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Riccardo Venturi

Riccardo Venturi ha abbandonato l’Italia a fine 2002. In quanto al cervello, quello è in fuga da molto prima. Attualmente è ricercatore (“pensionnaire”) in Storia dell’arte contemporanea, XX e XXI secolo presso l’INHA (Institut national d’histoire de l’art) di Parigi https://inhaunivercity.academia.edu/riccardoventuri

29.04.2016

Visita guidata ai dettagli / Cliccare su Bosch

Lascio Parigi dalla Gare du Nord, il treno macina chilometri e ore, leggo e dormo, mi rifocillo alla stazione di Amsterdam prima della coincidenza. Arrivato a destinazione trovo l’appartamento di Airbnb, quattro chiacchiere con la padrona e a letto presto. Sul comodino sono impilate varie pubblicazioni su Bosch, ergo il sonno sarà agitato, interrotto bruscamente dallo spremiagrumi per la colazione.   Sono nel cuore dell’Europa, un cuore appartato, perché a ‘s-Hertogenbosch, a circa un’ora da Amsterdam Rotterdam Eindhoven Anversa, non si capita per caso. Qui è nato Jheronimus van Aken, che dalla cittadina prese anche il nome, e qui torna dopo 500 anni dalla sua scomparsa in occasione della più grande retrospettiva mai organizzata sulla sua opera.   Esito prima di entrare nelle...

23.03.2016

Il falsario come vittima del sistema / Troppo veri per essere falsi

Dei veri falsi Nel buio pesto una torcia elettrica illumina la superficie di antichi dipinti, di quelli che hanno fatto la storia della pittura: così comincia l’ultimo documentario di Luciano Emmer (Bella di notte, 1997), che si aggira per la Galleria Borghese appena riaperta e, in una rêverie notturna, ci mostra le opere come se le vedessimo per la prima volta. Così comincia anche il documentario Un vrai faussaire di Jean-Luc Leon, appena uscito nelle sale francesi. Solo che qui non siamo alla Galleria Borghese ma al tribunale di Créteil e i 150 quadri conservati sono legati con lo spago, messi sotto sequestro e destinati a essere distrutti in quanto falsi. L’autore è Guy Ribes, acciuffato nel 2005. Questa disgrazia è stata la sua fortuna: la sua identificazione ha reso possibile...

18.02.2016

Ai Weiwei, artista del digiuno

Ai Weiewei umano   Da più di un mese l’artista cinese Ai Weiwei vive a Lesbo. Nel cuore del mar Egeo documenta il passaggio dei migranti dalla Siria verso l’Europa, i primi soccorsi dei volontari, la loro vita quotidiana. Sull’isola può contare sulla compagnia di un gruppo di studenti cinesi e tedeschi dell’Universität der Kunste di Berlino dove insegna, su 1000 Little Sun, la lampada al led disegnata da Olafur Eliasson (vicino di atelier a Berlino), su una rete wifi battezzata “Better Times”. Il contrasto tra la bellezza del paesaggio e la disperazione dei profughi lo ha indotto a trasferirsi in quella che considera “una zona di guerra” (“Artsy”, 8 febbraio).   Con l’idea di costruire un...

03.02.2016

Un colpo di Tzimtzum salverà Kiefer?

Pedalare tra le rovine   Anselm Kiefer – titano dell’arte tedesca, il più prolifico produttore di rovine vivente – è anche l’artista meno ecologicamente sostenibile della Terra all’epoca dell’antropocene. Se tutti gli artisti contemporanei rivendicassero per sé altrettanto spazio, non ci resterebbe altro che mettere le bombole d’ossigeno in valigia e ricominciare daccapo su un altro pianeta.   Kiefer durante l'allestimento alla mostra al Pompidou   Veduta della mostra "Anselm Kiefer", Centre Pompidou, Paris 2015-2016   Nel 1992 Kiefer si è trasferito a Barjac, nel sud della Francia, occupando 52 costruzioni ripartite su 250.000 metri quadri. Nel 2009 è la volta di...

22.01.2016

I clichés di Balthus

La nuvola Balthus   L’opera di Balthus – il pittore più crudelmente anacronistico del XX secolo – vive di una prodigiosa imbalsamazione. Le adolescenti dei suoi dipinti sembrano provenire da un mondo senza vita, la loro natura esangue non stemperata dalle pose maliziose. Le superfici sono trattate come fossero un affresco, con quell’impasto di olio, calce e caseina steso prima di applicare il colore. Ancora, il conte Balthasar Klossowski de Rola ha avvolto la sua pittura e la sua figura in un alone di mistero creato ad arte, opposto ma complementare all’aura di Andy Warhol: la reclusione del primo e la forsennata esposizione del secondo, il silenzio spocchioso e la fenomenale logorrea, il kimono o la rustica lana e la parrucca o il giubbotto di...

21.12.2015

Smetti di pensare

Spingiti lontano   Nel 1967 Agnes Martin abbandona New York per attraversare gli Stati Uniti e il Canada a bordo di un furgoncino. Non si tratta di una tarda peregrinazione beat in fuga dalla metropoli: Martin (1912-2004) è allora una donna di cinquantacinque anni e, sebbene abbia intrapreso la carriera artistica a trenta, è una figura tutt’altro che marginale. Alle spalle ha l’apprendistato alla Columbia University, dove incontra Krishnamurti e D.T. Suzuki; tra i suoi amici si annoverano Mark Rothko, Barnett Newman e Ad Reinhardt; nella zona portuale e industriale di Coenties Slip nel Lower Manhattan, dove risiede, frequenta Jasper Johns, Ellsworth Kelly, Robert Indiana e Lenore Tawney; l’anno successivo la sua partenza, nel dicembre 1958, la...