Libri sovietici per bambini
“Il libro per bambini è una delle armi più potenti dell’educazione socialista della generazione in crescita. Attraverso i libri per bambini devono essere poste le basi della visione materialistica del mondo della giovane generazione. Questo è un compito grande e importante, e un compito che può essere portato a termine.”
Così scriveva Nadežda Krupskaja, moglie di Lenin ed eminente figura politica, dopo la Rivoluzione d’ottobre del 1917 nominata vice di Anatolij Lunačarskij, Commissario del popolo per l’istruzione e fervente sostenitore dell’avanguardia russa. Krupskaja, che ebbe un ruolo decisivo nei dibattiti sulla cultura per l’infanzia, incarna bene l’atteggiamento dei funzionari di partito. Emblematica, a questo proposito fu la polemica a proposito di quello che è considerato un grande classico della letteratura per l’infanzia sovietica: Il coccodrillo di Kornej Čukovskij, uno dei maggiori autori sovietici di libri per ragazzi, pubblicato nel supplemento per bambini della rivista “Niva” nel 1916 e nel 1917, e poi in volume nel 1924.



Scrive James M. Bradburne, nel Preambolo al saggio Modernità inquieta. La Collezione Il’dar Galeyev di libri sovietici per bambini:
«All’inizio del 1928, la “Pravda” pubblicò un articolo di Krupskaja, a proposito del Coccodrillo di Čukovskij, che di fatto chiedeva il divieto dei suoi libri: “Cosa significa tutto questo nonsenso? Che significato politico ha? Ovviamente ha un significato. Ma è così accuratamente mascherato che è piuttosto difficile da indovinare. [...] Penso che non dovremmo dare Il coccodrillo ai nostri figli, non perché sia una fiaba, ma perché è spazzatura borghese.” Il poeta, e poeta per bambini, Daniil Charms ribatté: “Mi interessa solo il ‘nonsenso’; solo ciò che non ha senso pratico. Mi interessa la vita solo nelle sue manifestazioni assurde.” Le poesie senza senso di Čukovskij, tra cui Il coccodrillo, furono disapprovate da Krupskaja, secondo la quale l’antropomorfismo era irrealistico. Arrivò persino a chiedere che le fiabe che promuovevano “il tipo sbagliato di influenza emotiva e ideologica” fossero rimosse dalle biblioteche pubbliche.»
Un intervento di Maksim Gor’kij (che ricordò a Krupskaja le lodi di Lenin a Čukovskij), scongiurò il divieto, e i suoi libri rimasero in catalogo, ma “Čukovskij rimase amareggiato e scrisse nel suo diario: “Come critico sono costretto al silenzio, perché la RAPP [Associazione russa degli scrittori proletari] ha preso il controllo della critica e giudica in base alla tessera del partito piuttosto che al talento. Mi hanno reso uno scrittore per bambini. Ma il modo vergognoso in cui hanno trattato i miei libri per bambini – la persecuzione, la derisione, la soppressione e infine la determinazione dei censori a vietarli – mi ha costretto ad abbandonarli.”»
Negli anni Venti, nella Russia sovietica, la cultura per l’infanzia acquisì un ruolo di primo piano, coinvolta nelle radicali riforme educative di Lenin per fondare il nuovo stato sovietico. Già dalla fine degli anni Dieci, i libri per bambini stavano conoscendo una fase di grande creatività, prendendo parte al sorgere delle correnti moderniste e delle grandi rivoluzioni di pensiero, come la teoria della relatività, il cubismo, la psicoanalisi, il cui soffio di novità e di libertà circolava in tutto il mondo. Giovani artisti e artiste, poeti e scrittori, fra i quali Vladimir Lebedev, Osip Mandel’štam, Daniil Charms, Vladimir Majakovskij e Samuil Maršak, trovarono nel campo dei libri illustrati, divenuto interessante per diverse e spesso nuove case editrici (com Gosizdat, Detgiz, Naš Dom, Ostrov), un terreno fertile per mettere a segno le loro sperimentazioni, visive, grafiche, narrative e metriche, rinnovando i linguaggi che avevano connotato i libri per bambini del periodo prerivoluzionario. Contemporaneamente, la letteratura per l’infanzia attrasse l’attenzione delle autorità bolsceviche offrendosi come strumento elettivo per educare secondo nuovi principi e dettami la nascente generazione di homo sovieticus. Dalla convergenza di queste pulsioni al cambiamento e dall’alleanza creativa fra esponenti delle avanguardie, imprese culturali e nuove istanze politiche ebbe inizio quell’esplosione editoriale che diede luogo a una produzione di libri illustrati di qualità eccezionale di cui la Collezione Il’dar Galeyev è testimonianza.
