Il piatto piange
Alberto Saibene

Alberto Saibene lavora in campo editoriale. Per il resto è un dilettante. 

23.11.2017

Massimo Bucciantini / Un Galileo diviso nella Milano del boom

Nella pedagogia progressista degli anni Settanta era quasi inevitabile che genitori e insegnanti ci spedissero ad assistere a uno spettacolo del Piccolo Teatro. Si cominciava alle elementari con l’Arlecchino servitore di due padroni a cui seguiva, più grandicelli, La tempesta o I giganti della montagna piuttosto che un Brecht a scelta. Per noi il Piccolo era, con una crescente insofferenza, “il” teatro della città, anche se l’attesa per la nuova sede – i lavori durarono quasi vent’anni – fu il simbolo di un periodo di declino della città. Nel frattempo avevano fatto in tempo a morire Paolo Grassi (1919-1981) e Giorgio Strehler (1921-1997), i dioscuri che avevano fondato il teatro nel 1947, mettendo in scena L’albergo dei poveri di Massimo Gor’kij nel fervore della Milano che rinasceva...

28.10.2017

Compie 100 anni il personaggio di Sto / Un'intervista impossibile al signor Bonaventura

L'altro giorno sono stato a trovare il signor Bonaventura. Mi avevano detto che avrebbe compito cento anni, così sono andato a fargli qualche domanda dopo uno spettacolo a teatro. Era una delle sue commedie per bambini: Una losca congiura ovvero Barbariccia contro Bonavantura, messo in scena da Marzia Loriga. Lo spettacolo è stato un vero successo e i bambini, nati quasi un secolo dopo, seguivano incantati e divertiti, ma anche genitori e nonni avevano il sorriso stampato sulle labbra perché, ha detto Sergio Tofano, si può “ridere con qualunque mezzo, purché, s’intenda, di buon gusto”. L’eleganza metafisica di Bonaventura, le impeccabili rime baciate, i velocissimi cambi di scena hanno conquistato tutti. Dopo la recita ho approfittato della naturale cortesia del signor (vero signore)...

06.10.2017

Leonardo Di Costanzo, “L'intrusa” / Storie di ordinaria estraneità

Negli anni del primo dopoguerra, il riscatto di una nazione sconfitta arrivò inaspettatamente dal cinema, che divenne proprio in quegli anni un fenomeno globale, la principale fonte di svago di un mondo che ricominciava a vivere. Nessuno però aveva mai sentito parlare di quello italiano, che di svago ne offriva ben poco. I film di Rossellini, De Sica, Zavattini e di tutti quelli che seguirono, aprirono la strada a una nuova idea dell'Italia dopo vent'anni di fascismo. Fu chiamato neorealismo, un cinema girato tra città distrutte e campagne sconvolte dal passaggio del fronte, con attori presi dalla strada e che raccontava storie di vita quotidiana: bambini lustrascarpe, operai disoccupati ladri di biciclette, le vicende della guerra e le macerie morali da cui ripartire. L'urgenza di dire...

30.09.2017

Boom economico / Scatola magica: i 100 anni de La Rinascente

Ripensando alla Milano del boom economico, origine di quella di oggi, mi pare che sia stata percorsa contemporaneamente da due flussi, spesso destinati a mescolarsi. Da una parte, con la piena occupazione, è il luogo dove è nata l’alienazione del lavoro di fabbrica e negli uffici, evocata così bene ne Il posto (1961) di Ermanno Olmi e nella Ragazza Carla (1960) di Elio Pagliarani, dall’altra la città come occasione di affermazione della propria individualità (maschile e femminile), rompendo le catene della famiglia, le maglie strette dal paese e del controllo sociale della comunità. Un punto di sintesi è forse La vita agra (1962) di Luciano Bianciardi, un libro che denuncia lo smarrimento individuale e collettivo di quegli anni, quasi una sbronza quotidiana.   Il Luciano emigrato a...

14.04.2017

In paese si chiacchiera / Inverno in Val di Chiana

Il barbiere di Lucignano mi dice che è rimasto l’unico del paese. La gente preferisce andare a tagliarsi i capelli nei centri commerciali dove, in aggiunta, beneficia di massaggi e trattamenti. Quello che perdono è la conversazione quotidiana tra i clienti, ispirata soprattutto dai giornali sportivi e dalle chiacchere di paese. In realtà in paese si chiacchera dappertutto: la merciaia novantenne rimpiange il fascismo. Provo a correggerla: “Rimpiange la sua giovinezza”. Niente, lei insiste col fascismo. Si chiacchera dei fatti del giorno dalla giornalaia, si chiacchiera in coda dal panettiere o dal famoso macellaio che vanta la chianina (siamo in Val di Chiana) più buona del circondario. Abbas Kiarostami aveva girato un film da queste parti e chiedo ai clienti del parrucchiere se ne hanno...

16.03.2017

Il 18 marzo a Libri Come / L'Italia di Adriano Olivetti

Nell’autunno del 2007 Enrico Morteo mi coinvolse nell’organizzazione di una mostra che avrebbe celebrato a Torino, nella primavera successiva, i cento anni della Olivetti. Aderii con entusiasmo. Mi ero laureato, parecchi anni prima, sulle attività culturali di Raffaele Mattioli e da allora ho pensato ad Adriano Olivetti come a un suo complementare pendant nell’Italia che rinasceva nel 1945. Avevo raccolto nel tempo qualche appunto, avevo notato come il nome Olivetti incrociasse le vicende di molti uomini illustri dell’Italia repubblicana, ma non mi era mai stata data occasione di studiarne la storia. Cosa fosse divenuta nel frattempo la Olivetti lo ignoravo. Avevo letto sui giornali che dopo Carlo De Benedetti c’erano stati una serie di passaggi di proprietà e mi ero accorto che il nome...