Gatto Selvatico 1. San Donato
Bisogna assolutamente convenire che noi italiani dobbiamo avere un orgoglio: quello di essere fondatori di città nuove, mentre si esce da una esperienza recente in cui altri popoli sono stati distruttori di città. Ed è curioso che proprio l'Italia che è la Cenerentola d'Europa e che ha avuto quasi tutte le sue stupende città massacrate da questa guerra ultima le abbia già tutte ricostruite, non solo, ma ne abbia costruite di nuove. Ricordo l'impressione che mi fece la visita a Villanova di Portoguaro, pochi anni dopo la guerra, città oltremodo completa, sorta da una fusione tra industria e agricoltura, mentre le città vicine erano ancora in pezzi. Capii allora che in noi italiani esiste un fermento vitale prodigioso. Oggi questo fermento mi è stato confermato dalla visita a San Donato Milanese, lungo la Via Emilia, alle porte di Milano, dove l'E.N.I. ha già segnato con l'aratro il solco di una città futura, unica in Europa.
Purtroppo noi italiani soffriamo talvolta del difetto di non conoscere a sufficienza le nostre forze e di non avere fiducia in esse. Io stesso, calcolandomi come un italiano di media cultura, ho sofferto di questo difetto e c'è voluto del tempo per correggerlo.
L'anno scorso rientrando dall'Europa Centrale per il valico del Brennero vidi subito un grande cartello pubblicitario che diceva: «Supercortemaggiore la potente benzina italiana». Completamente ignaro e spregiudicato presi a sorridere giudicando retorica quella iscrizione. Ma più pensavo che sul tema di benzine, così tipico nell’industria americana, si potesse in Italia offrire qualcosa di originario di casa nostra che potesse competere con la benzina di oltreoceano. Più avanti, entrando nella vallata delle Dolomiti, vidi altri cartelli con scritto: Energol senza badare che erano composti con lo stesso accordo di colori e con un simbolo della stessa specie di quello per la benzina, pensai scioccamente si trattasse di una medicina ricostituente per l'uomo. Mancanza di conoscenza illustrativa e diffidenza giocavano ancora in me.
Più tardi la parola di un mio amico esperto doveva convincermi che quella benzina è invero potente e che l'Energol, non è una medicina per l'uomo, ma per il motore. Ora tutto l'occulto mistero simboleggiato dal cane a sei zampe è stato per me rivelato, dopo una visita a San Donato Milanese, ridandomi un orgoglio e un profondo senso che per noi esiste un destino tutelare tra le infinite disgrazie che ci colpiscono. Non eravamo ancora usciti dalle tragiche amarezze di una guerra orrenda, che nel 1946 si scopre a Caviaga, vicino Lodi, il primo giacimento di gas naturale. Nel 1949 si scopre quello di Cortemaggiore e da allora, gli altri situati proprio nel centro della pianura Padana e cioè a portata di mano dalla nostra maggiore zona industriale. Se nella Ruhr la presenza del ferro e del carbone ha determinato naturalmente il sorgere di quella mostruosa industria locale che pretende una selva di ciminiere verso il cielo fumoso, qui nella Italia Settentrionale si è avuto qualcosa di più movimentato, di più arduo e di più soddisfacente nella vicenda della speculazione umana. Sorta un'industria già soggetta per le materie prime in grande parte all'estero ne fu all'inizio soggetta anche per l'energia data dal combustibile, ma giunti al punto di riscattare questa necessità con la creazione di una energia dovuta ai sorprendenti impianti idroelettrici, si arrivò di recente con la scoperta del giacimento di gas naturale ad alleviare il compito all' energia operaia di questa nazione. Ormai tutte le maggiori fabbriche di Milano attingono dall'E.N.I. per la loro energia motrice e così le altre città toccate dai metanodotti. Vi è in questa vicenda, in questa trama d'azione un movimento drammatico, ma con una risoluzione sempre per un miglior futuro, che ha una combinazione di favola. Non è da escludere che in questa vicenda di speranze, di testardaggini, di ansie e di raggiungimenti sempre più confortanti per opera della mente umana allacciata alla provvidenza della Natura ne sia derivato nella vasta schiera dei tecnici, degli ingegneri e degli studiosi quel particolare entusiasmo, l'entusiasmo dei pionieri, che li anima tutti e che subito colpisce quando si abbia l'occasione di conoscerli. Per questo corpo delle Nazioni se la schiera dei politici appare rilassata, se quella degli artisti appare disorientata, questa vasta dei tecnici dell'industria appare come un giovanile sistema nervoso dei più sani e vitali.

