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Poesia

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Un verso, la poesia su doppiozero / Pascoli. Come l’aratro in mezzo alla maggese

Ci sono alcuni versi, in tutte le lingue, che sembrano vivere di luce propria. E sembrano compendiare nel loro breve respiro la vita del prisma cui appartengono: frammenti che raccolgono e custodiscono nel loro scrigno, integro, il suonosenso della poesia dalla quale provengono. Con un solo verso un poeta può mostrare il doppio nodo che lo lega al proprio tempo e al tempo che non c’è, all’accadere e all’impossibile. In un verso, in un solo verso, un poeta può rivelare il suo sguardo, in grado di rivolgersi all’enigma che è il proprio cielo interiore e al movimento delle costellazioni, alla lingua del sentire e del patire di cui diceva Leopardi e all’alfabeto degli astri di cui diceva Mallarmé. Un verso, un solo verso, può essere il cristallo in cui si specchiano gli altri versi che compongono un testo. Per questo da un verso, da un solo verso, possiamo muovere all’ascolto dell’intera poesia.   È l’ultimo verso di Lavandare, una poesia di Pascoli nota per essere tra le più antologizzate e studiate nelle scuole. Appartiene alla raccolta Myricae, alla sua terza edizione (1894; la prima edizione è del 1891). C’è subito da dire che questo verso molto bello non è di Pascoli, ma...

Mirandola, 7/10 Giugno 2018 / Memoria Festival

Quest’anno dal 7 al 10 giugno l’appuntamento è con la seconda edizione del Memoria Festival, promosso dal Consorzio per il Festival della Memoria in collaborazione con Giulio Einaudi editore.   In compagnia di numerosi protagonisti italiani della cultura, del pensiero e dello spettacolo, il Festival invita il suo pubblico ad arrestare il tempo frenetico dell’immediatezza, della quotidianità, per riscoprire il piacere di concentrarsi e lasciarsi coinvolgere in riflessioni, dibattiti, proiezioni, giochi e attività diverse.   Quando si parla di memoria si fa riferimento al fondamento stesso della conoscenza e dell’azione individuale e collettiva. La memoria plasma come un demiurgo il carattere degli individui e dei popoli: conservandone esperienze e informazioni, crea i presupposti essenziali di qualsiasi comportamento e progresso. La cultura del cambiamento e l’innovazione, infatti, trovano vie privilegiate e terreni fecondi solo su percorsi di crescita sviluppati nel passato e fondati, cresciuti, sulla ricchezza della memoria.

La traduzione: una lezione sull'abbandono / Cani e mendicanti al-Maʿarrī e Omero

La primavera scorsa, ho ricevuto da Catherine Coquio una mail di invito alla conferenza di Camille de Toledo, sulla Storia della Vertigine, alla Maison de la Poésie, a Parigi. Ci sono andato e, durante il tragitto, pensavo a Borges e a Hitchcock. Ho tradotto alcune delle loro opere in arabo. «Lo specchio, l'incubo e il labirinto», le loro grandi metafore sono sempre adatte al mondo, passato o presente che sia. Camille ha parlato della mappa di un impero immaginato da Borges in uno dei suoi racconti. In un angolo di questa immensa mappa abitano i cani e i mendicanti. Ho sentito pronunciare questa frase: «i cani e i mendicanti, nel nostro inconscio collettivo attuale, sono i rifugiati». Nel pubblico nessuno ha fatto commenti. La cosa sembrava essere vagamente ovvia. Neanch'io ho reagito. Anzi, per continuare ad ascoltare, ho appositamente dissimulato il mio nome e quello del mio paese, la Siria. * Questa piccola osservazione è stata per me il punto di partenza per un libro sul quale lavoro da diversi mesi e che porta lo stesso titolo di questo testo: Cani e mendicanti. Evocherò, molto brevemente, due poeti classici, uno tacciato di cane e l'altro di mendicante. Sono loro ad avermi...

