Il Gatto Selvatico 2. Era nato per il cinema

5 Novembre 2026

Il noto romanziere Goffredo Parise, che collaborando alla realizzazione della Donna del Fiume ha trovato il protagonista del film in una mensa S.N.A.M., ci manda questo divertente e fantasioso ricordo della sua scoperta.

Dietro il banco della mensa SNAM di Milano, Mario Soldati ha trovato un compagno per Sophia Loren, “donna del fiume”.

Fin dalle prime volte che lo vidi fui assolutamente certo che Rino Bertaglia avrebbe finito per diventare un attore. È un po' una brava assurda e arbitraria che io dico così, ma in queste righe cercherò appunto di giustificare, di rendere quasi facile, attraverso fatti di poco conto che possono diventare ragioni, la mia sicurezza in questo senso.

Lo vidi dietro il banco di un bar, alla mensa della S.N.A.M., in Corso Venezia. Là andavo a mangiare durante il mio primo soggiorno milanese, circa due anni fa, quando ero in cerca di fortuna, se così posso dire; presentavo molta parte del mio bagaglio, una valigetta di cartone insieme alla quale ero arrivato da Vicenza rappresentava molta parte del mio bagaglio. L'altro bagaglio era il mio terzo romanzo, che in quei giorni di grande sonno, scoramento e solitudine, presi a scrivere. Forse per questo ho un ricordo ancora abbastanza vivo, e in certo modo misterioso, di Rino Bertaglia barista.

Era un ragazzo destinato sicuramente a fare carriera. Questi destini si intuiscono a volte dalla sola presenza fisica. Un tipo alla «Gregory Peck» per così dire, più italiano, meno biondo, con qualcosa di meno sornione; anzi, aggressivo a volte, strafottente, sicuro di sé sino all'inverosimile; ma dentro, con una di quelle riserve di bontà, di gentilezza che ogni tanto affiorano e lo spingono a concedere di sé ai clienti e alle clienti di quel bar, doti, queste ultime, di parte umana, cordiale, amichevole.

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Goffredo Parise - Wikimedia Commons.

Sempre per quelle ragioni che chiamiamo imponderabili, ma che io non accetto come tali perché si possono sempre spiegare, Rino Bertaglia era il protagonista del mio romanzo; o meglio, la stanza e l'«eroe» di un film non ancora girato e proiettato, ma indubbiamente un eroe. Lo era nella fantasia e nella realtà. Nella fantasia di tutti, ognuno dei frequentatori, da quanto ebbi ad osservare, teneva a fare quattro chiacchiere con lui; e solo con lui anche i più timidi gli parlavano di avventure femminili con un vero trasporto. Anche i più brutti, i più piccoli, i notoriamente antipatici alle ragazze, si abbandonavano ad un colloquio, mezzo muto, mezzo espresso, su avventure galanti, su avventure di viaggio, di guerra, insomma di avventure. Questo ebbi modo di sperimentarlo direttamente: anch'io parlavo con lui di avventure; anche una conversazione ristretta, minima, riguardava fatti e situazioni non comuni della vita; e soltanto con lui si sentiva il bisogno di parlare assolutamente di qualcosa di interessante, di eccezionale. Quasi una forma di difesa, o un adeguarsi, ognuno con argomenti propri, a quella più grande avventura che era il suo «tipo» fisico: costantemente esibito, senza scalfitture interiori, pronto allo scatto. A sottolineare, direi a precisare ancora di più questa posizione naturale di sicurezza, basta ch'io ripensi al suo abbigliamento: per nulla elegante, anzi, direi molto modesto.

Il maggio dello scorso anno conobbi Mario Soldati che mi disse le sue preoccupazioni circa la scelta del protagonista del suo film La donna del fiume. Aiutandolo a risolvere certe scene sulla sceneggiatura e conosciuto sulla carta il tipo del protagonista pensai immediatamente a Rino Bertaglia. Lo proposi subito a Mario Soldati e insistetti perché venisse con me alla mensa della S.N.A.M. ch'era poco lontano dagli uffici del nostro editore. Sentivo che una specie di destino andava maturando, anche prima che Soldati lo vedesse ero certissimo che Rino Bertaglia sarebbe stato scelto per il film. Era un ciclo che doveva concludersi, ero molto interessato all'idea che di questo destino ero in certo modo arbitro io. Mi piaceva soprattutto il fatto che di questo destino favorevole Rino Bertaglia non sarebbe stato molto sorpreso, come avevo del resto deciso mesi addietro, immaginando il fatto che ora stava per accadere.

Soldati fu impressionato da Rino, né più né meno di come lo fui io fin dai primi giorni che lo vidi. Lo fece uscire dal banco e Rino ne uscì, scavalcandolo con le sue lunghe gambe. Era quello che doveva fare e che io mi attendevo da lui. Non una parola, non una mossa sbagliata, senza ch'io gli avessi insegnato niente, ma la regia dei suoi movimenti di presentazione in ogni caso spettava a me. Io l'avevo diretto già da prima, da mesi, correggendolo senza parole, saggiando le sue reazioni su molti argomenti. Rino guardava me durante queste che sentivo delle prove, ma io ero sicurissimo.

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Soldati partì per Roma e pochi giorni dopo arrivò il telegramma che invitava Rino alla Ponti-De Laurentiis per un provino.

Durante quest'ultimo ero presente anch'io, sono sceso a Roma per finire quella scena di cui ho già parlato. Nel provino insieme a Sophia Loren risultò bravissimo. La proiezione di questo fu decisiva. La pellicola a colori non fece altro che mettere in maggiore rilievo le sue doti e tutti ne furono entusiasti. Rino Bertaglia ebbe un buon contratto e si chiamò Rik Battaglia, secondo la fantasia di Soldati.

Sono tornato e torno ancora qualche volta alla mensa S.N.A.M. per salutare vecchi amici di tavolo; e tutti gli altri, il personale di servizio e la cassiera, che si chiama Rosa e che mi racconta i progressi di Rino. Ricordo che tornai subito dopo che Rino era partito per sempre. La mensa, tutta nel suo insieme di frequentatori, impiegati, impiegate e persone di servizio, aveva dato qualcosa di suo; aveva perso qualcosa. Dietro al banco del bar c'era ora una ragazza di nome Maria che ha infilato tra due bottiglie di liquore la fotografia di Rik Battaglia con dedica. Molte ragazze del personale ce l'hanno e tutti mi informano precipitosamente delle nuove avventure di Rino. Ma non vado più a quella mensa. Come ho già detto, essa ha dato quello che doveva dare: la fotografia di Rik Battaglia tra le due bottiglie è molto triste, mi fa pensare insistentemente alla relatività di molte cose e condizioni: e ogni mese che passa raramente sempre meno, la mensa è diventata un'altra cosa, gli impiegati e le impiegate non sanno più a chi raccontare le proprie avventure.

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