Un'intervista impossibile al signor Bonaventura

L'altro giorno sono stato a trovare il signor Bonaventura. Mi avevano detto che avrebbe compito cento anni, così sono andato a fargli qualche domanda dopo uno spettacolo a teatro. Era una delle sue commedie per bambini: Una losca congiura ovvero Barbariccia contro Bonavantura, messo in scena da Marzia Loriga. Lo spettacolo è stato un vero successo e i bambini, nati quasi un secolo dopo, seguivano incantati e divertiti, ma anche genitori e nonni avevano il sorriso stampato sulle labbra perché, ha detto Sergio Tofano, si può “ridere con qualunque mezzo, purché, s’intenda, di buon gusto”. L’eleganza metafisica di Bonaventura, le impeccabili rime baciate, i velocissimi cambi di scena hanno conquistato tutti. Dopo la recita ho approfittato della naturale cortesia del signor (vero signore) Bonaventura e gli ho rivolto qualche domanda.

 

Caro signor Bonaventura: complimenti! Lei fa cento anni e non li dimostra proprio. Anzi, mi sembra sempre uguale.
Chissà se qualcuno se ne ricorderà. Per l’esattezza li faccio il 28 ottobre. 

 

L'esordio del signor Bonaventura, dal Corriere dei piccoli del 28 ottobre 1917.


Ohibò! Cinque anni esatti prima della Marcia su Roma e, scusi se la scoccio con queste notizie storiche, lei è nato proprio nei giorni in cui cominciava la battaglia di Caporetto, che portò alla più grande disfatta del nostro esercito.
I tempi sono sempre difficili, in un modo o nell’altro, ma la natura mi ha fatto nascere ottimista, sicché cosa vuole che le dica.

 

Mi dica qual è il suo rapporto con Sergio Tofano, con Sto, il suo creatore.

È così discreto. Resta sempre nell’ombra. E poi ci ha tanto da fare. Anzi non vorrei che uno che è stato autore, attore per Pirandello, disegnatore, si secchi con me perché lo ricordano solo per il signor Bonaventura. In fondo non sono che un pupazzo.

 


Autocaricatura di Sto con Bonaventura.


Vorrei almeno che mi svelasse quale è il segreto del suo successo che dura ormai da un secolo e, se posso farle una domanda un po' leggera, sapere come riesce a tenere i pantaloni così bianchi, senza mai una macchia.
Sa quanti milioni buttati in tintoria! Poi che io piaccia dopo cent'anni non deve chiederlo a me, ma a chi da tanti anni mi segue. Le direi delle ovvietà: cerco di far bene il mio mestiere, di tenermi a modino, ma son tutte cose che capisce da sé.


Ha ragione e, in più, mi fa sentire un po' stupido cosa che, le confesso, sembra che mi faccia un gran bene. Avrei voluto chiederle di Palazzeschi e di Pirandello, di Bontempelli e di Italo Calvino. Se Marcovaldo è il fratello sfortunato di Bonaventura, ma a questo punto preferisco chiederle la gentilezza di recitarmi una filastrocca.
Vuole che anche lei La filastrocca dei cento animali?

Non osavo chiederlo.

(Bonaventura sospira; poi, schiarendosi la voce)

Le zanzare a Zanzibar 
vanno a zonzo pei bazar 
e le mosche fosche e losche 
fra le frasche stanno fresche. 

Arsi gli orsi dai rimorsi 
bevon l’acqua a sorsi a sorsi. 
Mentre i ghiri ghirigori 
fanno a gara nelle gore, 
ai canguri fan gli auguri 
con le angurie le cangure.


Ecco il merlo con lo smerlo, 
il merluzzo col merletto, 
la testuggine ed il muggine 
ricoperti di lanuggine, 
di fuliggine e di ruggine. 
Tutti i cervi ci hanno i nervi 
e stan curvi e torvi i corvi, 
la cornacchia s’ impennacchia 
e sonnecchia nella nicchia, 
la ranocchia ama la nocchia 
e sgranocchia la pannocchia, 
i cavalli fan cavilli 
ed il ghiozzo ci ha il singhiozzo 
e la carpa è senza scarpa 
e si fa la barba il barbo 
ed i bachi sui sambuchi 
fanno buchi con i ciuchi.


Lunghe brache ci hanno i bruchi 
e le oche fioche e poche 
alle foche fan da cuoche. 
I bisonti son bisunti, 
qui c’è un ragno con la rogna, 
la cicogna sogna e agogna 
di vigogna una carogna, 
l’anatrotto e l’anatrotta 
con la trota trotta trotta. 

Nanerottola è la nottola 
e il pidocchio ch’è sul cocchio 
all’abbacchio strizza l’occhio 
e lo sgombro sgombra l’ombra 
e l’aringa si siringa 
e i mandrilli e i coccodrilli 
fanno trilli e strilli ai grilli, 
(però i grilli sono grulli).


La murena sulla rena 
con la rana fa buriana 
ed a galla resta il gallo, 
duole il callo allo sciacallo 
che barcolla e caracolla, 
la mangusta si disgusta 
e i machachi mangian cachi, 
lo stambecco non ha il becco, 
la giraffa arruffa e arraffa 
poiché vien di riffa in raffa.


Eleganti gli elefanti 
con gli infanti stan da fanti, 
la beccaccia si procaccia 
la focaccia con la caccia, 
la civetta svetta in vetta 
e l’assiuolo solo solo 
fa un a solo nel chiassuolo. 

Per ripicca picchia il picchio, 
la tellina sta in collina, 
sta in Calabria il calabrone 
come a Fano sta il tafano… 
Le zanzare a Zanzibar 
vanno a zonzo pei bazar.


Eh sì. Si potrebbe continuare a lungo, ma ora forse è giunto il momento di farle gli auguri per altri cent’anni come questi

Comprese le guerre, le disgrazie? Non so se ho voglia di vivere altri cent’anni.

Però se lei vive anche noi speriamo, prima o poi, di trovare un milione e che il bene vinca sul male.
Va beh. Per ora mi impegno di arrivare a cento e uno. E tanti auguri a tutti.

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