Atlas obscura

Stai per partire per un viaggio. Sei uno che non va all’avventura e pianifica sempre i propri spostamenti. Hai tenuto da parte vari ritagli riguardanti le località che visiterai. Hai anche in mente di acquistare un volume tra i molti che si offrono di guidarti in quel paese. L’hai preso e ora lo sfogli. Ci sono tutte le cose che ti aspetti di vedere. Le annoti su un taccuino: non vuoi perderti nulla. Poi hai un’illuminazione: Non è che queste cose le ho già viste, anche se non sono mai andato là? Rifletti: Vero, ma io le voglio vederle ugualmente per sapere se sono davvero così, per vedere che effetto mi fanno. Subito un altro pensiero fa capolino: Voglio vedere anche qualcosa di non visto. Ti chiedi: Dove posso vedere il non visto? Il non-visto è qualcosa di oscuro, d’incerto, di misterioso. Lo ignori. Non potrebbe che essere così. Tuttavia la guida c’è. Devi solo digitare un indirizzo web: Atlas Obscura.

 

Si tratta di un sito fondato nel 2009 da due giovani americani: Joshua Foer e Dylan Thuras, cui si è aggiunta una donna, Ella Morton. Lì troverai quello che desideri. Se vuoi, puoi anche comprare in internet un libro che ha il medesimo titolo del sito, e come sottotitolo reca: An Explorer’s Guide to the Worlds’s Hidden Wonders (Guida alle meraviglie nascoste del mondo). Sono passate 24 ore da quando lo hai fatto. Suonano alla porta. C’è l’uomo dei pacchi. Il libro è arrivato. Siediti, mettiti comodo e comincia a leggere. All’inizio c’è la carta con i cinque continenti con i punti gialli che indicano i luoghi censiti. Restano pochi spazi vuoti: Mongolia, Botswana, Paraguay, Groenlandia, Bielorussia. Tutto il resto del mondo è stato visitato. Sono 650 luoghi strani e meravigliosi, che ora puoi esplorare. Dato che sei uno scrupoloso, dopo aver letto l’introduzione, passi all’indice tematico. Vuoi sapere come i tre autori hanno catalogato questi luoghi. Sono sei pagine fitte, disposte su tre colonne. Ti colpisce l’elenco delle architetture insolite. Non ti trattieni e cominci subito a cercarle.

 

Ti cade l’occhio sul monumento di Buzludzha. Si trova su una montagna della Bulgaria, e sembra un’astronave atterrata lì per caso, accanto una stele con la stella rossa. Giri pagina e ci sono altri monumenti dell’arte brutalista nella ex-Jugoslavia: sogni o incubi di cemento alti decine di metri eretti tra il 1960 e il 1970 nei luoghi della Seconda guerra mondiale. Ti affascinano le architetture sotterranee, i bunker, le caverne. Scopri che in Italia, a Baldassero Canavese, c’è un tempio di uno sconosciuto culto sincretico, scavato a mano sottoterra da un pittore e dagli altri membri della sua setta: è decorato a colori psichedelici con forme e disegni New Age. Vorresti subito andarci. Decidi di guardare il resto del libro. È impaginato come una guida, un album, un’enciclopedia. Ti ricorda un libro della tua infanzia. Ogni edificio, oggetto, realtà, località, strada, castello, grotta, lago, montagna, monumento, memoriale, pianta, animale, vulcano, eccetera, eccetera, è descritto brevemente in modo icastico. Ci sono tutte le informazioni necessarie per raggiungerlo.

 

Ritorni all’indice. Adesso t’interessano le isole. Sono sempre state una tua passione da bambino. Le isole sconosciute o strane, quelle compulsate sugli atlanti e sognate. Ora puoi soddisfare il tuo desiderio. Ne hanno censite trenta. Ne scegli una a caso, ma non troppo: l’Isola di Robinson Crusoè. Nel 1704 al largo di Valparaiso un marinaio, Alexander Selkirk, entra in contrasto con il capitano della nave. Lo abbandonano su un’isola sperduta a 650 chilometri dalla costa cilena; ci sta 4 lunghi anni. A lui si è ispirato Defoe per il suo personaggio. Oggi vi risiedono 100 persone. Más a Tierra, come si chiama sulle mappe, nel 1966 è stata ribattezzata: “Isola di Robinson Crusoé”. Il potere della letteratura.

