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Silvia Mazzucchelli

Si è laureata in Scienze umanistiche, ha conseguito un master in Culture moderne comparate e un dottorato in Teoria e analisi del testo presso l’Università di Bergamo. Ha pubblicato due saggi dedicati alla fotografa e scrittrice Claude Cahun, dal titolo "Claude Cahun e Suzanne Malherbe: l'immaginario di un sodalizio" (Sestante, 2012) e "Oltre lo specchio. Claude Cahun e la pulsione fotografica" (Johan & Levi, 2013). Ha collaborato con le riviste Nuova Prosa, Alfabeta 2, Elephant & Castle (Centro Arti visive dell'Università di Bergamo) e PsicoArt (Università di Bologna).

09.08.2014

Gianni Berengo Gardin: mostri a Venezia

Mostri I mostri di Gianni Berengo Gardin sono enormi. Colmano l’obiettivo del fotografo, fuggono dai margini dell’immagine fotografica e si incagliano nei nostri sguardi. Non solo assalgono Venezia con la loro mole, ma ne minano la bellezza accentuandone la fragile vulnerabilità. Cosa sono? Enormi navi da crociera, cariche di turisti che solcano le acque della laguna, palazzi galleggianti, alti una volta e mezzo Palazzo Ducale e lunghi due volte Piazza San Marco, che transitano nel Canale della Giudecca. Il fotografo documenta il loro transito per due anni, dal 2012 al 2014. “Il loro passaggio nel cuore di Venezia non rappresenta solamente uno sfregio alla bellezza”, afferma Berengo Gardin, ma anche “un grave pericolo per uomini ed edifici, una...

30.06.2014

L’immaginario androgino

Leggendo il libro di Franca Franchi, L’immaginario androgino. Migrazioni di genere nella contemporaneità (Sestante Edizioni, 2012) verrebbe da dire: non esiste solo il mito di Narciso. È vero che Philippe Dubois nel suo saggio L’acte photographique (1983), fa riferimento al De Pictura di Leon Battista Alberti e pone il volto del fanciullo che guarda se stesso nella fonte come mito all’origine della pittura. Ed è sicuramente innegabile che il volto di Narciso compaia anche nelle moltitudini degli autoritratti contemporanei – i neonati selfie, sospesi, scrive Tiziano Bonini, tra il “desiderio di sondare se stessi” e “la nuova consapevolezza della propria immagine digitale”.   Persino nel ritratto sembra che il mito del fanciullo ovidiano non rinunci a svolgere il ruolo di archetipo,...

26.04.2014

Cosa vuoi fare da grande

“Alla Scuola elementare Attilio Regolo di Milano, due bambini un po’ strani, Guido Pennisi e Gianni Serra, trascorrono la maggior parte della loro giornata, nella terra di nessuno dell’ultimo banco”. È così che vien voglia di raccontare Cosa vuoi fare da grande (Del Vecchio Editore), il romanzo dello scoppiettante duo di scrittori Angelo Orlando Meloni e Ivan Baio: come una fiaba surreale che riesce a far pensare mentre si ride a crepapelle. Ma andiamo con ordine. Qui non ci sono orchi e fate, bensì gli studenti e gli insegnanti di una terza elementare sorteggiata per un esperimento pedagogico destinato a cambiare il sistema dell’istruzione italiana: i giovani allievi faranno da cavie al “futurometro”, un’invenzione...

31.03.2014

Tavoli | Uliano Lucas

Il tavolo di Uliano Lucas non si trova nello spazio chiuso di uno studio. Non vi sono oggetti familiari a cui aggrapparsi: libri, fogli, matite. Non c’è nemmeno una macchina fotografica. Si vedono solo un ripiano bianco e una sedia, in attesa di qualcuno che potrebbe arrivare da un momento all’altro. Eppure, nella sua estrema semplicità il suo tavolo è come un magnete che attira lo sguardo, uno spirito incastrato in una forma che non riesce a contenerlo, direbbe Charles Bukowski. Si nota immediatamente l’elemento essenziale per un fotografo: la luce, che duplica il tavolo sulla parete lignea. Una luce così intensa da confondersi con la materia della superficie marmorea. Poiché è questo il luogo in cui Lucas nasce, dove il...

25.10.2013

Yayoi Kusama. Infinity Net

Due parole: Infinity Net. Un titolo icastico con cui l’artista Yayoi Kusama firma la sua autobiografia, ora tradotta e pubblicata anche in Italia (Infinity Net. La mia autobiografia, Johan & Levi Editore). Non si tratta solo del racconto di particolari che ricordano gli eventi della sua esistenza: il paese in cui nasce nel 1929, un Giappone chiuso e arretrato da cui vuole fuggire, a cui fa ritorno nel 1975, o la sua famiglia appartenente all’alta società, con una madre tradizionalista e un padre libertino, o la scuola in cui non riesce a trovare il proprio spazio, o ancora le allucinazioni visive e auditive di cui è afflitta, conseguenza della sua condizione tormentata.        Vi è dell'altro. Si comprende da subito...

27.09.2013

Claude Cahun: un 'aria di famiglia

Pubblichiamo un estratto da Oltre lo specchio. Claude Cahun e la pulsione fotografica di Silvia Mazzucchelli (Johan & Levi editore)     Un Air de famille è la fotografia di un oggetto molto caro a Lucy Schwob, una delle sue rare opere esposte in pubblico. L’artista la realizza su invito di André Breton per un’occasione prestigiosa: l’“Esposizione surrealista di oggetti” svoltasi a Parigi presso la galleria di Charles Ratton nel maggio 1936 e alla Burlington Gallery di Londra, a cui partecipano gli artisti più influenti del momento.   Claude Cahun, Un air de famille   Scrive anche un breve articolo dal titolo “Prenez garde aux objets domestiques”, per la rivista Cahiers d’Art...