Categorie

Elenco articoli con tag:

Parigi

(148 risultati)

Il copyright del male, il copyright dei morti

Cosa sta accadendo intorno a noi? Qualcosa che nella sua radicalità estrae dal comune sentire le onde più profonde dell’ovvietà. Un’ovvietà che fa fatica ad applicarsi a tragedie, a terribili avvenimenti, ma che una volta trovato lo spiraglio è inarrestabile. Lo si vede nei commenti su quella fogna che è ormai diventata Facebook, lo si vede però anche nei discorsi, negli scambi di battute. È l’Occidente che viene fuori, mai come adesso, anche nelle più remote periferie dell’Impero. E che riafferma con forza di “sapere”. Quando centinaia di migliaia di messaggi in occasione dei fatti terribili di Parigi si concentrano sulle “colpe dell’Occidente”, quando ci si indigna che si notino i morti parigini ma non quelli di Beirut, tutto questo manifesta l’idea che la gestione del male mondiale è e deve essere ancora nostra. Ogni terrorista e ogni organizzazione terrorista è “chiaramente” pilotata dall’Occidente, ogni fatto luttuoso in Europa o negli Stati Uniti fa parte di una “strategia della tensione” di cui i terroristi...

L’amico lontano (L’Intime Lointain)

English Version     La storia di Naama Asfari sembra una fiaba al contrario, dove ad avere la meglio sul protagonista sono sempre crudeltà e ingiustizia. Noto attivista per la difesa dei diritti umani e giurista sahrawi, nel 2010 Naama è stato condannato dal tribunale militare marocchino a trent’anni di carcere per aver organizzato una manifestazione pacifica per il diritto all’autodeterminazione del popolo sahrawi nel Sahara Occidentale (ex Sahara spagnolo), territorio annesso militarmente al Marocco nel 1975 e da allora occupato dall’esercito marocchino. La vicenda di Naama Asfari rappresenta in maniera emblematica una delle battaglie più asimmetriche dei tempi odierni, la lotta del popolo sahrawi per la rivendicazione del diritto all’autodeterminazione attraverso un referendum organizzato nel 1992 sotto l’egida delle Nazioni Unite. I negoziati sono stati costantemente ostacolati dalla monarchia marocchina, che controlla illegalmente il territorio in violazione dei principi del diritto internazionale sui territori non autonomi riconosciuti dalle Nazioni Unite.   La Francia si è sempre schierata a...

Parigi batte più forte

Domenica 15 novembre, mattina   Finalmente domenica, stamattina il silenzio e le saracinesche abbassate si notano meno. È spuntato anche il sole e la grisaille è andata via, il cielo è addirittura azzurro. A non sapere niente forse gli unici segni di quanto è successo sarebbero le sirene, lievemente più rade, e le prime pagine nere o tricolori dei giornali, che ci ricordano la terreur e ci invitano a “resistere” (ma a cosa? come? mettendosi addosso il bersaglio “je suis Charlie”, tenendo aperti i negozi, sedendosi ai caffè? che senso ha questa guerra di simboli ad armi impari?).     Avevo intenzione di andare alla fiera dell’antiquariato di place de la Bastille e al mercato di boulevard Richard Lenoir, ma se anche non dovessero essere stati annullati per lo stato d’emergenza non ci andrei, la folla mi inquieta, e le veglie, i fiori, le candele, i biglietti che cominciano a spuntare sui luoghi degli attentati mi imbarazzano, non riesco ad aderire autenticamente al lutto collettivo, resto in albergo a scrivere.         Venerdì 13 novembre, rue Richard Lenoir   Venerdì sera ho svoltato nella via dell’hôtel Richard, da dove scrivo, venendo...

