I guardiani dell'arte italiana

“Il successo di un museo non si misura dal numero di visitatori che riceve, ma dal numero di visitatori a cui ha insegnato qualcosa. E non si misura dal numero di oggetti che mostra, ma dal numero di oggetti che potrebbero essere percepiti dai visitatori nel loro ambiente umano. Non si misura dalla sua estensione, ma dalla quantità di spazio che il pubblico avrà potuto ragionevolmente percorrere per trarne un reale vantaggio. Questo è il museo”. Così, nel 1978, il museologo francese Georges Henri Rivière individuava le caratteristiche che un museo dovrebbe avere per definirsi tale (La Muséologie selon Georges Henri Rivière, ed. Dunod, 1989, p. 7, la traduzione dal francese è mia). Rivière ci ha lasciati nel 1985 ma se oggi potesse visitare il Magazzino Italian Art, lo considererebbe senz’altro una esemplare applicazione del suo insegnamento. Si tratta di un centro espositivo dedicato all’arte italiana, fortemente voluto, ideato e realizzato dai coniugi Nancy Olnick e Giorgio Spanu a Cold Spring, circa 60 miglia a nord di New York, che ha inaugurato il 28 giugno 2017. 

Nancy Olnick, newyorkese, proviene da una famiglia di costruttori immobiliari. I genitori, Robert e Sylvia Olnick, possedevano anche una collezione di opere d’arte che annoverava, tra gli altri, capolavori di Willem de Kooning, Joseph Albers, Robert Rauschenberg. Nancy inizialmente nutriva una passione per la Pop art statunitense, mentre Giorgio, nato in Sardegna per poi trasferirsi prima a Parigi e in seguito a New York, ha sempre avuto uno spiccato interesse per l’arte europea, in particolare per le ricerche di Paul Klee e Jean Dubuffet. 

 

Magazzino Italian Art, Cold Spring, New York. Courtesy Magazzino Italian Art, New York. Foto Marco Anelli © 2017.


Dopo essersi conosciuti, dalla fine degli anni Ottanta, i coniugi Olnick & Spanu ampliano i loro interessi artistici e iniziano ad acquistare numerosi vetri di Murano, preziose ceramiche di artisti quali Fausto Melotti, Lucio Fontana, Guido e Bruno Gambone, così come gioielli realizzati da artisti e opere di autori internazionali del Novecento. 

La svolta decisiva avviene quando Sauro Bocchi, proprietario di una galleria a Roma, consiglia loro di visitare il Castello di Rivoli (Torino), “vetrina” privilegiata della ricerca del movimento dell’Arte povera che aveva avuto il suo centro propulsore proprio a Torino. Per Nancy e Giorgio è una rivelazione: Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Gilberto Zorio, diventano i loro nuovi “eroi” e i principali soggetti dei loro successivi acquisti. 

Alcuni di questi acquisti vengono subito destinati alla bellissima residenza di campagna degli Olnick Spanu, progettata dall’architetto spagnolo Alberto Campo Baeza, a Garrison, NY, e terminata nel 2006.

È nei terreni di quella stessa residenza che nel 2003 prende avvio The Olnick Spanu Art Program: un programma di residenze che, ogni anno, sostiene la creazione di un lavoro site-specific di un artista italiano. 

 

Giuseppe Penone, Unghia e marmo, 1988. Courtesy Magazzino Italian Art, New York. Foto Marco Anelli © 2017.


Dall’ideazione di una proprietà privata, un’abitazione con opere site-specific realizzate da artisti italiani, all’ideazione di uno spazio espositivo aperto al pubblico destinato alla promozione dell’arte italiana, il passo è conseguente. Acquistato un ex edificio industriale a Cold Spring e affidata la sua riqualificazione nonché la costruzione di uno spazio annesso, all’architetto Miguel Quismondo, il Magazzino Italian Art è divenuto pian piano realtà. Magazzino, diretto da Vittorio Calabrese che proviene dall’Irpinia, aspira a essere un luogo interamente dedicato all’arte contemporanea italiana, con un focus iniziale sull’Arte povera ma destinato anche a ricerche più recenti. Si propone al contempo di essere un centro culturale e formativo dove studenti e ricercatori possono usufruire del suo archivio, di un ricco programma di eventi, e della biblioteca situata all’interno che comprenderà oltre 5000 volumi. Insomma, si tratta di una struttura fortemente voluta e interamente autofinanziata da privati (non è infatti una fondazione), dalle evidenti aspirazioni museali, intendendo per museo quello che Rivière aveva indicato ben trentotto anni fa.

