AUTORI
Franco La Cecla
30.01.2016

Cartolina da Dawei, Birmania

Dawei, Myanmar/ Birmania alla frontiera con la Thailandia. La Rough Guide è esplicita: non c’è niente da vedere. Serve solo come posto di passaggio per cercare di raggiungere le spiagge incontaminate a due ore e più da qui, tra strade difficili e villaggi sperduti. Sono rimasto bloccato qui. Noel Coward, il grande autore di commedie e commedie musicali l’aveva detto in rima – aveva vissuto a Rangoon. Mad dogs and Englishmen go out in the midday sun. The toughest Burmese bandit can never understand it. In Rangoon the heat of noon is just what the natives shun, They put their Scotch or Rye down, and lie down.   Solo i cani pazzi e gli Inglesi escono al sole di mezzogiorno I più duri banditi birmani on riescono a capire. A Rangoon...

18.01.2016

Birmania. Effetto doppler

Caruso adesso è seduto di fronte a due persone che non pensa di avere mai incontrato prima. Un giardino tropicale circonda il bungalow dove stanno parlando. Palme, chicas, banani, pipal, rain trees, avvolgono uno stagno dove nuotano enormi carpe scure. Che sia fresco anche a quest’ora è dovuto a chi ha costruito questo posto vent’anni fa, dei produttori birmani di tabacco che volevano investire in qualcosa di bello e duraturo. Le stanze dell’hotel sono altri bungalow circondati da acque, un tempio accoglie chi entra nella tenuta, un tempio con un nat, uno spirito protettore, di quelli che il Buddismo birmano ha assorbito dal pantheon animista preesistente. Parlano di fronte a una birra. Caruso chiede quando sono arrivati in questo paese, com’...

12.01.2016

Scambiarsi i verbi difettivi

Ci sono dei casi spesso fortuiti, a volte cercati, in cui due o più persone si incontrano “in angolo”, nel riflusso di una marea e loro sono controcorrente, nel bagliore di un fiammifero per scambiarsi una sigaretta, nell’autobus che entrambi o più hanno preso per sbaglio. Accade quando si è costretti da una maggioranza silenziosa a nascondersi nella vergogna di un atto non sostenibile o di una parola che si sa che non potrà essere detta. Non mi riferisco qui al coraggio eroico di chi in circostanze avverse combatte contro regimi e totalitarismi, no, piuttosto rivendico la modestia di potere scambiarsi la propria incertezza. Sia chiaro, nessuna ideologia del “queer” mi interessa, appunto perché appunto l’incertezza...

22.11.2015

Andare nel posto sbagliato

Giulia   In coda, adesso, dietro la lunga fila al banco dei check in, sentiva che aveva fatto male ad accettare. Sì, perché non aveva detto di no? Le sue colleghe che le mostravano un’amicizia invidiosa le avevano cantato alle orecchie tutto il mese precedente che lei era veramente fortunata, che se fosse accaduta loro la stessa cosa non avrebbero esitato. E lei invece ci aveva pensato su ogni notte con le palpitazioni che aumentavano e con l‘insonnia solita che si era trasformata in pura preoccupazione. Il professore glielo aveva detto che non poteva perdere quell’occasione, che erano le ultime borse che la facoltà poteva offrire. In fin dei conti mica si trattava dell’America! Era un periodo piuttosto breve, ma molto proficuo per...

20.11.2015

Il copyright del male, il copyright dei morti

Cosa sta accadendo intorno a noi? Qualcosa che nella sua radicalità estrae dal comune sentire le onde più profonde dell’ovvietà. Un’ovvietà che fa fatica ad applicarsi a tragedie, a terribili avvenimenti, ma che una volta trovato lo spiraglio è inarrestabile. Lo si vede nei commenti su quella fogna che è ormai diventata Facebook, lo si vede però anche nei discorsi, negli scambi di battute. È l’Occidente che viene fuori, mai come adesso, anche nelle più remote periferie dell’Impero. E che riafferma con forza di “sapere”. Quando centinaia di migliaia di messaggi in occasione dei fatti terribili di Parigi si concentrano sulle “colpe dell’Occidente”, quando ci si indigna che...

22.10.2015

Come rifarsi una verginità

Tempo fa mi è successo un caso singolare. Mi trovavo nella mia città natale, Palermo, e ho ricevuto una telefonata inaspettata. Era il figlio di un noto barone dell’antropologia isolana che voleva vedermi. Non lo sentivo da anni, da quando era un semplice ricercatore “costretto” a espletare il suo servizio lontano dal padre e dalla città che gli aveva dato, come a me i natali. Adesso occupava la cattedra che il padre gli aveva liberato, nella giusta prospettiva di una eredità intellettuale che se non si passa tra generazioni va rovinosamente perduta. Dunque mi chiamava per vedermi. Confesso che ero curioso di sapere cosa volesse. Ci siamo dati appuntamento in uno squallido bar all’angolo della ex facoltà di giurisprudenza su via...