Non vuole eccessi / Aglio

Come in cucina anche in giardino c’è chi dell’aglio non ne vuol sapere. Il suo potere anti vampiri non basta a renderlo amico, nemmeno quando si tratta delle più comuni zanzare, succhia sangue estive. Le sue salutifere virtù non sempre gli conquistano un posto d’onore sulle mense: si sa, non favorisce i tête à tête. Già Orazio nel terzo Epodo, dopo averlo definito «più terribile della cicuta», augura al «burlone» Mecenate, qualora imbandisca un’altra volta la mefitica focaccia, che la ragazza ripari il suo bacio con la mano, e vada a sedersi all’altro capo del letto: «manum puella savio opponat tuo, / extrema et in sponda cubet».    Dunque, perché un elogio dell’Allium come presenza irrinunciabile nelle nostre aiuole (e nelle nostre ricette)? Potremmo cavarcela con l’espressione latina cum grano salis: è tutta questione d’equilibrio, di misura o dosaggio. Quel poco d’agro che sprigionano se ne stropicciamo foglie e fiori è compensato da stuporose fioriture.     Penso non solo ai vistosi globi stellati che s’ergono alti un metro dai costosi bulbi delle varietà giganti: spettacolari, specie se mescolati a graminacee, iris e salvie per camuffare i nastri fogliari...

Speciale Aqua / Non ho memoria di me

Non ho memoria di me, ma precipito sempre. Sono un’acqua costretta dal basso che chiama, dal mare salmastro promesso. Eppure tra il mare e l’origine avverto un mistero di nuvole e nebbia.  Dilago e mi perdo, svanisco nel nulla, ritorno. E quegli alberi eterni, che pendono sopra le rive, mi sfiorano come augurando qualcosa al passaggio. Vorrei forse potermi fermare, dormire, radici serene, sicure. Impossibile. Questo non mi è concesso. Né sosta,  né fine.   Fabio Pusterla, Inedito

Choman Hardi / La crudeltà ci colse di sorpresa

Della poetessa curda Choman Hardi è uscito per la prima volta in Italia un piccolo ma importante libro di poesie curato e tradotto da Paola Splendore, dal titolo molto evocativo La crudeltà ci colse di sorpresa (edizioni dell’asino, 2017). In questa raccolta, realizzata anche grazie al sostegno di scrittori ed artisti quali tra gli altri Gad Lerner, Toni Servillo, Matteo Garrone, Sandro Veronesi, compare come in un caleidoscopio in movimento il nome e il suono di città entrate di diritto nelle pagine di tanta letteratura ed ora invece nella pagina come inghiottite in un vortice di violenza e irreversibile oscurità. Halabja, Anfal, Sulaymaniya, eccole le città del kurdistan irakeno sopraffatte dal regime di Saddam Hussein, affacciarsi nel fuoco della memoria poetica e di un amore per una terra durato troppo poco, anche per tante generazioni di bambini che non hanno conosciuto giochi ma solo atrocità, deportazioni: “Non c’è quiete a Halabja, anche se dovrebbe esserci./ Ritorno dalle montagne insieme a tutti gli altri./…// Dappertutto urla e lamenti/ di chi ritrova i corpi dei suoi cari –/…// Sono qui che guardo, piango e non riesco a piangere./…”. Torna in mente, a leggere questi...

Il peccato è il confronto / Invidia. Il metro di Caino

E come alli orbi non approda il sole, / così all’ombre quivi, ond’io parlo ora, / luce del ciel di sé largir non vole; / ch’a tutti un fil di ferro i cigli fora / e cuce sì, come a sparvier selvaggio / si fa però che queto non dimora. (Dante, Purg. XIII, 67-72)   Quando ero bambino, a catechismo, un prete mi ha raccontato la storia di Caino e Abele. Di quel racconto – e della sua autorevole interpretazione – mi sono a lungo accontentato. Per me, come per tanti cattolici, la Bibbia era affare della Chiesa.  Solo molti anni dopo ho avvertito la necessità di un “libero esame” del passo della Genesi. Ho scoperto così che, per rendere più comprensibile a noi piccini la morale della foschissima favola, il buon parroco aveva prudentemente “rivisto” il racconto. Nella sua rassicurante versione, Abele sacrificava a Dio gli agnelli più belli e grassi del suo gregge, mentre Caino gli offriva solo gli scarti del proprio raccolto: di qui la ragionevole benevolenza del Signore per il pio pastore, la sua giusta collera contro il fratello infido e sacrilego.  Il fatto è che, nella Genesi, della disparità tra i due sacrifici non si fa menzione. Niente fa pensare che un sacrificio...