Il Moses und Aron di Castellucci a Parigi

“Una notte negativa e abbagliante di bianchezza”. Per percepire qualcosa della noche oscura tirata in bianco da Romeo Castellucci sul palcoscenico del Moses und Aron di Schönberg andato in scena all’Opéra Bastille di Parigi con la direzione di Philippe Jordan, bisogna paradossalmente cominciare col credere ai propri occhi e con l’affidarsi ai miraggi del suo deserto. E il primo di questi miraggi è un grande, solido, stagliato (così stagliato da apparire iperreale) Revox che sovrasta l’arco di proscenio con le sue bobine che girano lente – il movimento è quello fatale e stupefacente dell’automatismo d’antan, il fascino quello della vecchia fantascienza – riversando il nastro magnetico tra le mani di un’ombra che lo accoglie e lo aggroviglia con la tormentata rassegnazione di chi vorrebbe, ma non può, rifiutare un dono soverchiante. È Mosè che, come tutti i chiamati, tenta anzitutto di respingere l’investitura della profezia con cui lo avvolge la voce del roveto ardente, preferirebbe continuare a guidare le sue greggi, piuttosto che il popolo improvvisamente...

Svizzera, mostrare la lingua

Ancora la Svizzera, dunque? Di nuovo la consueta litania di proporzionalità linguistiche e culturali, con tutto il suo corredo di problematiche identitarie? Perché di questo sembra inevitabile ragionare quando si parla di letteratura e di Svizzera; e un simile discorso, che forse non potrà mai davvero esaurirsi, destinato com’è a essere costantemente rivisitato, interrogato e messo alla prova nei tempi mutevoli e nelle ottiche divergenti, risulta a tratti stantìo, ripetitivo. Il rapporto spesso polemico degli scrittori con uno stato tanto solido finanziariamente e politicamente quanto complesso, e secondo alcuni indefinibile o comunque troppo variegato, sul piano culturale; l’altro rapporto, non di rado contraddittorio, che ogni regione linguistica e culturale del paese intrattiene con la nazione europea di riferimento, Germania, Francia o Italia; la maggiore o minore particolarità linguistica di queste stesse regioni culturali; la dinamica di sistole/diastole, cioè di chiusura/apertura delle molte Svizzere nei confronti della cultura europea; e si potrebbe continuare a lungo, snocciolando i grani di un rosario...

The poetics of roofs

Flat roofs have existed since very early in the history of building. They are wonderful living spaces (as terraces), and can be used to collect water. But since rationalist, post WW2 architecture they have become commonplace in cities: commercial buildings, housing projects, corporate buildings, almost all have flat roofs. Paradoxically, for an extremely functionalist architecture, there is almost no function for flat roofs. Flat roofs are just easy to build and spare you the effort of thinking of, let alone constructing, more complex structures. As of late, some flat roofs have been colonized by roof gardens and solar power plants, and we can just hope that the trend continues. Still, there is something about the shape of a roof that should attract more design attention. Here is a philosophical speculation. Flat roofs make the communication between earth and sky impossible. Why? Flat roofs create the appearance of truncated buildings. There is no visible sign that the building should stop at the roof. Pyramids visually entail that at some point the growth of the building will stop, where the oblique faces meet. Vertical walls require a sign that the building is finished, and...

Chichita Calvino. L'altra metà di Italo

Chichita Calvino è un'opera d'arte vivente. Si può stare a sentirla per ore, come ipnotizzati davanti al getto inesauribile di una cascata. Ma è un'opera d'arte di tipo particolare: di quelle che cambiano ogni giorno e non puoi sperare di portarti via impacchettata. Non puoi sperare di fermarne il flusso continuo, appendendola a una qualche parete della tua testa o della tua casa.   Quanto sia disperante per noi questa particolare forma d'arte, quanto lontana dalla nostra cultura e dalla nostra mente, ci vuole poco a capirlo. Basta andare una volta nel suo appartamento in Campo Marzio, a due passi da Montecitorio a Roma. Salire le scale, entrare nella casa che lei e il marito comprarono all’inizio degli anni Ottanta, sedersi vicino a questa donna argentina nata a Buenos Aires nel 1925 e cominciare ad ascoltarla. Poi raccogliere le proprie cose, quando è l'ora del congedo, uscendo beati nel crepuscolo romano. Beati e disperati.   Di non aver preso carta e penna, di non aver portato un computer, un registratore, fermato un'immagine, una scena, una frase. Di aver perso tutto questo ben di Dio. Ti viene l...

