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(79 risultati)

Lorena Fornasir: il diario di mia madre partigiana

Lorena Fornasir è psicologa clinica e vive a Pordenone. Nel 2009, alla morte della madre, Maria Antonietta Moro, trova il diario di guerra che aveva tenuto tra il 1943 e il 1945. Questi scritti mettono in luce un passato importante nelle fila della Resistenza: dapprima in quella jugoslava con il nome di battaglia “Nataša” e poi come “Anna” nelle formazioni garibaldine di pianura a Pordenone dove conoscerà il futuro marito, “Ario”, commissario politico e poi comandante partigiano. Questo ritrovamento permette a Lorena di conoscere un momento determinante della vita della madre e di analizzarlo oggi, attraverso il filtro di figlia. Il diario di Maria Antonietta Moro è stato pubblicato postumo da Iacobelli Editore (2014) e il testo che segue è parte dell’introduzione scritta da Lorena. Sono pagine bellissime che riflettono sul “dono materno” ricevuto e sul passaggio intergenerazionale delle esperienze di lotta e crescita.       Sono vissuta accanto a mia madre per una vita intera senza conoscerla. Quando avrei potuto non le ho chiesto e ora mi rimane questa parentesi...

Paola Capriolo: intervista su Gregor Samsa

Incontriamo Paola Capriolo, nella veste di traduttrice di Kafka (dopo "Il Castello" e "La Metamorfosi", è di prossima pubblicazione "Il Processo" presso SE) per parlare di Gregor Samsa. Non dell'insetto mostruoso, però, ma di ciò che Samsa era "prima" di trasformarsi. Un commesso viaggiatore, uomo che vende e parla per vendere. Come Leopold Bloom dell'Ulisse, venditore di spazi pubblicitari. Romanzo che Joyce iniziò a scrivere nel 1915, anno di pubblicazione della Metamorfosi. Mestieri che mescolano uomo e mercato, linguaggio e profitto. Da qui partiamo per un'indagine sulle descrizioni del pubblicitario, professione di sintesi per eccellenza.     Hai scritto "all'aprirsi del racconto la metamorfosi è già avvenuta". Dunque che cos'era, prima, Samsa? Perché Kafka sceglie per lui il mestiere di commesso viaggiatore?   Prima della metamorfosi Gregor Samsa è un uomo che vive per gli altri. Si sacrifica per la sorella, si sacrifica per i genitori... forse, attribuirgli un mestiere che è basato sul rapporto con gli altri, sul viaggiare...

L’appassionante esperienza di un territorio. Ravenna

Continua la collaborazione con Il Giornale delle Fondazioni - Giornale dell'Arte. Pubblichiamo oggi un approfondimento su Ravenna, città italiana candidata a Capitale Europea della Cultura 2019 con un'intervista a Alberto Cassani, Assessore alla Cultura del Comune di Ravenna e Coordinatore di Ravenna 2019.       Perché Ravenna? In attesa che venga indicata ad ottobre per il 2019, quando sarà in Italia la Capitale Europea della Cultura, il Giornale delle Fondazioni ha intervistato Alberto Cassani, già Assessore alla Cultura del Comune di Ravenna, oggi Coordinatore di Ravenna 2019.   Mi faccia dire innanzitutto perché Ravenna si candida. Le ragioni della candidatura non si fondano soltanto sull’eccezionale persistenza di un patrimonio monumentale prestigioso, inserito dall’Unesco nella World Heritage List, e nemmeno in via esclusiva su una produzione culturale di livello internazionale, caratterizzata dalla relazione tra eredità culturale e istanze innovative, tra conservazione e creazione, tra ricerca identitaria e apertura al mondo. Ravenna si candida innanzitutto perché,...