Dante Alighieri e Giorgio Caproni / La poesia contro l'oblio

La poesia è lingua che accoglie nel suo suono, nelle forme del suo dire, il visibile, l’accadere, il sentire, con tutte le loro variazioni e gradazioni, ma si sporge anche sull’invisibile, edifica mondi, pensa, sospingendo il pensiero fino alla soglia dell’impensato. La poesia incorpora il silenzio come materia stessa del dire, e intraprende, con la sua lingua, una lotta singolare e strenua contro l’oblio. Il quale vorrebbe sottrarre anche alla lingua quel che più non ha presenza, quel che non c’è. Il tempo, in effetti, il tempo con le sue rovine, con il suo precipitare nel mai più, nel gelo del non ritorno, è non solo un campo di descrizione della poesia, ma è la terra dove prende respiro l’esperienza di una trasformazione messa in opera dal linguaggio: quel che è finito torna ad avere una nuova presenza, quel che è vinto dalla sparizione torna a mostrarsi come vivente, quel che è perduto ritrova una sua figurazione. Il tempo, che secondo le leggi della fisica, ha come sua propria natura quella di essere irreversibile, di trascorrere di là dalla nostra percezione, di consegnarsi alle forme fluttuanti che diciamo passato o alla prigione oscura, informe, che diciamo oblio, il tempo...

Il terzo laboratorio camminato / Un cespuglio di casa sulla schiena

Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).   Il cielo è nuvoloso sopra il Monte Bulgheria anche questa mattina. Ci aspetta una lunga camminata, forse il percorso più intenso di questi laboratori, circa sette chilometri, con un dislivello di quattrocento metri. Nel punto più alto, saremo a ottocentocinquanta metri, praticamente una montagna sul mare. Il maltempo non scoraggia il gruppo, felice di poter esplorare il monte Bulgheria insieme a Claudia Losi, Elisa Biagini e Dionisia De Santis.  Ci incontriamo come sempre alla chiesa dell'Annunziata di Licusati. Mentre i nuovi camminatori e quelli ormai abituati alle regole dei laboratori si guardano intorno, partono le parole di Elisa Biagini:    questo vento che ha fame e succhia i rami come ossa e poi qui li risputa: i passi sono colpi  d' accetta.   Il camminare diventa monito e responsabilità, e mentre ci confrontiamo con la fame del vento, iniziamo lentamente a salire, cercando di mitigare il rischio dei passi con...

«il verri» per Nanni Balestrini / The Cruel Radiance of What Is

Si presenta oggi alle 18:00 alla Triennale di Milano (Sala LAB, viale Alemagna, 6), il numero 66 della rivista “il verri” La ricerca infinita di Nanni Balestrini insieme al terzo volume delle Poesie complete (1990-2017), Caosmogonia e altro, pubblicato da DeriveApprodi. Intervengono Nanni Balestrini, Paolo Fabbri, Andrea Cortellessa, Daniele Giglioli e Milli Graffi, con una lettura-performance di Monica Palma su alcuni testi di Balestrini.   Dal numero monografico de “il verri”, che comprende, tra gli altri, contributi di Gian Maria Annovi, Cecilia Bello Minciacchi, Andrea Cortellessa, Paolo Fabbri, Alessandro Giammei, Daniele Giglioli, Milli Graffi, Angelo Guglielmi, Niva Lorenzini e Valeria Magli, anticipiamo qui il saggio di Stefano Chiodi.     Trascurato dalla critica e assente in molte bibliografie, complice probabilmente la sua pubblicazione semiclandestina a quasi trent’anni dalla sua composizione, Les Yeux invisibles è uno dei libri più singolari e inclassificabili di Nanni Balestrini, a partire proprio dalla paradossale definizione di “roman” che figura sulla copertina. Con la sua sequenza di testi e di immagini ottenuta grazie a procedimenti di cut...

