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Il fallimento di un modello / Italia: il paese insoddisfatto

Nel 2004 fui invitato a un congresso sull’Italia a Monaco di Baviera, che aveva per titolo, in italiano, “Va bene”. Quando intervenni, dissi che quel titolo non andava affatto bene, perché le cose in Italia andavano invece abbastanza male. E portai vari dati sul declino dell’Italia, che era cominciato da più di un decennio. Il titolo del congresso rivela comunque un cliché diffuso in molti paesi: che in Italia, malgrado tutto, si mangia bene, le donne sono eleganti, ci si gode le città d’arte, insomma, l’Italia è un paese felice.  In realtà l’Italia è fra i paesi con la popolazione più insoddisfatta. Gli indicatori sociali OCDE su 30 paesi nel 2009 mostrano che l’Italia è il paese con la minor soddisfazione soggettiva di vita, esclusa la Turchia. Dato che non stupisce, perché gli italiani si lamentano quasi di tutto, e specialmente dei politici. Ma se la situazione non era florida nel 2004, dopo la crisi del 2008 essa è di molto peggiorata. La crisi ha colpito l’Italia più duramente di tutti gli altri paesi europei, esclusi Grecia e Cipro. I numeri annoiano, ma sono essi a dare la misura del disastro. Il PIL pro capite italiano nel 2000 era di 17 punti superiore a quello...

Un ritratto del Giappone / Lost Japan

Nel mese di marzo e aprile, ho avuto modo di viaggiare in Giappone soprattutto nelle zone rurali di Shikoku e Setouchi, oltre che girare nella regione di Kansai (Kyoto, Nara, Osaka e dintorni). Shikoku è una delle quattro isole principali che costituiscono l’arcipelago nipponico, pari a tre quarti della superficie della Sicilia. Setouchi è il nostro mare interno, una sorta di mediterraneo giapponese circondato da Honshu, l’isola più grande dell’arcipelago, Kyushu (un’isola assai più grande della Sicilia) e la stessa Shikoku, con una miriade di piccole isolette sparse all’interno. È una regione bellissima con clima mite e acqua cristallina. Non era proprio la prima volta che visitavo quella zona, ma in precedenza ero stato solo una volta in una città di Shikoku e solo per pochi giorni. Quindi, anche per me era tutto da scoprire.    Giappone                                                       ...

Da Edison alla musica in streaming / Alla ricerca del suono perfetto

Un uomo avvicina a una fonte di calore un cilindro per ammorbidire la cera speciale che lo ricopre. Un secondo uomo, seduto davanti alla sorta di padiglione conico che tra poco raccoglierà le sue parole, aspetta che la cera sia alla consistenza giusta, né troppo dura né troppo molle. Quando il cilindro è pronto, il primo uomo lo pone nel fonografo e mette in movimento il meccanismo, il cilindro inizia a ruotare. Dopo una breve introduzione nella quale enuncia la data, l'ora e la ragione di quella incisione, il primo uomo fa segno al secondo che può cominciare a parlare. Questi inizia, un po’ intimidito, con lo spiegare, anche lui, le ragioni della sua presenza e del perché di quella registrazione, poi, più a suo agio, canta una canzone ricordo d’infanzia. Dopo qualche minuto l'uomo tace, l’incisione è finita. Il primo uomo spegne la macchina, toglie il cilindro dal suo loculo e lo pulisce dai piccoli trucioli di cera che lo ricoprono, residuo del lavoro d'incisione dello stilo. «E adesso sentiamo com'è venuta», dice. Riaccende la macchina, ripone il cilindro nel loculo e abbassa lo stilo. Adesso la voce esce dal cono metallico attraverso il quale poco prima era entrata. Dopo un...