Lo scotoma weissiano

Il libro di Rita Corsa, nota psicoanalista freudiana, su Edoardo Weiss era necessario. Il silenzio e la trascuratezza con cui psicoanalisti, psicoterapeuti e storici d’ogni tipo avevano glissato lo studio intorno al fondatore della psicoanalisi italiana è imperdonabile. Di Weiss, peraltro, si conoscono le linee di fuga prodotte, solo per fare un esempio, con Umberto Saba, basti leggere il suo Canzoniere per ritrovare motivi e derivazioni della relazione analitica tra i due, durata un paio d’anni.   Fu Elisabeth Roudinesco a rimproverare agli psicoanalisti italiani di avere trascurato Weiss, quasi più ammirato nel panorama francese. Basti pensare al contributo della psicoanalista parigina Cinzia Crosali Corvi, che nell’importante trattazione sulla depressione (La depression, affect central dans la modernité), ricostruisce in modo accurato l’esperienza psicoanalitica di Saba con Weiss.   Il libro di Corsa ripercorre, passo passo, l’esperienza di Weiss dal punto di vista storico – la Trieste a cavallo tra impero austroungarico e irredentismo – biografico – gli anni di formazione di Weiss – e...

Slavoj Žižek, Srécko Horvat e Alexsis Tsipras / Europa: speculazione a tempo

Con Cosa vuole l’Europa? (2014) Ombre corte prosegue la pubblicazione di testi di Slavoj Žižek: se in Chiedere l’impossibile (a cura di Yong-june Park) uscito a fine 2013, era la riflessione di Žižek nel suo complesso l’oggetto esplorato, in Cosa vuole l’Europa?, scritto assieme al filosofo croato Srécko Horvat, il tema è più direttamente politico.   Sedici brevi interventi, otto a testa: un ping pong fra Žižek e Horvat nel quale gli autori tentano di mettere a nudo le contraddizioni economico-politiche che lacerano l’Europa odierna. Ciò che hanno in comune la bancarotta di Cipro, la necessità della Croazia per l’Europa, l’enigma (lo si insegna tuttora nelle scuole europee) dei Balcani, il caso dell’Islanda, oppure la «marcia turca» (pp. 73-77) è di essere focolai di contraddizione apparentemente marginali, ma in realtà profondamente intra-europei. Nell’impostazione mista tipicamente žižekiana, ossia materialistico-dialettica e psicoanalitica, tutti questi casi sono sia sintomi che reali centri-periferici di sofferenza europea. Ma, contemporaneamente, essi sono anche snodi virtualmente generatori di pensiero antagonista.   Per capire che cos’è l’Europa, l’altro (...

Jerôme è Jerôme

«Perché, ad esempio, di Jerôme lei dice di adorare le mani, cioè l’idea di poterne essere presa con la forza, esattamente come era stato per le mani del meccanico che le aveva tolto la verginità» «Gilda, il meccanico è Jerôme» «Come come? A Seligman, il confidente che l’ha raccattata in strada dopo il pestaggio da cui tutto muove, lei a un certo punto dice: è il caso che ti introduca Jerôme, cui sarà dedicato un capitolo» «Ma Jerôme l’avevamo già visto: tant’è che al colloquio da segretaria lui allude a un proprio passato sfigato: non ti aspettavi che avrei fatto carriera, eh eh. Chi era, allora, secondo te, Jerôme?» «Mah, non saprei, uno degli uomini seriali cui si è accompagnata dopo aver perso la verginità?» .   No, sbagliato: la ricerca dell’attore su youtube svela l’identità dei due personaggi, coincidente in modo inequivocabile: Jerôme è Jerôme, cioè l’anonimo (non a lungo, ahimè) meccanico (peraltro incapace: è lei, Joe,...

stARTT, Il Fantasma del Nolli e Astrapae

Si può pensare un ambiente naturale, progettato dall’uomo e segnato dalla sua presenza, che non sia per questo modificato o trasfigurato da questa stessa presenza? È la domanda che sta dietro alla filosofia di stARTT, Studio di Architettura e Trasformazioni Territoriali, nato a Roma nel 2008 e di cui fanno parte Simone Capra (1978), Claudio Castaldo (1978), Francesco Colangeli (1982) e Dario Scaravelli (1981), vincitori della prima edizione del Premio YAP al MAXXI con il progetto whatami, di cui tutti ricordano le luminarie rosse a forma di papavero. Nel 2013 stARTT ha poi partecipato alla Biennale di Urbanistica e Architettura di Shenzen e Hong Kong. Un passo dopo l’altro quest’anno sono stati invitati alla quattordicesima edizione della Biennale di Architettura Veneziana, sia nella sezione Monditalia di Fundamentals, curata da Rem Koolhaas, che nella mostra Innesti, curata da Cino Zucchi, con due progetti distinti. Il primo, Il fantasma del Nolli, è dedicato a un luogo emblematico della storia romana e, in termini allargati, italiana; testimone delle trasformazioni del suo tessuto urbano, di quello sociale, e della gestione della crisi...