Con l’inizio degli anni Trenta, al mutare dei venti politici, la questione su quale fosse la letteratura più appropriata per i giovani sovietici assunse una connotazione fortemente censoria, in accordo con l’atmosfera cupamente ideologica che andò precipitando il paese nel totalitarismo.




«Nel gennaio del 1930, la “Komsomolskaja Pravda”» scrive Bradburne, «mise in discussione gli scrittori e gli illustratori d’avanguardia dei libri per bambini: “Tendenze apertamente reazionarie e la derisione apolitica si annidano tenacemente nella letteratura per l’infanzia, indebolendo il fronte dell’educazione comunista dei bambini [...] Mettendo in evidenza le critiche agli errori presenti nelle pubblicazioni per l’infanzia, passeremo alla lotta per creare una nuova letteratura proletaria per l’infanzia e, prima di tutto, per ottenere libri socialmente rilevanti, senza abbassare le aspettative dal punto di vista della forma artistica.” Un articolo dichiarava: “Se attacchiamo Čukovskij e il suo gruppo, è perché propongono un’ideologia piccolo-borghese, quella che hanno nel sangue.”»
L’età dell’oro della letteratura illustrata sovietica per l’infanzia era agli sgoccioli, mortificata da edizioni di qualità sempre più povera, e sostituita dalla coercizione, dal realismo accademico caldeggiato dal regime e considerato l’unica vera via sovietica alla pittura, che nelle illustrazioni e nelle storie prevalse sul modernismo delle avanguardie. La giovane generazione di artisti e scrittori che aveva trovato nell’editoria per ragazzi la possibilità di buoni guadagni e di numerose, proficue collaborazioni, e che insieme agli editori aveva inventato un modo nuovo di scrivere e illustrare per i bambini, studiando nuovi accordi fra testo e illustrazioni, si disperse tragicamente nel clima oppressivo che calò sulla cultura sovietica, con l’affermarsi del Terrore staliniano. Numerosi autori e autrici dalle posizioni e dalle poetiche non allineate furono perseguitati, mandati in esilio, incarcerati e condannati a morte per attività controrivoluzionarie (fra questi Vera Ermolaeva, Osip Emil’evič Mandel’štam, Nikolaj Olejnikov, Jakov Petrovič Meksin).
Tuttavia in tutto il mondo la spinta rivoluzionaria della modernità, con le sue inquietudini e la sua forza, alla fine prevalse, determinando, nonostante le battute d’arresto imposte da fascismi e nazionalismi, il corso della cultura contemporanea.
Modernità inquieta. La Collezione Il’dar Galeyev di libri sovietici per bambini (Edizioni Corraini, 2026, pagg. 400, testo in italiano e in inglese), approfondisce e ripercorre questo straordinario periodo creativo della cultura sovietica destinata all’infanzia. Ma non solo: grazie allo sguardo di studiosi internazionali su figure e ambiti centrali della modernità – dalle arti alla scienza, dalla psicoanalisi alla musica –, propone ai lettori un’indagine interdisciplinare attraverso i contributi di James M. Bradburne, Rene Loewenson, Lisa Hilton, Arthur I. Miller, Clive Britton, John E. Bowlt, Nicoletta Misler, Simon Callow e Jack Zipes, che invitano a ripensare come le idee nascono, si trasformano e si diffondono nel tempo, analizzando le modalità attraverso cui le correnti e gli stili della modernità si diffusero in tutto il mondo, contaminandosi, viaggiando, assumendo forme, immagini, identità diverse.




Particolarmente interessante il contributo del grande studioso di fiabe, Jack Zipes, Recuperare lo spirito utopico delle fiabe e delle favole della Repubblica di Weimar, che analizza il fenomeno delle fiabe e favole ‘proletarie’ per bambini, scritte e illustrate durante la Repubblica di Weimar. Un fenomeno legato a doppio filo con la grande importanza delle fiabe e della letteratura popolare nella cultura tedesca.