Una scultura che non è una. Anish Kapoor e il sesso

Punto cieco   A pochi mesi dall’affaire Paul McCarthy, con il suo anal plug eretto al centro dell’elegante Place Vendôme (vedi Jeff Koons è un aspirapolvere), Anish Kapoor – estraneo allo spirito di provocazione che segna la carriera di McCarthy – espone a Versailles. Dirty Corner è una scultura d’acciaio, un tunnel rosso ruggine lungo 60 metri, protetto da enormi blocchi di pietra di 25 tonnellate. Già presentata alla Fabbrica del Vapore di Milano nel 2011, è ora installata nei giardini regali. In un’intervista rilasciata prima dell’apertura al Journal du dimanche, Kapoor ha dichiarato trattarsi della “vagina della Regina che prende il potere” e che mira a “bouleverser l’équilibre” e “inviter le chaos”, insomma la vendetta di Marie-Antoinette.     Paul McCarthy, Tree, Place Vendôme, 2014,   Il caos ha risposto all’invito: come l’aquilone di McCarthy, sgonfiato e reciso, privato del suo potere fallico, il 17 giugno la scultura di Kapoor era macchiata da schizzi di pittura gialla. Il vandalo inseminatore è rimasto anonimo. Mentre la stampa s’interrogava sulla vague pudibonda della società francese, su “Le Figaro” (era da tempo che questo quotidiano non...

Pasticcerie

In un’agenda Moleskine nel cassetto della mia scrivania annoto, da anni, gli indirizzi dei luoghi in cui ho fatto colazione. È un’agenda ordinatissima divisa per nazioni, città, quartieri (nelle sezioni Parigi, Istanbul e Stoccolma c’è un’ulteriore suddivisione in isolati). Accanto a ogni indirizzo ci sono indicazioni sul genere di appartenenza (pasticceria, caffè con i tavolini all’aperto, libreria con cucina…), due righe di descrizione e la segnalazione dell’eventuale presenza di croissants al burro di particolare rilievo. Ho sempre attribuito a questa agenda un valore nevrotico, da brava settecentista non potevo che finire per elencare, catalogare, sistematizzare tutto quanto mi capita a tiro. Poi, col tempo, ho capito che di nevrotico qui in realtà c’è poco. La Moleskine “Pasticcerie e caffè” non è affatto un tributo all’ansia enciclopedica, quanto alla cura di me. Di fatto, la colazione è un momento mio estremamente intimo di raccoglimento e rinascita al mondo. All’interno di quella bolla ovattata fatta di scones con burro e marmellata a parte, non penso a nulla, non programmo nulla, esisto come semplice presenza sensoriale, pura felicità silenziosa nel qui e ora del vapore...

Comics sotto l'ombrellone

Ultime battute d'estate. Niente di meglio dunque per godersi questo ultimo scampolo (o inizio tardivo) di vacanza, che tuffarsi nella lettura di un fumetto. Qui per voi alcuni fra i libri più belli e significativi usciti in questi ultimi mesi.       L'arabo del futuro, di Riad Sattouf Rizzoli Lizard 2015   Riad Sattouf è certamente un artista poliedrico: fumettista pluripremiato, regista cinematografico (vincitore ai Cesar con l'opera prima Les Beau Gosses), collaboratore di Charlie Hebdo fino al 2014 con la striscia La vita segreta dei giovani. Con il libro a fumetti L'arabo del futuro Sattouf decide di affrontare la propria storia personale. Nato nel '78 a Parigi da madre francese e papà siriano, Riad passerà la propria infanzia fra la Libia di Gheddafi, l'Algeria e la Siria. Il risultato di questo racconto in prima persona è un libro assolutamente straordinario, prima parte di un racconto destinato a proseguire, con una narrazione che mescola la naïveté del piccolo Sattouf, spaesato e sballottato al seguito del padre, che decide di diventare insegnante universitario in Libia...

