Il centenario di Achille Castiglioni

Se fosse ancora in vita, oggi, 16 febbraio 2018, compirebbe cento anni. Achille Castiglioni è nato infatti a Milano 16 febbraio 1918, e nella stessa città si è spento il 2 dicembre 2002.

 

Alla Fondazione Achille Castiglioni

 

Milano è una città prettamente autunnale. È proprio l’autunno la sua stagione migliore, in cui sembra quasi risplendere di luce propria.

Quando, al tramonto di un soleggiato pomeriggio dello scorso ottobre, ho fatto visita alla Fondazione Achille Castiglioni, i maestosi ippocastani del parco, sul quale si affacciano le finestre di quello straordinario studio-museo, rimandavano riflessi “tendenti all’aureo e al purpureo” E io, attraverso i vetri, seguivo i raggi del sole dardeggiare il fitto manto vegetale disteso “sulle merlature e sui coppi” del Castello di Milano “quasi un drappo ducale e sforzesco”. (Gadda) 

Circondata da questo scenario incantato, vedevo accrescersi la malia in virtù dei pezzi che abitano lo studio di Piazza Castello 27, che fu del grande designer milanese, mentre ne contemplavo la figlia Giovanna (geologa di formazione e ora vicepresidente e anima, insieme al fratello Carlo, della fondazione, attiva dal 2006) muovervisi con grazia, narrando delle meraviglie di quel comune fattore, di lei medesima e degli oggetti che con innata conoscenza illustrava al pubblico intervenuto. 

Ero andata lì come molti altri visitatori, dei tanti curiosi provenienti da tutto il mondo che costantemente frequentano quel luogo sorprendente, senza inutili, quanto ingiustificate prosopopopee annunciatorie di futuri articoli da scrivere et similia, al fine di non turbare la fluida e sapiente narrazione delle cose. È stata quindi spontanea e reciproca la meraviglia, quando Giovanna, mostrando agli ospiti un manufatto di Pierluigi Ghianda, mentre ne elogiava la precisione esecutiva, ha udito una voce rotta dalla commozione e dall’orgoglio, affermare: “Lo ha fatto il mio papà”. Mentre io, con mio sommo imbarazzo mi rendevo conto che quella voce era la mia. 

 

Milano, Fondazione Achille Castiglioni. Alcuni momenti della visita con Giovanna Castiglioni in veste di guida (ambiente di un arredo dei Castiglioni allestito da Marco Marzini) e una delle sale dello studio-museo. In basso: fratelli Castiglioni, disegni di progetto della lampada Taccia; disegni di progetto della lampada Arco.


Si era da poco inaugurata a Villa Necchi Campiglio una mostra sul lavoro artigiano del Ghianda, promossa dai FAI e Giovanna ne stava parlando, citando una frase della quale mio padre aveva fatto il proprio motto: “Qualsiasi materiale, se ben lavorato, diventa prezioso.” 

È stato allora che mi son sovvenuta del quadretto che lui teneva appeso sopra la propria scrivania, con i “Consigli d'autore" di Achille Castiglioni.

 

 

Come si diventa un buon designer 

  • Se non siete curiosi lasciate perdere. Se non vi interessano gli altri, ciò che fanno e come agiscono, allora quello del designer non è un mestiere per voi.
  • Non pensate di diventare gli “inventori del mondo". Non è così e non deve esserlo. Cominciate ad allenarvi all'autoironia e all'autocritica.
  • Liberatevi dall'ossessione di volere, a ogni costo, tutto inquadrare, tutto catalogare, tutto giudicare con il metro della “tendenza e del “tipo”, o del “premio” o del “successo”.
  • La strada, il cinema, la tv: è lì che s'impara ad osservare criticamente i gesti ovvî, gli atteggiamenti conformisti, le forme scontate. Per scoprire che si può fare altro.
  • Un buon progetto nasce non dall’ambizione di lasciare un segno, ma dalla volontà di instaurare uno scambio, anche piccolo, con l'ignoto personaggio che userà l'oggetto da voi progettato.
  • Mettetevi in testa che il lavoro di ricerca è tutto, è che il singolo oggetto prodotto ne è una tappa, un momentaneo stop, più che una conclusione.
  • Cancellate l'idea dello “splendido isolamento d'artista". Un oggetto di design è il frutto dello sforzo comune di molte persone dalle diverse specifiche competenze (tecniche, industriali, commerciali, estetiche). Il lavoro del designer è la sintesi espressiva di questo lavoro collettivo.
  • L'esperienza non dà certezza né sicurezza. Aumenta, anzi, le possibilità di errore. Più passa il tempo, più difficile diventa progettare meglio. L'antidoto? Ricominciare ogni volta da capo, con umiltà e pazienza.

