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Tecnologia

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Facebook-Cambridge Analytica / Cosa avrei chiesto a Mark Zuckerberg

“Per risolvere i problemi di Facebook ci vorranno anni”, ha dichiarato Mark Zuckerberg quando ha iniziato a rendersi conto della gravità del bubbone Cambridge Analytica, lo scandalo che gli  ha fatto mettere la giacca e la cravatta prima di sedersi sul banco degli imputati davanti al Congresso USA. Per capire i problemi di Facebook bisogna fare un passo indietro, non basta risalire al 2013, quando è stata fondata Cambridge Analytics.    Se servono anni per risolvere questi problemi, quando sono iniziati?   Forse bisogna tornare ai primi anni Duemila, nell'Era dell'Innocenza della Rete, quando ancora non esistevano i social network e la rete era una Zona Temporaneamente Liberata: avevamo tutti diritto di parola e “uno valeva uno” (almeno in teoria). Vivevamo in un'anarchica Era dell'Ingenuità, con i forum senza moderatore, l'anonimato, gli pseudonimi fantasiosi e provocatori. La sgangherata utopia della rete aveva qualche difetto: il fenomeno “zero comments”, dove tutti parlano e nessuno ascolta; la “fine dell'esperto”, ovvero l'incompetenza al potere; infine l'imperversare di troll, haters e molestatori vari.  Chi gestiva un forum “aperto”, o lo ospitava,...

Fotografare le slide. Ritorno all’immagine? / Morte degli appunti

Ho cominciato da qualche settimana il mio ennesimo corso universitario. Da parecchi anni, si sa, non si può più fare a meno dei power point (sostituto attuale dei cari, vecchi lucidi da lavagna luminosa, a loro volta rimpiazzi di gessetti e grafite), che al di là della loro reale utilità, e ancor di più di quel che proiettano (definizioni, informazioni, parole, immagini, grafici..), connotano parecchio un qualsiasi speech come ‘lezione universitaria’, o comunque come ‘discorso serio’. Un discorso senza power point sa di fuffa. Una fuffa con power point sa di discorso serio. Così, se ti presenti a lezione a mani vuote gli studenti come minimo chiamano Tremonti (ieri) o Di Maio (oggi) al Messenger di Facebook per segnalare l’ennesimo barone universitario ciarlatano e fannullone.   È l’andazzo: occorre adeguarsi. Al punto che, come è stato detto in termini forse un po’ deterministi, ne è nato un powerpoint-pensiero, una forma di argomentazione – e di concettualizzazione – plasmata dalla specifica forma di questa applicazione, da quel che consente o non consente di fare (e di dire) e, soprattutto, da quel che obbliga a fare (e a dire). È la software culture, ragazzi, di cui – da...

La strega e il pensatore / Sulla peste digitale e il libro di carta

Sul “Sole 24 ore” del 24 marzo (ma alcuni spunti erano già sul “Foglio” del 6 febbraio) Alfonso Berardinelli parla della crisi dell’editoria e della critica letteraria, che per lui vanno di pari passo: nello scenario editoriale degli ultimi anni il libro è diventato un’entità intoccabile e indiscutibile, e in questo cieco protezionismo la critica che non ha paura di criticare vede ridotti i suoi spazi fin quasi a nulla, mentre l’unica critica lecita è quella, del tutto inoffensiva, che fa in sostanza pubblicità fingendo di essere altro. In questa analisi, grosso modo condivisibile, attira l’attenzione un’affermazione apodittica posta al principio di tutto il ragionamento: "Quando il mercato librario cominciò a entrare in crisi con l’arrivo dei media elettronici, il problema diventò quello di vendere e di vendere molto". Dunque la causa del declino che da circa otto anni interessa l’editoria italiana sarebbe questo soggetto indistinto e indefinito, i “media elettronici”, nel quale, si può intuire, rientra tutto il caleidoscopio di opportunità digitali che sta erodendo il tempo dedicato ai consumi culturali nobili, e in primo luogo la lettura.    Nella sua convinzione...