 

Veduta espositiva, Magazzino Italian Art, Cold Spring, New York. Opere: Luciano Fabro, Efeso II, 1986, [appesa al centro]; Luciano Fabro, Due nudi che scendono le scale, 1987-1989, [all’estrema sinistra]; Alighiero Boetti, Caterina e Alighiero, 1989, [a sinistra appeso a parete]; Michelangelo Pistoletto, Sfera di giornali, 1966-1996, [a sinistra]; Michelangelo Pistoletto, Sfera di giornali, 1962-2009, [sulla parete di fronte, a sinistra]; Michelangelo Pistoletto, Art International (ritratto di Maximilian von Stein), 1968, [sulla parete di fronte, a destra]; Mario Merz, Che fare?, 1968-1973, [a destra sul pavimento]; Michelangelo Pistoletto, Adamo ed Eva,1962-1987, [all’estrema destra]. Courtesy Magazzino Italian Art, New York. Foto Marco Anelli © 2017.


Pur possedendo una delle più importanti collezioni private d’arte contemporanea italiana al mondo, Nancy Olnick e Giorgio Spanu non possono essere definiti collezionisti, ma piuttosto mecenati. Etimologicamente il termine collezionista (dal latino colligere: raccogliere) designa colui che si limita a raccogliere sistematicamente e in grande quantità oggetti della stessa specie anche per il solo desiderio di possesso. Il mecenate è invece colui che svolge attività di promozione culturale proteggendo, promuovendo, sostenendo economicamente artisti e uomini di cultura, accogliendoli nella propria dimora affinché possano sviluppare la loro ricerca. Alla stregua di Caius Maecenas, da cui deriva il sostantivo mecenate, che fu il primo Ministro alla corte di Ottaviano Augusto e ideatore del “Circolo di Mecenate” volto ad accogliere i più illustri uomini di cultura del tempo, la Signora Olnick e il Signor Spanu hanno sempre seguito e promosso gli artisti, spesso commissionando loro lavori site-specific e sostenendo mostre, pubblicazioni e progetti.

 

Veduta espositiva, Magazzino Italian Art, Cold Spring, New York. Opere: Mario Merz, From Continent to Continent, 1993, [al centro]; Jannis Kounellis, Senza titolo, 2001, [a sinistra]; Jannis Kounellis, Senza titolo, 1986, [a destra]. Courtesy Magazzino Italian Art, New York. Foto Marco Anelli © 2017.


Durante un mio soggiorno a New York ho avuto il privilegio di incontrare Nancy e Giorgio che mi hanno portato in visita sia dello spazio espositivo di Cold Spring e sia della loro residenza a Garrison. Trascorrendo qualche ora con entrambi, emerge con chiarezza che i motori propulsori della loro molteplice attività in campo artistico sono: un infinito entusiasmo per i progetti realizzati e in corso, un’attenzione per ogni minimo dettaglio, un fortissimo orgoglio per la propria identità italiana, una sincera volontà di mettersi completamente a servizio degli artisti e più in generale dell’arte, e un forte desiderio di sostenerla, promuoverla e condividerla. Così facendo, realizzano ciò che, secondo Ezra Pound, il mecenate da sempre fa: “Se un mecenate acquista da un artista che ha bisogno di soldi (bisogno di soldi per comprare gli strumenti, il tempo, il cibo), il mecenate allora si mette alla pari dell’artista, sta costruendo dell’arte nel mondo; egli crea”. 

 

Come, quando e perché avete iniziato a interessarvi dell’Arte povera?

