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archeologia

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Making, Arte, Archeologia, Architettura / Artisti e antropologia: far parlare la realtà

Negli ultimi vent’anni c’è stato un avvicinamento impressionante tra due discipline che non hanno mai avuto uno statuto comune: l’arte e l’antropologia. Da qualche settimana uno degli antropologi più brillanti e antiaccademici come Michael Taussig (di lui è in uscita la riedizione di Il mio museo della cocaina per Fieldwork-Milieu) tiene un corso a Cà Foscari a Venezia il cui titolo è “Fieldwork as art”. La tesi di Taussig è che il lavoro di ricerca sul campo che consiste in un’osservazione partecipata, cioè nella condivisione della vita quotidiana della gente che “si studia”, ha tutte le caratteristiche della ricerca artistica. In un testo rivelatore e pieno dei suoi “schizzi”, disegni, mappe, aforismi e osservazioni immediate, “I swear I saw this”, Giuro di aver visto questo, Taussig pone le basi per una nuova teoria del fieldwork. Catturare, annotare, disegnare, scrivere note è un processo artistico, una presa sul mondo che consenta di farlo passare come un’impronta nei propri carnets di viaggio. Ciò richiede un’arte, si tratta cioè di una lunga formazione che educhi la sensibilità a intuire cosa accade là fuori. Un altro antropologo contemporaneo, Tim Ingold, nel suo...

Making di Tim Ingold / Pensare con il produrre

Abbiamo ancora negli occhi le immagini tremende del rogo di Parigi, Nôtre-Dame avvolta dalle fiamme. Il fuoco consuma la foresta di travi che sosteneva il tetto, la guglia ottocentesca crolla, la forma della cattedrale viene stravolta davanti ai nostri occhi. Questo ci costringe a considerare l’edificio monumentale non più come un oggetto immutabile e compiuto, ma come una cosa, fatta di materiali la cui storia non si è mai in realtà arrestata in una forma definita. Il fuoco innesca il cambiamento della forma, lasciandoci di fronte allo scandalo di una Nôtre-Dame diversa, non più congruente con l’immagine in cui l’avevamo cristallizzata.    “Le forme delle cose” ci ricorda Tim Ingold nel capitolo dedicato all’analisi della materialità degli oggetti del suo testo Making, sono “generate nei campi di forze e nelle circolazioni dei materiali, i quali trascendono ogni confine che potremmo tracciare tra artefici, materiali e ambiente circostante”. Così, il rogo sciagurato ha portato il nostro “flusso della coscienza”, come lo definisce Ingold, ovvero la nostra comprensione della forma della cattedrale come oggetto finito, a corrispondere forzatamente con il “flusso del...

Palmira / Una guerra di segni

Il sito archeologico di Palmira, l’antica Tadmor siriana, viene inaugurato ufficialmente dai francesi nel 1929. Nella storia millenaria di questa straordinaria città-oasi, ricchissima tappa di lunghe carovane fra il Mediterraneo e l’Oriente, si contano sette diverse fasi: cinque di sviluppo, due di decadenza. Moltissime culture e religioni – greca, romana, cristiana, mussulmana – sono state accolte in questo centro civile e commerciale, che si è costantemente caratterizzato per il politeismo felice e l’inclusione etnica, il desiderio di dialogo e la volontà d’unione: in nome degli dèi, ivi compreso il denaro. Dal 1930 le cose cambiano: Palmira sembra avere il passato nel suo futuro, esce dalla storia per diventare, appunto, bene culturale, patrimonio dell’umanità, fino a diventare, nel 1980, brand Unesco.    Manar Hammad.   Sembra una museificazione definitiva, un ineluttabile passaggio alle ragnatele, ma le cronache sono pronte farsi storia a loro volta. Ed ecco due nuove, inaspettate fasi, da includere nella riflessione dello studioso e negli scavi dell’archeologo. Dal 1930 al 2013, parallelamente al lavoro di riemersione dei reperti e dei monumenti nella città...

Archeologia. Il passato nel presente / Non esistono culture pure

Che cos’è l’archeologia? Che ruolo ha nell’immaginario dei cittadini europei e, in generale, nell’Europa contemporanea? A queste domande tenta di dare risposta la mostra “Archaeology&ME - Pensare l’archeologia nell’Europa contemporanea” allestita presso il Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo (fino al 23 aprile 2017). L’esposizione è inserita nel Progetto NEARCH “New Scenarios for a community-involved Archeology – Nuovi scenari per un’archeologia partecipativa”, un network di cooperazione a livello europeo, ed è  articolata in due sezioni. La prima, “Archeologia secondo me”, è un concorso per i cittadini europei che esplora i cambiamenti in atto  nel mondo dell’archeologia, coinvolgendo in modo interattivo il pubblico. La seconda, “Il passato nel presente”, esprime il punto di vista degli archeologi.  Alle due sezioni si aggiunge “Archaeology&ME a Palazzo Massimo”, una sezione diffusa costituita dalla collezione permanente del Museo Nazionale Romano, che il curatore della mostra invita a ri-considerare attraverso i temi affrontati.   Collana in oro con chrismòn, fine IV– metà V secolo d.C. Museo Nazionale Romano - Palazzo Massimo.   Nella...