Pluralismo di piattaforma / Facebook-Cambridge Analytica

Sul caso Facebook-Cambridge Analytica si è già scritto molto, anche qui su Doppiozero. Giovanni Boccia Artieri in particolare, è intervenuto con un contributo lucido e provocatorio:   “In questo senso il caso Facebook-Cambridge Analytica non ci dice che “il Re è nudo” ma ha piuttosto scoperchiato un vaso di Pandora da cui stanno uscendo i mostri che l’accelerazione della vita connessa associata a un’economia neo-liberale ha generato. Un insieme di problemi reali che abbiamo cominciato da poco a trattare come ossessioni collettive di cui parliamo molto ma che non si traducono in comportamenti comuni o in regolamentazioni applicabili”   Boccia Artieri coglie giustamente il nodo centrale di questa vicenda, ovvero “l’accelerazione della vita connessa associata ad un’economia neo-liberale”, sul quale torneremo tra poco.  Se ci fermassimo a ispezionare questa vicenda con una lente micro, coglieremmo soltanto un aspetto minore, ovvero il tentativo di un’agenzia di comunicazione e marketing politico di interferire nei processi democratici di un paese come gli Stati Uniti, usando tecniche “innovative” (in realtà la segmentazione psicografica delle audience risale agli anni...

Domani alle OGR, Torino / Psicopatologia del codice a barre

Tutto inizia con la Experimental Barcode Animation di Scott Blake:     “Dimenticanze, lapsus, sbadataggini, superstizioni ed errori” (ma molto altro ancora): così nel 1901 Sigmund Freud sottotitolava il suo saggio Zur Psychopathologie des Alltagslebens. Qui non si tratta di parafrasare un classico della psicologia, ma di ripercorrere attraverso l’evoluzione di un artefatto le varie declinazioni antropologiche di un segno che vorrebbe essere moderno, ma che racchiude in sé le origini stesse del linguaggio. E per questo motivo si mettano le parole in gioco, non solo in italiano.    Le parole   Bar è una parola che risale a una fonte aramaica  (in ebraico בר ) che significa " figlio " o "esterno", ma in inglese deriva da una contrazione del termine inglese "barrier", cioè la sbarra che nelle osterie separava l’angolo destinato alla mescita degli alcoolici. In italiano il termine fu probabilmente inventato nel 1898 da Alessandro Manaresi, che aprì il primo bar in Italia, a Firenze, come acronimo di “Banco A Ristoro”. Il bar è anche l’unità di misura della pressione nel sistema CGS, e 1 bar =  1,0 × 105  Pa.   Code oltre a significare in...

Fenomenologia degli spettatori / Fan o Follower?

Quando dedichiamo la nostra attenzione a qualcuno, quando ci ricordiamo il suo nome e ne seguiamo le opere, il pensiero, le gesta, siamo fan o follower? Essere fan o essere follower, non è la stessa cosa. Un fan appende il poster del suo idolo sportivo in camera, un follower no. Il 22 febbraio, al Circolo dei Lettori, per la rassegna Parole del Contemporaneo, ho provato a tracciare una descrizione della parola /follower/, in opposizione a quella di fan. Il follower ha un legame con il fan, anche se ne è una versione più debole e più transistoria. Entrambi condividono la stessa radice, cioè quella di essere parte di un’audience, di essere membri di un gruppo di spettatori che seguono con attenzione e con passione la performance di qualcuno, sia esso un politico, uno sportivo, un artista. Un tipo di audience “attiva”, cioè capace di dirigere intenzionalmente la propria attenzione verso qualcuno che performa davanti ai nostri occhi. Per essere fan o follower di qualcuno bisogna volerlo, è necessaria una certa continuità, non è come accendere la tv e lasciarsi attraversare lo sguardo dal primo spettacolo che ci passa di fronte. Sia il fan che il follower a un certo punto della loro...