 

Aneddoti di vita di Achille Castiglioni

 

Ripensavo alle massime di Castiglioni contenute nel quadretto, mente Giovanna illustrava i progetti, riferendo gustosi aneddoti della vita di suo padre, avvezzo al gioco e all'ironia, che prediligeva la ricerca e rifuggiva l'ovvietà e la banalità, come di quella volta in cui, ancora studente al Politecnico di Milano, come materiale per costruire un modellino architettonico da presentare ad un esame, aveva utilizzato del formaggio. 

“Papà amava lo scherzo” raccontava Giovanna. “Qui abbiamo messo in mostra, ad esempio, il modellino di un edificio di architettura fascista che lui aveva realizzato per un esame all’università, col formaggio! Aveva rischiato di essere espulso... e invece è stato promosso. Ebbene oggi lo si può ancora ammirare, perché lo ha fatto sigillare in una teca in assenza d'aria.” 

Dal 1969 al 1993, Achille Castiglioni, collateralmente alla professione di architetto e a quella di designer ha svolto anche attività di docenza nella disciplina di “Disegno Industriale”, dapprima presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino poi presso quella di Milano. (Su questo tema è stato recentemente ristampato da Corraini il volume La voce del Maestro di Eugenio Bettinelli, suo storico collaboratore.)

 

Achille Castiglioni aveva la passione per gli oggetti di design anonimo e li raccoglieva andandoli a cercare nei mercatini, nei grandi magazzini, nelle botteghe o sulle bancarelle per poi mostrarli ai suoi studenti. 

“Erano tutti pezzi – seguitava il racconto di Giovanna – che lui riteneva avessero un design o un meccanismo singolare. Da studiare. Il più delle volte li portava all’università e invitava gli studenti a ragionarci su. Intere lezioni su un bicchiere portatile da caccia e pesca. Su pupazzi meccanici. O su bottiglie da gassosa con pallina di vetro incorporata. Un microcosmo che oggi i visitatori dello studio-museo, dove non esiste il cartello ‘si prega di non toccare’, possono ancora ammirare esposto nelle vetrine della sala riunioni.”

 

 

In alto: Tavolo Leonardo e tavolo Bramante, 1950. In basso: sgabello Sella e sgabello Mezzadro, 1957; lampada Toio, 1962.


È da questa inusuale raccolta di oggetti anonimi che il maestro ha tratto spunto per realizzare, in coppia con il fratello Pier Giacomo, maggiore di lui e prematuramente scomparso, alcuni dei suoi pezzi di design più famosi, come i tavoli Leonardo e Bramante (1950), che reinterpretano il tema del cavalletto e del banco da lavoro da falegname; o ancora lo sgabello Mezzadro (1957), che ingloba il sedile di un trattore agricolo d’inizio Novecento, fabbricato in lamiera stampata e verniciata; e poi Sella (1957), la seduta da tenere di fronte al telefono (ovviamente ai vecchi apparecchi telefonici a muro) volutamente scomoda per scoraggiare le lunghe conversazioni; e la lampada Toio (1962), la cui fonte illuminante è costituita da un vero faro d’automobile da 300 watt, sorretto da uno stelo ricavato da una canna da pesca, a sua volta inserita in una base di lamiera d’acciaio ripiegata in cui è racchiuso un pesante trasformatore che le conferisce stabilità.

Tutti e tre i fratelli Castiglioni, Pier Giacomo, Livio e Achille, solevano scherzare. Burle e celie erano infatti attitudini di famiglia dei tre figli del famoso scultore Giannino Castiglioni. 

“E tutti e tre – proseguiva il racconto di Giovanna – facevano scherzi memorabili. Una volta mi hanno perfino legata a testa in giù a un albero, e mamma ha sempre detto, a metà tra il tragico e il comico, che se sono sopravvissuta a tutto questo sopravvivrò a qualunque altra cosa.”.

 

Per cogliere la sua straordinaria simpatia, il suo amore per l’ironia e la sua indubbia capacità comunicativa, si veda qui il video di una lezione-conferenza sui suoi apparecchi illuminanti, che Achille Castiglioni ha tenuto nel 1989, in occasione della “39ma International Design Conference di Aspen”, in Colorado, con traduzione in inglese di una divertita Paola Antonelli, allora ancora allieva del Politecnico di Milano e oggi Senior Curator della sezione Design del MoMA, per il quale, nel 1997 ha anche organizzato la grande mostra dedicata ad Achille Castiglioni. 

