le giornate del DLD (3-7 Settembre 2018) non si sono limitate agli spazi istituzionali della Tachana, ex stazione dei treni di Tel Aviv e, in quanto tale, “hub” per definizione, bensì hanno abbracciato la città e i suoi cittadini varcando i confini del Museo di Arte Moderna di Tel Aviv, dove è stato possibile assistere alle sessioni plenarie attraversando i padiglioni e le diverse mostre offerte dal museo, fino a raggiungere Boulevard Rothschild, dove geek e innovatori di ogni sorta hanno allestito installazioni lungo il viale alberato e costellato di bar che, in occasione del Festival, hanno...

Creatività e abitudini organizzative

Ogni definizione di creatività si presta a facili controdeduzioni   «Prova a chiedere una definizione di creatività e ti ritroverai con tante opinioni quanti sono gli individui»: queste le parole di Barry Day, noto pubblicitario americano. Edison affermava che la creatività è: «1% di genio e 99% di sudore». Einstein sosteneva che: «il segreto della creatività consiste nel saper nascondere le proprie fonti». Poincaré considerava creativo tutto quello che fosse in grado di portare “novità e utilità” al tempo stesso.  In altre parole, quando proviamo a dare una definizione del termine, esplodono definizioni che si sconfessano a vicenda: per molti studiosi la creatività dipende dalla disciplina, per altri dalla libertà; per alcuni dipende da un sentiero già tracciato, per altri da un sentiero inventato.  Per alcuni è scolarizzabile, per altri estranea a qualsiasi logica didattica.  In realtà, alla base di ogni processo creativo applicato in organizzazione, esistono regole e soprattutto meta-regole che guidano i sentieri dell'innovazione.    Dal mio punto di osservazione, la definizione più calzante del termine deve essere al tempo stesso paradossale,...

L’espulsione dell’Altro / Byung-Chul Han e il tempo dell’ascolto

Con la pubblicazione della traduzione de L’espulsione dell’Altro continua l’opera di diffusione in Italia da parte dell’editore Nottetempo dei libri del pensatore coreano di lingua tedesca Byung-Chul Han. Se è vero, come scritto nella quarta di copertina, che questo saggio «è una sorta di summa delle sue opere precedenti», lo è in un senso hegeliano, vale a dire che è una summa nel senso dell’Aufhebung, quella parola tedesca ai limiti dell’intraducibilità che indica sia una sintesi, che una ricomprensione e superamento dei termini coinvolti nel processo. Da un lato, infatti, è assolutamente evidente che il testo di Han segua la falsariga dei precedenti, per stile argomentativo (spesso paratattico ai limiti dell’apodittico, anche se qui in misura minore rispetto ad opere precedenti, come La società della trasparenza) e per temi: la critica alla società contemporanea, all’isolamento di massa, ai media digitali sono sempre – anche qui – le cifre costitutive dell’argomentazione di Han.   Al contempo, però, il libro di Han appare diverso da quelli che lo hanno immediatamente preceduto in traduzione italiana, Nello sciame e Psicopolitica. Han sembra tornare qui, infatti,...

La grande cecità, il cambiamento climatico e l’impensabile / Esercita il dubbio e stai a vedere cosa offre il caso

  Derive dell’intuizione e della magia. Un prologo semiserio   Comodo è affidarsi a quello che è intuitivo e si presenta più facile da comprendere. Creature fantastiche o magie soddisfano il bisogno che abbiamo di trasgredire, però quanto basta, all’interno di un gioco dalle possibilità regolate, e allora tutto questo ci appaga, assolvendoci dalla responsabilità della verifica e della falsificazione. Ecco che l’impensabile si propone a noi, soddisfatti dalla completezza che, per quanto fasulla, ci avvolge come un manto e si presenta persino confortevole. Giungiamo così a dire che una cosa è vera perché è causa di un’altra, ma non ci impegniamo a verificare se non esistano altre cause che la rendono quella che è, in modo da escluderle tutte, tranne una. Questo è il punto, caro il mio mago. Mi rendo conto che tu hai buon gioco ad accattivarti la maggior parte delle persone: proponi loro vie per la conoscenza che costano poco e sono comode; non richiedono impegno e sono facili da capire e da ricordare. Il fatto è che sono false.   C’è stato un tempo in cui sembrava che finalmente potessi passartela male. È durato poco. Poi l’umanità ha iniziato a diventare sempre più...