Sarà la realtà a capire cosa vogliamo / L’algoritmo indiscreto

Fino a qualche anno fa l’algoritmo era un oggetto misterioso e molto cerebrale che suscitava, al massimo, qualche sparuto ricordo di lezioni liceali di matematica. Oggi, grazie a realtà quali Google e Amazon, molti lo considerano una formula magica in grado di leggere i pensieri e anticipare i desideri.   Cosa ci fa un filosofo che se va in giro con sottobraccio un libro intitolato L’Algoritmo Definitivo? Non è certo un tipico titolo da libro di filosofia, come potrebbe esserlo per esempio ‘La filosofia presocratica’, ‘Il pensiero decostruzionista’ oppure ‘Il trattato della ragion pura’; titoli che, se non proprio fittizi, perlomeno segnalano un chiaro legame con la filosofia. E non sembra neanche uno di quei titoli di romanzoni thriller che ci tengono con il fiato sospeso, che ci accompagnano in una fitta trama di eventi politici, tradimenti personali, colpi di scena a ripetizione, e indagini senza fine. Libri che spesso, a dispetto dei loro contenuti ‘esplosivi’, si leggono al calduccio durante le feste natalizie.  A pensarci bene, però, un titolo del genere potrebbe anche essere un buon candidato per un thriller, con quell’amalgama di precisione terminologica e...

Processi creativi e basi cognitive / Biologia della letteratura

Nella breve ma intensa storia della teoria della letteratura coesistono – ora fronteggiandosi, ora avvicendandosi – spinte verso l’astrazione e spinte verso la concretezza. Con ogni evidenza, nella fase attuale sono queste ultime a prevalere. In uno dei più importanti contributi recenti alla ricerca narratologica, Marco Caracciolo ha parlato di un «approccio E» (E-approach), dove «E» sta per embodied, enactive, embedded, engaged (The Experientiality of Narrative, De Gruyter, Berlin 2014). L’esperienza letteraria si cala nella realtà corporea: s’incarna, s’incastona nell’empiria, s’intreccia con l’azione; si vuole implicata, interessata, coinvolta. A seconda dei casi gli studiosi possono proporre orizzonti relazionali diversi, ma le varie prospettive convergono nella dimensione del rapporto con ambienti concreti e condizioni vive di esistenza. Niccolò Scaffai, in un bel volume da poco recensito su queste pagine da Gianfranco Marrone, ha messo in evidenza la tematica ecologica (Letteratura e ecologia. Forme e temi di una relazione letteraria, Carocci 2017), in una prospettiva squisitamente comparatistica. Da tempo assai attivo sul versante della riflessione teorica, in Biologia...

Oggetti e economia moderna / La parola alle cose

Chiunque abbia dimestichezza con i disegni animati non si stupirà più di tanto, si sa nel mondo dei cartoni le cose (e gli animali) parlano da sempre. Maggiordomi-candelabro, statue animate, ma anche macchine, aerei e naturalmente giocattoli stanno lì a interagire nel più naturale dei modi, attraverso la lingua appunto. Ma è roba di fantasia, per bambini, perché le cose non parlano, cosa avrebbero da dire poi? È questo il punto: troppo. Fortunatamente qualcuno ogni tanto decide di dargli la parola, gettando su di loro il più incredibile degli incantesimi: una domanda. Anzi tante. È quello che fa Tim Harford, economista e giornalista del Financial Times, con il suo 50 cose che hanno fatto l’economia moderna, edito da Egea. Obiettivo di Harford non è parlarci dei 50 maggiori successi commerciali di tutti i tempi, non si parte dal denaro ma dalla vita e dal modo in cui certe invenzioni l’hanno cambiata rendendola ciò che è. C’è l’aratro ovviamente, ma anche il filo spinato, l’iPhone, il passaporto, la libreria Billy (sì, proprio quella di Ikea), i registri catastali, la lampadina e molto altro.   Prendete il filo spinato. Prima della sua invenzione, spiega l’autore, non si era...