L’immaginario androgino

Leggendo il libro di Franca Franchi, L’immaginario androgino. Migrazioni di genere nella contemporaneità (Sestante Edizioni, 2012) verrebbe da dire: non esiste solo il mito di Narciso. È vero che Philippe Dubois nel suo saggio L’acte photographique (1983), fa riferimento al De Pictura di Leon Battista Alberti e pone il volto del fanciullo che guarda se stesso nella fonte come mito all’origine della pittura. Ed è sicuramente innegabile che il volto di Narciso compaia anche nelle moltitudini degli autoritratti contemporanei – i neonati selfie, sospesi, scrive Tiziano Bonini, tra il “desiderio di sondare se stessi” e “la nuova consapevolezza della propria immagine digitale”.   Persino nel ritratto sembra che il mito del fanciullo ovidiano non rinunci a svolgere il ruolo di archetipo, come suggerisce Lina Bolzoni nel suo saggio Poesia e ritratto nel rinascimento (2008). Tuttavia Franca Franchi compie un deciso cambio di rotta: distoglie lo sguardo dal mito onnipresente di coloro che non riescono ad abbracciare la propria immagine e lo rivolge verso un altro mito: l’androgino. Perché? Cosa rappresenta?   Un sogno, l’illusione dell’autosufficienza divina che si materializza...

Rihani. Il libro di Khalid

È raro che un libro ripescato dal passato sia così incisivo sul presente, e forse, sul futuro come Il libro di Khalid di Ameen Rihani (Mesogea, 2014). L'autore era un siro-libanese che fece la spola tra patria mediorientale e Stati Uniti; il libro, tra i primi romanzi arabi e primo scritto in lingua inglese, fu pubblicato a New York nel 1911. In buona parte autobiografico il protagonista emigra con l'amico Shakib in cerca di fortuna e di esperienze nel nuovo mondo.   Stabilitosi nell'allora fiorente Little Syria sarà ambulante, bohémien, carcerato formando se stesso nel confronto con l'occidente, tema oggi scottante su cui il romanzo offre interessanti spunti. L'impatto a Ellis Island non è di certo dei più felici (“Proprio perché siamo nella patria dei pari diritti e della libertà, saremmo legittimati a pretendere dagli altri la cortesia e la decenza che noi, invece, non siamo tenuti a mostrare, o non conosciamo affatto”), cosicché i dubbi assilleranno costantemente Khalid (“Sei sicuro che viviamo meglio qui?”).   Non si trovano tuttavia preclusioni identitarie...

Heiner Goebbels: un festival d'arte per tutti

Mentre stanno per partire i festival estivi italiani, Heiner Goebbels ci racconta l’istruttiva esperienza di Ruhrtriennale.   Nato sul limitare degli anni novanta dalla dismissione di un distretto industriale e dalla lungimiranza della politica che ha destinato gli spazi in disuso alle più spregiudicate (in quanto veramente sperimentali) pratiche artistiche europee – senza alterarne la peculiarità cantieristica – Ruhrtriennale, Festival Internazionale delle Arti, riapre i battenti ad agosto, per il terzo e ultimo anno sotto la direzione artistica di Heiner Goebbels. Noi abbiamo incontrato l'altrettanto spregiudicato regista e compositore, in occasione di un bel dibattito sulla presenza acustica nelle arti performative che si è tenuto a Bologna, al Centro di Ricerca musicale/Teatro San Leonardo, nell'ambito del Festival AngelicA e di E la volpe disse al corvo – Corso di Linguistica Generale, articolato progetto a cura di Piersandra Di Matteo che la città ha dedicato quest'anno, con lungimiranza paragonabile a quella dei tedeschi della Ruhr, a Romeo Castellucci.   Affiancando alla più schietta e...