Dioniso e la nuvola / Il discorso critico 2.0

C’è ancora spazio per la mediazione culturale?   La critica deve oggi svolgere la sua mediazione in un panorama che vede agire vecchi e nuovi media, in un regime a volte di concorrenza, a volte di collaborazione. Il meccanismo di cui siamo protagonisti e insieme vittime tende ad abbattere mediazioni e gerarchie. Rende difficile la sostenibilità economica di imprese giornalistiche e culturali indipendenti, sia le tradizionali testate con una vita ormai centenaria, che rischiano di essere spazzate via, sia i blog e le start up, che solo in rari casi sono riusciti a garantirsi la redditività sufficiente alla sopravvivenza.   Sono cambiati anche i destinatari: soggetti “liquidi”, che costruiscono la propria identità anche sulla base dei consumi culturali, in uno scenario caratterizzato da un’offerta sempre più massiccia e variegata sia di prodotti sia di informazioni. Lo sviluppo tecnologico, la competizione globale, il mercato del lavoro rendono necessaria una formazione permanente.   Non è solo un problema di selezione critica. I prodotti culturali rappresentano un’eccezione, come già aveva notato l’economista Alfred Marshall (1842-1924) alla fine dell’Ottocento: “...

Internet delle cose / Connessione. Anche le macchine si parlano

La grande promessa che Internet sta facendo alle persone sin dalla sua comparsa sulla scena sociale è quella della connessione. Della possibilità cioè di collegarsi ovunque e con chiunque. Pertanto, il successo della Rete è fondamentalmente basato sulla capacità di soddisfare una delle più importanti necessità degli esseri umani: quella di costruire e coltivare le relazioni con gli altri. Di conseguenza, oggi viviamo in un mondo in cui siamo tutti fortemente connessi gli uni con gli altri. E il nostro livello di connessione reciproca sembra crescere costantemente.    Ma tutto ciò crescerà ulteriormente con la connessione, oltre che con gli esseri umani, anche con gli oggetti materiali. Come mostra chiaramente il giornalista statunitense Samuel Greengard nel libro Internet delle cose (Il Mulino), il cosiddetto “Internet delle cose” di cui si sta parlando ormai da diversi anni è esattamente questo: un network che sfrutta il fatto che gli oggetti oggi, grazie al processo di digitalizzazione in corso, tendono sempre più a comportarsi come gli esseri umani, cioè generando e condividendo dati e informazioni. Ma le “macchine” possono anche comunicare direttamente tra loro....

Un'epoca assillata dalla memoria traumatica / Le ferite dell’isola di Utøya

Ecosistema Il 22 luglio 2011 la Norvegia è stata teatro dell’attacco più violento subito in tempo di pace. Sull’isola di Utøya, nome che suona come utopia, Anders Behring Breivik spezzò i sogni e le esistenze di 69 adolescenti, senza contare il centinaio di feriti, che partecipavano al campo estivo organizzato dal partito laburista locale. Un’agora di discussioni politiche ma anche un momento di spensieratezza, dalle prime birre ai primi amori. Ma nella mente dell’omicida, allora trentaduenne, era questo il covo dei futuri leader del partito democratico che avrebbero condotto all’islamizzazione della Norvegia. Da allora le immagini dei corpi riversi senza vita sulla sponda dell’isola si sovrappongono a quelle sinistre di Breivik (ribattezzatosi recentemente Fjotolf Hansen) in tribunale, che non perde occasione per presentarsi alla corte con il Sieg Heil, pentito solo di non aver fatto più vittime.   Il 18 giugno 2013 il governo norvegese indice un concorso per realizzare un memoriale. La commissione che seleziona il progetto è composta da un membro del Gruppo di supporto nazionale alle vittime degli attacchi del 22 luglio, un rappresentante della sezione giovanile del...

