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Londra

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Queer British Art 1861-1967, Giacometti, Soul of a Nation / Arte a Londra. La stagione estiva 2017

Londra, divisa tra lo stress da Brexit e le tentazioni di ritorno in Europa, rimane uno dei luoghi delle esposizioni, in Europa. La stagione estiva 2017 è inaugurata da Queer British Art 1861-1967, una mostra assai importante alla Tate Britain, intesa a celebrare la depenalizzazione dell’omosessualità nel Regno Unito, avvenuta nel 1967. Come racconta benissimo (e con una scrittura di grande efficacia) Quentin Crisp nel suo classico memoir The naked civil servant, uscito nel 1967, in terra di Albione la polizia aveva la mano pesante. Il suo caso era esemplare: veniva arrestato tutte le volte che, da solo o con amici, decideva, sfidando la sorte, di uscire in drag a Piccadilly Circus e in altri luoghi di massima frequentazione. Un comitato scientifico allargato, guidato da Clare Barlow, che cura anche l’ottimo catalogo edito dallo stesso museo, punta su una visione per temi, che superi i manifesti e le dichiarazioni pride.   Il punto è stabilire come e quanto il mondo queer ha contribuito, in tutti i suoi molteplici aspetti, a nutrire la cultura britannica. Il primo ambito è dedicato ai Coded desires, ossia quei desideri cifrati che il chiuso mondo vittoriano non avrebbe mai...

Ragionando sulla catastrofe di piazza San Carlo / Bun sì cujun no

«Riesci a respirare? Vedi?» chatto alle 20.54 di sabato 3 giugno 2017 al mio figlio sedicenne da casa, «Ahahah si» mi risponde alle 21.03. Un genitore, quando il figlio comincia a girarsene da solo in città con il suo smartphone, all’inizio è molto apprensivo: cerca di localizzarlo in modo onesto, senza spyware, cerca di sapere dove va, con chi va, cosa fa, quando ritornerà. Ha paura che venga travolto da un’auto mentre legge su WhatsApp una delle chat dei suoi dieci o venti gruppi, pensa che possa essere derubato o accoltellato. Ma se ha un buon rapporto con lui, può diradare, sapere più o meno qual è la banda con cui esce, quante birre più o meno berranno, e quanti spinelli più o meno si faranno. Lo lascia andare per il suo mondo, per la sua città, con il suo branco, perché sa che la sua città, Torino, Italia, 3 giugno 2017, grosso modo ha un basso tasso di possibile strage terroristica. Non è Parigi, non è la Francia, non è Londra, non è il Regno Unito, ma sa che poi ci sono la Norvegia e le stragi in un ritiro di ragazzi laburisti, e uno studente impazzito che mitraglia in un liceo americano… Cerca di non farsi divorare dal panico quotidiano, che ha sostituito o che si...

Al MoMA dal 21 maggio al 17 settembre 2017 / Robert Rauschenberg: Among Friends

In un 2017 già ricchissimo di eventi espositivi imperdibili, da documenta (14) alla Biennale di Venezia fino ad Art Basel, il MoMA ha da poco inaugurato una delle più belle mostre attualmente in corso. Si tratta di Robert Rauschenberg: Among Friends, la prima retrospettiva del XXI secolo dedicata all’artista, nato a Port Arthur (Texas) il 22 ottobre 1925 e scomparso a Captiva Island il 12 maggio 2008 a seguito della decisione personale di staccare il respiratore dopo un arresto cardiaco.   Veduta espositiva di Robert Rauschenberg: Among Friends. The Museum of Modern Art, New York, 21 maggio – 17 settembre 2017. Foto: Jonathan Muzikar; © 2017 The Museum of Modern Art   La retrospettiva, anticipata in parte alla Tate Modern di Londra (1 dicembre 2016-2 aprile 2017), approfondisce i sessanta anni di attività dell’artista e sarà visitabile al MoMA dal 21 maggio al 17 settembre 2017, per poi essere trasferita al Museum of Modern Art di San Francisco, dal 18 novembre 2017 al 25 marzo 2018. Organizzata in collaborazione con la Tate Modern, riunisce oltre 250 opere di varia natura – dipinti, sculture, disegni, stampe, fotografie, opere sonore, filmati relativi a performances...

Perché la clinica si occupa di radicalismo / Manchester. Chi sono gli estremisti?