Delhi o della casella vuota

L’ignoranza della propria storia è un prerequisito per il patriottismo (Raza Rumi, Delhi by Heart)   L’occasione è finalmente arrivata, dopo tanto girovagare nel nord del subcontinente indiano ricevo un invito per la casella vuota della mia geografia culturale ed emozionale del sudasia, Delhi.   La mitica citta di Indra o Indraprastha contiene in se’ più di una decina di capitali Dhili, Mehrauli, Siri, Tughluqabad, Jahanpanah, Ferozabad, Dinpanah, Lodi (l’apice del sultanato), Shahjahanabad, e la Delhi coloniale. In che direzione muovere i miei primi passi incerti? Cerco una guida e la trovo in Raza Rumi, intellettuale, giornalista, coraggioso difensore di un Pakistan secolare e inclusivo, e raffinato culture di poesia Urdu e della tradizione Sufi – come si intuisce dal suo nom de plume,  Rumi,  come il grande poeta persiano. Raza ha da poco pubblicato il suo primo libro “Delhi by heart. Impressions of a Pakistani traveller” che, nonostante quanto possa evocare il titolo, tutto è tranne che una guida turistica o un risentito e noioso diario di viaggio su un paese ‘nemico’....

Handke: l'identità dello scrittore

Matite, dappertutto matite. Anche uno dei suoi libri si chiama Storia della matita, Peter Handke è uno dei maggiori scrittori nel mondo. O meglio, autore: anche di testi per il teatro (iniziò la carriera sconvolgendo gli spettatori con Insulti al pubblico) o per il cinema (insieme a uno dei più noti registi, Wim Wenders). Ma quando scrive, come da bambino, scrive a matita.   Ci mostra la sua casa. Vive solo, a mezz’ora da Parigi. Delle figlie restano gli animali di pezza e le altezze incise sul muro. Tre tavoli in casa, due in giardino: un battaglione di matite schierato sopra ognuno. Non vedo schermi, né di televisioni né di computer. Handke è intransigente, anche con se stesso. Niente fiere del libro, festival culturali. Ha accettato questa intervista attraverso un amico fotografo, Danilo De Marco. Forse non è una coincidenza. Anche Danilo lavora a “bassa intensità tecnologica”: con la pellicola fotografica in bianco e nero. Non ha mai incontrato uno psicoanalista, né per consultarlo né in società: evento così raro che già meriterebbe uno studio, visto che ha vissuto fra intellettuali in Austria, Stati Uniti, Francia ed altro.   Oggi il pretesto è uno dei suoi libri...

Mediterraneo come attitudine all’innovazione sociale

Il Mediterraneus, mare in mezzo alle terre che i romani chiamavano mare nostrum, è di colore bianco sulle labbra degli arabi: al-Baḥr al-Abyaḍ al-Mutawassiṭ, Mar Bianco di Mezzo. Mare di mezzo, Hayam Hatikhon per la parola ebraica, ilel Agrakal per i berberi. Mare in mezzo alle terre, Chichūkai  per i giapponesi e deti mesdhe per gli albanesi.     "Fatta" l'Europa, si è posto il problema di mettere in cornice questo specchio che rifrange popoli, idiomi, politiche. L'appartenenza comune alle sue acque, impone che le terre da esse lambite non siano escluse dallo sviluppo ivi possibile e al tempo stesso che si stabilisca un certo ordine.   L'importanza della cooperazione, che L'Unione Europea ha espresso nella programmazione 2000/2006 e rilanciato con strumenti finanziari successivi, è confermata dalle nuove forme giuridiche di governo tra territori internazionali, ma già nel 2010 Il filologo Mahmoud Salem Elsheikh, nel corso del convegno La tutela del patrimonio culturale nelle aree a rischio di conflitto. Il ruolo dei tecnici, presso l’Abbazia di Santa Maria di Canneto a...