 

Alla fine degli anni Ottanta iniziammo a soggiornare periodicamente a Roma: così, all’inizio degli anni Novanta, ci avvicinammo pian piano all’arte italiana. Desiderando ampliare le nostre conoscenze in materia, chiedemmo consiglio a un nostro amico, il titolare della galleria d’arte contemporanea Studio Bocchi, il quale ci suggerì di visitare il Castello di Rivoli. In quel momento al Castello di Rivoli era in corso una mostra dove era esposta l’opera Amore e Psiche (1981) di Giulio Paolini. Ci innamorammo subito del lavoro di Paolini e, una volta rientrati a Roma, quando Bocchi ci chiese quale artista ci avesse colpito maggiormente tra quelli esposti al Castello di Rivoli, rispondemmo senza esitare: “Giulio Paolini!”. Poco dopo acquistammo il suo capolavoro Il cielo e dintorni (1988) e in seguito altre sue opere. Inoltre, non molti anni fa, in una fiera a New York vedemmo esposta nello stand della galleria Mazzoleni (una galleria che si trova a Torino e a Londra) l’Amore e Psiche di Paolini che avevamo visto al Castello di Rivoli: l’indomani era già nostra! 

Durante la visita al Castello di Rivoli avemmo però modo di conoscere e apprezzare anche le ricerche di Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Gilberto Zorio, dei quali, al nostro ritorno a Roma, Bocchi ci mostrò una decina di opere. Iniziò così la nostra collezione di Arte povera.

 

Veduta espositiva, Magazzino Italian Art, Cold Spring, New York. Opere: Giulio Paolini, Saffo, 1981, [al centro]; Giovanni Anselmo, Senza titolo, 1990, [a sinistra]; Alighiero Boetti, Clino, 1966, [a destra, appeso a parete]; Alighiero Boetti, Mazzo di tubi, 1966, [a destra]. Courtesy Magazzino Italian Art, New York. Foto Marco Anelli © 2017.


All’Arte povera sarà dedicata la prima mostra del vostro Magazzino Italian Art. Ma come sarà strutturato architettonicamente Magazzino, dal momento che fin dalla concezione della vostra residenza a Garrison avete sempre dato molta importanza all’architettura?

 

Il progetto architettonico di Magazzino è stato affidato all’architetto spagnolo Miguel Quismondo che ha creato un’architettura radicale, compatta e specificamente dedicata all’arte. Miguel ha infatti capito fin dal primo momento che desideravamo un contenitore che rispettasse il contenuto, lasciando le opere d’arte come uniche protagoniste.

In realtà si tratta di un edificio preesistente: una fabbrica a forma di L, inizialmente centro di raccolta per i contadini dell’Hudson Valley, poi centro per la pastorizzazione del latte, e infine, negli anni Ottanta, centro di produzione di carte stampate per l’elettronica poi di rugged computers per le forze armate. Dopo l’acquisto della fabbrica da parte nostra nel 2013, abbiamo deciso di aggiungervi un volume in cemento armato. A unire l’edificio preesistente con il monolite di nuova costruzione sono una struttura adibita ad atrio d’ingresso e un piccolo corridoio. Il chiostro interno che così si è venuto a creare sarà destinato a seminari, eventi e a un cinema all’aperto nei mesi estivi, alla stregua di una piazza italiana, mentre nei terreni all’esterno vogliamo realizzare un giardino di sculture: le prime due saranno rispettivamente di Domenico Bianchi e di Giuseppe Penone; e la prima è stata appositamente concepita per l’occasione. 

 

Christian Stein nella sua casa-galleria di Piazza S.Carlo a Torino con alcune opere di Jannis Kounellis, Luciano Fabro, Michelangelo Pistoletto. Courtesy Magazzino Italian Art, New York. Foto Mario Sarotto.


La prima mostra ospitata da Magazzino è dedicata a Margherita Stein…

 

Sì, e pensiamo di lasciarla visibile per almeno un anno e mezzo, forse due. A “introdurla” sarà un collage donato da Giulio Paolini e dalla Galleria Christian Stein, raffigurante Margherita Stein.