Da Walt Disney ai Pink Floyd / Cultura di massa

Non è semplice definire con precisione quali siano le principali caratteristiche della cultura di massa. Questa, infatti, consiste in un insieme estremamente articolato di prodotti culturali. Si tratta pertanto di ciò che viene realizzato da quella che Luca Balestrieri ha definito di recente “l’industria delle immagini” nel libro dal titolo omonimo (LUISS University Press), dunque fondamentalmente di film e fiction televisiva. Ma si tratta anche di musica, sport, fumetti e molto altro. I prodotti della cultura di massa hanno però delle caratteristiche in comune, la più importante delle quali è rappresentata dalla condivisione di un modello di tipo consumistico. Non a caso già negli anni Sessanta Edgar Morin, in una delle prime approfondite letture della cultura di massa come il volume Lo spirito del tempo (ora meritoriamente ripubblicato dalla rinata casa editrice Meltemi), sottolineava che la cultura di massa è uno spazio sincretico, il quale però, essendo destinato a un consumo di massa, ha la necessità di basarsi sulla promozione della cultura dell’individualismo e sull’offerta di una possibilità di distrazione dai problemi quotidiani.   Morin aveva inoltre ben chiara la...

Amicizia e mercato / Facebook e la scomparsa del Sé

“Su Facebook, la nostra comunicazione è valutata come pubblicità online – quanti click hai generato? Questo ci spinge a far sembrare ciò che diciamo su Facebook un discorso pubblicitario. E se il modo in cui parliamo di noi stessi è, in larga misura, ciò che pensiamo di essere, questo non è di buon auspicio per la dignità umana”.    Per lungo tempo, ben oltre ogni ragionevolezza, sono stato una di quelle persone che non volevano un cellulare. Romanticizzavo l’idea della totale scomparsa e, visto che la tecnologia mi aveva lasciato indietro, avrei potuto assumere una forma di vita non mediata. Dichiaravo la mia paura di essere troppo facilmente raggiungibile. Ma, molto più probabilmente, ero spaventato dal fatto che avere con me un telefono cellulare avrebbe fornito una continua evidenza che in realtà nessuno voleva chiamarmi, che ero già scomparso e nemmeno lo sapevo.    Continuavo a menarla alla grande con il mio timore di dover ignorare certe chiamate e di far presumere alla persona che stavo chiamando che volessi deliberatamente ignorarla. Forse avrebbero pensato che avevo una buona ragione; forse avrebbero pensato, come faccio spesso io stesso, che sono uno...

A. Lolli, "La guerra dei meme" / L'insostenibile ironia dei meme

La situazione  ̶  affermava qualcuno  ̶  è grave, ma non seria. È una frase che mi risuona in testa di continuo, ma quasi distrattamente, per fasi, pause e intermittenze. Un esempio: il presidente degli Stati Uniti ha gestito il teso rapporto con la Corea del Nord con un tweet ridicolmente minaccioso, nel quale affermava di avere un pulsante – un pulsante per il lancio di una testata nucleare – più grosso del rivale. Ci siamo abituati; su questo brandello di realtà, sono poi stati fatti migliaia di meme e si è passato ad altro. Donald Draws.   Non solo. KFC, la multinazionale di fast-food, ha colto il trend parodiando la tensione nucleare in una campagna di instant marketing con la quale vendere il proprio pollo fritto; nei panni di Kim-Jong-Un, Ronald McDonald. In Cina, intanto, si prepara il sistema di valutazione degli esseri umani, attraverso il quale assegnare loro un punteggio, proprio come visto in Black Mirror. È ironico. C’è questa patina acida di allucinazione collettiva sulle cose; i fatti sono gravi, ma nient’affatto seri. In un editoriale di fine anno in cui è accettabile usare toni più definitivi di quanto non si farebbe in un...

