Giovanni La Varra. Case Minime

Case minime (Robin edizioni, 15 euro), romanzo d’esordio di Giovanni La Varra esce in contemporanea  a Barreca & La Varra. Questioni di facciate, a cura di Moreno Gentili, un libro che raccoglie e problematizza  quindici anni di lavoro professionale di La Varra, prima socio di studio di Stefano Boeri, poi in proprio con Gianandrea Barreca. Ad altri i rilievi sulle opere di architettura (ma non ci sono un po’ tanti rendering?), in questa sede trattiamo il romanzo d’esordio di un professionista che si immagina (e si sa) impegnatissimo, ma che trova il tempo di tuffarsi negli acerbi sentimenti della generazione Erasmus, per poi raccontare Milano, vera protagonista del libro.

 

Non che non esista una trama: Sergio e Mattia, 22 anni, svogliati ma non del tutto disinteressati frequentatori della facoltà di architettura, guadagnano qualche soldo al servizio di una società che deve censire lo stato dell’edilizia pubblica. Ai due viene in mente di affittare abusivamente gli appartamenti vuoti agli studenti stranieri e italiani che si fermano temporaneamente a Milano. Un piccolo salto nel vuoto per i due che si mescola a una storia d’amore tra Sergio e Ekaterina, una ragazza russa di fredda ma intensa bellezza. I personaggi sono schizzati con mano leggera, ma con una certa perizia, così come i loro milieu, i compagni; la forza del libro sta tuttavia nella descrizione di Milano, degli interni e della città.

 

In Baci rubati François Truffaut rende esplicita, con Antoine Doinel nelle vesti di imbranato investigatore privato, l’idea del cinema americano di mostrare, attraverso il private eye, le vite degli altri. Cosi fa Giovanni La Varra con i suoi ragazzi che entrano nelle case vuote, le mostrano ai coetanei, immaginando possibilità di vita, seppur provvisorie (una condizione del nostro tempo). Le case sono in periferie ampiamente storicizzate e di cui si sente la conoscenza di prima mano di La Varra: Gallaretese, Qt8 e montagnetta di San Siro, il Gratosoglio, la circolare 90-91, barriera negli anni del boom tra chi stava dentro e chi stava fuori dai confini metropolitani.

 

Conosco Giovanni La Varra da più di vent’anni, dai nostri vent’anni, e quando ho ricevuto il romanzo ho pensato: “Oddio! Un altro che si mette a scrivere romanzi”. Sbagliavo, sottovalutando la passione che Giovanni mette in ogni cosa che fa.

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