 

I Compassi d'Oro dei Castiglioni 

 

Lo studio Castiglioni è stato uno dei più fecondi e importanti del suo tempo, il tempo dei maestri del design. Al proprio attivo ha ben 290 progetti di produzione industriale, 480 di allestimento, 191 di architettura, ma soprattutto si è aggiudicato un ragguardevole numero di Compassi d'Oro, avendone meritati addirittura 8, oltre a 16 menzioni e a 1 Compasso d'Oro alla carriera, accanto ai numerosissimi altri premi internazionali che ha conseguito. 

Il primo Compasso d'Oro risale al 1955, l'anno successivo a quello in cui il prestigioso premio è stato istituito, e gli è stato conferito per la lampada Luminator. Nel 1960, è toccato alla sedia da scuola T12 (progettata con Caccia Dominioni). Nel 1962 è stata la volta della macchina da caffè Pitagora e nel 1964 dello spillatore di birra Spinamatic. Nel 1967 ad essere premiata è stata invece la cuffia per traduzioni simultanee. Nel 1979 lo ha vinto la famosa lampada Parentesi (disegnata con Pio Manzù nel 1971), insieme al letto d'ospedale Omsa. Nel 1984 lo ha ricevuto il servizio di posate Dry e nel 1989 ad Achille Castiglioni è stata conferita la menzione d'onore, una specie di Oscar alla sua carriera di designer, con la seguente motivazione: “Per aver innalzato, attraverso la sua insostituibile esperienza, il design ai valori più alti della cultura”.

 

16-1-8, questi numeri riferiti ai Compassi d’Oro e alle menzioni ricevute sono gli stessi del giorno e dell’anno di nascita di Achille: davvero una coincidenza curiosa, che, a volerla leggere in chiave cabalistica, potrebbe apparire come un segno premonitore. Ma siamo tutti troppo razionali per lasciarci tentare da una simile suggestione.

 

Gli 8 Compassi d’oro dei Castiglioni: lampada Luminator, 1955; sedia per la scuola T12 (con Caccia Dominioni), 1960; macchina da caffè Pitagora, 1962; spillatore di birra Spinamatic, 1964; cuffia per traduzioni simultanee, 1967; lampada Parentesi (con Pio Manzù), 1979; letto d'ospedale Omsa, 1979; servizio di posate Dry, 1984.


Cento di questi giorni

 

Oggi, giorno in cui sarebbe caduto il centesimo compleanno di Achille, nella Fondazione a lui dedicata, si inaugura in suo omaggio la mostra: 100×100 Achille

Così ne parla la figlia Giovanna. 

“Invece di organizzare la classica festa commemorativa, abbiamo pensato di allestire lo studio-museo chiedendo a cento designer di portare cento oggetti anonimi. Papà raccoglieva tantissimi oggetti di uso quotidiano, senza firma. Ci sono insomma designer noti e oggetti ignoti. Un modo per incuriosire, una celebrazione originale. Papà diceva ai suoi studenti ‘se non siete curiosi, lasciate perdere'. Il progetto di questa mostra è nato un po’ in sordina, poi in molti hanno accettato di partecipare. Ma qui, in Fondazione, si ospitano anche altre mostre: per esempio una su un allestimento di papà per una mostra a Tokyo negli anni 80, ultimo atto di una trilogia di rassegne presentate in questi anni dal titolo Dimensione Domestica, atto I, II e III (il III è in programma dal 25 maggio fino al 21 dicembre 2018). Queste mostre temporanee filologiche sono curate da Beppe Finessi con grafica di Italo Lupi; mentre gli allestimenti degli ambienti arredati dai Castiglioni e inseriti nelle stanze dello studio sono del progettista Marco Marzini. Con loro, che sono anche amici e consiglieri, abbiamo trovato materiale di archivio inedito e sorprendente. Io da geologa amo perdermi nella stratificazione dell’archivio di mio padre e non smetto di appassionarmi alla continua riscoperta di prototipi, fotografie, perfino fatture, biglietti di invito, contratti, lettere, e poi cataloghi, maquette, disegni tecnici, schizzi… Un archivio straordinario, che oggi possiamo condividere con il pubblico anche grazie ad Antonella Gornati, la collaboratrice storica di mio padre, che ci ha permesso di realizzare il desiderio della mamma Irma quando diceva: ‘Che facciamo di tutto questo patrimonio? Facciamolo parlare!’.”