Appunto nel camminare per uno dei quartieri della città, che sta sorgendo lungo la via Emilia, assieme a uno di questi tecnici si era entrambi presi da una favorevole allegria e ci restavano in accordo le piante fiorite dei portici esterni. Si scherzava sulla denominazione ancora incerta della nuova città, dove invero «Da cavallo sette, spezzioni faceva un gioco di parole. Riferendomi al nome di San Donato che è quello del villaggio rurale, di cascine attiguo, ormai sommerso dalle nuove costruzioni, dicevo: «A cavallo donato non si guarda in bocca». E i giacimenti di gas naturale, per i quali è stato deciso la costruzione di questa città, sono invero «Un cavallo donato», sicché San Donato andrebbe anche bene. Invece si trovava che Città del Metano ricordava Città del Vaticano e che Metanopoli, anche tentata, ricordava Forlimpopoli ed è un nome troppo lungo che in tempi di fretta non può correre. E allora, si contraddisse, cosa si dovrebbe dire di Supercortemaggiore? Da ultimo sempre nella giovialità del nostro conversare, che sembrava data dall'aria nuova della città sorgente, proposi: — Metania —. In una città che si stava creando eravamo in vena di creazioni.
Finora la città ha determinato il suo aspetto in quattro grandi quartieri. In uno vi è il centro industriale dove si comprime il metano in bombole, con allegate officine, autorimesse, scuola e officina di saldatori, in un altro vi sono le abitazioni degli addetti a tutte le attività locali, con asili, scuole, ambulatorio, chiesa e anche una zona sportiva che offra la possibilità di fare tutti gli esercizi con qualsiasi tempo. Il terzo quartiere non ancora ultimato è quello che sarà destinato al Centro Studi che diventerà una vera Università del metano. Il Politecnico milanese vi dislocherà due suoi istituti: la stazione sperimentale dei combustibili e la fondazione Lerici sui lubrificanti.

Questo Centro Studi sarà dotato di apparecchi rari e preziosi che il bilancio delle Università non riesce a provvedere, e accoglierà giovani già laureati che si perfezioneranno negli studi degli idrocarburi e parteciperanno essi stessi alle nuove ricerche sugli ulteriori impieghi e sfruttamento del gas naturale, formando una classe tecnica specializzatissima, che non esisteva prima. Si passerà dagli studi geologici del sottosuolo, in cui si è maturato questo gas prezioso e provvidenziale, svariati e secolarmente, a quelli sull'applicazione dei residui nel campo industriale e agricolo. Attiguo a questo quartiere che allinea i bianchi padiglioni su di un lungo viale è già progettata la costruzione di un grattacielo che accoglierà tutti gli uffici direttivi aperti un poco per tutto. L'ultimo quartiere già attuato è quello di assistenza ai centauri e agli automobilisti di passaggio per la Via Emilia. A suo tempo, quando il console Paolo Emilio la costruì, alcuni secoli prima di Cristo, questa via di comunicazione tra Rimini e Torino, era un'autostrada avanti lettera. Con il traffico di allora la sua capacità doveva apparire folle, oggi, dove altre città storiche l'hanno allargata di poco, sicché era più moderna allora di adesso.
Bisogna osservarla nelle prime ore del mattino per comprendere il suo aspetto attuale di porto continentale di autocorriere che si incrociano con centinaia di autocarri. Le automobili pure essendo fittissime non si avvertono. Ogni tanto invece si avverte, come un richiamo alla poesia pura sempre vivente e alla serenità del mondo, lo svolazzare rosso della sottana di una ragazza in bicicletta, che corre verso Milano, al margine della strada contro il verde fresco della campagna. Qui come in varie altre stazioni lungo la Via Emilia vi è la possibilità di rifornirsi sia della benzina di Cortemaggiore che delle bombole di metano, di cui moltissimi automezzi fanno uso, con non poca economia. Vi è anche un'ampia autorimessa con officina e quale conforto maggiore un albergo stradale col suo ristorante. È divertente vedere il personale non ancora orientato destreggiarsi tra una tavola di stranieri e un'altra di camionisti, e siccome entrambi per il caldo estivo usano vestire leggeri e scamiciati non è sempre facile distinguere gli uni dagli altri. Vi sono aspetti in questa sala che fanno pensare all'Alaska al tempo della scoperta dell'oro, pare che tutti siano animati da una grande speranza e che la sosta qui sia dovuta all'attesa dell'apertura delle piste verso le miniere segrete. Qui la vita della città è già intensa come in una città non nata ieri. Ma più ancora mi convinsi che la città è già costituita nella sua vitalità, quando nel passeggiare per il quartiere delle abitazioni vidi una signora uscire da una di esse nella visibile condizione di essere ben presto madre senza che ancora sia pronta la fonte battesimale nella chiesa già centinata.
Da “Il Gatto Selvatico” n. 2, 1955
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