Barthes e la scrittura in mostra

È un’impresa organizzare una mostra alla Biblioteca nazionale di Parigi, ultimata in grande fretta nel 1995 per farla inaugurare dall’incartapecorito presidente Mitterand. È persino difficile studiarci – ragione precipua per cui è stata costruita – figuriamoci esporre arte. In occasione del centenario della nascita di Roland Barthes il Dipartimento dei manoscritti della BNF ha allestito Les écritures de Roland Barthes. Panorama (fino al 26 luglio). Lontana da ogni clamore retorico, la mostra è un omaggio contenuto e prezioso concentrato su una sola opera, Frammenti di un discorso amoroso, di cui viene ripercorso l’iter completo: dagli appunti stesi per il corso universitario all’Ecole Pratique (1974-76) fino all’impaginato definitivo del libro. Non mancano le fasi intermedie e il paratesto, sin dal Précis e dalle note metodologiche, fedele a quell’arte tutta francese di concepire un saggio. Perché un libro non va solo scritto ma va strutturato (indimenticabili gli indici dei libri di Deleuze, un vero modello). Si succedono poi le schede di lettura raccolte in appositi contenitori, le...

Girlhood. Identità e conflitti nel cinema di Céline Sciamma

“Je fais ce que je veux!”: Marieme e le sue amiche, adolescenti di colore delle banlieue parigine, se lo ripetono a vicenda come un mantra. Ma Marieme non sa cosa vuole: i sogni sono un lusso che solo pochi (forse) possono ancora permettersi. Sa solo quello che non vuole. Non vuole fare la donna di servizio come sua madre, non vuole andare alla scuola professionale, non vuole tornare a casa dal fratello violento, non vuole diventare “une fille bien” sposandosi. Marieme fa tabula rasa di tutto ciò che potrebbe frapporsi tra lei e un progetto che non ha.   Nonostante l’importanza fondamentale della fase della “gang” che dà il titolo originale al terzo film di Céline Sciamma (Bande de filles) e che sembra costituire la sola isola felice nell’esistenza di Marieme, infatti, è chiaro che il fulcro della narrazione è sempre l’esperienza di quest’ultima. Ma questo non significa che l’ottica attraverso la quale la narrazione è filtrata sia psicologica o che l’intenzione sia banalmente quella di “raccontare una storia” individuale. Nonostante il titolo dal...

Albero stella di poeti rari

Continua lo speciale dedicato a Giuliano Scabia, uno dei padri fondatori del nuovo teatro italiano, maestro profondo e appartato di varie generazioni, artista sperimentatore, poeta, drammaturgo, regista, attore, costruttore di fantastici oggetti di cartapesta, pittore dal tratto leggero e sognante, narratore, pellegrino dell’immaginazione, tessitore di relazioni, incantatore. Dopo l’intervista Alla ricerca della lingua del tempo, continua con la pubblicazione in esclusiva, in quattro puntate, di un poemetto inedito, Albero stella di poeti rari – Quattro voli col poeta Blake, recitato per la prima volta dallo stesso Scabia durante il festival A teatro nelle case del Teatro delle Ariette a Oliveto di Valsamoggia (Bologna). Dopo Volo sopra la città di Londra, pubblicato mercoledì 13 maggio, il fantastico viaggio guidato da William Blake continua sopra la città di Parigi, la sua Torre Eiffel e altri luoghi rinomati, con l’apparizione di Baudelaire e altri poeti, della Rivoluzione e della Tavola Rotonda, dell’indovino Tiresia, del re Sole e del commediante Molière.     "L’albero inciso e l’albero...

Takis «aratore di campi magnetici»

Tra gennaio e luglio 2015, nell’anno del novantesimo genetliaco di Panayotis Vassilakis, detto Takis, il Palais de Tokyo (Parigi) e la Menil Collection di Houston dedicano due retrospettive all’artista greco. Negli anni Cinquanta, Takis (nato ad Atene nel 1925) intuisce che l’invisibile può diventare materialmente sia una situazione nello spazio sia un soggetto che costituisce il centro emozionale dell’opera, oltre ciò che è solamente simbolizzato dalle forme di una scultura. Affascinato dalla “magia scientifica” e dai radar, tra il 1958 e il 1959, immagina opere scultoree capaci di rispondere a segnali invisibili, resi attraverso forze cinetiche. Cerca di captare le forze ultrasottili della natura e veicolare i campi elettromagnetici, così che l’opera d’arte possa rendere visibili e fruibili spazi di energia. Al contempo rigetta il simbolismo della rappresentazione, per adottare il linguaggio in quanto funzione naturale. Intende l’energia magnetica e la sua influenza sugli elementi come fosse una dimensione in più nella realtà. Realizza così le prime Telesculture, dove il...