“Hai mai visto un comunista bere acqua?” / Il complottismo italiano

Qualcuno sicuramente ricorderà quella scena del Dottor Stranamore di Kubrick in cui il generale Ripper, uno dei migliori esempi cinematografici di tipo autoritario paranoide, chiede all’ufficiale della Raf Lionel Mandrake, interpretato da Peter Sellers: “Ha mai visto un comunista bere un bicchiere d’acqua?” per poi aggiungere: “Nessun comunista berrà mai acqua e sanno bene quello che fanno. […] Non sa che la fluorocontaminazione è forse il piano più mostruoso che i comunisti abbiano mai concepito ai nostri danni?”. Probabilmente oggi pochi sanno cosa sia la fluorocontaminazione, anche detta fluorizzazione. Si tratta della semplice aggiunta di ioni fluoro all’acqua per diminuire l’incidenza di alcune malattie dentarie. Una pratica molto diffusa in Nord America che nel pieno della guerra fredda divenne una delle ossessioni complottiste più note: i comunisti l’avrebbero usata per avvelenare l’acqua degli americani, producendo menomazioni fisiche e mentali. Un’arma chimica che era anche una ipotesi perturbante per le coscienze americane, poiché avrebbe agito nella quotidianità e nella completa invisibilità direttamente nelle viscere delle vittime. Qualcosa di agghiacciante anche per...

Eva Giovannini “Europa anno zero” / Nazionalismi emergenti e odio

Nelle pagine del recente libro Europa anno zero la giornalista Eva Giovannini descrive, con grande cura, il suo peregrinare per le strade d’Europa alla ricerca dei focolai dei nuovi nazionalismi, in molti Paesi già fenomeni di grande consenso e non più ipotesi minoritarie. Dalla Francia all’Ungheria, dalla Germania all’Italia, dal Regno Unito alla Grecia l’autrice ricostruisce e illustra una rete assai articolata di contatti che sembra avvolgere, ormai, tutti gli Stati del Vecchio Continente. Districandosi tra episodi di estremismo gretto, manifestazioni più o meno improvvisate, clamorosi e imprevisti successi elettorali, luoghi comuni e temi condivisi al di là dei confini nazionali, tentativi ben riusciti di “fare rete” e ricerca costante di consenso, l’autrice testimonia questa vera e propria “scarica elettrica” che sta attraversando l’Europa, che solleva non pochi timori negli analisti politici e che la giornalista ha ricostruito, come avrebbe scritto Egisto Corradi, consumandosi le suole delle scarpe: visitando luoghi, soprattutto, e parlando con persone.   Il lato digitale è, nel libro, volutamente meno trattato, tranne qualche riferimento a Facebook quale strumento...

Il demone dello sguardo, del corpo, della fiaba e dell’orrore / The Neon Demon

The Neon Demon non è un film sulla moda più di quanto Suspiria sia un film sulla danza, o La bella addormentata nel bosco e Cenerentola, nella versione dei Grimm, libri sulle usanze della nobiltà europea dei primi del ’800. È un film sullo sguardo e sul corpo, sulla dimensione horror intrinseca alla fiaba e su quella fiabesca naturale all’horror. O forse, più semplicemente, un film che, si serve di tutti questi elementi per far evolvere l’idea (coerente) di cinema di Nicolas Winding Refn.    1. Dello sguardo e del corpo   Lo statuto dello sguardo cambia radicalmente tra le due macro-partizioni del film. Nella prima parte, Jesse è sempre guardata frontalmente: dai personaggi in scena, dalla macchina da presa e quindi dallo spettatore. È Dean, l’innamorato che la ritrae in foto nella sequenza, statica, che apre il film, a generare l’immagine frontale di Jesse: in questa immagine la congela, uccidendola, in una posa di morte che anticipa quella finale, ma che le si contrappone proprio per l’equilibrio dell’inquadratura, della disposizione delle membra, del trucco, laddove l’ultima è scomposta come risultato del caos, diegetico, della caduta nella piscina. Eppure...

Ancora sulle dinamiche del web 2.0 / Media e processi imitativi

Il contributo di V. Codeluppi torna su una questione molto dibattuta in seno alla cosiddetta Communication Research, ovvero la tipologia e l’intensità degli effetti dei media sulle persone. L’analisi del sociologo prende piede da un evento che dimostra come la narrativizzazione di alcuni modelli comportamentali attraverso le serie televisive (a loro volta recuperati dalla “strada”), sia effettivamente in grado di modificare il comportamento delle persone nella loro vita “reale”. Tiziano Bonini risponde a tale questione sottolineando la complessità del processo fruitivo e soprattutto il peso delle variabili contestuali, come nel caso del celebre studio di Cantril che analizzando “in profondità la ricezione dimostrò come l’effetto di quella trasmissione radiofonica sugli ascoltatori variasse moltissimo in base ad una serie di variabili socio-culturali e psicologiche che non c’entravano nulla con il testo del messaggio”. Al di là della risposta diretta a tale questione, che appunto potrebbe scomodare numerose (e tra loro molto diverse) teorie sui media, a me pare ancor più rilevante il rapporto tra spiegazione sociologica e quadro epistemologico che tale domanda implica. ...

