Snapshot
Silvia Mazzucchelli

Si è laureata in Scienze umanistiche, ha conseguito un master in Culture moderne comparate e un dottorato in Teoria e analisi del testo presso l’Università di Bergamo. Ha pubblicato due saggi dedicati alla fotografa e scrittrice Claude Cahun, dal titolo "Claude Cahun e Suzanne Malherbe: l'immaginario di un sodalizio" (Sestante, 2012) e "Oltre lo specchio. Claude Cahun e la pulsione fotografica" (Johan & Levi, 2013). Ha collaborato con le riviste Nuova Prosa, Alfabeta 2, Elephant & Castle (Centro Arti visive dell'Università di Bergamo) e PsicoArt (Università di Bologna).

23.01.2015

#Mobile Art: people have the power?

Mai come in questo momento “tenere il mondo nel palmo di una mano”, significa tenere in mano una fotografia. Non un’immagine “cartacea”, l’oggetto fragile eppure tanto potente da essere considerato l’impronta del reale, un frammento spazio-temporale sottratto con un clic dal flusso infinito degli istanti, per divenire l’istante unico da conservare e ricordare. Non solo. La fotografia che teniamo nel palmo della mano è immateriale, fluida, composta da milioni di pixel e visibile su uno schermo. Iperfotografia la chiama Fred Ritchin e nella maggior parte dei casi lo schermo è quello di uno smartphone. Con la fotocamera incorporata al suo interno o meglio con l’“iPhone camera” ogni utente è in grado di...

24.12.2014

Steve Sabella. Archaeology of the future

“Everything is a mental state, the place itself doesen’t exist”. (Steve Sabella, catalogo della mostra)     Archeologia del futuro è una mostra ospitata dal Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri di Verona. Si tratta di un’esposizione singolare che insieme alle immagini espone anche la vita dell’artista: il palestinese Steve Sabella.   Nato a Gerusalemme nel 1975, e poi trasferitosi a Londra e in seguito a Berlino, egli racconta alla curatrice Karin Adrian von Roques la difficile permanenza nella città natale e la sua strategia di sopravvivenza: “Gerusalemme divenne un’immagine e io mi sentivo intrappolato in essa. Poi però lentamente, dopo aver rappresentato Gerusalemme in una forma, ho...

25.09.2014

Anne-Karin Furunes: Shadows

Incontri Shadows è una mostra composta da diversi elementi. Non ci sono solo gli artisti, i volti, le immagini ma anche un intreccio di spazi, tempi, luci e ombre. Gli artisti si chiamano Anne-Karin Furunes e Mariano Fortuny y Madrazo. Lei vive in Norvegia. Il suo studio, ricavato in un edifico che ospitava bambini malati di tubercolosi, si trova su un pendio che scende verso un fiordo. Funziona come una “camera lucida”, spiega l’artista, cattura “il volume di aria e di luce lungo il braccio del fiordo”, l’ideale per realizzare le sue opere perforate, soprattutto nelle giornate nuvolose.       Anne-Karin Furunes nel suo studio   Mariano Fortuny non ha bisogno di presentazioni. È un eclettico: scenografo,...

19.09.2014

Simona Castiglione. Sottobosco

Sottobosco di Simona Castiglione (Ratio et Revelatio, p. 221) è un romanzo a due voci: due sono le protagoniste, due i loro paesi di provenienza, due le lingue. Uno solo il destino: l’alienazione e forse la salvezza. Vasiliţa viene dalla Moldova. Nel suo paese nalbă, cimbru, ciuboţica-cucului, păpădie sono nomi di piante. Erbe magiche. Suoni magici, fonemi che sembrano giungere da un “linguaggio pregrammaticale” colmo di suggestioni fonosimboliche corpose e istintuali. Crescono abbarbicate a una scarpata o in mezzo a rovi spinosi. Anche i colori e le forme possiedono poteri medicamentosi: rompono il silenzio spettrale del bosco di Vătămăneasa, che i bambini chiamavano “il bosco lupino”. Vasiliţa le raccoglie insieme a Baba Dora, la strega più...

09.08.2014

Gianni Berengo Gardin: mostri a Venezia

Mostri I mostri di Gianni Berengo Gardin sono enormi. Colmano l’obiettivo del fotografo, fuggono dai margini dell’immagine fotografica e si incagliano nei nostri sguardi. Non solo assalgono Venezia con la loro mole, ma ne minano la bellezza accentuandone la fragile vulnerabilità. Cosa sono? Enormi navi da crociera, cariche di turisti che solcano le acque della laguna, palazzi galleggianti, alti una volta e mezzo Palazzo Ducale e lunghi due volte Piazza San Marco, che transitano nel Canale della Giudecca. Il fotografo documenta il loro transito per due anni, dal 2012 al 2014. “Il loro passaggio nel cuore di Venezia non rappresenta solamente uno sfregio alla bellezza”, afferma Berengo Gardin, ma anche “un grave pericolo per uomini ed edifici, una...

30.06.2014

L’immaginario androgino

Leggendo il libro di Franca Franchi, L’immaginario androgino. Migrazioni di genere nella contemporaneità (Sestante Edizioni, 2012) verrebbe da dire: non esiste solo il mito di Narciso. È vero che Philippe Dubois nel suo saggio L’acte photographique (1983), fa riferimento al De Pictura di Leon Battista Alberti e pone il volto del fanciullo che guarda se stesso nella fonte come mito all’origine della pittura. Ed è sicuramente innegabile che il volto di Narciso compaia anche nelle moltitudini degli autoritratti contemporanei – i neonati selfie, sospesi, scrive Tiziano Bonini, tra il “desiderio di sondare se stessi” e “la nuova consapevolezza della propria immagine digitale”.   Persino nel ritratto sembra che il mito del fanciullo ovidiano non rinunci a svolgere il ruolo di archetipo,...