Scrive Zipes: «Un’indicazione della grande importanza che i socialdemocratici e i comunisti attribuivano alle fiabe nei loro tentativi di plasmare le prospettive dei giovani può essere ricavata dal saggio di Edwin Hoernle intitolato Grundfragen der proletarischen Erziehung [Questioni fondamentali dell’educazione proletaria, 1923]. Hoernle sostiene che dobbiamo imparare di nuovo a raccontare le storie, quelle storie fantastiche e spontanee così come venivano ascoltate nelle sale di tessitura e nelle case degli artigiani nel periodo precapitalistico. I pensieri e i sentimenti delle masse si riflettevano qui nel modo più semplice e, quindi, chiaro. Il capitalismo, con la sua distruzione della famiglia e la meccanizzazione dei lavoratori, ha annientato questa antica “arte popolare”. Il proletariato creerà nuove fiabe nelle quali si rifletteranno le lotte dei lavoratori, le loro vite e le loro idee; fiabe che corrisponderanno al grado di sviluppo umano raggiunto dai lavoratori e alla loro capacità di costruire nuove società educative al posto di quelle vecchie e decrepite. Non ha senso lamentarsi che non abbiamo fiabe adatte per i nostri bambini. Gli scrittori di professione non le produrranno. Le fiabe non nascono alla scrivania. La vera fiaba nasce in modo inconscio e collettivo nel corso di lunghi periodi di tempo, e il lavoro dello scrittore consiste al massimo in un’opera di levigatura e completamento del materiale a disposizione. La nuova fiaba proletaria e industriale arriverà non appena il proletariato avrà creato un luogo in cui le fiabe non vengono lette ad alta voce ma raccontate, non ripetute secondo un testo, ma create nel processo stesso del racconto.» Interessante poi notare come la parabola delle nuove “fiabe utopiche” di Weimar si concluse in modo analogo a quella dei nuovi libri per bambini nella Russia sovietica: «Alla fine degli anni Trenta, ogni sperimentazione progressista con le fiabe e i racconti popolari fu vietata. I nazisti si appropriarono delle fiabe dei Grimm, di Hauff, di Bechstein e di Andersen, per usarle e interpretarle in accordo con l’ideologia nazionalsocialista. Gli autori che scrivevano “nuove” fiabe letterarie evitavano di affrontare temi politici e sociali, oppure scrivevano racconti con elementi popolari arcaici che glorificavano i tedeschi come razza speciale. Inoltre, alcuni dei migliori scrittori e artisti, così come accademici ed editori, fuggirono dalla Germania. L’intero campo della letteratura per l’infanzia subì una trasformazione fascista e la tendenza utopica della fiaba fu distorta per glorificare Hitler e il Terzo Reich.»



Fra gli aspetti più interessanti di questo volume per le molteplici finestre che apre su diversi campi di indagine, varrà la pena di notare come gli obiettivi polemici delle ideologie attraverso le quali il mondo adulto filtra le proprie visioni etiche, estetiche e filosofiche, vi siano, sistematicamente, le fiabe, il non sense, l’antropomorfismo, i linguaggi del modernismo, contrapposti al realismo, come stile espressivo principe, e una concezione del libro come strumento finalizzato alla somministrazione di contenuti allineati ai valori delle istituzioni educative e politiche dominanti, qualunque esse siano. In questo senso, grazie ai diversi punti di vista espressi sul modernismo e sulla sua ascesa mondiale, il saggio si pone come un osservatorio privilegiato sull’importanza dei libri per bambini come cartina di tornasole delle tendenze culturali dominanti, ma anche sotterranee di epoche e Paesi, fenomeno mai abbastanza indagato. Le culture per l’infanzia, ma soprattutto l’attenzione che queste catalizzano da parte del mondo adulto in luoghi e tempi specifici, sono infatti rivelatrici al massimo grado delle tensioni sociali, culturali, economiche che attraversano la geografia e la storia umane, mettendone a fuoco le dinamiche più sottili e contraddittorie.
Il volume, che avrebbe meritato una maggiore cura nella redazione e nelle traduzioni, nella parte finale è corredato da un ricco apparato iconografico relativo ai centodue volumi della collezione Galeyev, accompagnato da schede esplicative relative alle biografie e al lavoro di scrittori, artisti e artiste, illustratori e illustratrici, poeti e poete, editori, che con generosità, coraggio e talento contribuirono alla bellezza e all’evoluzione della letteratura per l’infanzia della loro, ma anche della nostra epoca.