La fotografia come domanda / Luigi Ghirri: chiedi alla nebbia

A Milano, attorno al 1991, Luigi Ghirri confida a Mario Cresci che, dopo aver esplorato per tanti anni il paesaggio e le cose dell’esistenza con innumerevoli scatti, sta pensando ad altro, e in quel momento non gli resta che fotografare la sola nebbia della sua terra, come segno estremo di cancellazione del mondo, per dirigersi verso l'imponderabile o l’ignoto. Roncocesi, una delle ultime fotografie, scattata nel gennaio del 1992, coglie la luce che avvampa come un cielo di bruma, facendosi orizzonte tra due campi separati da una roggia. L’acqua nel fossatello pare latte di brina, specchio del biancore nebbioso. Lo stato di sospensione, sia della luce sia della bruma, viene colto in una visione estatica, così come avrebbe potuto viverla un mistico medievale. In questa immagine il fotografo si lascia condurre nella non delimitazione del reale, in una frazione del tempo in cui è in atto una rarefazione dello spazio.   Luigi Ghirri, Formigine 1985. Eredi di Luigi Ghirri.    Invita a vedervi qualcos’altro, il resto del visibile, evocando l’assenza dei limiti, un altro aspetto della realtà, ovvero ciò che non può essere delimitato: “La cancellazione dello spazio che...

È tutta colpa della tv? / Media cattivi maestri

Ha avuto recentemente una grande diffusione nel Web un video postato su YouTube nel quale dei ragazzini giocavano per le strade di Napoli con delle pistole finte e si muovevano in una maniera che sembrava ricordare quella dei boss della fiction televisiva Gomorra. E anche alcuni recenti fatti di cronaca hanno portato davanti agli occhi di molti delle efferate esecuzioni di esseri umani che possono averli portati a pensare a scene che avevano già visto in numerosi film thriller. Dobbiamo forse concludere da ciò che i comportamenti malvagi di alcune persone sono direttamente influenzati dai contenuti dei media? Ad esempio, da quelle serie televisive che godono oggi di così grande successo? La risposta classica degli studiosi di media è sempre stata che non è possibile stabilire un rapporto di causa-effetto tra ciò che le persone vedono sugli schermi e i loro comportamenti.    D’altronde, gli esempi citati riguardano degli individui particolari, mentre molti studiosi hanno sempre sostenuto che in condizioni normali gli effetti prodotti dai media, anche a lungo termine, sono “filtrati” dalla cultura sociale e soprattutto dalle relazioni esistenti tra gli individui all’...

Immaginare il domani / Future ways of living

“Come fare perché la tecnologia ci aiuti a creare il modo con cui vivere nei prossimi dieci anni?”. Questa la domanda a cui cercano di dare riposta i sei progetti raccolti in Future ways of living (24Ore Cultura, 304 pagine, 30 euro) cercano di dare una risposta. Il volume, pubblicato in inglese, racconta l’evento organizzato durante Expo Milano2015 da Meet the Media Guru, guidato da Maria Grazia Mattei, e Institute without Boundaries del George Brown College di Toronto, diretto da Luigi Ferrara. Le due organizzazioni hanno infatti riunito esperti internazionali – guru della computer science e dell’arte, dell’architettura e del design – e personalità accademiche e professionali per immaginare sei possibili scenari per la vita umana del futuro. Dopo due giorni di lezioni ispiratrici dei guru, i partecipanti sono stati divisi in sei team e – seguendo il metodo della charrette elaborato dall’Institute Without Boundaries – sono messi al lavoro per elaborare sei idee. Sei ipotesi basate sull’utilizzo attivo della tecnologia, “arma a disposizione” da utilizzare in modo sostenibile e umano, senza essere spettatori passivi dei trend tecnologici, per realizzare quel “Villaggio Globale”...