Con delle cuffie sulle orecchie

Raramente si pensa ai materiali che sono serviti alla costruzione delle case nelle quali abitiamo, così come raramente ci si preoccupa di sapere da dove provengano le tonnellate di pietre, mattoni e cemento che ci circondano. Qui a Parigi ad esempio conoscevo le cave del parco delle Buttes de Chaumont, attive fino alla metà del XIX° secolo, per esserci andato diverse volte sia con mio figlio che con amici. La loro parte emersa almeno, già perché la maggior parte di queste cave sono sconosciute e inaccessibili ai più, quindi misteriose e spesso 'dimenticate'. Avevo sentito dire di lavori di consolidamento a Ménilmontant, dove ho abitato per alcuni anni, di cemento versato per settimane intere in buchi oscuri senza saper bene dove questo andasse a finire e se mai quel buco si sarebbe potuto veramente colmare. Ma quando si dice che Parigi è costruita per buona parte su una sorta di groviera, si pensa normalmente alla metropolitana, alle fogne o alle catacombe, raramente a qualche cosa di più prosaico come sono le cave di pietra. Non sapevo invece che cave di ancor più grande dimensione esistono subito al di l...

Mark Lewis. Corpo a corpo con le immagini

Con la mostra dedicata a Mark Lewis, la prima di una certa importanza in Francia, Le Bal si conferma essere uno dei luoghi più interessanti per la cultura contemporanea dell’immagine. Ma oserei dire fotografica, perché il percorso di Lewis parte dalla fotografia per approdare alle immagini in movimento, regalandoci l’ebbrezza di poter permanere – durante la visione dei suoi «film» – nel limbo tra fotografia e cinema, al cuore di un pensiero dell’immagine. Sette i film esposti, sette le esperienze dell’immagine. Fil rouge, una visione come processo, che si costruisce mentre facciamo esperienza del tempo – un tempo che si svolge in maniera accidentale e non secondo la linearità di un racconto, espandendo in un certo senso l’immagine stessa – e dello spazio, che possiamo percorrere liberamente fino a trovarci interamente e letteralmente immersi nella grande proiezione che presta il nome alla mostra, Above and Below.   Above and Below, lavoro recente di Lewis (2014), racchiude tutte le tematiche dell’esposizione, essendone appunto fulcro e motore. Sinuosa protagonista del film, l...

Orrore

Il primo è stato il fotoreporter americano James Foley. Poi nell’arco di un mese sono stati decapitati il reporter statunitense, Steven Sotoff, e il cooperante scozzese David Haines. Il rito pressoché identico prevede che il condannato sia vestito di un camicione arancione, mentre il boia è in nero, con il capo e il viso occultati. Tiene in mano un coltello esibito come strumento di morte. La decapitazione ha generato un immediato senso di orrore lasciando attonita e stupefatta l’intera platea televisiva occidentale e il popolo del web. Le immagini della decollazione sono state viste da milioni di persone e commentate da giornali, televisioni, siti internet. Un commando di Talebani entra in una scuola in Pakistan, a Peshwar e uccide a freddo 132 bambini e i loro insegnanti, come a Beslan, per poi essere ucciso a sua volta dalle forze di sicurezza. Non è finita lì. Da vari mesi è un susseguirsi di sgozzamenti, decapitazioni, eccidi. Altri bambini la cui colpa era di aver assistito a una partita di calcio. L’ISIS, lo stato islamico, o Califfato, come si è autoproclamato, continua imperterrito la strage. Fino al...