"Non si esce vivi dalla precarietà. Non si esce vivi da soli” / Non è lavoro, è sfruttamento

Marta Fana, dottore di ricerca presso l’Institut d’Études Politique de SciencesPo a Parigi e giornalista, ha scritto un libro che, giunto alla terza edizione in poche settimane, è diventato occasione per tornare a discutere della condizione del lavoro in Italia. Si intitola Non è lavoro, è sfruttamento con involontario ossimoro, poiché, evidentemente, il lavoro è sempre sfruttamento. Benché infatti abbia fondato la possibilità per gli individui di uscire da relazioni di servitù e la possibilità di “esistere per sé stessi”, tuttavia, a partire dall’avvento del sistema di produzione capitalistico, esso è attività comandata (“lavoro comandato,” nell’espressione di Adam Smith), cioè, anche e soprattutto, fonte di ricchezza per altri. Certo, Marx non era arrivato a immaginare un mondo nel quale l’accumulazione sarebbe stata capace di crescere pur evitando di pagare del tutto (o quasi) la “merce” per eccellenza, “la madre di tutte le merci” come l’ha definita Sergio Bologna, cioè esattamente il lavoro. Processo che si sta traducendo in un’esplosione esponenziale della dinamica dello sfruttamento che si scarica sugli esseri viventi e sulle risorse naturali, con creazione di profitti...

Letteratura e ecologia / Cogliere il reale di sorpresa

A un certo punto di Helzapoppin’, esilarante metafilm degli anni 40, c’è un orso che protesta coi suoi padroni; e un cane là vicino commenta: “strano: un orso che parla”. Stranezza al quadrato, si dirà, che suscita una risata tanto immediata quanto colpevole. Se gli animali non parlano, la cosa dovrebbe valere per tutti, orsi o cani che siano. Ma se il cane trova strano l’orso che parla, cosa dire di lui che sta facendo la medesima cosa? Insomma, in cosa consiste l’effettiva stranezza? nell’orso, nel cane o in noi che stiamo ridendo di loro? La problematicità della convinzione circa la mancanza di linguaggio negli animali, per il tramite di una trovata artistica, viene fuori in tutta la sua potenza. E questa trovata artistica ha un nome tecnico molto celebre – ‘straniamento’ –, proposto dal Viktor Sklosvkij in sede di critica letteraria, ripreso da Bertold Brecht in drammaturgia, da Walter Benjamin nell’estetica e da Roland Barthes nella semiologia strutturale. Mica bruscolini.   Per spiegare di che cosa si tratta, Sklovskij, perfidamente considerato un ‘formalista’ dai suoi detrattori sovietici, ricorda quel celebre racconto di Tolstoj in cui un cavallo si interroga sul...

Bisogno di sicurezza / P. Dick e il controllo del crimine

Come noto, alcuni termini ed espressioni linguistiche contrassegnano epoche e ne segnalano le ‘forme di vita’. Tra questi si collocano a pieno titolo i binomi “rischio-pericolo” e, connesso, “paura-insicurezza”.  In effetti la nostra società da qualche tempo si è lasciata alle spalle la serena aspettativa di un progresso scientifico globale e inarrestabile, in grado di dominare le insidie diffuse. Sia quelle naturali da cui si intravede il pericolo, sia quelle umane tecnologiche o conflittuali da cui nasce il rischio. Oggi si intravede un temibile paradosso: gli uomini divengono sempre più "dei" grazie al progresso, come ben ricorda Hariri (Da animali a dei, Bompiani, 2014) ma nel contempo si accorgono che l’ignoto è sterminato e non finisce mai. La natura talora è indomabile tra terremoti e catastrofi, la tecnologia talora sfugge di mano a fronte di disastri non calcolati, la mano umana talora è inesperta nel progettare il suo presente. Non basta: talora è lo stesso uomo che provoca ostilità all'interno del suo genere provocando conflitti tra persone, gruppi o nazioni, mostrando aggressività nel confronto con l'Altro.   Di qui la constatazione che l'insicurezza e la...

