Valerio Gaeti. Scolpire I Promessi Sposi
Non è agevole porsi sulla scia dei tanti, artisti e incisori, che dai duecento anni trascorsi dalla pubblicazione del romanzo storico più noto della nostra letteratura si sono impegnati ad illustrarne le pagine. I 38 lavori di Valerio Gaeti, uno per ogni capitolo del romanzo manzoniano – altri due sono dedicati alla Storia della colonna infame –, traggono dagli episodi, dai dialoghi e dalle pieghe della narrazione suggestioni morfologiche e figurali che alludono, cioè letteralmente “giocano attorno”, alla povera vita della gente di quel tempo e alla fede nella Provvidenza per dare speranza all’attesa di riscatto umano. Le sculture di Gaeti hanno origine da lastre di metallo in alluminio e ottone su cui il battere della mano produce forme che scorrono lungo lo spettro che dalla rappresentazione conduce all’astrazione geometrica. Grazie al gioco tra il concavo e il convesso, tra il rilievo e la profondità, attraverso il fluire del colore, dal bianco al nero, le 38 figurazioni disegnano una serie di ex voto, una litania che evoca le stazioni di una Via crucis, volti di una religiosità secolare e profana.
(Mario Porro).
Assassinamenti in nome della legge
La Storia della Colonna Infame è l’anatomia di un crimine giudiziario. Valerio Gaeti l’ha genialmente compendiata e scolpita nei vortici di una coppia di ruote della tortura: ruote che, perennemente in moto, fanno da chiavi di lettura dei Promessi sposi proiettando, dal capitolo ultimo del romanzo, un movimentato sistema di contro discorso e rivelazioni. Il romanzo si apre con l’Introduzione dell’Anonimo: «L’Historia si può veramente definire una guerra illustre contro il Tempo». La Colonna smentisce l’Anonimo sin dalla sua prima redazione, sostenendo che compito della letteratura non è l’innalzamento di monumenti imperituri, ma la lotta contro l’errore che comporta anche la denuncia, l’abbattimento, e l’esame minuzioso della marmorea infamità. Lo sciagurato processo ai presunti untori è, nella Colonna, la conseguenza delle denunce di una infernale «donnicciola chiamata Caterina Rosa» e di un’altra donna, entrambe «spettatrici», dalle loro finestre, di una (fantomatica) «unzione». Una scena assai simile era già stata raccontata nel romanzo. Renzo aveva bussato alla porta di Don Ferrante. Cercava Lucia. Due donne avevano urlato. Lo accusavano di essere un untore. Una delle due accusatrici era stata descritta come una mostruosa figura senz’altro infernale: un doppione della Caterina Rosa. Manzoni raccontò due volte lo stesso episodio. Una volta come elemento di un romanzo. La seconda volta come fatto storico, documentato dalle carte d’archivio presenti nella Colonna. I promessi sposi sono sì un’opera d’invenzione. Ma sono anche una storia costruita sull’esame e la riscrittura narrativa della documentazione storica.
La vicenda di Renzo e Lucia si chiude con il matrimonio dei promessi e con la costruzione di una casa e di una famiglia felice, come testimonia anche l’illustrazione di Gonin voluta da Manzoni. Ebbene, la Storia della Colonna Infame è introdotta, sempre per volontà di Manzoni, da una vignetta parallela, ancora una volta di Gonin, che porta in scena la distruzione di una casa e il disfarsi di una famiglia. La ruotante e denunciante chiave di lettura delle sculture di Gaeti costringe il lettore a rientrare nel romanzo di Renzo e Lucia e di riascoltare la voce di fra Cristoforo. Morto don Rodrigo, il frate aveva consegnato ai promessi la scatola contenente il pane del perdono; e aveva detto a loro che quel regalo
non li riguardava più. Disse che quel pane era per i figli. Si sarebbero trovati, loro che avevano un padre, una madre, una nonna, a convivere con altri figli senza più famiglia e senza più casa. Erano figli di quei genitori fatti a pezzi dall’infamia solennizzata a futura memoria di una vergognosa Colonna. La Storia della Colonna Infame è inseparabile dal romanzo di Renzo e Lucia. È l’ultimo
capitolo dei Promessi Sposi. La Storia chiarisce il senso del Romanzo.
(Salvatore Silvano Nigro)
23 settembre - 24 ottobre 2026. Scolpire I promessi sposi, Casa Manzoni via Gerolamo Morone 1, Milano. Visitabile gratuitamente negli orari di apertura del Museo; martedì-venerdì 10-18, sabato 14-18.
In copertina, "La ruota della tortura", alluminio battuto, opera di Valerio Gaeti.