Scontri di civiltà

Era il crepuscolo. L’auto era grande, ma allo stadio finale. Troppo vicina al muro: come fanno gatti randagi o colombi, quando in città cercano un angolo per morire. Lungo la parte posteriore l’uomo aveva steso uno straccio e ci si coricava sopra. Ho fatto gli ultimi metri verso casa. Prima di entrare, mi sono voltato verso quei due relitti. C’era qualcosa di incomprensibile: perché non si metteva sulla schiena, perché non scivolava sotto la macchina, perché in mano non aveva una chiave inglese? Su un palmo di vento mi hanno raggiunto le aspirate forti del Corano. Allah, il soffio divino. Salito in casa, ho aperto la finestra; sono rimasto a contemplare quel fossile spirituale che respirava su un marciapiede di Milano, finché si è incamminato con la coperta sotto il braccio. Con una carta geografica, ho traguardato i tetti nella direzione del suo inchino: l’auto non era sua, gli era solo servita da riparo per volgersi perfettamente alla Mecca. Non ci si inginocchia davanti a una automobile, solo davanti a Dio. Chi dice che l’Islam è troppo orgoglioso e assolutista per adattarsi al nostro mondo dovrebbe...

Cornelius Castoriadis, la democrazia oltre la crisi

Il 21 dicembre 1945, il piroscafo Maratoa, con equipaggio inglese, attraccato al porto del Pireo di Atene, attende di salpare, con numerosi esuli greci e con centottanta giovani diretti a perfezionare i loro studi in Francia, grazie ad una borsa dell’“École française d’Athènes”. I controlli all’imbarco della polizia greca sono meticolosi e durano tutta la giornata. Uno di loro, nel trambusto, cade a terra con decine di volumi di Zola tradotti in greco. Si chiama Cornelius Castoriadis e una testimone quattordicenne (intervistata da François Dosse, che al filosofo ha appena dedicato e dato alle stampe un’accurata e voluminosa biografia, Castoriadis. Une vie), che con la sua famiglia prese parte a quel viaggio, racconta: «Lo chiamavano il “trozkista” e io ho creduto che volesse dire mostruoso e calvo». Benché abbia solo ventitré anni, infatti, Castoriadis già dall’età di sedici anni porta i segni irreversibili del trauma subito con la morte improvvisa della madre, che gli ha procurato un’alopecia precoce ed altre perdite del sistema pilifero. E al termine...

Castellucci: Go Down, Moses

Tutto sembra iniziare là, nel deserto. Il silenzio, il vento. Il vento, il silenzio, come un frastuono dal quale emerge la voce di dio, di un unico dio, del dio unico. Tra i boschi baluginano mille dèi, i ruscelli, le cascate, le foglie, la luce che irrompe e si cela, i rumori, gli animali, gli spaventi… Ma lì, di fronte a un roveto ardente, tra roccia e sabbia, nasce il monoteismo che si proietta, con fede con dubbi con sangue, sulle nostre città di fumo, di abituali ripetizioni.   Go Down, Moses di Romeo Castellucci, in scena al teatro Argentina di Roma, è un momento di un viaggio lungo dell’artefice cesenate, iniziato alle origini della Socìetas Raffaello Sanzio con la riflessione sull’iconoclastia di Santa Sofia. Teatro Khmer (1986), proseguito con la domanda su come i classici, e in particolare la tragedia attica, si possano riverberare sui nostri giorni, proiettato verso la regia di una delle opere più lacerate del Novecento, quel Moses und Aronne che Schönberg non riuscì a finire, diviso tra l’irrappresentabilità dello spirito, di dio, della profondità delle domande...

La fabbrica della comunicazione

Non in una generica "tipografia", come riferito dall'informazione. La fuga dei pluriomicidi di Charlie Hebdo è terminata in un'azienda di Dammartin-en-Goële che produce materiale pubblicitario. Lì dove si realizzano affissioni, stampe su vetrate, pannelli adesivi, palloncini promozionali... Partiti da una redazione, diventati tremenda notizia globale, i fratelli Kouachi hanno finito la loro corsa nel più significativo dei luoghi: una fabbrica della visibilità.   Votre communications sur tous supports, recita il claim dell'azienda, che ora pare un commento alla tragica notorietà ottenuta dai due killer. Il nome stesso della ditta di Dammartin - Création Tendance Découverte - suona come uno slogan del terrorismo contemporaneo: creazione di pratiche della paura finora inconcepibili, tendenza egemonica per gli jihadisti di tutto il mondo, scoperta nell'occidente di fragilità sempre nuove.     Tuttavia la sinistra consonanza tra le parole commerciali e quel percorso di morte va oltre il progetto mediatico dei terroristi. Certo, più di ogni altra cosa essi vogliono essere...

