Screen tests
Riccardo Venturi

Riccardo Venturi ha abbandonato l’Italia a fine 2002. In quanto al cervello, quello è in fuga da molto prima. Attualmente è ricercatore (“pensionnaire”) in Storia dell’arte contemporanea, XX e XXI secolo presso l’INHA (Institut national d’histoire de l’art) di Parigi https://inhaunivercity.academia.edu/riccardoventuri

13.04.2011

Gli USA nel WC

Una cosa che unisce gli Stati Uniti è la fabbricazione dei bagni pubblici: ogni WC è racchiuso da quattro pareti, alte poco più di una persona in piedi e sospese a circa trenta centimetri da terra. Queste esagerate misure di sicurezza, che rendono fuorilegge i sigillati bagni europei, non tengono conto tuttavia della privacy, bene assai prezioso in tali occasioni, come mi rendo conto in un museo dopo uno sfortunato pranzo Tex-Mex.   Pulita meticolosamente la tavoletta, creato uno strato di carta igienica a lasagna, assumo una posizione innaturale quanto efficace allo scopo. Ma durante i preparativi qualcuno entra nella cabina adiacente. Con tutto questo spazio da terra, parte dei suoi pantaloni sconfina nella mia proprietà. Poiché ha il...

01.04.2011

Tacita Dean in 16mm

“Mama don’t take my Kodachrome away”. Paul Simon. Qualche settimana fa Tacita Dean si reca al Soho Film Lab di Londra per sviluppare una pellicola in 16 mm – suo formato privilegiato –, parte di un ampio lavoro destinato alla Turbine Hall della Tate Modern. L’artista inglese è di casa in questo laboratorio, dove ha sviluppato più di quaranta video, eppure questa volta la sua richiesta non può essere esaudita: Deluxe, il nuovo proprietario del laboratorio, ha deciso di sospendere la stampa di pellicole 16 mm. La ragione? Business as usual, ovviamente: l’industria cinematografica, lontana dall’epoca della celluloide (la cui infiammabilità è la protagonista di Inglorious Basterds di Tarantino...

09.02.2011

dontstop

...dontstopdontstopdontstopdontstop: è questo il titolo di una raccolta di brevi interventi di Hans Ulrich Obrist. I puntini di sospensione indicano che non si tratta di una vera intitolazione, di un incipit, ma di un frammento ritagliato da un loop, in cui la reiterazione del messaggio – non fermarti – si accompagna alla sua perdita di senso. Privo della maiuscola, privo di segni d’interpunzione, privo dell’apostrofo e privo persino degli spazi tra le parole, questo titolo mostra bene il modello di comunicazione vigente nel mondo dell’arte contemporanea. Non una versione aggiornata, postmoderna, dei manifesti del futurismo ma una mancanza materiale di tempo, una sovrapposizione di appuntamenti. Non è di una segretaria che avrebbe bisogno...