Nel ventennale del capolavoro / Infinite Jest per principianti

Metodo   – Viviamo un'epoca in cui è più semplice parlare di un romanzo senza averlo letto che riuscire a mantenere saldo un punto di vista critico sull'oggetto stesso della lettura.   – È il paradosso di un sistema mediatico complesso qual è quello in cui ci troviamo a vivere: ad un numero di informazioni in crescita esponenziale non corrisponde necessariamente un aumento delle possibilità di conoscenza. Ma è un dato storicamente verificabile: è già successo, sta succedendo, succederà ancora.   – Questo è un punto cardine su cui far ruotare le pale di un piccolo esperimento. Ignorare il flusso costante di parole e immagini ed evitare la perdita di concentrazione che ne deriva; non prendere in considerazione gli elementi biografici; sforzarsi di determinare con sicurezza il punto in cui finzione e realtà iniziano e smettono di influenzarsi a vicenda. Stiamo ovviamente parlando di Infinite Jest.   – Credo di avere iniziato a leggerlo almeno una decina di volte.   – Immagino dunque che tu ti senta in grado di formulare un'opinione nel merito: è un libro del quale negli ultimi vent'anni si è parlato parecchio.   – Non posso che darti ragione.   – È...

Cancellarsi da Facebook. Anzi, no. / Ci stiamo stancando dei social network?

Sempre più spesso capita di leggere sulle nostre bacheche Facebook status di amici che annunciano di voler abbandonare il social network, lamentandosi del troppo tempo che ci passano, dell’inautenticità di alcuni rapporti, della superficialità con cui vengono trattate certe questioni, della faziosità delle notizie. Dell’odio gratuito sollevato da dibattiti, spesso ridotti a cori da stadio in cui ognuno giura di saperla lunga. Altri semplicemente spariscono e basta, qualcuno proclama di essere sul punto di farlo ma poi rimane lì (la solita vecchia storia: mi si nota di più se resto o se me ne vado?).   Stando ai dati più recenti, la pubblicazione di post relativi alle nostre vicende psichiche è in calo, e condividiamo sempre meno fotografie personali. La funzione "Accadde oggi" ripropone vecchi status del passato, per giorni vediamo girare di bacheca in bacheca gli stessi meme, i video diventano virali, circolano variazioni su variazioni delle stesse frasi, parole, modi di dire, citazioni. Si avverte a tratti una specie di inerzia, l’impressione di leggere post che sappiamo già come andranno a finire.       Sempre più preoccupati della nostra reputazione...

Definire la guerra

“Gli uomini sono nati per uccidere, ma portano il distintivo della pace in testa”, dice il soldato Joker in Full Metal Jacket di Kubrick, indicando icasticamente il duplice e paradossale ingrediente che sembra connotare la natura e la storia dell’umanità fino ad oggi: aggressività e solidarietà, violenza e tolleranza, civiltà e barbarie, guerra e pace. In nome della famosa “legge di Hume”, ovviamente, constatare per l’ennesima volta che sia così, non significa che debba essere così o che non possa non continuare ad essere così. Nulla ci autorizza a scivolare dal piano della descrizione a quello della previsione e addirittura della prescrizione, magari fornendo una giustificazione ad atteggiamenti fatalistici, cinici o pseudo-realistici. Può essere utile, invece, come ci aiuta a fare Giangiuseppe Pili,  con il suo prezioso e corposo lavoro, appena dato alle stampe (G. Pili, Filosofia pura della guerra, Aracne, Roma 2015), reinquadrare, con un approccio filosofico, una serie di questioni che tornano ad assillarci: come definire la guerra?   La guerra è una possibilità, che quindi l’uomo può non scegliere, o è inevitabile? Cosa causa una guerra? Cosa fa aumentare le...

Architettura, grafic e product design / Silvio Coppola e la corporate identity

Non sempre la storia del design è stata scritta negli spazi ad esso deputati, quali gli studi dei designers (sia della bi che della tri dimensione), i laboratori e gli opifici o i prestigiosi siti espositivi di richiamo internazionale; a volte essa ha preferito vergare qualche sua pagina in luoghi altri da quelli dell’ufficialità conclamata. È il caso del ristorante milanese el Prosper, dove, tra una risata e un risottino e un buon bicchier di vino, sono avvenuti incontri, sono nati progetti, sono stati abbozzati contratti per l’esecuzione e la produzione di alcuni tra i più bei pezzi del nostro design nazionale.   Diego Prospero (1922-2000), ticinese d’origine ma naturalizzato milanese, apre i battenti del suo ristorante in Via Chiossetto 20 nel 1966 e da subito esso diventa il punto di ritrovo prediletto (divertente definirlo “covo”) di architetti, di grafici e di imprenditori del settore dell’arredo e affini, e anche di giornalisti e di intellettuali meneghini e non.  Io ci sono stata qualche volta, da ragazza, con mio padre, che, insieme ad alcuni suoi amici architetti e imprenditori, ne era un assiduo avventore. Quando “il Prospero” era in vena (il che accadeva di...