Claudio Magris: l’Europa dei diritti

A pochi giorni dalle elezioni francesi che hanno visto l’avanzata del Front National di Marine Le Pen, abbiamo incontrato Claudio Magris. Le elezioni europee sono alle porte e l’ondata populista sta attraversando il continente. Una vittoria dei populismi potrebbe aprire inedite politiche conservatrici di matrice antieuropea. Abbiamo chiesto a Claudio Magris quali sono i segni su cui deve poggiare un’idea d’Europa aperta e condivisa.   Europa sembra sempre più un termine generico,capace solo di evocare restrizioni economiche e burocrazia. Qual è per lei il senso più profondo di questa parola? Cosa le evoca e cosa dovrebbe a suo parere rappresentare? Con l’Europa, succede quello che succedeva a S. Agostino col tempo: quando non si chiede cosa sia, si sa cos’è, ma quando lo si domanda, non lo si sa più. Se per Europa s’intende non solo un’espressione geografica o un progetto politico, bensì una civiltà, un modo di essere, un’appartenenza culturale, un’affinità tra i suoi abitanti aldilà delle frontiere, è difficile e forse pure retorico e...

Francia: un’angoscia comune

Le reazioni al voto delle municipali francesi avvenute domenica scorsa non si sono fatte attendere. Sostanzialmente le opinioni a confronto sono due: da una parte chi ritiene che quello di domenica scorsa sia un voto di protesta, e dunque un’uscita temporanea dalla casa madre; dall’altra chi ritiene, invece, che esso rappresenti l’ultima, per ora, tappa di un processo di lenta trasformazione e dunque abbia, o almeno alluda a, un aspetto più profondo. Personalmente sono più vicino ai secondi.   Certo si può dire che oggi il campo degli euroscettici è in crescita, e di sicuro una delle ragioni del successo del Front National (d’ora in poi FN) va ricercata sotto questo aspetto. Ma poi quel risultato ha un riscontro anche con la storia della Francia in età contemporanea, con la memoria di una Provincia che ha sempre guardato da lontano e spesso con rancore a Parigi (intendendo con queste due figure da una parte l’immagine della Francia autentica e nella seconda quella di una realtà in cui il dato essenziale era la presenza degli stranieri, dei “non francesi”). È la Francia del popolo...

Davide Ferrario La luna su Torino

Davide Ferrario ricomincia da Torino. A ogni nuovo film del regista bergamasco, ma cittadino torinese da parecchi anni, si ha la sensazione che cambi registro, che torni al punto di partenza per un nuovo slancio. Eppure Ferrario è sempre uguale a se stesso. Possiede due registri poetici: uno serio, meditabondo, riflessivo, quasi “pesante”, e uno “leggero”, agile, veloce, rapido. Con il primo ha fatto film-documentari, che sono riflessioni sul presente e sul passato, film insieme ideologici e post-ideologici, a partire da Lontano da Roma, uno dei primi film dedicati alla Lega in anni non sospetti, o l’ultimo Piazza Garibaldi, sull’identità italiana nel centocinquantesimo anniversario dell’Unità del Paese, che unito non lo è per niente, ma neppure è diviso. Cerca, scandaglia, esplora.     Con il secondo registro spiazza continuamente, da Guardami e a Tutti giù per terra, sino a questo ultimo La Luna su Torino (produzione Rossofuoco), che ritorna con un altro atteggiamento, rinnovato e più sottile, a Dopo mezzanotte, il suo film di finzione più famoso e di successo. Le due...

Risposte

Il condizionale è d’obbligo.   Trecentosette sogni nel cassetto. Due punti convenienza, un altare, un hobby, un panda di peluche. Quotazioni di borsa, scene di sesso.   “Ma io - chi sono?” si domanda, mentre posta su Facebook emoticons e cuori, la sedicenne Jessica (sedicente ragazza dolce, solare) tra cori da stadio e rutti.   Voce dalla regia: “Tu sei un costo. Il costo del lavoro. Vai abbattuta, nell’interesse di tutti”.

