Teatro

Tre pièce per il 25 aprile / Resistenza!

Trenta persone strette in due file di sedie in una grande mansarda intorno a un tavolo. Su di esso una zimarra di prete, una stola viola, un libricino, qualche foglio vergato con vecchia calligrafia.   Una basilica francescana bombardata due volte durante la guerra e ricostruita, nella navata centrale. Immagini astratte, terrose, baluginanti, suoni, sirene ricostruiscono l’emozione, l’orrore, del bombardamento, la guerra portata scientemente tra i civili per sgretolare il fronte interno. Una scena di colonne spezzate tra le quali si aggirano cinque persone che verrebbero definite disabili, per rievocare l’olocausto nazista dell’eugenetica. Lenz quei suoi interpreti li chiama invece attori sensibili.  Tre spettacoli, due a Bologna, uno a Parma, tre modi per rivivere la...

La cerimonia di Oscar de Summa / Edipo nella società senza padri

“Because family is at the heart of sings, i guess…”, poiché la famiglia è al cuore di tutte le cose, io credo, diceva il drammaturgo Martin Crimp in Attentati alla vita di lei. E in effetti, da Eschilo a Lagarce, da Shakespeare a Ravenhill, da Molière a Pirandello e a Lucia Calamaro, sembra alle volte che il teatro non abbia raccontato e messo in scena altro – altro che famiglie, immancabilmente infelici, e sordidi delitti di famiglia destinati a diventare modelli di intere fondazioni sociali. Ma che ne è della famiglia, delle sue inibizioni e dei suoi tabù, nel mondo in cui il padre reale non veste più i panni di quello simbolico e non sbarra più il passo al desiderio, ma ne è a sua volta contagiato? È quel che si chiede Oscar de Summa nel suo La cerimonia presentato sul palcoscenico...

Visioni d’artista / Dewey Dell e la Caverna Chauvet

“Un ingresso nelle parti cave”. Questa espressione accompagna Ermanna Montanari nello svelare Enter, “chiamata agli artisti in forma di festival” cui l’attrice del Teatro delle Albe ha dato vita a Ravenna questa primavera. Con una dedica a Cristina Campo, tesa a onorare l’imperdonabilità degli artisti nel proprio rispondere a una bellezza verticale, si è guardato a figure e opere seguendo la via di uscita allo scoperto di qualcosa che ribolle nel profondo. Tra le presenze di Enter – oltre a Lucia Calamaro con La vita ferma, a Mimmo Borrelli con Napucalisse, a Yuri Ancarani con The Challenge – la giovane formazione teatrale Dewey Dell (composta dai fratelli Agata, Demetrio e Teodora Castellucci e Eugenio Resta) con il più recente esito della propria composizione sonora e coreografica,...

Sardegna/Napoli / Lingue corpo scena: Macbettu, Napucalisse

C’è un teatro mortale e un teatro sacro, c’è un teatro performativo e un teatro del reale, c’è un teatro di convenzione e uno di ricerca, uno di tradizione e un altro di innovazione. E c’è un teatro tellurico, che mira ad aprire lo sguardo verso immagini profonde, con mezzi diversi. Castellucci che scuote con macchine a pistoni che danzano il Sacre du printemps di Stravinskij, o che trascina lo spettatore in suoni insopportabili di terremoti-apocalisse. Un teatro di emozioni devastanti, di immagini sconvolgenti, ma anche di parole ingrugnate, epilettiche, che aprono altre zone della percezione o semplicemente di forme di socialità differenti da quella dominante borghese. Quest’ultimo teatro è associato spesso ai suoni rudi, inurbani (in senso proprio, contadini, arcaici nella nostra...

Perlini e la seconda avanguardia anni '70 / Se n’è andato Memè

Se n’è andato Memè Perlini. È stato trovato nel cortile del suo caseggiato, morto, con le pantofole ben allineate sul balcone di casa, come chi ha deciso di spiccare un volo, l’ultimo. Depressione, dicono. Una vita barricata dietro i medicinali. Era nato nel 1947. Era stato un artista d’avanguardia degli anni ‘70, un protagonista della “seconda avanguardia romana”. Uno di quelli che il teatro aveva provato a modificarlo, a decostruirlo, a smaterializzarlo, se così possiamo dire, a renderlo luce visione sprazzo contaminazione dialetto corpo invece che dizione parola gesti stereotipati, negli anni furiosi, giovanili, quando si mischiavano vita e arte, voglia di esprimersi e di cercare un posto nel mondo.   Memé Perlini Se cercate ne La scrittura scenica di Beppe Bartolucci (...