Rian Johnson, “Star Wars Episodio VIII” / Gli ultimi Jedi e l’età adulta della Repubblica

Episodio VIII: Gli ultimi Jedi è il miglior film di Star Wars mai realizzato. E non lo è soltanto perché viene dopo il pessimo Episodio VII: il risveglio della forza, ma lo è soprattutto perché ha la sfrontatezza di compiere un’audace e inaspettata opera di attualizzazione. È il passaggio all’età adulta di un intero immaginario e ha coraggio di fare ciò che Kylo Ren suggerisce a Rey: «Lascia morire il passato. Uccidilo se devi. Questo è l'unico modo per diventare ciò che sei destinato a essere».  Non è un caso che il film abbia letteralmente spaccato in due la comunità dei fan del franchise ideato da George Lucas. In che cosa consiste questa operazione di “spostamento” e perché assume questo peso specifico?         La galassia e le sue certezze   Quando nel 1977 Lucas vara la saga destinata a cambiare per sempre la storia del cinema, non ha idea della portata dell’operazione che sta per compiere. A testimonianza di ciò, la celebre scommessa con Spielberg: secondo Lucas, il coevo Incontri ravvicinati del terzo tipo dell’amico Steven avrebbe incassato, nei secoli dei secoli, molto più di Star Wars. Che cosa ha determinato il ribaltamento del pronostico...

Sto meglio così / Tre anni senza Facebook

Ai primi di dicembre del 2014 mi sono disiscritto da Facebook d'istinto, senza solenni proclami (non ci vedevo nulla di solenne, e sono allergico da tempo ai proclami). Forse avrei potuto avvisare, per garbo, le persone che mi hanno seguito lì per tanti anni: d'altro canto, basta una ricerca su Google per ritrovarmi. Il punto è che Facebook mi aveva stancato da tempo, sia per la quantità di interazioni che mi sentivo chiamato a gestire sia, soprattutto, per una questione di design. Il coacervo di immagini e parole, l'abbondanza di notifiche, l'attenzione spasmodica al tempo presente, la difficoltà a recuperare i contenuti passati, i troppi video, lo scrolling infinito, la mancanza di asimmetria fra relazioni (a differenza di Twitter, dove follower e following sono distinti). Da allora sono rientrato di tanto in tanto, di sfuggita; ma ogni volta ho disattivato il profilo.   So cosa state pensando. Gli articoli che parlano della propria assenza da un social network hanno sempre un tono paternalistico: o si lanciano in sermoni sulla superiorità della vita "reale" (come se il digitale non fosse reale), inneggiano al disconnessionismo spinto, blaterano attorno all'importanza del...

Wake up and love more / L'insostenibile leggerezza dei poeti pop

Tutta la poesia che precede la documentazione sonora e visiva è muta. La leggiamo, prima. Dopo, anche se non si può certo dire che la poesia sia un genere documentatissimo, possiamo ascoltare e vedere la poesia. Nel secolo audiovisivo non sempre questo significa vedere-sentire il poeta; ci sono poeti che leggono orrendamente i loro testi magnifici, come Giuseppe Ungaretti, e altri che nel live documentato hanno cambiato la storia della poesia del Novecento, come Allen Ginsberg. Potremmo disperarci di non poter vedere o ascoltare Edgar Allan Poe, o William Blake, o Majakovskij… abbiamo Carmelo Bene che legge Majakovskij, e finissimi attori che rimettono nel testo qualcosa che la sola lettura non ci può dare. Uno dei miei primissimi ricordi di forte emozione poetica risale a quando, bambino nell’era del vinile, nella non nutrita discoteca di mio padre scovai un long playing nel quale Arnoldo Foà leggeva Federico Garcia Lorca, tradotto ovviamente: il Lamento per Ignacio Sanchez Mejìas mi ha dato per la prima volta la convinzione che la poesia era l’emozione più bella e assoluta che avevo mai provato, e mi ha convinto di voler imparare a scrivere come poeta.     Se avessi...