Speciale Aqua / Turbata atque imperturbabilis

Acqua Sorella, Francesco su alla Verna Acqua Risorsa, i campi da irrigare Acqua da spremere, i pozzi sul deserto Acqua che è troppa, si vuole vendicare Acqua che manchi agli invadenti umani (Sette miliardi e non si fermeranno) Acqua lontana che non vedrò sgorgare Acqua vicina, ascolto il tuo fragore Acqua di tutti e Acqua di nessuno Acqua la Buona, Acqua da imitare…   Proposi un giorno a un sommelier del vino D’istituire un corso per sommeliers dell’Acqua Mi disse sì va bene idea fenomenale Ma attendo ancora d’esser convocato Nel mentre t’ho appreso in ogni gradazione Non c’è sorgente di cui si possa dire È uguale a quell’altra, stessi minerali Sempre diversa perché sei sempre uguale…   Acqua perenne e Acqua dell’istante Acqua che parli solo ai solitari Acqua silente ed Acqua mormorona Acqua accadueò tutt’innaturale Acqua che ridi in questa pozza alpina Acqua che soffri, sei spesso l’ingiuriata…   Acqua tu sei questo mio corpo vecchio Quando avrà fine, ripeterà il tuo nome

Oltre le palme e gli ulivi / Alberi della Passione

Palme e ulivi sono gli emblemi arborei della Pasqua. Eppure, la settimana della Passione ha come protagonisti altri esemplari clorofilliani. Tutti noi abbiamo negli occhi la corona di nude spine imposta al Cristo prima della crocefissione, e l’iconografia sacra sempre così la raffigura. Infatti, secondo la vulgata latina da cui dipende la maggior parte delle traduzioni italiane, i Vangeli di Marco Matteo e Giovanni (Luca sorvola sul dettaglio) parlano di spineam coronam (Mc) e di coronam de spinis (Mt. e Io.). Chi invece compulsa la versione greca, ad esempio nell’edizione dei Millenni Einaudi curata in modo magistrale da Giancarlo Gaeta, si stupirà nel leggere che la corona viene intrecciata dai soldati con foglie di acanto (Mc., akánthinon stéfanon; Mt. e Io., stéphanon ex ákanthon).   Acanthus mollis   È pur vero che akántha significa proprio «spina», tuttavia rimane legittimo il dubbio sul prevalere dell’etimo rispetto al nome della pianta. Forse perché troppo colto, benché usato anche da Virgilio e già consegnato alla gloria della stilizzazione estetica dai capitelli corinzi.    Acanthus Spinosus   Fatto sta che nel nostro immaginario le spine...

Un verso, la poesia su doppiozero / Antonio Machado. Viandante, non c’è cammino

Ci sono alcuni versi, in tutte le lingue, che sembrano vivere di luce propria. E sembrano compendiare nel loro breve respiro la vita del prisma cui appartengono: frammenti che raccolgono e custodiscono nel loro scrigno, integro, il suonosenso della poesia dalla quale provengono. Con un solo verso un poeta può mostrare il doppio nodo che lo lega al proprio tempo e al tempo che non c’è, all’accadere e all’impossibile. In un verso, in un solo verso, un poeta può rivelare il suo sguardo, in grado di rivolgersi all’enigma che è il proprio cielo interiore e al movimento delle costellazioni, alla lingua del sentire e del patire di cui diceva Leopardi e all’alfabeto degli astri di cui diceva Mallarmé. Un verso, un solo verso, può essere il cristallo in cui si specchiano gli altri versi che compongono un testo. Per questo da un verso, da un solo verso, possiamo muovere all’ascolto dell’intera poesia.   Caminante no hay camino. Viandante, non c’è cammino […]. Il verso di Antonio Machado ha lasciato la poesia alla quale apparteneva per andarsene nel mondo, insomma per camminare, a sua volta, lungo quei sentieri dove prende forma, e ritmo, un sapere, o una sapienza, della vita: l’...