Purtroppo non abbiamo avuto la fortuna di incontrare questa straordinaria gallerista, ma Nancy si è innamorata di lei in quanto ha in comune la stessa tendenza a proteggere e promuovere gli artisti. Inoltre molte delle nostre opere di Arte povera in precedenza erano state di sua proprietà o comunque erano passate nella sua galleria. Nonostante noi non abbiamo avuto l’opportunità di conoscerla personalmente, Margherita Stein in un certo senso ci conosce benissimo!

 

Veduta espositiva, Magazzino Italian Art, Cold Spring, New York. Opere: Gilberto Zorio, Stella, 1978, [a sinistra]; Gilberto Zorio, Stella, 1991, [a destra]. Courtesy Magazzino Italian Art, New York. Foto Marco Anelli © 2017 .


Di quali artisti e opere la mostra è costituita?

 

L’opera Stracci Italiani (2007) di Michelangelo Pistoletto sarà allestita all’entrata. Pistoletto la concepì per la nostra casa a Garrison quando fu nostro ospite; desideravamo avere una sua opera che fungesse “da guida” per i giovani artisti italiani chiamati a partecipare all’Art Program. Da qui l’idea della bandiera italiana di stracci: per molti anni è stata l’emblema della casa a Garrison e ora diventerà l’emblema di Magazzino dove l’identità italiana è fortissima.

In mostra sarà inoltre presente una delle celebri pinne bianche di Pino Pascali e all’opening sarà presentata la prima opera commissionata specificatamente per questo nostro spazio espositivo: un lavoro in piombo di Remo Salvadori intitolato Nel momento.

Oltre ad altre opere di Pistoletto e a storici lavori di Luciano Fabro, Mario Merz, Marisa Merz, Giovanni Anselmo, Jannis Kounellis, Pier Paolo Calzolari, Giuseppe Penone, Gilberto Zorio, ci saranno anche: una sala quasi interamente dedicata a Giulio Paolini, dove si potrà vedere anche la versione di Saffo (1981) utilizzata da Margherita Stein come testata del suo letto; un omaggio a Boetti costituito dall’esposizione di un gruppo di suoi lavori degli anni Settanta; una sala dedicata ad altri tre artisti che la Stein aveva incluso nella sua collezione, Remo Salvadori, Domenico Bianchi e Marco Bagnoli.

 

Veduta espositiva, Magazzino Italian Art, Cold Spring, New York. Opere: Luciano Fabro, Eos (L’Aurora), 1998 [al centro]; Jannis Kounellis, Senza titolo, 2003, [sulla parete di fondo]; Luciano Fabro, Basta la vista, 1988, [a destra]. Courtesy Magazzino Italian Art, New York. Foto Marco Anelli © 2017.


Questi tre artisti hanno anche fatto parte dell’Art Program?

 

Sì, fanno parte dei dieci artisti invitati a partecipare a quel nostro progetto che sono: Giorgio Vigna, Massimo Bartolini, Mario Airò, Domenico Bianchi, Remo Salvadori, Stefano Arienti, Bruna Esposito, Marco Bagnoli, Francesco Arena e Paolo CanevariIl primo artista dell’Art Program si è scelto da sé; o meglio l’Art Program nasce grazie a lui. Si tratta del nostro amico Giorgio Vigna che, venuto in vacanza a Garrison, rimase colpito da una vecchia cisterna d’acqua presente nei terreni della nostra proprietà, da noi fatta ricoprire con una lastra di cemento, e ci convinse a installarvi un’opera da lui lì concepita appositamente e noi accettammo. 

L’Art Program nasce dalla nostra conoscenza degli artisti, ma trova anche ispirazione da Giuliano Gori, ideatore della Fattoria di Celle e da H. Peter Stern, fondatore di Storm King Art Center, ovvero del primo parco di scultura ambientale in America. Inoltre, anche un nostro grande amico, il designer Massimo Vignelli e sua moglie Lella Vignelli, sono stati per noi fondamentali e grandissimi mentori.

 

Veduta espositiva, Magazzino Italian Art, Cold Spring, New York. Opere: Giulio Paolini, Amore e Psiche, 1981, [a sinistra]; Mario Merz, Pittore in Africa, 1984, [a destra]. Courtesy Magazzino Italian Art, New York. Foto Marco Anelli © 2017.


Magazzino Italian Art ospiterà anche mostre di artisti emergenti?