Milano nello sguardo del cinema

La conversazione qui pubblicata è estratta dal libro Una scelta per Milano. Scali Ferroviari e trasformazione della città (Quodlibet), a cura di Laura Montedoro: un corposo studio corale dedicato ai sette scali ferroviari milanesi dismessi che rappresentano un’occasione eccezionale e irripetibile di trasformazione urbana e di messa a punto di un’idea di città.   Il volume raccoglie pertanto numerosi contributi secondo uno schema tripartito: una prima parte contiene i saggi d’indirizzo volti a delineare strumenti e obiettivi del progetto urbano contemporaneo. La seconda parte presenta le esplorazioni progettuali per il riordino degli scali e una raccolta di casi studio. La terza, infine, propone una sorta di verifica a più voci delle ipotesi sviluppate nelle prime due, interrogando sia architetti e urbanisti, come Emilio Battisti, Pierluigi Nicolin e Luigi Mazza, sia personalità extradisciplinari di assoluto rilievo, come Ermanno Olmi, partendo dall’assunto che per capire una città sono necessari molti punti di vista, compreso quello del cinema, spesso trascurati dal mondo accademico ma forse gli unici in...

Furio Jesi. Mito, violenza, memoria

Anticipiamo un brano dal nuovo libro di Enrico Manera, Furio Jesi. Mito, violenza, memoria, Carocci editore. Attraverso la figura di Jesi, storico delle religioni, mitologo e giornalista, Enrico Manera analizza il recente dibattito sul mito, nel suo indissolubile legame con la politica e con la costruzione delle identità delle società moderne.   Leggi la quarta di copertina.     Furio Jesi è stato uno studioso dalla straordinaria varietà di interessi, capace di ibridare discipline e di intrecciare problemi apparentemente distanti grazie a un’erudizione profonda, un’intelligenza sottile e una scrittura formidabile. [...]   Nello studio del mito Jesi è una luminosa meteora che emerge per originalità di stile e di impostazione ed è al tempo stesso una cerniera tra gli studi legati a un umanesimo classico – Pettazzoni, Kerényi, Jung, Cassirer – e la ricezione in tempo reale di una nuova cultura, tra tutti Dumézil, Lévi-Strauss, Benjamin, Barthes. La costante che solca un’opera eterogenea per temi e soggetti donandole organicità e...

Cosa è la pornografia?

Con quasi dieci anni di ritardo è stato tradotto in italiano, con titolo La fine del desiderio (Oscar Mondadori), il libro in cui Michela Marzano affronta il discorso pornografico, mostrando quale visione dell’essere umano sottenda e che rapporto abbia con il desiderio, la sessualità umana, il corpo e la contraddizione che questo esibisce (“io sono in questa mano e non ci sono”, come è la stessa Marzano a ricordare ne La filosofia del corpo citando Paul Valery, e dunque il nostro non essere riducibili al corpo e insieme l’impossibilità di liquidare il nostro rapporto con la corporeità nei termini di un mero “avere un corpo”). Se c’è una cosa che non manca ai testi della filosofa è la chiarezza e insieme la volontà di affrontare in concreto i problemi su cui si interroga, radicando nel vissuto e nel tessuto sociale le proprie riflessioni e attraversando la tradizione filosofica con uno sguardo capace di restituirle attualità. I suoi testi ci riguardano e offrono alcune chiavi di lettura, e strumenti, per orientare i nostri imbarazzi e le nostre contraddizioni; l’analisi comparata di film e romanzi aiuta infatti a dare corpo a delle categorie sfuggenti, in un campo dove le...

Nikhil Chopra. Inside Out

Ciò che rimane della performance Inside Out di Nikhil Chopra - tenutasi lo scorso aprile e ospitata da Galleria Continua a San Gimignano nello spazio espositivo in Arco dei Becci - è la stanza al piano terra di un palazzo del centro storico medievale, abitazione dell’artista per 99 ore.   Entrando, la stanza sembra rimasta così com’era un istante dopo la sua partenza. Le sue cose, quelle usate durante la permanenza, sono ancora in giro: le spezie, gli indumenti, teli di varie stoffe. Le tracce della presenza di Chopra nella stanza-installazione, visitabile al pubblico fino al 15 settembre, trasmettono un senso di inguaribile mancanza e una nostalgia profonda per il suo temporaneo inquilino.     Il pavimento del vano, in pietra e piuttosto spartano, è cosparso di tessuti colorati. C’è del cibo, appoggiato su una cassapanca. Un affresco della vista di San Gimignano sulla parete, pochissimi mobili in legno, utensili, il copricapo e la veste - in stile medievale e decorata con un disegno delle torri del paese - indossata dall’artista durante le 99 ore. Un materasso è posizionato in un...