Con la vestaglia o con lo smoking? / Un manifesto critico contro pigrizia e stupidità

Secondo una recente indagine Demos-Coop, il 56% degli italiani ha considerato “vera una notizia letta su internet che poi si è rivelata falsa”. Il 23% “ha condiviso in rete contenuti per scoprire successivamente che erano infondati”.  Un dato ancora più inquietante: a credere alle fake news sono più volentieri le persone con titolo di studio medio (42%) o alto (49%) che basso (7%); lo stesso accade con le condivisioni. Le principali vittime (ma anche i complici) delle fake news sono i giovani istruiti, sempre più connessi e attivi anche attraverso gli smartphones (demos-coop, Osservatorio capitale sociale – 57 – I media, internet e le fake news, 18 dicembre 2017). È un sintomo di quello che Jean-Claude Michéa aveva definito il “progresso dell'ignoranza”: “nei paesi più industrializzati la popolazione scolastica è sempre più permeabile ai differenti prodotti della superstizione (dalla vecchia astrologia al moderno New Age), (...) la sua capacità di resistenza intellettuale alle manipolazioni dei media o alla massificazione della pubblicità diminuiscono in modo inquietante” (Jean-Claude Michéa, L'insegnamento dell'ignoranza, Metauro, Pesaro, 2004, p. 14, n. 4). Andare a scuola...

Sottrarre realtà all'irrealtà / Che cos'è oggi la letteratura

Pensavo alla letteratura, ai libri che hanno intrecci con altri libri, ai libri che creano forme nuove. Pensavo al fatto che questi libri oggi, come nel passato, non arrivano al popolo, che intanto si è dissolto, ma non arrivano neppure agli altri scrittori e a quelli che una volta divugavano la letteratura. Questo lavoro assicurava la lenta combustione che la letteratura deve avere, permetteva a un libro di trovare negli anni i lettori che meritava. Oggi accade semplicemente che non ci sono luoghi per proteggere i libri belli, per tenerli a caldo. Arrivano in libreria, se arrivano, arrivano agli amici di chi li ha scritti, arrivano ad avere anche qualche recensione, ma è come se portassero il segno di una vicenda privata: appartengono solo a chi li ha scritti, non sono da considerare un patrimonio collettivo, non sono neppure da confutare, non c’è neppure bisogno di rimuoverli, il chiasso delle parole che si producono ogni giorno provvede da solo a mettere la letteratura in una condizione di irreperibilità.    È superata la questione tra le opere facili e quelle difficili, tra l’alto e il basso, semplicemente le parole letterarie stanno a mezz’aria come tutte le parole...

Infosfera tra controllo e libertà / Facebook: copiare gli altri

Il Web ci ha abituato a rispondere agli stimoli in modo immediato. Siamo ormai orientati a pensare solo a quello che potrebbe succedere nei prossimi momenti, ore, o giorni, ma ci sfuggono gli anni e il medio-lungo periodo. Il cosiddetto “tempo reale” surclassa le nostre menti e i tempi della riflessione riguardante il cambiamento iperveloce. Alla realtà aumentata della rete o infosfera non corrispondono, per ora, una ricerca e azioni concrete per aumentare le nostre menti. La nostra neuroplasticità, che dispone di potenzialità enormi e decisamente superiori all’uso che tuttora facciamo del nostro sistema cervello-mente, o mind-brain come opportunamente lo definisce Jaak Panksepp, non è a tutt’oggi educata a sviluppare capacità aumentate per cercare di abitare l’infosfera governandola e non subendola. Facebook ha 2,1 miliardi di utenti attivi mensili nel 2017. Il suo proposito dichiarato è mettere in contatto le persone; in realtà è la più grande azienda di controllo e sorveglianza della storia dell’umanità. La fotografa Tanja Hollander che ha fotografato circa trecento dei suoi amici di Facebook ha intitolato il proprio servizio: “Are you really my friend?” Probabilmente in pochi...

