Lontano dagli occhi, lontano dalla mente

Perché l’Africa? Da parecchi anni lettera27 si dedica all’esplorazione di temi legati al continente africano e con questa nuova rubrica vogliamo aprire un dialogo con i protagonisti culturali che si occupano dell’Africa. Qui potranno esprimere opinioni, raccontare storie, stimolare il dibattito critico e suggerire idee per ribaltare i tanti stereotipi che circondano questo immenso continente. Ci piacerebbe aprire con questa rubrica nuove prospettive: geografiche, culturali, sociologiche. Creare stimoli per imparare, per essere ispirati, ripensare e condividere conoscenze.


Elena Korzhenevich,

lettera27

 

Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa? 

 

english version

 

Nel 2004, in un periodo in cui mi occupavo principalmente di architettura, visitai Asmara. Sebbene quel viaggio in origine non avesse nulla a che vedere con l’assetto urbanistico della città, segnò come un punto di svolta. Per prima cosa, rimasi incantata dalla ricchezza di costruzioni in malta e mattoni: più di 400 edifici modernisti degli anni Trenta e Quaranta in vario stato di conservazione. Tale fu l’impatto che fui assalita da numerosi interrogativi. Mi ritrovai a meditare incessantemente sui concetti di memoria, oblio e patrimonio culturale. Desiderosa di conoscere la storia della città, mi misi sulle tracce del suo passato di colonia italiana e della sua grande tradizione architettonica. Asmara ospita infatti una delle più grandi collezioni di edifici in stile Modernista, dal Novecento all’Art Déco, dal Razionalismo al Futurismo, all’architettura Monumentalista.

 

Vista la sua importanza, sembrava naturale che di una città così eccezionale vi fossero, o dovessero esserci, innumerevoli testimonianze. Asmara avrebbe dovuto chiaramente comparire in pubblicazioni accademiche, libri d’arte in carta patinata e innumerevoli dibattiti critici su architettura, propaganda fascista e costruzione dell’identità nazionale. Come, ad esempio, in questa illuminante riflessione del Professor Naigzy Gebremedhin, eminente intellettuale esperto in materia: “L’architettura Modernista si fonda su tre giganti dell’architettura. Due sono di origine tedesca, Mies van der Rohe e Walter Gropius, il terzo è francese, Le Corbusier. Per molti aspetti, è interessante notare come Asmara fornisca l’occasione per riflettere sull’evoluzione delle loro idee al di fuori della Germania, della Francia e dell’Italia, ovvero i Paesi in cui esse ebbero origine, e lontano, altresì, dall’incubo ideologico e politico del Nazismo e del Fascismo all’interno del quale l’architettura modernista si sviluppò nell’Europa degli anni Trenta” [1].

 

Schizzo della stazione di servizio Fiat Tagliero tratto dal libro “Asmara: Africa's Secret Modernist City”.

 

La realtà era invece ben diversa. Fino ai primi anni Duemila, c’erano solo due fonti fondamentali, entrambe riconducibili a Gebremedhin. Una era il CARP [2], un progetto governativo lanciato nel 1997 per valorizzare e preservare il patrimonio architettonico della città; l’altra, uno studio accademico [3] pubblicato nel 2003. Si tratta in entrambi i casi di progetti di primaria importanza sviluppati a livello locale in un contesto altrimenti caratterizzato dal vuoto più assoluto. Di fatto, il CARP contribuì in quegli anni, e fino al 2007, a gettare le basi per una politica di sviluppo del patrimonio culturale eritreo. Un passo importante a sostegno del riconoscimento della cultura quale elemento chiave dell’identità nazionale, dell’educazione e così via. Come ci ricorda il curatore Hans Ulrich Obrist, “gli organismi pubblici hanno il dovere di supportare la cultura, che costituisce il nostro patrimonio” [4]. Tuttavia, per quanto cruciali, nel 2004 queste prime iniziative erano sostanzialmente accessibili solo nella capitale eritrea, e relegate per lo più ad ambiti ristretti.

Ripensandoci, c’erano diverse ragioni per cui il patrimonio modernista di Asmara era stato estromesso dal più ampio dibattito contemporaneo, ragioni che potrebbero anche spiegare il motivo per cui, nonostante le dimensioni, Asmara fosse descritta come la città modernista segreta dell’Africa. La trentennale guerra di indipendenza dal vicino stato etiope, terminata nel 1991, e il successivo conflitto iniziato alla fine degli anni Novanta erano tra le ragioni più evidenti e facili da indicare.

 

Eppure la totale invisibilità dell’architettura di Asmara, e la sua esclusiva circolazione all’interno di circoli intellettuali estremamente ristretti, mi tormentava. Quasi fosse un dilemma sul passato, sul presente e sul futuro. Lo storico d’arte Erwin Panofsky afferma che “il futuro è spesso un’invenzione creata a partire da frammenti del passato” [5]. Tutto ciò suonava, non a caso, come un campanello d’allarme. La strada che mi si prospettava davanti affiorava lentamente alla vista. Perché è inquietante pensare a ciò che accade quando il passato viene sensibilmente e materialmente limitato, distorto, o è del tutto invisibile. Di sicuro, una palese conseguenza futura è il venir meno di saperi che potrebbero supportare la molteplicità del pensiero critico. E dunque ciò che inizialmente appariva come una semplice ricerca di informazioni ha finito invece per rivelare qualcosa di ben più profondo. Ovvero, che l’omissione del sapere è ugualmente potente, se non più potente, della sua stessa presenza. Perché in quell’invisibilità vi è la chiara manifestazione del potere e di chi lo detiene.

 

Editrice indipendente e scrittrice, Missla Libsekal vive a Vancouver. Ha fondato e dirige la piattaforma online anotherafrica.net, una rivista dedicata all’arte contemporanea e al design. “L’arte non è un lusso da primo mondo. Another Africa intende essere un invito costante a non dimenticarlo”.

Traduzione a cura di Laura Giacalone.

 

[1] Gebremedhin, N. (Dicembre 2007). Asmara, Africa's Secret Modernist City. African Perspectives: Dialogue on Urbanism and Architecture. Conferenza tenuta alla University of Technology di Delft.

[2] Progetto di Recupero del Patrimonio Culturale in Eritrea.

[3] Denison, E., Ren, G., & Gebremedhin, N. (2003). Asmara: Africa's Secret Modernist City. London: Merrell.

[4] Obrist, H. (2014). The Future of Art and Patronage. In A. Lamm (a cura di), Sharp tongues, loose lips, open eyes, ears to the ground (p. 63). Berlin: Sternberg Press.

[5] Obrist, H. (2014). After the Moderns the Immaterials. In A. Lamm (a cura di), Sharp tongues, loose lips, open eyes, ears to the ground (p. 41-42). Berlin: Sternberg Press.

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