Ancor una volta una strage. Manchester, ancora una volta il radicalismo colpisce nel nome di un dio distruttore, il volto coperto, la voce quasi soffocata. Un fatto politico, un fatto storico, un evento clinico: come pensa quel volto nascosto dal velo? Perché la clinica si occupa del radicalismo? Come si permettono gli psicoterapeuti, che dovrebbero stare chiusi nel mondo della patologia del soggetto, di occuparsi del sociale? Con quale diritto? Con quale competenza? Spesso gli stessi clinici, nonostante le riflessioni di Freud a partire dalla Grande Guerra, hanno sottovalutato le patologie individuali che portano ai disastri sociali, come accadde al Processo di Norimberga (1945-1946).  Gustav Gilbert (1911-1977) e Douglas Kelley (1912-1958) ricevettero l’incarico di valutare le condizioni psicopatologiche di alcuni tra i più importanti gerarchi nazisti, tra costoro Hermann Goering. Usarono alcuni test diagnostici, in particolare il test delle macchie di Rorschach e il Test di Appercezione Tematica (TAT) di Murray.    I risultati di queste somministrazioni negavano la presenza di psicopatologia in termini legali. Tuttavia Gilbert, al contrario di Kelley, concluse...

Elezioni post Brexit / Gran Bretagna: riprendere il controllo

Capire le ragioni per cui Theresa May ha deciso di indire le elezioni con tre anni di anticipo, non è semplice. Per quanto possa essere un primo ministro illuminato, lascia piuttosto perplessi che una decisione importante come questa non sia giunta dopo intense sedute parlamentari o riunioni nel suo partito, ma mentre camminava con il marito sulle montagne del Galles. Così almeno hanno raccontato i giornali e che sia vero o meno ha poca importanza: l’immagine che viene proiettata da televisioni e giornali (con tanto di fotografia in tenuta sportiva e bastoncini da camminata nordica), ci aiuta a comprendere quale tipo di elezioni saranno quelle di giugno e cosa sia in gioco nella Gran Bretagna del dopo Brexit.    Con l’immagine sportiva e familiare si è voluto sottolineare l’ambizione di “riprendere il controllo”, con un’allusione al tipo di guida del paese che esercitavano primi ministri come Churchill, che anche in momenti drammatici si dilettava di pittura. La figura del prestigioso primo ministro che tiene le redini di fronte alle difficoltà della guerra è la vera, insopprimibile nostalgia che ha dominato il voto (che infatti è stato prevalente tra gli anziani e in...

Come ha votato l'Inghilterra rurale / Brexit: si scrive Europa ma si legge negri

È facile cedere alla tentazione di fermarsi alla lettera delle cose. Tanto più quando queste si guardano da fuori, attraverso il filtro della proprie strutture e questioni irrisolte. Così mi pare che sia successo con i commentatori Italiani che negli ultimi giorni hanno affrontato la questione della “sorprendente uscita del Regno Unito dall’Unione Europea”. E se da uno sguardo esterno proprio di questo sembra trattarsi, il senso di quanto è successo è ben più chiaro agli occhi di chi vive in Inghilterra e ne respira a fondo l’atmosfera putrida.   “La sorprendente uscita del Regno Unito dall’Unione Europea” è una frasetta che vale la pena di leggere come gli esegeti Islamici leggevano gli hadith del Profeta: con un occhio alla lettera e uno, quello più attento, al suo significato più recondito e più vero.   Cominciamo dal suo essere così “sorprendente”, da cogliere alla sprovvista anche gli allibratori, che l’hanno quotata come improbabile fino al giorno del referendum. In effetti, un suicidio economico e una regressione politica così spaventosi sembravano tanto contrari alla logica, che gli stessi leader della campagna Leave sono stati colti di sorpresa dai risultati....