Viaggio nella città dei selfie / Seoul la capitale della performance

È stato splendido riscoprire, dopo qualche anno d’assenza, il cuore pulsante di una città che rappresenta il modello di sviluppo più “smart” e vivibile nel far east asiatico. A Seoul tutto si muove, fisicamente e culturalmente. A partire da una logistica super-efficiente, che è precondizione allo sviluppo delle altre forme di consumo. La sua estensione territoriale e demografica non ha nulla a che vedere con gli scenari distopici suggeriti da altre megalopoli come Shanghai e Bangkok. Anzi, la qualità della vita qui è molto elevata: si respira aria pulita e si mangia anche a buon prezzo cibo delizioso. Questo modello alternativo di sviluppo non è meramente economico e tecnologico, ma squisitamente culturale.   Certo, la città in questo segue il Giappone degli anni ottanta-novanta, quando il Sol Levante seppe rilanciare su scala globale la sua tradizione invidiabile ma anche nuove tendenze, grazie all’opera di personaggi talentuosi (come Miyake o Kawakubo Rei) e modelli organizzativi/industriali rivoluzionari. Mentre la Corea del Sud invece si sta imponendo sempre più nel contesto regionale asiatico, ma anche mondiale, grazie a un principio più democratico e a un modello più...

L’ossessione del disastro / Come pensano gli ingegneri

Diego Gambetta e Steffen Hertog sono due sociologi che insegnano in Inghilterra e si occupano di terrorismo. Gambetta ha curato il fondamentale studio Making Sense of Suicide Missions (Oxford University Press). Ipotizzano che i gruppi fondamentalisti islamici siano composti prevalentemente da ingegneri e da personale di formazione tecnica. L’ingegneria, scrivono, sarebbe per sua natura orientata a una missione pratica; per questo chi segue corsi universitari d’ingegneria avrebbe una propensione per sistemi cognitivi “chiusi” e per le risposte prive di ambiguità. La vicenda di Mohamed Atta, capo del gruppo dei kamikaze delle Twin Towers, sembrerebbe confermarlo: lavorava presso uno studio ingegneristico in Germania.   Guru Madhavan, giovane ingegnere di origine indiana, di famiglia braminica, consulente del Forum economico di Davos, cerca di confutare i due sociologi nel libro Come pensano gli ingegneri. Intelligenze applicate (Cortina, pp. 229, € 19), ma non ci riesce. “Non diversamente da qualunque categoria di esseri umani, scrive, i terroristi possono riuscire nel loro odioso intento soltanto se posseggono le capacità necessarie”, il che significa, squilibri mentali a...

Un libro di Fulvio Irace per Electa / Codice Mendini, le regole per progettare

Alessandro Mendini è stato il mio direttore per un anno, alla rivista Domus. Mentre tutto intorno si disgregava e mostrava il suo lato più bieco, lavorare con Alessandro Mendini era meraviglioso: il suo mondo aveva il potere di galleggiare sopra di tutto. Mendini è infatti quel tipo di persona che inesorabilmente ti porta a viaggiare sulla sua lunghezza d’onda. Abbiamo vissuto per un anno in questa magnifica bolla e poi ne siamo usciti fortificati, quasi vibrando come fanno quelle particelle che si agitano nelle onde delle frequenze magnetiche (o così almeno ho sempre immaginato che funzionasse la luce quando studiavo a scuola). Ecco, questa premessa per dire che non sono oggettiva a proposito di questo libro. C’è un’altra ragione però, oltre a quella di natura più biecamente sentimentale. Penso veramente che questi giganti del design e dell’architettura italiana, non siano mai stati raccontati abbastanza o abbastanza considerati. Come ho avuto modo di riflettere verso Natale scorso (mentre immagino che tutti se la spassassero in vacanza mentre io me ne stavo a Milano a riflettere di cose strane) paradossalmente uno scrittore mediocre è più popolare di un grande architetto. Per...