 

 

Adesso sfogli il libro avanti e indietro. Ti ha preso la voglia di procede in modo discontinuo e sussultorio. Non potrebbe essere che essere così. Quello che hai in mano è un catalogo di cose strane, bizzarre, una collezione di eccentricità, una Wunderkammer messa insieme dai tre giovani autori, verificata in giro per il mondo con l’aiuto dei lettori, fondamentali contributori. Un’opera collettiva, pensata da individui stravaganti, cresciuta dal nulla e, come un corallo, composta di autoconcrezioni. Come puoi leggere nelle ultime righe della prefazione, l’idea che muove questa ricerca è che la misura del nostro Pianeta resta ancora da scrivere: la ricerca è senza fine. Ricerca di cosa?, ti domandi. Di ciò che è eteroclito, inclassificabile, eccentrico. Vero, ma adesso anche il bizzarro è catalogato, anche l’eccentrico ha un proprio centro, è Atlas obscura (Mondadori, p. 488, € 35).

 

Il mondo attuale descritto da topografi coscienziosi e maniacali, perimetrato da Google Maps, rilevato da occhi elettronici, definito da algoritmi, ha ancora qualcosa di sconosciuto? La domanda te la fai mentre bevi una tazza di tè e rifletti su quello che stai leggendo. L’ossessione dei tre autori è di esaurirlo: come i cartografi dell’Impero descritti da Borges. Adesso apri e chiudi il volume in modo casuale. Passi dall’Hotel Ryugyong di Pyongang, la folle piramide eretta nella capitale nordcoreana; al Castello di ghiaccio di Lumilinna in Finlandia; poi ai maestosi baobab a Morondava in Madagascar, giganti che lasciano a bocca aperta per la loro dimensione e forma. L’eccentrico ti ha sempre attirato, non sai perché. Adesso puoi trovare sfogo al tuo desiderio di visitarlo. Sei un maniaco, come loro. Non lo sai, ma il tuo viaggio è già cominciato, un viaggio da fermo come questa enciclopedia dello strambo, dell’estroso, del capriccioso, del singolare, dello strampalato, del fantasioso.

 

Una delle cose che hai sempre pensato trova qui conferma. Basta andare in Irlanda, a Bushmills, dove sei milioni di colonne esagonali costituiscono un cammino verticale, come se fossero state scolpite da alacri scalpelli; invece sono il prodotto di un’eruzione vulcanica. La Natura imita l’uomo, ma anche viceversa. I tre giovani collezionisti americani d’immagini e i loro collaboratori mostrano una grande predilezione per ciò che si protende verso il cielo – osservatori astronomici, torri, steli, telescopi, ecc. – e tutto ciò che discende nelle profondità della Terra – caverne, anfratti, buchi, vulcani, camere blindate, rifugi sotterranei.

 

Sei affascinato da questo immenso catalogo di stranezze tanto che dopo qualche ora che sfogli, che leggi e che prendi appunti sul taccuino, sei in preda a una confusione febbrile. Non sai più dove vuoi andare, se vuoi partire o restare, se vuoi salire verso l’altro o precipitare in basso, se desideri percorrere uno strapiombo a piedi o in autobus (il volume ne propone vari), oppure invece aneli solo di sdraiarti sulle sabbie di un deserto (ne hai contati dieci). Pensi: Il mondo come regolarità è solo una nostra invenzione, prevale invece l’irregolarità; questa è la sola forma che ha il Mondo.

 

Sei spossato. Viaggiare sulla carta, se lo si fa con intensità, non è meno faticoso che farlo davvero. Impegna mente e anche corpo. Se poi vorrai intraprendere uno dei tanti viaggi possibili di questo Atlas non ti resta che partire. E non dar retta al proverbio – “Partire è un po’ morire” – perché viaggiare fa molto bene. Non lo sai?

 

Una versione più breve di questo articolo è apparsa su “Robinson” di “La Repubblica” che ringraziamo.

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