Guida galattica per gli autostoppisti / A spasso per la galassia con Douglas Adams

Chi non vorrebbe andare a spasso per l’universo in autostop? Saltare a scrocco da un pianeta all’altro della galassia; sentire qualcuno che non racconta la solita solfa; innamorarsi di qualche creatura strana e poco pericolosa, diversamente da qui; visitare il “Museo dell’Immaginario demenziale di Maximegalon” (al solo pensiero vado in brodo di giuggiole); nuotare in mari di altri colori sotto cieli con altre stelle, da cui andarsene prima che diventino anche loro consuetudine? In attesa che qualche astronave transiti di qui e ci dia un passaggio, possiamo sempre farci le ossa e imparare alcune nozioni indispensabili leggendo la trilogia in cinque volumi di Douglas Adams (1952-2001), Guida galattica per gli autostoppisti.     La serie, che è poi diventata anche radiofonica, televisiva, film e videogioco, ripete il titolo del primo volume, uscito nel 1979 e subito diventato oggetto di un culto che non mostra sintomi di cedimento, tanto che ad esso sono dedicati siti, club e tutti i parafernalia che attorno agli oggetti di culto proliferano, incluso l’equivalente del joyciano Bloomsday, il “Towel Day” che si celebra ogni 25 maggio, a cui si può partecipare indossando per...

Andrew O’Hagan e la Vita Segreta / Lo scrittore come medium di massa

La Vita Segreta non è un libro su internet, come è stato da molti presentato. Sì, è vero, racconta tre personaggi che rappresentano un bel pezzo della cultura digitale favorita dall’ascesa di internet ma non è per questo che ha senso leggere il libro.  La Vita Segreta (tecnicamente una raccolta di tre saggi (long form essays) pubblicati in precedenza sulla London Review of Books) è un libro che riconcilia con la scrittura. Ancor prima di ciò che racconta, il libro è importante perché ci restituisce speranza sul ruolo dello scrittore nella società. O’Hagan trasforma lo scrittore in un medium di comunicazione di massa: uno scrittore che scompare, nonostante la narrazione in prima persona, per farsi letteralmente medium, apparato, canale di comunicazione tra il lettore e le vite dei personaggi narrati nel libro. La scrittura di O’Hagan ha il potere di portarci a pochi centimetri dalla vita e dal corpo di tre persone che non abbiamo mai incontrato e di cui abbiamo sentito soltanto parlare: Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, “Ronnie Pinn”, uno sconosciuto uomo britannico morto negli anni ottanta al quale l’autore ridà vita online creando suoi profili fake sui social media...

Un dibattito in corso / I dolori della classe disagiata

Nel libro Il posto Annie Ernaux ricostruisce la propria infanzia nel Nord della Francia e il tentativo di ascesa piccolo borghese del padre operaio che con un mutuo apre un bar-drogheria. Ernaux scrive che i suoi genitori “avevano bisogno di vivere”, cioè di uscire dalle barriere di una condizione ondeggiante “tra la felicità e l’alienazione”. E aggiunge: “Grazie alla nuova attività non rientravano più nel novero dei più umiliati”. Poi chiarisce: “Si sono fatti strada passo passo, vicini alla miseria, poco al di sopra di essa”, preoccupati di ritrovarsi al punto di partenza, avendo paura “di una ricaduta operaia”. Il padre “metà commerciante, metà operaio, apparteneva a entrambi i fronti allo stesso tempo, destinato alla solitudine e alla diffidenza. Non era sindacalizzato”. Racconto di esistenze comuni, di speranze, di timide scalate sociali, di lussi della domenica.    Fuori dalla sensibilità visionaria della letteratura, l’analisi storica, nell’immensa varietà di eventi e passioni che non accetta di essere semplificata, ci ricorda come il timore del declassamento sia stato spesso motore di un allargamento del consenso verso le destre, con la piccola borghesia che ha...