Due libri recenti / Proprietà e condivisione

Nel corso dei secoli, le merci hanno progressivamente arricchito la loro capacità di produrre dei significati, sviluppando le componenti comunicative e immateriali a scapito di quelle puramente materiali. Decisiva a questo proposito è stata l’introduzione nell’Ottocento del concetto di design all’interno del processo industriale. Il design, infatti, è andato sempre più a sviluppare la possibilità di abbellire le merci con decorazioni e forme spesso operanti in maniera indipendente dalla funzione svolta. Ma sono stati i progressi dell’elettronica a rendere particolarmente evidente il processo di smaterializzazione degli oggetti. Di dimensioni sempre più ridotte e realizzati con nuovi materiali leggeri, questi ultimi sono diventati dei protagonisti discreti dello spazio sociale. In essi, infatti, la componente hard si è via via ridotta e alleggerita, mentre quella relativa al software si è sviluppata, moltiplicando enormemente le funzioni disponibili.   Nel 2000 Jeremy Rifkin ha segnalato che questo processo comportava l’ingresso delle società avanzate in una nuova fase sociale: L’era dell’accesso (Mondadori). Comportava cioè il progressivo imporsi di un modello economico...

Una sfida straordinaria per il futuro del pianeta / Sostenibilità

1. Da Marx allo sviluppo sostenibile   “Perché dovrebbe importarmene delle generazioni future? Cosa hanno fatto per me?” Questa famosa frase di Groucho Marx, attore di grande successo della prima metà del secolo scorso, noto per il suo senso dell’umorismo sarcastico, sintetizza in modo assolutamente mirabile il tema della sostenibilità e ci interroga profondamente come persone e come membri della comunità umana. Infatti, abbiamo ormai un’evidenza scientifica consolidata sul fatto che il modello di sviluppo che abbiamo seguito nel corso degli ultimi due secoli, ma soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, sia insostenibile sul piano non solo ambientale, ma anche economico e sociale. Anzi, tutte le analisi ci segnalano che alcuni fenomeni fortemente destabilizzanti (si pensi al cambiamento climatico, alle migrazioni o all’aumento delle disuguaglianze) stanno verificandosi con una velocità superiore a quella prevista solo alcuni anni fa. Ciò vuol dire che il problema che abbiamo di fronte non riguarda solo le generazioni future, ma anche la nostra generazione, il che risolve alla radice l’obiezione di Marx (Groucho).   In effetti, già nel 1972, con il Rapporto I limiti...

L’Uomo Qualunque e la Ragazza della Porta Accanto / Populismi per il XXI secolo (I parte)

L’Uomo Qualunque e la Ragazza della Porta Accanto   Frontespizio dell’edizione di Everyman pubblicata da John Skot (c. 1530).    Parlare di populismo e qualunquismo per interpretare la scena politica europea contemporanea può apparire semplicistico, o addirittura fuorviante. Spesso queste categorie vengono utilizzate per liquidare gli avversari e sono prive di valore aggiunto interpretativo. Può essere invece utile risalire la storia di quello che è stato definito “l’uomo qualunque”, “l’uomo della strada”, “l’uomo comune”, “la ragazza della porta accanto”, “la gente”, figure spesso invocate per indicare a un vasto pubblico la realtà di cui si parla. O meglio, per dare un effetto di verità alle proprie argomentazioni, magari per sancire o auspicare la nascita dell’uomo nuovo (o della nuova donna).   Jedermann (1930). Archivio del Salzburger Festspiele.    Bene ha fatto Anna Schober de Graaf a usare questa figura per interrogare il presente, partendo dalle arti per arrivare alla politica e alla filosofia, nell’incontro sul tema “Addressing each and every one: Popularisation/populism through the visual arts” (Rivolgersi a ognuno e a tutti:...

Arcisociale: Cronache dal mio stream / L’Europa dei burocrati

Fra le opzioni che Facebook offre per definire una pagina pubblica, mai dicitura fu più azzeccata di quell’“organizzazione comunitaria” che campeggia solenne come sottotitolo della pagina degli Eurocrati. Stiamo, infatti, parlando dell’organizzazione comunitaria per eccellenza, l’Europa dei burocrati così siderale e lontana nella sua rappresentazione eppure così vicina e concretamente vincolante nella vita quotidiana di tutti noi.  Il modo in cui viene raccontata l’Unione Europea nei nostri media è, se vogliamo, renziano già da molto prima di Renzi. Un covo di azzeccagarbugli che ha perso il filo ideale con i grandi padri fondatori e si alimenta delle proprie forzate procedure: infrazioni, protocolli, parametri come strumenti di dominio, tanto irragionevoli quanto perentori, tanto anonimi e impersonali da presentarsi al popolo, più che come strumenti di governo di una comunità politica, come ineluttabile destino, desolata e perenne ordinaria amministrazione post-politica.    La pagina degli Eurocrati fa sicuramente ironia su tutto questo.  Ma il modo in cui la fa è davvero peculiare. Piuttosto che prestare il fianco a una certa retorica vittimistica, facendo...

