Laghi senz'acqua

22 Agosto 2026

Se si guarda una carta storica dell’Italia settentrionale prodotta nel Cinquecento o nel Seicento, emerge immediatamente, come primo elemento della strutturazione territoriale, il reticolo idrografico: quella fitta rete di fiumi, torrenti e laghi che attraversa capillarmente il territorio. Nel “corpo” territoriale, questa rete rappresenta il sistema circolatorio, che regola l’afflusso e il deflusso della risorsa idrica. Ai giorni nostri, in un mondo cartografico dominato, nella resa grafica, dalla infrastrutturazione viaria e dalla rappresentazione degli abitati, il reticolo idrografico quasi scompare, relegato a sottili filamenti di colore azzurro che emergono di qua e di là. Per comprendere davvero, in profondità, la struttura del territorio, occorrerebbe invece ritornare a vedere le acque come un elemento centrale e strutturante.

Il concetto di “reticolo idrografico” restituisce bene una dimensione che tendiamo a dimenticare, con gravi conseguenze per la comprensione dei fenomeni ambientali: la interconnessione fra tutti i “corpi idrici” (un bel termine idraulico che ci rimanda alla metafora corporea). Non solo nella gerarchia che definisce gli affluenti (torrenti o fiumi che si gettano in altri torrenti o fiumi), ma anche nella “sintassi” di apparizione territoriale dei laghi, le “macchie” azzurre che appaiono, incastonate come gioielli del tessuto territoriale, nelle carte fisiche.

Una costante importante appare immediatamente all’occhio, osservando la carta dell’Italia settentrionale: i principali laghi (ad esempio, fra gli altri, il lago di Orta, il lago Maggiore, il lago di Como, così come quelli di Iseo, di Idro, di Garda) sono orientati lungo l’asse nord-sud. Il dibattito sulle possibili differenti origini di questi laghi prealpini, legate a strutture geologiche (origine tettonica) o all’escavazione dei ghiacciai durante le glaciazioni (origine glaciale), ha visto protagonisti illustri studiosi a cavallo fra Ottocento e Novecento. Oggi l’opinione comunemente accettata è che l’origine dei laghi sia il risultato congiunto di fattori tettonici e della modellazione geomorfologica prodotta dai ghiacciai e dai corsi d’acqua.

Nell’immaginario geografico il lago è una sorta di “catino” d’acqua, una riserva idrica che, grazie alla impermeabilità dei terreni sottostanti, permette l’accumulo di un corpo d’acqua consistente. In realtà, anche se i laghi ci appaiono, al contrario dei fiumi, immagini per antonomasia dell’immobilità, anch’essi sono entità dinamiche e “pulsanti”. Non solo perché spesso ricevono le acque di un fiume (che prende così il titolo di immissario), o danno origine a corsi d’acqua (in questo caso, si tratta allora di un emissario). In molti casi, un lago può rappresentare soltanto una “parentesi” di placido allargamento dimensionale nel percorso di un fiume. Emblematico è il caso del fiume Ticino, che letteralmente “attraversa” il lago Maggiore per un tratto di quasi cinquanta chilometri; il corso del Ticino, infatti, si divide in corso superiore (a monte del lago), in tratto lacuale e in corso inferiore (a valle del lago). Fiume e lago in questo caso sono pienamente interconnessi e coabitano negli stessi spazi. E poi i laghi “respirano”, si alzano e si abbassano di livello, come i fiumi.

Il quadro è ancora più complesso se “zoomiamo” di scala e osserviamo nel dettaglio alcune aree. Nel piano di Magadino, la zona pianeggiante del corso del Ticino che precede l’immissione – con un perfetto modellino geografico di estuario “a delta” (si definisce così per la forma a triangolo che richiama la grafia della lettera greca corrispondente alla nostra “d”) –  nel lago Maggiore, vi sono altri corsi d’acqua che si gettano nel Ticino, arricchendo la sua portata (vicinissimo alla sua foce si getta nel lago Maggiore anche il fiume Verzasca, divenuto celebre una decina di anni fa per le pozze smeraldine ribattezzate, nel fortunatissimo video pubblicato su Youtube da quattro ragazzi brianzoli, “Le Maldive a un’ora da Milano”). Lo stesso lago Maggiore, poi, riceve direttamente affluenti che si gettano nelle sue acque, alcuni di notevole importanza, come la Maggia e il Toce.