Giovani italiani a Londra / Brexit. Le lacrime dei figli

Ci eravamo lasciati su WhatsApp poco dopo la mezzanotte con qualche speranza in seguito ai primi sciagurati exit polls. Ma poi avevo dormito poco e male, l’inquietudine in agguato tutta la notte: come fidarsi delle proiezioni inglesi? Infine, stamattina, m’è toccato fare i conti con le lacrime di mia figlia, con il pianto rabbioso di un’intera generazione di giovani italiani espatriati.   Ho due figlie che vivono a Londra da anni, la prima insegue il sogno di diventare chef, la vera grande passione della sua vita, lavora in un ristorante prestigioso anche per sessanta ore alla settimana e si mantiene con orgoglio e spirito di indipendenza. La seconda studia musiche popolari orientali alla SOAS, grazie al prestito d’onore concesso dal welfare inglese agli studenti UE. Nel frattempo, con venti ore alla settimana nei pub e nei ristoranti, contribuisce al bilancio familiare. Fanno parte di un numeroso e variegato universo di giovani italiani, spagnoli, francesi che negli anni hanno intrecciato legami profondi di amicizia e condivisione della faticosa vita londinese, fra di loro e con i coetanei gallesi, irlandesi, scozzesi e inglesi di famiglie medie. Sono tutti lì a Londra per...

Intervista a Ettore Mo

  Ettore Mo, decano dei giornalisti italiani, da 50 anni al Corriere della Sera, prima all’ufficio di Londra poi a Milano nella sezione spettacoli. Dal 1978, inviato speciale. Ha raccontato storie da tutti i continenti, seguito guerre e avvenimenti internazionali e vinto più di 40 premi. Considerato da molti un maestro o un esempio da seguire e forse uno degli ultimi grandi inviati. Ma lui, nella sua freschezza e semplicità, si considera un cronista, fedele alla regola insegnatagli da Egisto Corradi: “Per raccontare una storia bisogna consumare la suola delle scarpe”. Inizia a interessarsi alla scrittura e ai libri dopo le scuole medie. Soprattutto a come scrivevano gli altri. Poi si iscrive all’università di Cà Foscari a Venezia e, durante le estati, gira l’Europa: Svezia, Francia, Spagna, Inghilterra. È proprio qui, a Londra, che alla fine degli anni ‘50 trova un posto come cameriere sulle navi da crociera che fanno il giro del mondo. Abbandona la facoltà di lingue a Venezia e fa tre giri del mondo sulla nave. Ogni giro durava sei mesi. Ma l’idea di scrivere e di diventare giornalista non l’abbandona. Cosicché prima del suo terzo lungo viaggio lascia alcuni suoi scritti...

Visioni di un mondo interiore

Ho conosciuto Nicol Vizioli sei anni fa, mentre progettavo una mostra collettiva di giovani artisti all’interno di un festival indipendente. A quell’epoca il dialogo tra la natura e la figura umana erano al centro del suo lavoro fotografico. Ancora giovane, già mostrava una certa coerenza nella composizione dell’immagine e una disinvoltura nell'uso della tecnica. La vividezza delle figure, la luce e la profondità furono gli aspetti che mi colpirono. Subito dopo quell’estate Nicol è partita per Londra–dove ancora oggi vive – con una borsa di studio per un master in fashion photography.   Nicol, sono ormai alcuni anni che io e te ci siamo incontrate e ricordo che hai sempre avuto ben chiara una cosa: che avresti lavorato con l’immagine. Come sei arrivata a questo linguaggio e che cos’è per te, oggi, la fotografia? Ho iniziato a studiare l’immagine attraverso il disegno, quindi la pittura, il cinema e infine la fotografia. Mi sono avvicinata a tutti questi linguaggi da autodidatta e sempre con il desiderio di creare qualcosa che mi appartenesse. Per me è stato molto importante e...

Entro, oltre, ai bordi della città mondo

Lungi dal presentarsi come discorso sulla scomparsa e sulla dissoluzione di confini e frontiere, la globalizzazione manifesta una loro incessante produzione. O meglio, una incessante moltiplicazione e diversificazione delle frontiere. Queste frontiere non sono più intese semplicemente come i limiti territoriali degli stati nazionali: emergono invece come spazi mobili, relazionali, come processi sociali, culturali e politici complessi prodotti, ma ad un tempo anche in grado di produrre identità individuali e collettive. In questo senso, il rapporto fra processi globali e costruzione di confini (bordering) assume un profilo molto interessante: l’intensa circolazione dei flussi di merci, denaro, persone, conoscenze, simboli, lungi dal generare una scomparsa delle frontiere del mondo, è all’origine di una vera e propria diffusione delle delimitazioni spaziali. Nel contesto globale, i confini non scompaiono: sono invece ridisegnati, ricollocati, non solo fra gli stati, ma anche negli spazi urbani.   Le città oggi, soprattutto le grandi città globali, sembrano estendersi senza limiti, diffondendosi in modo incontrollato sul...

