AUTORI
Gianni Montieri
03.11.2017

Nascondersi e manifestarsi / George Saunders, Lincoln nel Bardo

Il Bardo è lo stato intermedio della mente dopo la morte, con la coscienza che viene separata dal corpo. È una transizione, questo è il significato della parola di origine tibetana. In questa fase di attraversamento la coscienza guarda (o dovrebbe guardare) a ciò che è stato, guarda al corpo come una cosa altra, il corpo è ancora con la coscienza ma è già distante; la coscienza ancora è, la mente ricorda, la mente vede, la mente confonde, la mente resiste e cede contemporaneamente, perché dopo il Bardo c’è la fine, il vero finale. George Saunders fa del Bardo un luogo mentale, un vero e proprio posto in cui i morti transitano e rivivono e ricordano e si muovono, e si attraversano l’uno con l’altro. Alcuni lasciano il Bardo subito, altri non vogliono attraversare rendendo la transizione...

03.11.2017

George Saunders, Lincoln nel Bardo

Il Bardo è lo stato intermedio della mente dopo la morte, con la coscienza che viene separata dal corpo. È una transizione, questo è il significato della parola di origine tibetana. In questa fase di attraversamento la coscienza guarda (o dovrebbe guardare) a ciò che è stato, guarda al corpo come una cosa altra, il corpo è ancora con la coscienza ma è già distante; la coscienza ancora è, la mente ricorda, la mente vede, la mente confonde, la mente resiste e cede contemporaneamente, perché dopo il Bardo c’è la fine, il vero finale. George Saunders fa del Bardo un luogo mentale, un vero e proprio posto in cui i morti transitano e rivivono e ricordano e si muovono, e si attraversano l’uno con l’altro. Alcuni lasciano il Bardo subito, altri non vogliono attraversare rendendo la transizione...

18.09.2017

Una matita per l'estate / Breve storia di alcune matite

  La matita che porto con me in questo periodo è nera con piccoli disegni bianchi, ormai un po’ consumati, viene dal Museo Carnavalet di Parigi; matita da bookshop direbbero i puristi, vero, ma le mie arrivano quasi tutte da quei negozi posti all’ingresso dei musei, e tratteggiano e sottolineano benissimo; mi ricordano i viaggi che ho fatto. La matita che porto con me è il mio pezzo di mondo, è una valigia che mi segue, un bagaglio che si è fatto trovare. Con questa matita ho sottolineato poesie, ho preso appunti a margine dei libri. Sono certo che tutte le citazioni annotate degli ultimi mesi le abbia decise lei. La uso anche per correggere sul taccuino le cose che ho scritto a penna, la matita trova l’errore, quando riapro le pagine se riconosco il segno che ha lasciato la matita...

13.05.2017

Kent Haruf / Holt, il luogo che non c’era

“Quante volte sono entrato e uscito da quella porta. Non è così, Mary? Secondo te quante volte, caro? Sei giorni alla settimana, cinquantadue settimane all’anno per cinquantacinque anni, rispose lui. Quanto fa? Fa una vita intera. È vero. È la vita di un uomo, disse Dad.”   Alla fine de Le nostre anime di notte, quarto libro di Kent Haruf uscito in Italia (e anche l’ultimo romanzo da lui scritto prima della morte nel 2014), c’è una mappa, quella di Holt. Holt è una cittadina del Colorado che i lettori di Haruf hanno imparato ad amare; è lì, infatti, che sono ambientati i suoi quattro romanzi pubblicati da NN editore: Benedizione, Canto della pianura, Crepuscolo (che compongono la Trilogia della pianura) e Le nostre anime di notte, appunto. Holt che però non esiste, è un luogo...

08.04.2017

“Totò, Peppino e la... malafemmina”, 1956 / Due uomini e una lettera

Quello che mi ha sempre colpito di Totò è lo sguardo. Gli occhi densi di una malinconica serietà, che mai lo abbandonava, nemmeno nelle scene più esilaranti. Mi è sempre parso che ci fossero due Totò, e non parlo della differenza tra l’uomo pubblico e quello privato, che pure c’era e che spesso è stata raccontata; parlo di quella particolare capacità di farti vivere due sensazioni quasi opposte. Totò che ti fa ridere e, contemporaneamente, ti mostra un uomo povero e carico di speranza, che ha fame ma che non perde mai l’ironia, come il Felice che scrive la lettera sotto dettatura in Miseria e Nobiltà (di Mario Mattoli, 1954); e questo tutto insieme, perché alle parole e alla mimica facciale è abbinata – e per sempre – la tristezza che emanano i suoi occhi. Queste caratteristiche...

21.08.2016

Le parole sono crepe / Deborah Gambetta. L'argine

Ci sono libri che stanno meravigliosamente dentro il loro tempo, uno di questi è L’argine di Deborah Gambetta, uno dei più belli e interessanti tra quelli che ho letto quest’anno, sicuramente quello che mi ha dato più da pensare. Scrivere (stare nel) del nostro tempo non è un limite per Gambetta, è, invece, l’apertura a molte possibilità, significa allargare il campo della comprensione. Tentare di capire quello che non è affatto semplice, pur accadendo quotidianamente intorno a noi. Se si analizza e si prova a capire il nostro tempo, più facilmente si può ipotizzare un futuro, o almeno tentare di tracciargli la strada. Gambetta immagina un fatto di cronaca, uno di quelli di cui leggiamo i trafiletti ogni giorno, parte da lì per poi scrivere una storia che tocca e svela punti oscuri e un...