Una ventina di anni fa, nel 2005, il giornalista e storico Tullio Ferro pubblicò per le edizioni Sometti di Mantova un interessante libro intitolato Il lago si racconta. Geografie. Storie del Garda, in cui, seguendo una illustre tradizione che affonda nelle origini della moderna disciplina geografica (si pensi alla Histoire d’un ruisseau pubblicata nel 1869 dal geografo francese Élisée Reclus), l’autore compone una vivace ed interessante “autobiografia del lago”. A seguire, gli elenchi – narrativi, ciascuna voce con un breve racconto – delle isole, degli scogli e di tutti gli immissari che si gettano nel maggior lago italiano. Questo insolito elenco di corsi d’acqua, che sembra richiamare l’illustre tradizione della “vertigine della lista” indagata dall’omonimo lavoro di Umberto Eco (2009), ci restituisce con efficacia la brulicante attività idrica che alimenta il Garda con fiumi, torrenti e ruscelli che terminano la loro corsa nelle acque del lago. Qualche volta questa corsa è brevissima, come nel caso del fiume Aril (che nasce nella frazione di Cassone, comune di Malcesine), lungo soltanto 175 metri, e considerato (con tanto di cartelli indicatori turistici), il “fiume più corto del mondo”. In realtà il primato è assai discutibile (le classifiche tipo Guinness Book of World Records segnalano come “campioni” altri fiumi più corti, come il Reprua in Abkhazia o il Roa in Montana, negli Stati Uniti, rispettivamente 27 e 61 metri), ma il fascino di questo piccolo fiume rimane immutato: le sue origini sono in una risorgiva carsica, cioè un punto in cui le acque meteoriche, penetrate all’interno di massicci montuosi di natura calcarea (in questo caso il massiccio del monte Baldo), riemergono alla base. Un esempio di quanto complessi e affascinanti possano essere i percorsi dell’acqua.

Gli itinerari sotterranei dell’acqua ci fanno comprendere quante interconnessioni inaspettate vi possano essere. Per rimanere nell’ambito del lago di Garda, la località termale di Sirmione gode di uno di questi “giochi sotterranei” (che potrebbero entrare tranquillamente fra le fascinose storie sotterranee raccontate da Robert Macfarlane nel suo recente Underland. A Voyage into Deep Time, del 2025). Il geografo Eugenio Turri, nel suo libro Il lago di Garda, uscito nel 1978 per i tipi dell’Istituto Geografico DeAgostini, spiega come la sorgente Boiola, (che originariamente sgorgava nel lago accanto alla penisola di Sirmione, e che poi è stata canalizzata per l’utilizzo termale) convoglia acque che hanno fatto un lungo percorso sotterraneo, arrivando a oltre duemila metri sotto il livello del mare (e arricchendosi lungo il tragitto di minerali).

Le interconnessioni fra corpi idrici sono molteplici non soltanto per la conformazione del reticolo idrografico naturale, ma anche per l’azione umana di costruzione di canali, di scolmatori, di condotte per l’alimentazione delle centrali idroelettriche. Prendiamo ad esempio il caso del lago di Molveno. Il livello idrometrico di questo lago è regolato artificialmente a partire dal 1957, quando furono costruite le captazioni idriche per alimentare la centrale elettrica di Santa Massenza, posizionata sulle sponde del lago omonimo (che a sua volta è connesso al lago di Toblino attraverso un canale). L’alimentazione della centrale, infatti, proviene da due laghi, quello di Molveno e quello artificiale di Ponte Pià, creato nel 1956 con la costruzione di uno sbarramento lungo il corso del fiume Sarca. In questo modo un lago naturale come quello di Molveno diventò, con la costruzione di uno sbarramento e di un impianto di captazione delle acque, un invaso “artificiale”, la cui vita idraulica è regolata dalle decisioni umane, che devono contemperare le esigenze dell’industria idroelettrica, quelle del turismo (il lago di Molveno, da anni in testa alla classifica del “lago più bello d’Italia” secondo la Guida Blu di Legambiente e Touring Club Italiano, soffre strutturalmente di overtourism) e quelle della salvaguardia dell’ecosistema. Per avere un’idea dell’impatto che le derivazioni per la produzione di energia idroelettrica possono avere, la portata massima delle captazioni dal lago di Molveno è di ben 41 metri cubi di acqua al secondo.