L'età dell'eccesso

L’Imam vive in una villetta alla periferia di Parigi, dove ogni giorno s’inginocchia in preghiera accompagnato dai suoi fedeli. Ha mani nodose, un volto di pietra, siede granitico sulla sua sedia dall’alto schienale. Occhi vitrei, labbra immobili, barba lunga. Incarna la pura forza elementare che si muove senza movimento, agisce senza azioni, parla senza pronunciare parole. Dice l’Imam: “Noi faremo la rivoluzione, che sarà la rivolta non solo contro una tirannia, ma contro la storia”. Il suo narratore aggiunge: “La Storia è ciò che ubriaca, è la creatura e il territorio del diavolo, del grande Shaitan, è la più grande delle menzogne – progresso, scienza, diritti – alle quali l’Imam ha deciso di opporsi”. Siamo al centro della narrazione di Versi satanici, il romanzo pubblicato alla fine degli anni Ottanta da Salman Rushdie che gli è costato la fatwa, ovvero la condanna a morte da parte dell’ayatollah Khomeini, leader politico e capo religioso, vincitore della prima rivoluzione contro la Storia nell’età postmoderna. Di lui parla Rushdie nel suo...

Dopo l'attacco a Charlie Hebdo / Distopia

L’uccisione, ieri mattina a Parigi, di dodici collaboratori del settimanale satirico “Charlie Hebdo”, è molto più di un’ennesima, tragica impresa di terroristi islamici intenzionati a punire la Francia e l’intero Occidente per la sua empietà. Nelle ore convulse in cui in molte città francesi manifestazioni spontanee portavano in piazza migliaia di cittadini dietro lo slogan “Je suis Charlie”, non ha smesso di infittirsi il senso di angoscia per un evento, temuto e in qualche modo anche pronosticato, che segna l’irruzione violenta sulla scena politica europea non tanto di un avversario già noto, ma di una nuova e più sinistra distopia, di fronte alla quale lo scontato richiamo alla difesa della libertà di espressione, e della libertà tout-court, suona retorico e inefficace come le immancabili, “belle” immagini di passanti con cartelli e candele accese che hanno invaso le prime pagine dei giornali.Non ci troviamo in effetti solo in presenza della triste ripetizione di un copione già visto – l’attentato sanguinario, la strage di vite innocenti –, non della “semplice”, erratica recrudescenza di una logica della vendetta, o di qualsiasi altra motivazione gli assassini abbiano voluto...

Ricordi d'ascolto

Chiunque non abbia problemi fisiologici ascolta. Dalla musica, live o “in conserva”, al mondo che ci circonda. Dalla mattina al tramonto e anche durante il sonno. Io ad esempio da anni ascolto dischi, come milioni di altre persone, ma non credo che il mio modo di ascoltare sia sostanzialmente diverso dal loro. Eppure non tutti ascoltiamo, amiamo, la stessa musica, così come non ascoltiamo, percepiamo, il mondo che ci circonda nello stesso modo. A cosa sono dovute queste differenze? Cosa fa sì che alcuni siano sempre alla ricerca di musiche “strane”, diverse diciamo dal “gusto comune” del loro ambiente? È solo per snobismo? Mentre altri si compiacciono nel mainstream? Solo per conformismo? In altre parole, quali possono essere i percorsi che formano il nostro personale ascolto, il nostro gusto? E infine, detto in modo più soggettivo, cosa ha fatto sì che il mio ascolto e il mio gusto siano ciò che sono? Non perché il mio percorso sia singolare o particolarmente interessante, non ho assolutamente questa pretesa, ma per cercare di capire, dispiegandolo come esempio del quale discutere, se questo...