Usa Midterm, le due chiappe del potere

30 Ottobre 2026

Le elezioni di medio termine negli Stati Uniti si concluderanno ai primi di novembre, ma i seggi elettorali sono già aperti da vari giorni, e l’affluenza sembra essere alta. Quando sono andato a votare, la fila era più lunga di quella che mi ricordo in altre occasioni. Può voler dire tutto o niente, ma la campagna elettorale in Texas è stata ed è ancora di un’intensità al calor bianco. Il governatore Greg Abbott, ultrarepubblicano, è dato a pari nei sondaggi con la sfidante democratica Gina Hinojosa. Secondo altri sondaggi che però cambiano di ora in ora, troppi per essere affidabili, James Talarico, candidato al Senato di Washington, è di poco più avanti di Ken Paxton, candidato repubblicano. Talarico è un Christian democratico e progressista, una rarità che può giocare a suo vantaggio oppure no. Ken Paxton, appoggiato da Trump e unanimemente noto, anche dai repubblicani, come uno dei politici più corrotti del Texas, ha un avversario che potrebbe portargli via parte dei preziosissimi voti degli Evangelical Christian, e di conseguenza ha giocato pesante, dando comizi nelle chiese più conservatrici per avvisare i fedeli che James Talarico sostiene che ci sono sei sessi (non è vero) che per questo andrà all’inferno. Nel Texas rurale il paradiso e l’inferno sono molto reali, sono qualcosa che la gente tocca con mano e a cui crede alla lettera. Anni fa fece notizia la storia di un uomo vittima di un incendio. Vivo per miracolo, ma sfigurato, totalmente disabile, e costretto a terapie dolorosissime che durarono per anni, chiese in ogni modo di essere ucciso o di essere lasciato in pace affinché ci pensasse lui. Ci provò anche, ma senza successo. La madre si oppose in ogni modo al suo desiderio, non solo per amore di madre, ma in base al seguente ragionamento: se mio figlio si suicida andrà all’inferno, e dunque soffrirà per sempre le pene che sta soffrendo adesso. Meglio che soffra per il tempo limitato della vita piuttosto che in eterno.

Non si deve credere, però, che la religione sia l’unico fattore motivante dei conservatori che ancora voteranno repubblicano, e se Trump fosse in gioco voterebbero ancora per lui. Non con le percentuali del 2024, certamente no, ma ancora con un buon margine nonostante l’inflazione, il prezzo della benzina, il rumore del data center sotto casa, i sei sessi e altre cose che fanno infuriare la gente per bene. Trump e il movimento che ha creato non sono ancora finiti, e per capire la loro resistenza bisogna introdurre altre carte.

Un’osservazione preziosa ci viene dal filosofo Alain Badiou. Il quale ha avuto occasione di dire, e di scrivere, che da un punto di vista rigorosamente comunista, il peggior regime staliniano è sempre migliore del miglior regime liberale.  Il ragionamento, che può sembrare aberrante, ha una sua logica, e un valore che si può applicare ad ogni circostanza. Se c’è di mezzo la religione, non ci sono dubbi: per il credente, il peggior regime cristiano (musulmano, ebraico, induista, ecc.) sarà sempre meglio del miglior regime ateo. Anche senza coinvolgere la religione, per un liberista che crede nell’autoregolazione del mercato il peggior regime capitalista sarà sempre meglio del miglior regime socialista. Lo stesso vale per l’elettore di Trump: la presidenza più corrotta nella storia degli Stati Uniti sarà sempre preferibile alla più onesta presidenza democratica.

Nel Sud degli Stati Uniti, Texas incluso, da cinquant’anni in qua essere evangelical Christian significa essere repubblicano. Alla fine degli anni Novanta si potevano trovare grandi cartelli innalzati davanti alle chiese evangeliche che dicevano: “Dio vuole che tu voti George Bush”. Oggi i grandi sostenitori evangelici di Trump, come il pastor Robert Jeffress di Dallas, ammettono che Trump non è esattamente un buon Christian ma d’altra parte Dio usa “emissari imperfetti”; dopotutto neanche il Re Davide della Bibbia era uno stinco di santo. Paula White, “consigliere spirituale” di Donald Trump, ha detto e ripetuto, dai microfoni della Casa Bianca, che chi non vota Trump disobbedisce a Dio. Questa è gente che non chiama i pompieri neanche se la casa va a fuoco, se il loro pastor gli ha detto che l’incendio della loro casa è il volere di Dio, o di Trump.

i

La religione però opera anche su un altro livello. Una delle trasformazioni più profonde operate dalle recenti svolte della confessione evangelica, più o meno a partire dagli anni Settanta, è il cambiamento nel rapporto tra il peccato, il pentimento e l’assoluzione. La chiave sta nell’eliminazione dell’espiazione. Se il pastor evangelico pecca, e i suoi fedeli lo vengono a sapere, non fa altro che presentarsi davanti alla sua congregazione, confessare che ha peccato, magari piangere calde lacrime, dire che il diavolo l’ha tentato, e chiedere a Gesù di perdonarlo. Dovrà forse smettere di commettere quel particolare peccato (sesso, soldi o droghe), o magari stare più attento in futuro a non farsi scoprire, ma il peccato commesso è istantaneamente perdonato. Si tratta di forgiveness without accountability o “perdono senza responsabilità”, una procedura ormai radicata. Se questo vale per il pastor, vale anche per il fedele, come vale anche per Trump. Non era così durante gli anni della Depressione o anche dopo, quando l’inferno era una porta che poteva aprirsi per tutti, ma ora le cose sono cambiate. Gli evangelici credono fermamente nell’inferno, ma solo per gli altri; loro sono sicuri di non andarci, il loro Jiisuus per loro ha sempre pronto un condono.