Matteo Borri. Storia della malattia di Alzheimer

Nel 1906 Aloysius Alzheimer descrive il processo di decadimento mentale di un paziente, così speciale da richiedere uno studio approfondito: Auguste D. è il primo caso di quella che il manuale di psichiatria di Kraepelin (1910) avrebbe chiamato Alzheimerische Krankheit.   Storia della malattia di Alzheimer (Il Mulino, Bologna, 2012, pp. 184, € 16) di Matteo Borri, ricercatore di storia della scienza, ricostruisce con perizia un momento di sviluppo delle scienze biologiche, psichiatriche e mediche e chiarisce i processi di definizione di una malattia di pressante attualità e interesse, sesta causa di morte nel mondo, con costi sociali ed estremo disagio per i familiari. Una malattia non è solo un’etiologia o una serie di sintomi ma diventa nella rappresentazione sociale una misteriosa entità intorno alla quale si coagulano immaginario, sentimenti, angosce; la medicina contribuisce a questa costruzione nel definire la nosografia, delineare le procedure di cura, comunicare a specialisti e non le scoperte. Se ogni momento storico ha un morbo dai tratti specifici (come è stato per la peste, la tisi, il cancro), la sindrome...

Transavanguardia

A più di un trentennio dalle sue prime manifestazioni, la Transavanguardia appare, ed è certo un paradosso, il convitato di pietra della scena artistica italiana. Il movimento artistico, il gruppo, il brand, che più ha segnato l’ultima decade del nostro secolo breve, certo il più internazionale e di maggior successo, ha fatto sì un precoce ingresso al Museo, convertito all’istante in fenomeno storico – sebbene non ancora storicizzato –, ma è anche, da buoni vent’anni ormai, restato marginale nel dibattito critico, ovvero mutato all’occasione in una specie di elemento di sfondo, di arredo demodé, di comodo bersaglio. Tale è ad esempio nella lettura di Nicolas Bourriaud, che in saggio del 2002 scorgeva nell’avventura transvanguardista, epitomizzata nella pittura di Enzo Cucchi e, un po’ incongruamente, di Julian Schnabel, la restaurazione di un’autorialità eclettica e ipertrofica, il trionfo di un’estetica cinica per la quale «la storia dell’arte appare come una gigantesca pattumiera di forme vuote, amputate del loro significato», una “...

Santarcangelo: il fantasma dell’attore

Dopo vari spettacoli impegnati a cercare la realtà, è apparso il fantasma dell’attore. Di colui che la realtà la travisa, la traspone, la moltiplica, la nega, la svuota, la esalta.   Era notte a Santarcangelo di Romagna. Per caso, fuggendo da uno spettacolo sonoro di Fuocofatuo tutto giocato su sfrigolare di graticole e ribollire di acque elettrificate e amplificate, siamo incappati sotto le stelle in quella che sembrava una conferenza di Piero Giacché, studioso anticonvenzionale e ammaliante, su Carmelo Bene. Ma quasi subito il sipario della notte è stato aperto sulla visione della voce dell’Attore, registrata alla radio nella Salomè del 1964. Teatro della memoria, dell’assenza, che si trasformava in vita pulsante man mano che si sviluppava la storia, con quel profeta Iokanaan che in barese stretto ripeteva a pappagallo, deformandole, le frasi che una voce (Dio?) gli suggeriva, con Salomé bambina viziata, tra le volute levantine della voce di Carmelo, sardonica, disperata, fino a quella parola finale - P-A-U-R-A - rallentata, dilatata: e poi il vuoto.     Il festival Santarcangelo·12...