Anima & Cores / Mio nonno tra social e neural network

Mio fratello vive in California da circa 30 anni. Ultimamente ci sentiamo spesso. Skype, email e Facebook. Soprattutto email. Ci sembra di avere un rapporto soddisfacente. Un paio di volte l’anno ci capita addirittura di vederci di persona.  Livia, una mia cara amica 20enne, non è riuscita a incontrare il suo fidanzato statunitense per circa un anno, a causa di un pasticcio burocratico sul visto turistico. Per tutto quell’anno i due si sono frequentati su Skype, attivo 24 ore su 24, inquadratura fissa su una porzione dei rispettivi mondi, da ciascuno abitata intensivamente nelle intersezioni delle ore di veglia. Anche loro tutto sommato se la sono passata bene.  Mia nonna Antonietta invece, tra il 1936 e il 1945, ha scambiato in tutto una trentina di lettere e cartoline postali con suo marito Antonio, trattenuto in Kenia in un campo di prigionia inglese. C’è una bella differenza.    Poche parole nelle cartoline di lui, solo per dire che stava bene. Nessun accenno a come passasse il tempo, forse per evitare la censura militare, o forse per la sua naturale introversione o forse perché il tempo laggiù passava senza lasciargli niente da dire. Non lo sapremo mai....

Londra l'elezione del primo cittadino / Sadiq Kahn sindaco musulmano

Lunedì 19 aprile scorso un ragazzo di vent’anni è stato accoltellato e ucciso a Tooting, a poche decine di metri dalla casa di Sadiq Kahn. Il ragazzo si chiamava Lewis Elwin, era di colore, e il 5 maggio Kahn sarebbe diventato il primo sindaco musulmano nella storia di Londra.   Quando ho letto la notizia sull’Evening Standard, andando a lavoro il martedì, mi è subito sembrato che questa coincidenza racchiudesse un significato di qualche tipo: ho pensato a Tooting, il quartiere del sudovest londinese che avevo frequentato brevemente qualche anno prima. Negozi halal, un grosso centro per l’impiego, un common simile a molti altri a Londra se si fa eccezione per una piscina all’aria aperta costruita nel 1906, una delle più antiche nel Regno Unito. Elwin stava studiando per diventare un elettricista, ma aveva avuto un passato turbolento. Khan è il quinto di otto figli di un autista di autobus pakistano immigrato in UK negli anni Sessanta. Gli omicidi di adolescenti di colore appartenenti a gang rivali sono una costante nella vita londinese, dove la violenza giovanile è equamente distribuita tra zone ricche e zone povere: un sindaco musulmano, invece, prima d’ora non si era...

Che tipo di casa siamo? Il nuovo libro di Luca Molinari / La casa senza radici

Campagna inglese. Un luogo del nostro immaginario, dove tutto appare perfetto: pecore e greggi disposte armoniosamente, il cielo con le sue grandi nubi e i tagli improvvisi di luce, prati verdissimi e ogni stelo d’erba che sembra essere stato pettinato con cura di prima mattina. Ma interviene un elemento del tutto dissonante a ricordarci che non viviamo in un quadro di Constable, bensí nel XXI secolo: uno strano edificio, rivestito con losanghe di acciaio lucido in mezzo alla boscaglia. La forma è quella di una capanna, elementare e arcaica nella sua purezza volumetrica, che per metà della lunghezza è sospesa sul vuoto della vallata sottostante. Sembra quasi che questo piccolo edificio sia scivolato silenzioso sul prato fino a fermarsi in pericoloso equilibrio, ma non è cosí perché proprio sotto la pancia di questa casa di campagna 2.0 è agganciata un’altalena che ci riporta in maniera impudica ad Alice nel Paese delle Meraviglie e a un mondo a testa in giú.    La residenza, realizzata nel Suffolk nel 2010 dallo studio olandese MVRDV, veri e propri nipotini colti e dispettosi della fine postmoderna del secolo scorso, non a caso è stata chiamata Balancing Barn. Pare che...