Speciale Aqua / Centri

Mi piacciono i convegni, le conferenze.  Mi piace il silenzio severo di un’aula magna, di una biblioteca rionale. Amo le mezze luci di queste sale, le file di poltrone rosse, blu,  e le tende lì intorno, il brusio del pubblico.   Come in un campo pellerossa il fuoco  che splende e sale  mentre la danza si scatena, ecco  laggiù, sul tavolo, al centro della scena, limpida e ferma, la bottiglia dell’acqua minerale.     [Ripresa e rielaborata dalla poesia Conferenze, in Chiarimenti, 1995]

Bergamo, Palazzo della Ragione / Jonas Mekas: il quotidiano filmato

Nel 1962, Jonas Mekas si era ritrovato a guardare per la prima volta tutto il suo materiale girato. I filmati avevano registrato la vita quotidiana, nei momenti stessi in cui accadevano al di là della cinepresa, gli avvenimenti della città e ciò che era attorno alla sua vita familiare e pubblica, con ritratti di persone frequentate o incontrate di sfuggita: “Le immagini che pensavo non avessero collegamento, improvvisamente incominciarono a sembrare come notebook con molti parti di congiunzione. Dal momento in cui stavo studiando queste immagini, divenni curioso nei riguardi della forma del diary film e questo certamente incominciò a influenzare il mio modo di girare, il mio stile. E in un certo senso ciò mi aiutò a unire alcuni miei pensieri. Mi dissi: “Bene, molto bene, se non ho tempo di spendere sei o sette mesi per fare un film, non voglio soffrire per questo; filmerò brevi annotazioni, giorno per giorno, ogni giorno” (da un’intervista in: P. A. Sitney, Visionary Film: The American Avant-Garde, Oxford University Press, New York, 1974, p. 190).   Attratto dal mistero di qualcosa che si rivela in modo casuale, immaginò le varie riprese in un modo tale che si...

I ‘pulcini’ di Casiraghy / Alda Merini a Stoccolma con il pulcinoelefante

L’ultima volta che ci siamo visti mi ha offerto un Ginger, una bibita a base di zenzero in voga negli anni Sessanta. “Guarda, guarda come büscia [frizza]” mi dice in dialetto brianzolo e io guardo meravigliato nel bicchiere la festa delle bollicine. L’arte di Alberto Casiraghi è trarre gioia e meraviglia dalla banalità del quotidiano per valorizzare le cose semplici, come quella volta in cui, durante una delle sue innumerevoli telefonate ad Alberto, la poetessa Alda Merini in un momento di sconforto minacciò di buttarsi dalla finestra e farla finita una volta per tutte. Vista l’ora, Alberto le disse, rasserenandola: “ma no, hai appena pranzato!”.   Alda Merini, La Poesia. Osnago, Marzo 2004. Edizione di 33 copie. A partire dalle ore 07:30 di ogni giorno della settimana Alda Merini telefonava diverse volte nell’arco della giornata ad Alberto, talvolta dettando poesie per Pulcinoelefante: una serie sterminata di libretti da lui stampati a caratteri mobili nella sua fantastica casa popolata da ragni, maschere africane, viole e violini, pupazzi di Disney, stampi per i dolci, specchi, fotografie, sparititi musicali, fregi, merletti, libri in gran quantità e lucertole (solo d’...

Tempo di libri - maestri / Gianni Celati, uccello camminatore

Per contribuire a un momento d’incontro, approfondimento e scambio come Tempo di Libri, la fiera del libro che si terrà a Milano dall'8 al 12 marzo, non abbiamo solo creato uno speciale doppiozero | Tempo di Libri dove raccogliere materiale e contenuti in dialogo con quanto avverrà nei cinque giorni della fiera, ma abbiamo pensato di organizzare dieci incontri: maestri che parlano di maestri. Venerdì 9 marzo, alle ore 18.00, Franco Arminio parlerà di Gianni Celati.   Prosa o poesia che sia, la scrittura è bella quando sfugge di mano. Lo scrittore non distribuisce lui le parole ma è distribuito dalle parole: una parte di lui finisce su un ramo, un’altra in bocca a un cane.  Gianni Celati ci insegna a non farla noi la lingua, ma semplicemente ad andarle dietro. È bello inseguire la lingua, piuttosto che pensare penosamente che spetta a noi scegliere la parola. La lingua non vuole l’arroganza dell’autore, ma l’umiltà dello spavento, il sentimento di uno che è caduto da cavallo e scrive strisciando sulla polvere.   Il nostro corpo non deve vigilare lo spazio, definirlo, misurarlo. Il nostro corpo deve camminare nello spazio, saltellare, dormire, ridere,...