 

Dopo la chiusura della mostra su Margherita Stein, lo spazio ora occupato dalle opere di Marco Bagnoli, Domenico Bianchi e Remo Salvadori, sarà destinato a giovanissimi artisti, anche sconosciuti. Desideriamo che Magazzino non sia solo la casa degli italiani a New York ma vogliamo anche sostenere gli artisti americani che si ispirano all’arte italiana e all’Italia. La prima artista non Italiana a essere sponsorizzata da noi è Melissa McGill, residente a Beacon, per il progetto I Campi, recentemente presentato in congiunzione con la Biennale di Venezia nella storica dimora veneziana disegnata da Carlo Scarpa, Casa Scatturin e presso la galleria Giorgio Mastinu Fine Art a Venezia.

Inoltre vorremmo realizzare un registro dove gli artisti possono iscriversi in modo che noi possiamo eventualmente sostenerli con aiuti tecnici. L’idea è anche quella di istituire una borsa in denaro, che non richieda all’artista vincitore né la realizzazione di un’opera né una sua residenza a Garrison; ma sia volta solo a dargli un sostegno economico. 

 

Magazzino avrà anche una biblioteca: come sarà strutturata?

 

La biblioteca sarà dedicata esclusivamente a libri legati alla nostra collezione, quindi relativi alle ricerche artistiche sviluppatesi dalla metà degli anni Quaranta sino ai giorni nostri. Per iniziare abbiamo acquistato circa 5000 volumi e uno scanner per digitalizzare i testi molto rari affinché non si rovinino consultandoli. 

 

Remo Salvadori, Germoglio, 1988-1989. Courtesy Magazzino Italian Art, New York. Foto Marco Anelli © 2017.


Quali saranno i primi incontri ed eventi organizzati da Magazzino Italian Art?

 

Abbiamo già in programma una conferenza dedicata all’architettura che si terrà all’Istituto Cervantes di New York in quanto l’architetto progettista di Magazzino Italian Art è spagnolo.

Anche all’Istituto Italiano di Cultura, con la collaborazione della Casa Italiana Zerilli-Marimò e della New York University, organizzeremo la presentazione del libro di Marco Anelli, un fotografo italiano che ha ripreso le fasi della costruzione di Magazzino, gli uomini che lo hanno costruito e lo spazio espositivo stesso. Realizzeremo anche una mostra temporanea di queste fotografie. 

 

Come sarà possibile raggiungere Magazzino Italian Art?

 

Noi suggeriamo di arrivare con il treno: noi abbiamo due pulmini che aspetteranno i visitatori alla stazione di Cold Spring (dove il treno da New York arriva ogni ora), li accompagneranno a Magazzino, e viceversa. Ci stiamo inoltre accordando con la città affinché il servizio municipale del trolley faccia una fermata anche da noi. Vorremmo infatti favorire i trasporti più economici ed ecologici quali il car pooling e il treno. L’ingresso al Magazzino sarà gratuito, ma su prenotazione.

 

Quali sono i vostri sogni in merito al futuro di Magazzino Italian Art?

 

Teniamo a precisare che non siamo una fondazione neanche a livello fiscale: siamo due persone fisiche che hanno deciso di condividere le proprie opere di cui ci siamo sempre reputati guardiani temporanei. Per questa ragione, desideriamo che Magazzino prosegua con noi e anche dopo di noi. Vorremmo che nel luogo dove è nata la prima esperienza di scuola organizzata di arte in America, la Hudson River School, si sviluppi il primo centro organizzato di arte contemporanea italiana in America. Prediligiamo l’arte contemporanea perché non abbiamo paura di vivere la nostra contemporaneità; anzi ne siamo fieri: essa non avrebbe potuto esistere senza la storia che l’Italia ha alle spalle e che ha sempre influito sui nostri artisti. Inoltre, pur rispettando gli esterofili, noi siamo italiani e non ce ne vergogniamo. Desideriamo che i visitatori capiscano e diffondano il messaggio che l’arte italiana non si è fermata al Barocco; è anche contemporanea. E lo vogliamo fare con un linguaggio semplice e accessibile per tutti.

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