L’efficacia semiotica / Paolo Fabbri: sulle immagini giuste

È uscito presso l’editore Mimesis L’efficacia semiotica, una raccolta di venti lunghe interviste a Paolo Fabbri, studioso dei linguaggi e dei segni del contemporaneo. “Leggendole una di seguito all’altra – scrive nell’introduzione di Gianfranco Marrone, curatore del volume – emerge molto chiaramente, a strutturare un materiale in apparenza variegato, il disegno di un preciso orizzonte di ricerca – quello della semiotica come teoria critica dei linguaggi e della significazione –, con alcuni punti fermi della teoria (lo strutturalismo, la testualità, il racconto, l’enunciazione, le passioni, la semiosfera), ben precise discipline di riferimento (antropologia, linguistica, teoria della comunicazione, storia dell’arte, critica letteraria), molte questioni fondamentali (la costruzione dell’empiria, la centralità della traduzione, l’esigenza della comparazione…), un certo numero di riprese tematiche (le strategie, i conflitti, il terrorismo, le arti, i media vecchi e nuovi, la poesia, l’immagine, la politica, le tecnologie, la moda, il camouflage, il segreto, la profezia, gli zombie), alcuni autori di riferimento (Saussure, Hjelmslev, Lévi-Strauss, Jakobson, Barthes, Greimas, Foucault...

Netnografia / Facce da social

Verrebbe da dire: Facebook ormai è il mondo. Ha tanti di quei miliardi di iscritti quasi da raddoppiarlo, come la famosa mappa 1:1 dell’imperatore cinese immaginata da Borges: eccezionale e inutile. Eppure, non si fa altro che proporre simulacri del suo utilizzatore medio, o, più interessante, provare a costruire tipologie di chi ci sta dentro, adoperandolo in modi abbastanza diversi e, di conseguenza, dotandosi di una identità sufficientemente variegata. La disputa fra determinismo tecnologico e culturalismo spinto è più aperta che mai: saranno i software a condizionare le forme di comportamento in rete, e i tipi antropologici che ne derivano, o è l’immaginario sociale ad abbarbicarsi su alcuni precisi social network scartandone altri pure disponibili? In ogni caso, se Facebook è uno specchio del mondo, dà luogo a immagini parziali – nel doppio senso del termine: circoscritte e di parte – del mondo stesso, contribuendo a rifletterci su. Ogni totalizzazione cosmologica, diceva il filosofo, è per definizione metafisica, senza basi empiriche che permettano una seria conoscenza dei fenomeni. Meglio dunque, hanno risposto i linguisti, cercare principi chiari di pertinenza, punti di...

Aprire alla co-progettazione, cambiare gli algoritmi / Possono esistere delle (nuove) tecnologie conviviali?

Stavo ascoltando la radio. Era un mese fa, il 7 giugno. Su Radio3 sento la voce di Derrick De Kerckove che parla di datacrazia, della supremazia dei dati. Mi fermo all’ascolto, poi interviene Belpoliti. Capisco che è un dibattito sulla memoria e sugli strumenti per preservarla, ma che verso la fine ha preso altre strade. La discussione è molto interessante, e come al solito, lascia più domande che risposte. La potete riascoltare per intero qui. La discussione parte da un articolo di De Kerckhove pubblicato da La Stampa, in cui afferma che   “Come ha scritto Umberto Eco, la verità è che stiamo perdendo la memoria, «quella personale, inghiottita dall’iPad, e quella collettiva, forse per la pigrizia di non voler comprendere il passato per capire il presente». (…) Ma adesso, tornando digitale on line, la memoria culturale emigra completamente fuori del mio corpo e se ne va nel cloud. Si chiama «amnesia digitale» da uso eccessivo di Google e smartphone. (…) Nella partecipazione immediata e permanente che intratteniamo con il mondo digitale, nell’accelerazione continua e nel total surround dell’informazione, sparisce l’intervallo necessario per riflettere...

Conversazione con Fabio Viola / Coinvolti e creativi

Fabio Viola è una figura di rilevanza nella sfera dell’industria culturale e creativa, operando nell’intersezione tra questi due mondi, con progetti come Father and Son per il Museo Archeologico di Napoli. È tra i fondatori di alcune imprese creative quali TuoMuseo, DigitalFun e Mobile Idea, autore dei libri Gamification. I videogiochi nella vita quotidiana e L’arte del coinvolgimento. Emozioni e stimoli per cambiare il mondo.   P.D. Ciao Fabio, grazie per aver accettato l’intervista. Raccontaci chi sei. F.V. Sono una delle tante persone vissute negli anni ‘80 con due passioni: i videogiochi, che divennero il mio lavoro, e la storia che divenne il mio percorso di studio. Fondai la mia prima start up a 22 anni e a 25 iniziai a lavorare per aziende come Electronic Arts Mobile e Vivendi Games, dalle quali acquistavo giochi fino a pochi mesi prima. Il caso ha voluto che queste due distanti passioni, recentemente, si siano ricongiunte grazie a TuoMuseo, che mi permette di lavorare entro le sfere della creatività e della cultura. Inoltre coordino un master allo IED in Gamification ed engagement design. Attraverso altre start-up che ho fondato, mi occupo di videogiochi e dell’...