Speciale aqua / Quante cose conosce l'acqua!

"Acqua, ti adoro!  Cos'è la vita se non acqua organizzata? Cos'è un albero se non un fiume verticale che sale verso la luce? Il nomade si arresta accanto a te, nel punto sacro in cui la ninfa e la fonte preparano la nascita della civiltà. Anche il linguaggio canta le tue lodi, quando parla di trasparenza, sete di verità, torrenti di parole. Il tempo stesso ha attinto dal tuo corso la figura con cui lo immaginiamo". Tanto lirismo per una réclame. Queste riflessioni sono tratte da un breve testo che Paul Valéry compose nel 1935 per la Perrier. In copertina stava un bicchiere della celebre acqua minerale, con la scritta: "Al gas naturale". E' l'apoteosi del seltz. Eppure, benché partito dalla pubblicità, Valéry elaborò un'ipotesi affascinante: "Quante cose conosce l'acqua! La sua sostanza si fa memoria. Assimilando ciò che ha sfiorato, bagnato, trascinato, assorbe le potenze primitive delle rocce, e porta con sé briciole di atomi, tracce d'energia pura". Sembra di ascoltare le strofe in cui Philippe Soupault esorta il poeta a tramutarsi in acqua. Ma sembra anche di risentire le polemiche che qualche anno fa accompagnarono la presunta scoperta di Jacques Benveniste: lo scienziato...

Tempo di libri - infinito / Leopardi e l’Infinito

Per contribuire a un momento d’incontro, approfondimento e scambio come Tempo di Libri, la fiera del libro che si terrà a Milano dall'8 al 12 marzo, abbiamo creato uno speciale doppiozero | Tempo di Libri dove raccogliere materiale e contenuti in dialogo con quanto avverrà nei cinque giorni della fiera. Riprenderemo i temi delle giornate - dalle donne al digitale -, daremo voce a maestri che parlano di maestri, i nostri autori scriveranno sugli incipit dei romanzi più amati, racconteremo gli chef prima degli chef, rileggeremo l' “Infinito” di Leopardi e rivisiteremo la Milano di Hemingway, rileggeremo insieme testi e articoli del nostro archivio, che continuano a essere attuali e interessanti.   Sempre caro mi fu quest’ermo colle E questa siepe, che da tanta parte Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati Spazi di là da quella, e sovrumani Silenzi e profondissima quiete Io nel pensier mi fingo; ove per poco Il cor non si spaura. E come il vento Odo stormir tra queste piante, io quello Infinito silenzio a questa voce Vo comparando : e mi sovvien l’eterno E le morte stagioni, e la presente E viva, e il suon di lei. Così tra questa...

Galanthus e Leucojum su un prato umido per il disgelo / I gemelli della neve

Intirizziti e tremuli i bucaneve hanno in natura la grazia speciale dei piccoli intrepidi. Tra gennaio e febbraio spuntano candidi, e paiono giocare coi fiocchi mulinanti del nevischio, rafforzarsi al vento di tramontana, trarre linfa dal gelo che ai crochi intempestivi strazia le corolle.     I Galanthus nivalis, questo il loro nome scientifico, sono bulbose appartenenti alla famiglia delle Amaryllidaceae, che ogni anno si profondono in coppie fogliari nastriformi alla base di un breve scapo dal fiore solitario, il cui peduncolo ricurvo è avvolto in una spata traslucida. Il perigonio (cioè l’involucro floreale senza distinzione tra calice e corolla) è formato da sei tepali bianchi, i tre esterni hanno forma ovata e sono lunghi il doppio dei tre interni, differenziati anche dal leggero margine bilobato, ombreggiato di verde.     Ma il Galanthus ha un gemello con cui può essere confuso, gareggiando con lui in pendula bellezza. È il Leucojum vernum, più raro nei nostri areali, difforme dal parente solo per i tepali di uguale lunghezza, ognuno con all’apice un pois verde. Ne viene una gonnella più gonfia e sbarazzina rispetto alla linea affusolata dell’altra. E...