Vita e morte dei precari / Orgoglio precario. Stati impermanenti

Eccoci di fronte al rischio di una nuova notte nera in cui tutte le vacche sono nere: nel buio della crisi, sfumano i contorni e aumentano le complessità, mentre le speculazioni si fanno sommarie e si ingrandiscono le pretese di assoluto. Prendete il tema “precarietà”, peggio se declinato come “precarietà del lavoro cognitivo”: si noterà come oggi, di fronte a esso, tendano a prodursi strane generalizzazioni, rimozioni, riflessi del secolo scorso, giudizi schematici. Un concerto di critiche che raccoglie alleati distanti tra loro. Per chiarezza, e in premessa, aggiungo che nessuno intende negare le difficoltà oggettive che si riscontrano su questo fronte da un punto di vista dei processi di soggettivazione politica (organizzazione e rappresentanza) né da alcune nuove contraddizioni. Così, la lettura del libro Diventare cittadini. Un manifesto del precariato (Feltrinelli 2015) di Guy Standing, figura di spicco del pensiero economico eterodosso europeo, mi ha fornito l’occasione per provare a riflettere su questo rimescolamento, muovendo da alcune necessarie ricostruzioni. Fotografia di Alvin Langdon Coburn, 1910 RadiciAlla progressiva diffusione dei processi di...

Social media e nuovi confini nel sud-est turco

Tutti noi abbiamo utilizzato qualche social media almeno una volta nella nostra vita, e molti di noi trascorrono molte ore ogni giorno su piattaforme social. Siamo anche abituati ai dibattiti accademici e giornalistici sull’utilizzo dei social media in Italia, in Europa o negli Stati Uniti; ma sappiamo molto poco sugli utilizzi di piattaforme come Facebook e WhatsApp in altri paesi del mondo. Un anno fa Facebook aveva quasi un miliardo e mezzo di utenti attivi, ma solo una parte di questi vive nel cosidetto “Occidente”. Cosa sappiamo di tutti gli altri? Spesso diamo per scontato che una stessa tecnologia abbia effetti simili ovunque, in culture e società diverse. In linguaggio accademico, l’idea secondo cui una tecnologia possa esistere ed avere degli effetti indipendetemente dalle persone che la utilizzano viene chiamata determinismo tecnologico. Tuttavia, l’antropologia e altre scienze sociali hanno dimostrato che le tecnologie, così come gli oggetti materiali che ci circondano, esistono solamente nell’interazione con le persone che le utilizzano. Una stessa piattaforma digitale può quindi essere utilizzata in molti modi...

Albero stella di poeti rari

Continua lo speciale dedicato a Giuliano Scabia, uno dei padri fondatori del nuovo teatro italiano, maestro profondo e appartato di varie generazioni, artista sperimentatore, poeta, drammaturgo, regista, attore, costruttore di fantastici oggetti di cartapesta, pittore dal tratto leggero e sognante, narratore, pellegrino dell’immaginazione, tessitore di relazioni, incantatore. Entra nel vivo, dopo l’intervista Alla ricerca della lingua del tempo, con la pubblicazione in esclusiva, in quattro puntate, di un poema inedito, Albero stella di poeti rari – Quattro voli col poeta Blake, recitato per la prima volta dallo stesso Scabia durante il festival A teatro nelle case del Teatro delle Ariette a Oliveto di Valsamoggia (2014).   Giuliano Scabia a Oliveto Valsamoggia nel 2014, ph. Maurizio Conca   VOLO SOPRA LA CITTÀ DI LONDRA   1. Nel verde risonante   Nel verde risonante apparve la città: era nel futuro: copriva con la sua immensità ogni verde, era brulicante – era l’umanità.   Tigri, elefanti, leoni, leonesse, coccodrilli, mammuth, pitoni, pitonesse, lupi, formiche, uccelli piccoli e...

