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Riccardo Venturi

Riccardo Venturi ha abbandonato l’Italia a fine 2002. In quanto al cervello, quello è in fuga da molto prima. Attualmente è ricercatore (“pensionnaire”) in Storia dell’arte contemporanea, XX e XXI secolo presso l’INHA (Institut national d’histoire de l’art) di Parigi https://inhaunivercity.academia.edu/riccardoventuri

30.11.2015

Let's Love

Dico “exposer” a proposito di una mostra d’arte a Parigi. Dico “exposer” ma la mia amica capisce “exploser”. Esposizione/esplosione: in italiano sono meno omofoni che in francese, dove tra i due si glissa giusto una elle. Può essere colpa della mia pronuncia difettosa, dei lavori in corso sulla facciata del palazzo adiacente, del vicino che sposta il tavolo accanto per passare perché sulle terrasse dei café lo spazio è millimetrico, di una banale interferenza nella trasmissione di un segnale tra mittente e destinatario, della distanza tra la mia bocca e le sue orecchie.   Può essere. Ma sappiamo bene che non è così, che non si tratta di una variante del duetto tra Armstrong e Fitzgerald:...

04.09.2015

Una scultura che non è una. Anish Kapoor e il sesso

Punto cieco   A pochi mesi dall’affaire Paul McCarthy, con il suo anal plug eretto al centro dell’elegante Place Vendôme (vedi Jeff Koons è un aspirapolvere), Anish Kapoor – estraneo allo spirito di provocazione che segna la carriera di McCarthy – espone a Versailles. Dirty Corner è una scultura d’acciaio, un tunnel rosso ruggine lungo 60 metri, protetto da enormi blocchi di pietra di 25 tonnellate. Già presentata alla Fabbrica del Vapore di Milano nel 2011, è ora installata nei giardini regali. In un’intervista rilasciata prima dell’apertura al Journal du dimanche, Kapoor ha dichiarato trattarsi della “vagina della Regina che prende il potere” e che mira a “bouleverser l’équilibre” e “inviter le chaos”, insomma la vendetta di Marie-Antoinette.     Paul McCarthy, Tree,...

07.08.2015

I Cinema a luce solida di Fabio Mauri

Mana e Industrial design   Tra luglio e settembre 1968 Fabio Mauri espone al Mana Art Market di Roma i Cinema – multipli a luce solida. La galleria, fondata nel febbraio 1968 da Nancy Marotta, era anche un centro di produzione di multipli, quasi dei prototipi considerato il numero limitato in cui erano realizzati. L’artista e compagno Gino Marotta ne ha ricordato retrospettivamente i presupposti: ci dava fastidio […] la mitizzazione dell’artista, l’opera d’arte come miracolo. Noi pensavamo all’opera d’arte come a un bene di consumo utile alla società […] un’opera che fosse riproducibile in serie, utilizzando le risorse e i linguaggi che derivavano dalle tecnologie industriali […] contro un’idea...

26.07.2015

Barthes e la scrittura in mostra

È un’impresa organizzare una mostra alla Biblioteca nazionale di Parigi, ultimata in grande fretta nel 1995 per farla inaugurare dall’incartapecorito presidente Mitterand. È persino difficile studiarci – ragione precipua per cui è stata costruita – figuriamoci esporre arte. In occasione del centenario della nascita di Roland Barthes il Dipartimento dei manoscritti della BNF ha allestito Les écritures de Roland Barthes. Panorama (fino al 26 luglio). Lontana da ogni clamore retorico, la mostra è un omaggio contenuto e prezioso concentrato su una sola opera, Frammenti di un discorso amoroso, di cui viene ripercorso l’iter completo: dagli appunti stesi per il corso universitario all’Ecole Pratique (1974-76) fino all...

03.07.2015

Marcel Broodthaers. Tante aquile

L’esposizione come opera d’arte   “Ci sono tante aquile”, rispondo a chi mi chiede un giudizio conciso sulla mostra di Marcel Broodthaers alla Monnaie di Parigi (fino al 5 luglio), così come direi “tanti specchi” per una di Pistoletto o “tanto ketchup” per una di Paul McCarthy. Con la mostra “L’aquila dall’Oligocene ai nostri giorni” tenuta a Düsseldorf nel 1972, con oltre 270 rappresentazioni del rapace, Broodthaers strappò l’aquila dai cieli della mitologia, della simbologia evangelica, dell’imperialismo degli stati-nazione per farne il feticcio della sua impresa artistica.     Chi osò tanto? Un poeta che a quarant’anni, alla fine del 1963, decise di...

27.05.2015

Dracula al museo. Su Chris Burden

Azione e protocollo Dal 10 maggio, giorno della scomparsa dell’artista americano Chris Burden, non ho smesso di compulsare i necrologi con un fastidio crescente. Della sua opera non restano altro che Shoot (1971) e Trans-fixed (1974), e la parte viene presa per il tutto. Riprendiamo da qui la faccenda.   Shoot. Il 19 novembre 1971 Burden – allora studente venticinquenne all’Università di California a Irvine – è alla Santa Ana Gallery, vestito in jeans e maglietta bianca, l’uniforme di Jackson Pollock nel suo atelier. Qui sfidò e sfuggì alla morte con una sorta di suicidio assistito: alle 19:45 chiede a un amico di sparargli sul braccio sinistro (sulle prime pensava alla cassa toracica) con un fucile calibro 22, a soli...