 

Il 9 agosto 2004, l’archivio Castiglioni è stato dichiarato patrimonio culturale di particolare importanza dalla Soprintendenza archivistica della Lombardia e il suo uso è stato assegnato alla Fondazione Achille Castiglioni nella sede dello studio storico che fu dei due fratelli milanesi, divenuto ora studio-museo, così come ad essa sono state affidate la conservazione e la catalogazione di tutti i materiali prodotti durante l’attività professionale del maestro, con l’intento di promuoverne e di diffonderne la conoscenza.

 

 

100 pezzi di design anonimo per i 100 anni di Achille Castiglioni

 

La mostra 100x100 Achille, visitabile dal 16 febbraio al 30 aprile negli spazi di Piazza Castello 27, propone 100 oggetti di design anonimo scelti e donati alla Fondazione, come simbolico regalo di compleanno ad Achille Castiglioni, da altrettanti designer internazionali, oggetti differenti per genere, materiale e utilizzo, che hanno tuttavia in comune un’intelligenza progettuale.

Barber & Osgerby, ad esempio, hanno regalato uno spremiagrumi. Lorenzo Damiani ha selezionato i dadi. Anita Donna Bianco ha recapitato un cavatappi. I Formafantasma (alias Andrea Trimarchi e Simone Farresin) hanno inviato invece una scopa di saggina. Martino Gamper ha mandato un taglierino. Giulio Iacchetti ha donato un acciarino. Ferruccio Laviani, ex allievo di Castiglioni che con lui ha firmato nel 1999 la poltrona 40/80, in ricordo delle allegre mangiate che si facevano nello studio, inframmezzando con esse il duro ma piacevolissimo lavoro, ha coerentemente scelto un tagliere per salumi. Piero Lissoni ha poi optato per un paio di forbici da bonsai. Miriam Mirri ha presentato un setaccio per la sabbia da spiaggia, rosso – cinq ghei pusé ma russ, avrebbe detto in dialetto meneghino il Cicci, diminutivo con il quale gli amici chiamavano Achille. Jasper Morrison ha fatto pervenire una graffettatrice. Massimo Mussapi ha proposto uno strumento per la preparazione del the matcha. Patrick Norguet ha recapitato uno strumento per piantare gli ombrelloni. Satyendra Pakhalé ha offerto una trottola. Marco Romanelli e Giuseppe Basile hanno selezionato un fiasco per il vino. Il Sovrappensiero Design Studio (di Lorenzo De Rosa ed Ernesto Iadevaia) ha consigliato un fidget spinner. Philip Starck ha portato una graffetta. E poi ci sono i doni di Andrea Branzi, di Michele De Lucchi, di Naoto Fukasawa, di Ron Gilad, di Marcel Wanders, insieme a quelli di molti altri, di cui si tace per non guastare la sorpresa a chi visiterà la mostra.

 

Oltre agli oggetti di design anonimo, sono esposte anche alcune cartoline di auguri, virtualmente inviate ad Achille Castiglioni da colleghi, da ex studenti e da designer che in qualche modo hanno tratto ispirazione dal suo lavoro. 

Curata da Chiara Alessi e da Domitilla Dardi, con l'allestimento di Calvi Brambilla, la grafica di Davide Soldarini (Casostudio), la mostra è accompagnata da un ricco catalogo edito da Corraini, con testi, accanto a quelli delle due curatrici, anche dei figli di Achille Castiglioni, Carlo e Giovanna. 

Chiusi i battenti a Milano, 100x100 Achille diventerà itinerante e diffonderà il suo messaggio sia in Italia che all’estero.

 

Per celebrarne il centenario, a far data dal prossimo ottobre, anche la Triennale dedicherà un’imponente retrospettiva ad Achille Castiglioni, con la curatela di Patricia Urquiola, sua ex allieva e poi sua collaboratrice. Si tratterà di una rassegna completa sulla sua opera, in cui verranno prese in esame tutte le sue realizzazioni, da quelle architettoniche, agli oggetti di design, ai progetti di allestimenti, alle mostre. E Doppiozero ovviamente non mancherà di recensirla.

 

Post scriptum: Secondo la proposta avanzata da molti, il tanto agognato (e chiacchierato) museo del Design di Milano potrebbe trovare sede in alcuni degli spazi del Pirellone di Gio Ponti (24.000 mq lasciati liberi dalla Regione Lombardia, ormai trasferitasi nel nuovo, sinuoso edificio progettato dallo studio Pei Coob Freed & Partners di New York). Si vocifera anche che, se così fosse, una sezione del museo potrebbe accogliere gli oggetti di design anonimo, a partire proprio da quelli raccolti in occasione della mostra 100x100 Achille. Se ciò dovesse accadere, anche per questo si dovrà render merito ad Achille Castiglioni, alla sua passione e alla sua lungimiranza.

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