Interzona
Rinaldo Censi

Si occupa di immagini mobili. Collabora a “Alfabeta2”, a “Il Manifesto”, ad alcune riviste di cinema (Cineforum, Filmcritica, Fata Morgana), sempre più sporadicamente. Ha partecipato a numerosi volumi collettivi e ha scritto un libro: Formule di pathos. Genealogia della diva nel cinema muto italiano, Cattedrale, Ancona, 2008.

Ha curato per la Cineteca di Bologna l’edizione dvd delle Histoire(s) du cinéma di Jean-Luc Godard.

Propone alle case editrici – spesso senza successo – libri da tradurre.

Programma rassegne cinematografiche (con spirito warburghiano), quando glielo permettono: per esempio sul found footage o sui rapporti tra Giorgio Morandi e il cinema. L’ultima sera della rassegna Morandi uno spettatore è uscito dalla sala sbraitando, chiedendo la restituzione dei soldi del biglietto. Sullo schermo passavano le immagini di Zen for Film di Nam June Paik: si trattava di un programma dedicato a Morandi e la polvere. Considera questa reazione un successo personale.

Insegna Storia e Filologia del cinema presso l’Università di Pavia, da un po’ di anni. Probabilmente – visti i tagli – questo sarà l’ultimo. 

10.03.2017

Note su Comic Strip (Gerhard Richter) / Un catalogo di aberrazioni

Chi scrive queste righe sente il dovere di chiarire una nota d'impiccio: in disegno è sempre stato un disastro. Come affrontare allora il resoconto di questo quaderno d'artista, concepito da Gerhard Richter (Gerd Richter, sulla copertina) nel 1962, intitolato Comic Strip (Walther König, Köln, 2014)? Richter l'ha composto un anno dopo aver lasciato Dresda e la Germania Est per trasferirsi a Berlino, in territorio occidentale. Un addio non facile, ma obbligato, covato a lungo, dalla fine degli anni '50, quando a Kassel vede i lavori di Pollock e Fontana (Documenta II, 1959). Si convince definitivamente dopo un viaggio turistico a Mosca e Leningrado, nel marzo del 1961. In aprile, quando scrive una lettera toccante al suo professore, Heinz Lohmar, è già a Berlino Ovest. Richter si...

27.09.2016

Addio a Herschell Gordon Lewis / Mille ragioni per girare un film in Florida

Ogni tanto la cerco su ebay. Sarà per gusto feticista o semplice elogio della frivolezza. Parlo della “barf bag” che veniva consegnata agli spettatori di Blood Feast, nei cinema, in pieno 1963. Parlo della busta di carta in cui ogni spettatore poteva vomitare tutto il suo disgusto assorbito vedendo le immagini di quel film.    Barf Bag.    Che io sappia, oggi l'unico rimasto a sfruttare il potenziale di quella busta è Nick Cave, che ha intitolato e letteralmente scritto il suo ultimo libro sopra quegli involucri di carta che trovate sugli aerei: The Sick Bag Song. Buste e vomito. Bisogna avere un certo quid imprenditoriale per pensare a soluzioni simili: puro marketing in salsa horror. Nello stesso periodo di Blood Feast (giusto un anno dopo), Ray Dennis Steckler, il...

09.09.2016

Sergei Loznitsa è giunto qui / Austerlitz

Non si guardano neppure intorno. Non osservano. Se guardano, guardano lo schermo del loro smartphone, o della macchina fotografica, o dell'ipad. Non guardano, ma scattano foto. Il braccio metallico del “selfie stick” è quasi una protesi. I più arditi filmano tutto con una GoPro. Gironzolano e ascoltano la voce meccanica dell'audioguida, a capo chino. A volte, una guida in carne ed ossa li intrattiene. Sembra di essere tornati ai tempi delle scolaresche: c'è chi ascolta e chi svicola, oppure scherza, tormenta il vicino. Una donna con occhiali da sole dà prova di equilibrio tenendo sulla testa una bottiglia d'acqua.  Siamo a Sachsenhausen, uno tra i più antichi campi di concentramento costruiti in Germania. Ora funge da sito commemorativo, proprio a due passi da Berlino. Costruito nel...

17.07.2016

"La nostra attitudine era: fanculo" / È morto Alan Vega

All'inizio c'è il ritornello di 96 Tears (? And The Mysterians, 1966), una delle canzoni rock definitive: un infinito bordone di organo suonato con un solo tasto e un solo dito – ricorda Lester Bangs. A pensarci bene non è un caso se nel 1977, Martin Rev e Alan Vega aprano un loro show al CBGB's con quel pezzo, totalmente trasfigurato. 96 Tears viene sezionata, decostruita. Ne resta solo un brandello: alla solarità dell'originale si sostituisce una specie di trance psicotica. Alan di cognome fa in realtà Bermowitz, Martin invece per l'anagrafe è Reverby, ma che importa quando battezzi la tua band ispirandoti a Satan Suicide, titolo di un'edizione del tuo fumetto preferito, Ghost Rider? I Suicide bazzicano per le strade di New York dai primi anni '70. Quando si sono incontrati, al Project...

03.07.2016

L'arte nello spazio urbano / Bondage Christo

Non c'è oggetto, struttura, elemento naturale che Christo non abbia impacchettato. Dai primi anni '60 è tutto un avvolgere telefoni, poltrone, riviste, motociclette servendosi di polietilene trasparente; tutto un imballare automobili, bottiglie di champagne, tavolini, donne, ritratti (della moglie Jeanne-Claude, con la quale lavora in perfetta simbiosi). Senza dimenticare le sculture. C'è una bella foto che lo ritrae giovane e occhialuto, intento ad avvolgere una statua nel giardino di Villa Borghese. È il 1963.  Diciamo Christo, ma sono in due: lui e la moglie. E in due iniziano anche a prendere di mira gli alberi. Impacchettano anche quelli. Siamo nel 1966. Andranno avanti fino al 1998.   Che cosa nasconde questa urgenza quasi catastale che li rende simili a strambi impiegati...

13.03.2016

Una superficie vuota e superiore

Si fatica ad immaginare i tesori di ingegnosità, di ingenuità o di impudenza cui il plagio sia suscettibile. Alcuni esempi: nel 1836 apparve una pièce intitolata Saint Thomas, preceduta da un invio che tal M. Champion Lajarry maggiore fa passare per una fantasticheria emanata dai suoi svaghi. Ora, la pièce è stata scritta da F.-G.-J.-S. Andrieux, che l'ha pubblicata presso Dabin nel 1802, dopo la morte di mademoiselle Chameroy. Dei 170 versi di Andrieux, uno solo è stato cambiato. Al posto di: Vestris, Miller, Delille, et caetera, si legge: Taglioni, Vestris, et caetera. Del resto, un episodio del Cagliostro di Nerval riprende quasi parola per parola un pamphlet del marchese di Luchet; Jean Richer, esegeta di Nerval, l'ha per questo rimproverato.   La questione del plagio è annosa....