Però la religione non spiega tutto, e in fin dei conti potrebbe spiegare anche meno di quello che sembra. La chiave sta nel regime di fatto feudale in cui vivono moltissimi americani delle grandi contee poco abitate. Immaginate una piccola città del Texas, diciamo tra Abilene e Lubbock, dove esiste un solo supermercato, una sola banca, e una o due imprese agricole che danno lavoro all’intera popolazione, direttamente o indirettamente. È scontato che supermercato, banca e impresa appartengano a una o due famiglie saldamente repubblicane. In città ci si conosce tutti e ad ogni elezione, quando si fa il conteggio dei voti, non è difficile capire chi ha votato democratico e chi ha votato repubblicano. E se tu hai bisogno che tuo figlio trovi lavoro in paese, o se hai bisogno di un prestito, o se stai per firmare il mutuo di una casa, non ti conviene votare democratico. Potresti essere individuato, e chissà, la banca potrebbe trovare delle ragioni per non darti un prestito o non aprire il mutuo, e magari tuo figlio dovrà andare a cercare lavoro altrove. Votare repubblicano è un’assicurazione sulla vita. È sorprendente, comunque, che Trump abbia deciso di inserire Lubbock tra le date dei suoi comizi. Lubbock, trecentomila abitanti, grande università pubblica e centro medico, vota Trump con percentuali del 70%. Se Trump sente il bisogno di venire a Lubbock per rassicurare i suoi elettori più fedeli può darsi che qualcosa si stia muovendo. Lo vedremo presto.

L’ultimo punto, ma non dei meno importanti, che tiene l’elettorato maschile nell’orbita di Trump è la paura di perdere la mascolinità (da qui il vero terrore per la questione trans, peraltro ingigantita a dismisura dalle Guardie Rosse della cultura woke). Qualche mese fa è circolato in rete uno spot pubblicitario in cui due omaccioni alla guida di due furgoni paralleli su un’ampia strada sterrata si parlano, o meglio si gridano, da un finestrino all’altro. Ci sono degli alimenti che ti fanno diventare una donna, grida uno degli omaccioni all’altro. Cosa? Che mi fanno diventare una donna? Sì, ce ne sono sei. E quali sono? Le mandorle, dice il primo. Cosa, le mandorle? Sì, le mandorle aumentano gli ormoni femminili. Allora niente mandorle? Se vuoi fare felice tua moglie, niente mandorle! Per sapere quali erano gli altri cinque avrei dovuto guardare tutto lo spot, che era lungo più di mezz’ora. Ho lasciato perdere. I due omoni si parlavano da un truck all’altro, quindi a sicura distanza per evitare sospetti che l’aumento di estrogeni (o per meglio dire la loro conversione, che è un fatto fisiologico e viene con l’età) non li portasse un po’ troppo vicini ed esposti a un comportamento inappropriato.

Qualche giorno fa, Trump ha pubblicamente lodato il culo muscoloso di Tom Husted, un senatore dell’Ohio al quale ha dichiarato il suo appoggio. Gliel’ho sentito dire, non era un fake video, e il termine usato era proprio ass. Ha premesso che lui del corpo maschile non si è mai occupato – anche se non ci sarebbe niente di male, ha specificato, del resto ci sono anche gay republicans – ma il candidato in questione è un ex giocatore di football, e Trump è rimasto colpito dal suo culo che “È come una massa di muscoli”, per passare poi a lodargli le gambe, i piedi e le spalle. Pete Hegseth, attuale “Ministro della Guerra”, intende cacciare dall’esercito non solo i gay ma anche tutti coloro che a suo parere non sono in perfetta forma fisica, e ha già cominciato a farlo. Ora, non so se sia una mia percezione tutta mediterranea, ma vedendo gli americani anglosassoni invecchiare intorno a me, io una certa femminilizzazione del loro portamento la noto, molto di più che in altre razze. E ogni volta che vedo Pete Hegseth, lo sento tuonare contro la perdita di virilità del militare americano, e osservo il suo gesticolare ultramascolino, che sarebbe considerato ridicolo anche nello spogliatoio di una squadra di football, mi chiedo se non stia mangiando troppe mandorle. Certo che se i repubblicani, per salvarsi il culo, devono contare sul culo di Tom Husted, forse non sono messi bene. Ma per ogni culo ci sono due chiappe, e magari una tende a votare democratico e l’altra repubblicano. Vedremo quale parte tira di più.

Da quest’anno tutte le donazioni a favore di doppiozero sono deducibili o detraibili. SOSTIENI DOPPIOZERO (e clicca qui per saperne di più).