Teatro e realtà / Compassion di Milo Rau

Compassion, andato in scena in prima nazionale all’Arena del Sole di Bologna, non è una “storia della mitragliatrice”, come recita il sottotitolo. La frase infatti – spiega il regista Milo Rau – è un riferimento a Dogville di Lars Von Trier: al fatto che chi vince è sempre quello che ha la mitragliatrice in mano; che le cose possono cambiare e i vinti convertirsi in dominatori, una volta che le armi passano dagli uni agli altri. Così Compassion è un punto di vista sulla tragedia della guerra civile in Africa centrale, nuova tappa del lungo percorso del regista svizzero all'interno di questa storia: prima fu Hate Radio (2011), sul genocidio in Rwanda; poi Congo Tribunal, progetto mirato a verificare le responsabilità occidentali all'interno della guerra civile congolese che è diventato...

Chi ha paura di Alex il dinosauro? / Immaginazione, utopia e natura in Fa’afafine

A: “Ma tu hai visto lo spettacolo Fa’afafine di Giuliano Scarpinato?” B: “No, ma penso sia pericoloso, per l’identità dei nostri figli e l’esistenza della famiglia naturale. Parla, infatti, di un bambino trans-gender.”   Questo dialogo inventato non è purtroppo slegato dalla realtà. Esso sintetizza al massimo le ‘ragioni’ delle molte proteste che sono state sollevate contro il lavoro Fa’afafine – Mi chiamo Alex e sono un dinosauro. Chi protesta contro questo spettacolo ne parla, infatti, pur non avendolo visto e a partire da presupposti ideologici. Ignoranza e preconcetti di base hanno molto danneggiato, dunque, la ricezione di un lavoro che da tanti punti di vista può essere considerato stupendo. Non mi soffermerò, in questa sede, ad approfondire perché l’ideologia è profondamente...

Teatro popolare d’arte Pirozzi-Civica / Ladri di poesia

Seduto su una sedia, al lato corto di un tavolo bianco, di profilo rispetto al pubblico, l’intero corpo di Luca Zacchini è concentrato in una tensione che culmina in quel braccio pendulo e in quella mano chiusa attorno a un coltello a serramanico: lo impugna con la calma vigile, insonne, di chi può, e soprattutto sa, sferrare il colpo. Seduto al centro del lato lungo, davanti al pubblico, come in aula d’esame, Alberto Astorri non lo guarda, china la testa su un quadernetto aperto e scrive. Scrive senza finzione, con la fatica e la scomodità di chi è consapevole di fare qualcosa di impossibile: scrivere in presenza di un altro, qui e ora, non un testo che evoca o rappresenta, che ricorda o proietta, ma poche parole, qualche verso, magicamente destinato alla salvezza.    È un’...

Luci sull’attore / Emma Dante e Antonio Latella al Piccolo Teatro

È segno di apertura o piuttosto di ripiegamento, quando l’arte comincia a riflettere con insistenza su se stessa? A giudicare dalle proposte che hanno segnato questa stagione teatrale, per il teatro l’esigenza di meta-interrogarsi sulla propria funzione è urgente più che mai.  Limitiamoci al cartellone milanese: è approdato proprio in questi giorni in Triennale L’arte del teatro di Pascal Rambert che – dopo il fortunato La prova prodotto da Ert – torna a chiedersi cosa significhi essere un attore, rivolgendo un fulminante monologo a un cane-primo spettatore.   Paolo Musio in L’arte del teatro di Pascal Rambert, ph. Luca del Pia.    Al Piccolo Teatro, l’argomento sembra essere quasi un sotterraneo fil rouge della stagione: ha cominciato in autunno Toni Servillo con...

Pommerat/Arcuri per il CSS di Udine / Due favole sulla realtà

Le fiabe, si sa, raccontano in modo mascherato il nostro mondo profondo e anche quello dei nostri rituali e comportamenti quotidiani, trasposto in avventurose, avvincenti forme simboliche, con riflessi psicanalitici, antropologici e implicazioni esistenziali, esperienziali. Sarà per tali motivi che capita spesso di trovarle messe in scena a teatro, non solo per i bambini.  Negli anni novanta la Socìetas Raffaello Sanzio portò gli spettatori nel cuore di Hänsel e Gretel, Buchettino, Pelle d’asino, come percorsi nelle paure dell’in-fans, di chi non ha ancora parole per esprimersi, per dare voce e figura allo stupore, alla minaccia, all’abbandono, alla necessità di trovare la strada nei boschi della vita. Virgilio Sieni a cavallo del 2000 attraversò varie favole famose a passo di una...