Passaporto biometrico a Londra

Un mese fa sono andato a St. Lucia. Un mese e una settimana fa mi sono accorto che il mio passaporto era scaduto da mesi. Sono riuscito a ottenere un passaporto svizzero provvisorio a Londra e a partire poco più tardi del previsto. A St. Lucia la colonna per il controllo passaporti è così ingiustificata da sembrare un monito, l’affermazione di qualcosa. Forse: «Rinunciate al tempo accelerato e funzionale, lasciatevi assorbire dalla risacca dello spazio puro e si riempirà di felci giganti e grovigli pluviali, diventerà mare e oceano, unione e cancellazione dello spazio e del tempo». Ma non credo. Quando infine arriva il mio turno il giovane impiegato gira e rigira i miei documenti, c’è qualcosa di anomalo, non vado in hotel, non sono qui in vacanza, e per cinque minuti buoni lui sembra domandarsi cosa potrebbe domandarmi, poi mi chiede un numero di telefono e io glielo do, e via verso il prossimo controllo.   Ora sono in partenza per Boston. Gli USA hanno amabilmente semplificato il processo di accettazione per gli europei grazie al programma di visto ESTA, che puoi fare da solo on-line su diversi siti e a...

Esseri architettonici ed umani

Londra, mattina grigia, forse ci sono alcune sfumature nella nuvola uniforme sovrastante ma non posso esserne certo, in giardino l’erba troppo lunga tende a ingiallirsi, le foglie delle piante sono di tanti verdi diversi. Mi sto riprendendo dall’influenza, dubbio motivo per stare a scrivere qui fuori, ma motivo sufficiente per cercare di mettere insieme le esperienze degli ultimi giorni – penultimi, quelli prima dell’influenza.   Atterrati all’aeroporto Valerio Catullo di Verona ci siamo spostati da un parallelepipedo prefabbricato all’altro fino all’autonoleggio, dove il nucleo familiare è stato scisso: io ho la carta di credito, la mia compagna la patente di guida, nostra figlia ha noi, noi non otteniamo la macchina prepagata su internet e dobbiamo prenderne un’altra. Fuor di metafora: carta di credito e patente devono essere intestate alla stessa persona. Rientrando in metafora, per evitare esplosioni non ci dirigiamo subito alla meta ma andiamo prima a Verona, per prenderci il tempo. Sbagliamo strada un paio di volte ma stiamo bene, ci stiamo prendendo il tempo.   Intanto racconto a mia figlia di Romeo e...

Scolpire la fotografia: Incontro con Mari Mahr

Mari Mahr nasce a Santiago del Cile nel 1941. Otto anni dopo si sposta a Budapest con la famiglia. Oggi vive e lavora a Londra, ma divide il suo tempo tra Londra e Berlino.   Life chances_12, in http://marimahr.com/   Questa geografia frastagliata, ripercorsa con passo lieve e giocosa scrittura fotografica, deve essere un formidabile apprendistato all’arte sommessa della non appartenenza. È la prima cosa che penso guardando le opere esposte alla Kunststiftung Poll di Gipsstrasse 3, nel quartiere di Mitte a Berlino, in un palazzo storico che fino ai primi anni Trenta del secolo scorso ospitava una scuola di musica per bambini ebrei e dall’edificazione del Muro alla sua caduta diventa parte della Berlino orientale.   Persecuzione degli ebrei e costruzione del socialismo, “due eventi cruciali nella storia europea dell’ultimo secolo”, mi dice Mari Mahr, “che sono parte della mia storia personale. Le mie immagini non potevano trovare una collocazione migliore. Tutto il mio lavoro parla di sradicamento, ma anche della capacità di reinventarsi, di ricominciare a vivere, mettendo in discussione il tema dell’...

Mile End. My land. Neverland

Zurigo, check-in desk dell’Easyjet, il ragazzo sorride, si direbbe stupito o forse contento di vedere il mio passaporto svizzero e passa all’italiano, stentato ma anche perché vorrebbe proprio usare la parola giusta. Oggi si può depositare pure il bagaglio a mano senza costi supplementari, e esaurite le poche informazioni, orario, gate, tempo per arrivarci, quasi faccio una domanda in più perché mi sembra un po’ deluso di non aver qualcosa di importante da comunicare, invece saluto e leggero me ne vado.   A Gatwick si cammina a lungo per il controllo passaporti, però subito dopo ecco i miei bagagli, la dogana non controlla i miei 30 pacchetti di sigarette a 3,50 fr. l’uno e vado verso il treno a passo spedito, conosco bene l’aeroporto e le opzioni per andare verso casa. Conosco bene la fila per fare il biglietto: a dipendenza di quanto ci metti prendi un treno diverso e cambia il percorso. Il cicaleccio dei viaggiatori, italiani, spagnoli, indiani, russi, spagnoli, italiani, è incalzato dagli addetti alla colonna che appena si libera un automatico gridano «Next one! Next one!!» come i...