Tempo di libri - donne / Appunti per una rivista di giovani

Per contribuire a un momento d’incontro, approfondimento e scambio come Tempo di Libri, la fiera del libro che si terrà a Milano dall'8 al 12 marzo, abbiamo creato uno speciale doppiozero | Tempo di Libri dove raccogliere materiale e contenuti in dialogo con quanto avverrà nei cinque giorni della fiera. Riprenderemo i temi delle giornate - dalle donne al digitale -, daremo voce a maestri che parlano di maestri, i nostri autori scriveranno sugli incipit dei romanzi più amati, racconteremo gli chef prima degli chef, rileggeremo l' “Infinito” di Leopardi e rivisiteremo la Milano di Hemingway, rileggeremo insieme testi e articoli del nostro archivio, che continuano a essere attuali e interessanti.   Vita e non ombra di vita. «Concetto di attualità considerato inesistente», secondo la parola di Hofmannsthal. E in luogo della solita retta lanciata nell'infinito, la forma che si ricerca sia il cerchio. Ricondurre alla totalità del tempo, al ritmo ciclico del tempo, un pubblico ciecamente perduto in quella retta. Concetto di attualità sostituito dal concetto di presenza, con tutte le responsabilità che esso implica. Presenza significa attenzione, unica via per realizzare e...

Speciale aqua / Mater aqua

                LEI la chiara          la dolce                 LEI la pura                la scura                 LEI la goccia              la pioggia                  LEI la nube                 la neve                  LEI la nebbia              la brina                  LEI l’onda                  la fonte                  LEI la rugiada           la sorgente                  LEI la fresca               la frusciante                 LEI la corrente           la trasparente      ...

Speciale Aqua / Bambina e acqua

Senza l’acqua non c’è vita sulla Terra. L’acqua è preziosa. Possiede poi tante declinazioni: acqua da bere, acqua per lavarsi, acqua in cui nuotare. L’acqua e le sue immaginazioni sono al centro dei sogni, delle attività oniriche e fantastiche di uomini e donne. In collaborazione con Valmora dedichiamo uno speciale all’acqua pubblicando poesie, prose e scritti di autori italiani e stranieri.   Ferma come una biscia che si finge morta ma con gli occhi spalancati sul fondale guardava l’acqua in cui bere senza sale  senza la gola amara, solo la lingua liquida del fiume tra le foglie di frassino e il canneto. Sopravviveva in quel verde – in una tregua mentre il greto le asciugava il vestito  con una luce di erba, ossa, ghiaia.

29 gennaio 1998 Birthday Letters / Sylvia Plath nei versi di Ted Hughes

Il 29 gennaio 1998, in maniera del tutto inaspettata, sorprendente – come era del resto nella sua indole –Ted Hughes dà alle stampe la raccolta poetica intitolata Birthday Letters; una raccolta, l’ultima della sua brillante carriera da Poeta Laureato inglese, in cui lo Hughes poeta rivela la sua sensibilità di uomo, o meglio, in cui la sua sensibilità di uomo e di poeta si intersecano, magistralmente. È una sensibilità la sua, un poco grossolana, grezza, come si addice, dopotutto, al tentativo che un uomo può fare di avvicinarsi al mistero della femminilità, a quel mistero che è stata e resta sua moglie, Sylvia Plath. Ci prova Hughes, cerca di avvicinarvisi in punta in piedi, ma è massiccia la sua personalità, quasi prepotente, al punto che conviene dichiararsi da subito in difetto, ammettere che dopotutto sì, in qualcosa si è mancati, che qualcosa è sfuggito. C’è una differenza tra loro, una diversa postura che è, in ultima istanza, quella diversa posizione che l’uomo e la donna assumono più o meno inconsciamente, ed è a partire da questa sua differente postura che Hughes scrive a Sylvia. «Eri rinchiusa, boccheggiante, in una camera dove io non potevo trovarti, o anche solo...