AUTORI
Attilio Scarpellini
23.11.2017

Le particelle elementari a Roma / Distopico e sentimentale: Houellebecq in scena

“Questo spettacolo è innanzitutto la storia di un uomo, di un uomo che passò la maggior parte della propria vita in Europa occidentale nella seconda metà del Ventesimo secolo. Perlopiù solo, egli intrattenne tuttavia saltuari rapporti con altri uomini. Visse in un’epoca infelice e travagliata”. A pronunciare queste parole in apertura delle Particelle elementari (Si vous pouviez lecher mon coeur) che Julien Gosselin ha tratto dal romanzo di Michel Houellebecq è Denis Eyrley,  un attore biondiccio lievemente incurvato che indossa un eskimo sopra una camicia jeans, e, in dispregio a tutte le regole, morali e amministrative, fuma tenendo la sigaretta tra il medio e l’anulare, ed è proprio questa gestualità da tabagista, goffa e indisponente, a sigillare con una smorfia il ritratto dello...

21.09.2017

Short Theatre / L’orologio apocalittico del Conde de Torrefiel

A teatro, diceva Albert Camus, “solo la parola agisce”. El Conde de Torrefiel, a suo modo, ha fatto propria questa frase, anche se ciò che veramente agisce in Guerrilla, visto in prima nazionale sul palcoscenico dell’India per la dodicesima edizione di Short Theatre (“Lo stato interiore”) è la disgiunzione tra il testo che corre sullo schermo, fino all’ultimo senza mai fermarsi, e quello che accade su una scena che, dal vuoto iniziale, diviene sempre più popolosa fino a essere gremita da ottanta persone, tutte, invariabilmente, prive di parola.   All’inizio c’è un pubblico, uomini, donne, tutti sotto i quarant’anni, che si dispongono su quattro file di sedie, in attesa di una conferenza, creando immediatamente un effetto a specchio con i veri spettatori seduti in sala (uomini,...

06.07.2017

Festival Inequilibrio Castiglioncello / L’arte di cadere

All’inizio di Under the flesh, Bassam Abu Diab, fisico asciutto e barba leziosamente curata (da hipster o da sikh), guarda il pubblico dal bordo del proscenio, e il pubblico si sente guardato da quel brusco, imbarazzante corto-circuito della distanza che è ormai l’eccezione divenuta regola di tante presentazioni performative. Eppure non immagina fino a che punto questo danzatore venga, culturalmente, da lontano: Abu Diab, certo è un arabo, un giovane coreografo libanese come specifica il programma di sala della ventesima edizione del festival Inequilibrio di Castiglioncello, che ospita un focus young arab choreographers. Ma nel rompicapo delle identità libanesi, divise e ricomposte dalla lunga guerra che racconta sulla scena senza declinarne le generalità – il dove e il come, l’unico...

20.04.2017

La cerimonia di Oscar de Summa / Edipo nella società senza padri

“Because family is at the heart of sings, i guess…”, poiché la famiglia è al cuore di tutte le cose, io credo, diceva il drammaturgo Martin Crimp in Attentati alla vita di lei. E in effetti, da Eschilo a Lagarce, da Shakespeare a Ravenhill, da Molière a Pirandello e a Lucia Calamaro, sembra alle volte che il teatro non abbia raccontato e messo in scena altro – altro che famiglie, immancabilmente infelici, e sordidi delitti di famiglia destinati a diventare modelli di intere fondazioni sociali. Ma che ne è della famiglia, delle sue inibizioni e dei suoi tabù, nel mondo in cui il padre reale non veste più i panni di quello simbolico e non sbarra più il passo al desiderio, ma ne è a sua volta contagiato? È quel che si chiede Oscar de Summa nel suo La cerimonia presentato sul palcoscenico...

16.03.2017

Teatro popolare d’arte Pirozzi-Civica / Ladri di poesia

Seduto su una sedia, al lato corto di un tavolo bianco, di profilo rispetto al pubblico, l’intero corpo di Luca Zacchini è concentrato in una tensione che culmina in quel braccio pendulo e in quella mano chiusa attorno a un coltello a serramanico: lo impugna con la calma vigile, insonne, di chi può, e soprattutto sa, sferrare il colpo. Seduto al centro del lato lungo, davanti al pubblico, come in aula d’esame, Alberto Astorri non lo guarda, china la testa su un quadernetto aperto e scrive. Scrive senza finzione, con la fatica e la scomodità di chi è consapevole di fare qualcosa di impossibile: scrivere in presenza di un altro, qui e ora, non un testo che evoca o rappresenta, che ricorda o proietta, ma poche parole, qualche verso, magicamente destinato alla salvezza.    È un’...

22.12.2016

Thomas Bernhard a Parigi / Krystian Lupa a colpi d’ascia

Siedono in dieci attorno a un lungo tavolo rettangolare da ultima cena e, così facendo, completano con un’immagine invalicabile la struttura a ferro di cavallo del Théâtre de l’Odéon: è un disegno semplice e bello, il più bello di Des arbres à abattre, traduzione francese di A colpi d’ascia, l’adattamento del romanzo di Thomas Bernhard che corona il “ritratto” che il Festival d’Automne ha dedicato al regista polacco Krystian Lupa. Una vecchia cuoca, piccola e con l’aria di averne abbastanza di questo mondo in disfacimento versa nei piatti degli ospiti quello che sembra un vero consommé, e i commensali parlano con la finta brillantezza che si conviene a una cena artistica, inframezzati da un tintinnio di piatti e stoviglie che al pubblico suona familiare, perché è lo stesso, amplificato e...