Rebels. Arte e AIDS nella New York degli anni '80

Nella mostra Disobedient Objects, al Victoria & Albert Museum di Londra fino al 1 febbraio 2015, accanto ai manufatti di ieri e di oggi usati nei movimenti di protesta globali compare un cartello: “Molti di questi oggetti verranno restituiti ai loro proprietari una volta conclusa la mostra, perché sono stati creati e utilizzati per lotte ancora in corso”. Il tempio dell'arte e del design ha preso in prestito dalle strade manifesti, bandiere, maschere antigas, cartelli e gadget, in un'esibizione temporanea che non ha come scopo la conservazione e la musealizzazione del presente, ma la sua presentazione in un contesto curatoriale, che legge la storia dei movimenti attraverso i suoi oggetti, il suo design sociale.   Group Material, AIDS Timeline, installazione, 1989 – 90, ©The New York Public Library   In quella raccolta rientrerebbero a pieno titolo le operazioni di artisti e non artisti travolti dall'AIDS nella New York degli anni '80, raccontate da Tommaso Speretta nel libro Rebels Rebel – AIDS, art and activism in New York, 1979 – 1989, edito da Mer. Paper Kunsthalle: una ricostruzione ricca di...

Streghe d’Inghilterra

Nel 1612 nei pressi della Foresta di Pendle, in Lancashire, nove donne e due uomini furono accusati di stregoneria, torturati e condannati all’impiccagione in un celebre processo che nel corso dei secoli è stato al centro di numerosi adattamenti teatrali, una raccolta di poesie e un paio di romanzi. Due anni fa, in occasione dei quattrocento anni trascorsi dal processo, Jeanette Winterson ha pubblicato Il cancello del crepuscolo, un romanzo che ripercorre quegli eventi facendo ampio ricorso alle cronache dell’epoca.   La storia – appena pubblicata in Italia da Mondadori, tradotta con efficacia ed eleganza da Chiara Spallino Rocca – contiene molti degli ingredienti consueti del genere gotico: pozioni magiche, malefici, violenze efferate, stupri, torture e incesti. A questo codice Winterson sovrappone tuttavia quelli che sono da sempre elementi chiave della sua narrativa: la presenza di personaggi femminili intraprendenti, complessi, e spesso omosessuali uniti all’attenzione per il modo in cui le storie che raccontiamo contribuiscono a creare il mondo che ci circonda.   Le presunte streghe di Pendle erano quasi tutte contadine o...

Lovely! The Glamour of Italian Fashion

“Lovely !, How nice !”. L’aggettivazione è sobria, ma l’entusiasmo è alle stelle. Non sono al centrale di Wimbledon, ma nella seconda stanza della mostra di primavera del Victoria and Albert Museum: The Glory of Italian Fashion Since 1945 e donne inglesi di tutte le età apprezzano, quasi a bocca aperta, tutto quel ben di dio di estro, creatività, eleganza. I non pochi italiani presenti gonfiano il petto d’orgoglio. L’occasione è succulenta: mai in Italia si è riusciti a fare una mostra storica sulla nostra moda, vanto del sistema Italia, inaugurata dal Presidente del Consiglio che ha subito provveduto a farci avere un selfie in compagnia di Dolce & Gabbana e Franca Sozzani.     Secondo molti osservatori la nostra moda è in declino, seguendo il destino del paese, e allora tornare alle origini, scoprire il segreto di una parte ormai costitutiva della nostra identità, può essere una buona occasione per riflettere. E in effetti le prime due grandi stanze della mostra sono bellissime: c’è un introibo sull’autarchia, la nascita del “marchio di...