Fondazione Prada, Milano / MilanoTV70: Francesco Vezzoli guarda la RAI

È stato come accomodarsi nel salotto del signor Francesco Vezzoli (Brescia, 1971), di professione artista contemporaneo di fama internazionale, mentre guarda la televisione sintonizzata sui programmi Rai degli anni Settanta, così traumatici per la storia d'Italia; eppure, allora, la rete pubblica aveva ancora tutto da dire, tanto da raccontare e un ampio margine di sperimentazione. Se, oltre alla stampa, con i nuovi mezzi di comunicazione di massa – la radio prima, poi la televisione – si porta a compimento quel processo di unificazione linguistica dell'Italia, unita solo territorialmente dal1861: fino ad allora, i dialetti regionali non permettevano una reale comunicazione tra gli Italiani che non appartenevano alle élite culturali. Da quando la televisione è entrata nelle nostre case,questo «focolare elettronico» ha avuto, nel tempo, più o meno consapevolmente, un ruolo paideutico, educativo, financo normativo. È stato – ed è tuttora – inevitabile, per gli spettatori, l'audience!, come per gli studiosi, i critici e gli intellettuali, chiedersi se la televisione sia stata una cattiva maestra (in termini di incontrollato tempo assorbito, modelli sociali di comportamento e...

Fascinazione artificiale / La seduzione è in crisi

La seduzione è entrata attualmente in una situazione di crisi, perché gli uomini tendono sempre più a spostare il loro sguardo dalle donne verso se stessi. Sono tesi cioè a curare soprattutto l’aspetto del loro corpo, che ritengono non all’altezza degli affascinanti modelli di bellezza continuamente proposti da parte dei media. E così succede alle donne, anch’esse sempre più orientate a dirigere il loro sguardo verso di sé anziché verso l’altro sesso.  La seduzione, inoltre, ha bisogno di differenze. Che scatti cioè l’attrazione per qualcosa che è profondamente diverso da sé. Ma i sessi si stanno inesorabilmente avvicinando e mescolando tra di loro. L’uomo si “femminilizza”, mentre la donna, quando guarda l’altro sesso, lo fa attraverso un occhio sempre più “maschile”. Tradizionalmente, infatti, la cultura sessuale maschile si basava sul visivo, mentre quella femminile era legata a una sensorialità estesa a tutto il corpo. Ma il processo di emancipazione, che ha prodotto una crescente omologazione alla cultura maschile, ha fatto diventare “visive” anche le donne. Anche la pornografia, pertanto, è diventata qualcosa che riguarda il sesso femminile, perché, come ha sostenuto...

Individui in rete / La società orizzontale e l’assenza di orizzonti

In Disorder dei Joy Division, un cupissimo Ian Curtis cantava poeticamente: “Aspettavo che venisse una guida e mi prendesse per mano”. Quella strofa ha rappresentato il punto di svolta per un’intera generazione e ha messo in discussione, anche solo per un momento, la questione del conflitto generazionale che aveva animato la cultura giovanile sin dagli anni cinquanta. Il tema della libertà assoluta, tanto agognata dalla generazione dei baby boomer, protagonisti degli anni sessanta, viene ribaltato in una nuova mistica dell’autorità. Mentre all’assassino del padre, immortalato dalla celebre “Father I want to kill you” di Jim Morrison in The End, subentra invece un senso di smarrimento, di richiesta d’aiuto, a cui si vuole dare risposta con la ricerca di una guida (con tutto il cotè di deriva nazi-fascista di cui difatti la band fu accusata). Da allora a oggi molte cose sono cambiate e come spesso accade alcuni elementi chiave delle subculture e della controcultura, sono diventati mainstream. Ancor più da quando la nuova politica – dal blairismo in UK al renzismo in Italia – ha recuperato il tema del conflitto generazionale per definire un posizionamento identitario netto e di...