Skizzen, scarabocchi in treno

Ero in Ticino per un singolare lavoro che dovevo svolgere nei territori di confine tra la Svizzera e l’Italia. Il mio compito era fare un reportage visivo sulle persone che viaggiavano in treno, mi sembrava di sognare; venivo pagata per fare ciò che faccio per diletto. 

In genere, quando schizzo e annoto mi nascondo, ma in quell’occasione invece mi sorpresi del coraggio con il quale continuavo a disegnare anche quando venivo insistentemente osservata; anzi, avrei quasi voluto andare dall’osservatore di turno per dirgli che lo facevo di professione.

 

 

Ricordo che in quell’occasione mi nascosi una sola volta, ma annotai il fatto: Vedo un uomo che scrive e schizza su un quaderno simile ai miei. Vengo attanagliata dal dubbio che l’editore possa aver commissionato a un collega lo stesso lavoro (maledetta insicurezza), non estraggo il notes per paura che “tra simili” venga scoperta. Mi limito a fare una foto con il telefonino, che risulterà molto mossa perché copro il rumore del click con un colpo di tosse. Per vedere cosa stia disegnando scendo dall’uscita alle sue spalle. E scopro che vicino a una scrittura minuta ed elegante c’è una piccola colonna di scarabocchi con forme di insetto (farfalle, mosche, scarafaggi...). Passatempo singolare, penso. Mi chiedo cosa potrebbe pensare lui del mio lavoro.

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