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Questo processo di gestione idraulica dei corpi idrici interconnessi riguarda molte realtà. Lo stesso livello del lago di Garda è determinato dalle dighe che regolano il corso dei suoi immissari, del suo principale emissario (il Mincio, regolato dalla diga di Salionze) e perfino da un canale scolmatore, la galleria Adige-Garda, creata per evitare i disastrosi effetti delle piene dell’Adige nel basso Trentino. Per comprendere la profondità storica degli interventi idraulici antropici basti menzionare che il primo progetto di una galleria che riversasse le acque di piena dell’Adige nel lago di Garda risale alla mente vulcanica del frate francescano, e cosmografo della Repubblica di Venezia, Vincenzo Maria Coronelli (1650-1718), a riprova della assoluta centralità che presso la Serenissima rivestiva il governo delle acque. La costruzione della galleria, lunga ben dieci chilometri e con una portata massima di 500 metri cubi/secondo, si svolse fra il 1939 ed il 1959.

Questo mutuo “pronto soccorso” fra corpi idrici, regolato dalle decisioni umane, non riguarda solamente le situazioni di eccesso d’acqua (come nel caso dello scolmatore dall’Adige, attivato l’ultima volta nel 2023), ma anche le situazioni di siccità. Il cambiamento climatico provoca gravi carenze idriche anche nel livello dei laghi. È di questi giorni la notizia che l’organismo bilaterale italo-elvetico di consultazione sulla regolazione dei livelli del lago Maggiore ha deciso un aumento del deflusso idrico dal lago di Lugano al lago Maggiore (da 3 a 8 metri cubi al secondo), per alleviare la grave crisi idrica che sta affliggendo il secondo, sceso a livelli inferiori alle medie. Questo afflusso d’acqua, reso possibile dal fiume Tresa (che con i suoi 13 km di lunghezza collega i due corpi idrici), risulta fondamentale per alimentare lo scorrimento idrico dell’emissario del lago Maggiore, il Ticino, e, di conseguenza (sempre parlando di interconnessioni…) del grande comparto agricolo di produzione del riso che utilizza le sue acque.

Non sono solo i laghi dell’Italia settentrionale. Il lago Trasimeno, in provincia di Perugia, che con i suoi 130 kmq di superficie è il principale lago dell’Italia peninsulare, sta soffrendo una forte carenza idrica in questa torrida estate, anche in virtù della fortissima evaporazione delle sue acque poco profonde, legata alle temperature estreme. Anche il lago Trasimeno ha un immissario artificiale (il torrente Anguillara, la cui sistemazione risale al 1958; gli stessi anni dei lavori idraulici che portarono al compimento della Galleria Adige-Garda e alla costruzione della centrale di Santa Massenza) e un emissario artificiale, che serve per scongiurare le piene eccessive. Un altro lago idraulicamente gestito dall’azione antropica.

Il riscaldamento globale e i connessi cambiamenti climatici stanno mettendo a dura prova tutti i reticoli idrografici italiani. Le diminuzioni nello scorrimento idrico dei fiumi sono forse più visibili, ma non meno problematica è la diminuzione dei livelli idrici dei laghi, soprattutto in corrispondenza dei picchi di calore e di siccità estiva. I sistemi idrografici sono da vedere nella loro complessità, interezza e interconnessione.

Chiudiamo, sempre a proposito della questione dell’osservare le cose nella loro complessa interezza, tornando al rapporto fra immissari ed emissari. Il lago di Garda riesce a fare un gioco di prestigio toponomastico: il suo immissario principale si chiama Sarca, che dopo un percorso di circa 80 km (calcolando il ramo più lungo, quello che scende dalla Val di Genova) si getta nel lago vicino a Torbole. Il suo emissario principale, però, che ha origine dal lembo sud-orientale del lago, si chiama Mincio, ed è lungo circa 75 km. Gli idronimi distinti, e la presenza del lago di Garda in mezzo, ci hanno abituato a percepire questo sistema idraulico unico (Sarca-lago di Garda-Mincio), che sarebbe lungo più di duecento chilometri, come a tre identità geografiche distinte. La distinzione è però nel nostro sguardo, non nella realtà delle acque che lo compongono.

In copertina, fotografia di Grant Van Cleemput - Unsplash.

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