Tra Marlon Brando e Johnny Depp

Paul McCartney scende le scale con passo non del tutto certo, per andare ad accomodarsi al pianoforte. Il video è quello di Queenie Eye dal suo ultimo lavoro New. Lo studio di registrazione è quello storico, il numero due di Abbey Road. Macca non corre ormai più il rischio di citarsi addosso, anzi ha fatto dell’autocitazione una forma non banale di metafinzione creativa. Un gioco iniziato anni fa con la leggenda della sua morte che lo stesso McCartney ha brillantemente alimentato (probabilmente anche per scaramanzia) inserendo nei propri lavori divertenti indizi. E questa volta indossa almeno un paio di sandali. Primo custode di se stesso, Paul McCartney gioca brillantemente su più piani: da un lato mostra uno dei luoghi simbolo della propria mitologia, dall’altro una chioma castana improbabile per un settantenne (già cinquantenne ingrigito), allo stesso tempo ospita un gruppo di amici che casualmente stanno tutti nella stanza. Tra di loro Jeremy Irons, Meryl Streep, Gary Barlow, Tom Ford, Lily Collins e Jude Law, probabilmente quelli che ce l’hanno fatta da soli parafrasando Queenie Eye.   Farcela da soli forse...

Essere Dirk Bogarde

Diventò famoso nel 1950, come il bastardo che, all’uscita di un cinema, aveva sparato al tenente Dixon, il bravo poliziotto di quartiere che tentava di redimere più che reprimere i giovani delinquenti. Il film s’intitolava I giovani uccidono (The Blue Lamp), ebbe un successo enorme ed era diretto da Basil Dearden, un regista che se ne intendeva di “problemi sociali” (tra il secondo dopoguerra e i primi anni Sessanta affrontò più volte il tema del disadattamento giovanile, come quelli della discriminazione razziale, della questione irlandese, del fondamentalismo religioso, dell’omosessualità).   Il bravo “bobby” George Dixon era interpretato da Jack Warner: ucciso a metà film, sarebbe stato presto resuscitato come protagonista di una fortunatissima serie televisiva, Dixon of Dock Green, 432 episodi da 30 e 50 minuti prodotti dalla BBC e andati in onda dal 1955 al 1976 (nelle ultime serie, quando Jack Warner aveva più di ottant’anni ed era poco credibile in servizio attivo, Dixon fu mandato in pensione e utilizzato come collaboratore dell’Intelligence della Polizia). Il...

Doris Lessing: cosa vuole una donna

Doris Lessing è morta all'età di novantaquattro anni, dopo una vita piena di tanti libri e tanti riconoscimenti. Indimenticabili sono le foto di Doris Lessing seduta sui classici gradini della sua classica casetta londinese, circondata dalle borse della spesa appena fatta, mentre ascolta la notizia del premio Nobel che le hanno appena conferito.     Il mio rapporto con lei è stato saltuario e contraddittorio. Il gran rumore che si era fatto attorno al suo Taccuino d'oro, un libro diventato la bibbia del femminismo, la storia esemplare della presa di coscienza di una donna, invece che avvicinarmi aveva avuto l'effetto di allontanarmi da lei. Non l'ho letto allora e neppure in seguito.   L'ho incontrata di nuovo quando Maria Antonietta Saracino, ottima studiosa e traduttrice, mi propose di pubblicare nella Tartaruga l'opera prima di Doris Lessing, il manoscritto che aveva messo in valigia quando era partita dall'Africa per venire a Londra in cerca di fortuna, L'erba canta. Oltre a un bellissimo titolo era anche un bellissimo romanzo, dalla struttura perfetta, che metteva in scena tutti i temi che...

Londra disgregata

Julien Temple, regista di film di culto come Absolute Beginners e di documentari sui Sex Pistols e su Joe Strummer, ha girato lo scorso anno un bel lungometraggio dedicato alla sua città, Londra, purtroppo non ancora distribuito in Italia: dico purtroppo perché London: the modern Babylon, abbracciando duecento anni di storia londinese dalla rivoluzione industriale ai riot del 2011, è un ritratto sicuramente edulcorato dall'affetto, sicuramente nostalgico nei confronti del recente passato, ma anche fortemente naturalistico della Babilonia linguistico-culturale che costituisce il cuore della capitale britannica all'alba del terzo millennio.   Considerare Londra come un soggetto umano o un organismo vivente non è una novità. Il libro che dal 2000, anno della sua pubblicazione, viene unanimemente considerato dalla stampa inglese come la Bibbia della storia culturale della capitale dai romani a oggi si intitola London: a biography, è stato scritto dal critico e romanziere Peter Ackroyd e si basa appunto sulla metafora biologica come strumento capace di abbracciare in una prospettiva unificante la strabiliante complessit...