“Vite vere” in scena / Rau, Arias, Blanco: l’innovazione diventa format?

Riaprono i teatri, le capienze aumentano, e anche il mercato internazionale riprende il suo corso.  Tornano sui palchi nostrani i nomi più acclamati della scena europea, quelli che gli operatori inseguono, e che il pubblico più attento alle novità ha ormai imparato a conoscere. Si sta chiudendo un ottobre di appuntamenti importanti: al Fit Festival di Lugano è tornato Sergio Blanco con Divina Invención o la celebración del amor; all’Arena del Sole di Bologna ha debuttato Lola Arias con Lingua Madre; al Piccolo Teatro di Milano è approdato, attesissimo, EveryWoman di Milo Rau. Tre nomi e tre metodi molto diversi, accomunati però dalla straordinaria capacità di accordarsi alle linee più avanzate della scena contemporanea (se non, addirittura, di dettarle). Proviamo a rimetterle, ancora...

Festival internazionale di teatro di Lugano / Castellucci: Bros, la violenza dell’ordine

È cupo e intenso il nuovo lavoro di Romeo Castellucci, Bros, andato in scena in prima mondiale al Lac di Lugano in occasione del Fit, il Festival internazionale di teatro diretto da Paola Tripoli e giunto quest’anno alla trentesima edizione (altre date in Italia: dall’11 al 14 novembre in Triennale a Milano, il 2 e il 3 dicembre ai Teatri a Reggio Emilia, l’11 e 12 marzo all’Arena del Sole di Bologna, il 22 e 23 aprile ad Ancona e dal 17 al 22 maggio all’Argentina di Roma). Per comprendere questo spettacolo, giova partire dalla sua genesi. Castellucci, colpito dalle forze dell’ordine dispiegate massicciamente durante le proteste dei gilets jaunes, in Francia, ha pensato di compiere un esperimento su questa forza ctonia, lavorando non con attori professionisti, ma con persone comuni,...

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Sino a che punto ci spingeremmo per ottenere quello che vogliamo? / La sfida crudele di squid game

Sino a che punto ci spingeremmo per ottenere quello che vogliamo? Ce lo chiediamo quando siamo messi all’angolo, quando le scelte difficili ci puntano il riflettore al centro della faccia, accecandoci. Implicitamente ce lo chiede di continuo Squid Game, serie Netflix più vista al mondo, un geniale prodotto mediale coreano che narrativizza le miserie del genere umano. È bene chiarire che Squid Game in quanto k-drama rappresenta uno dei pilastri dell’Hallyu, “l'ondata coreana” da cui fluisce il successo e la popolarità dei prodotti culturali e commerciali della Corea del Sud, la quale esercita la sua influenza e il suo potere economico in modo “dolce”. L’agglomerato di narrazioni mediali dell’Hallyu costruisce l’idea di coreanità nel mondo e lo fa in modo esemplare dato che la capacità di...

Bond esce di scena / No Time To Die: 007 muore due volte

Il fascino di Bond sta tutto nel suo mojo, parola intraducibile che, nella esilarante parodia di Austin Powers di qualche anno fa, era reso con il gioco di parole: “mai più moscio”; traduzione non lontana dall’essenza di Bond che è il distillato del maschile, non completamente civilizzato, non politicamente corretto, per niente addomesticato. Bond è l’Ercolino sempre in piedi; non ha superpoteri, ma ha il suo “tocco speciale”, il suo “mojo”, che è l’essenza non diluita del maschile. Tra pallottole, Martini e Aston Martin, Bond riproduce il mito di Achille. È pura maschera, un’armatura fatta di hybris senza essere umano al suo interno. Come il cavaliere invisibile di Italo Calvino, Bond è una macchina votata all’esecuzione perfetta completamente definita dal suo obiettivo. Bond è...

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29 maggio 1892 - 25 ottobre 1938 / Alfonsina e il mare

Poco prima di suicidarsi, nell’ottobre del 1938, Alfonsina Storni spedì un’ultima poesia al giornale argentino La Nación. La poesia s’intitola Vado a dormire, e recita così:   Denti di fiori, cuffia di rugiada, mani di erba, tu, dolce balia, tienimi pronte le lenzuola terrose e la coperta di muschio cardato. Vado a dormire, mia nutrice, mettimi giù. Mettimi una luce al capo del letto una costellazione; quella che ti piace; tutte van bene; abbassala un pochino. Lasciami sola: ascolta erompere i germogli… un piede celeste ti culla dall’alto e un passero ti traccia un percorso perché dimentichi… Grazie. Ah, un incarico se lui chiama di nuovo per telefono digli che non insista, che sono uscita…   Trent’anni dopo, nel comporre le strofe della canzone Alfonsina y el mar, il poeta...

Biennale Musica / Saariaho, la drammaturgia interiore

Intorno all’opera i nervi sono a fior di pelle. A Parma basta un manifesto pop di Verdi e il festival a lui dedicato diventa un calderone ribollente che neanche le streghe nel Macbeth. Battaglie di retroguardia, certo, tanto più se la politica più retriva si mette di mezzo, ma non inedite. E alimentate dal tamtam dei social network spesso oltre il diritto di sciocchezza. Non è un bel viatico, nel momento in cui pare che dopo la lunga eclisse pandemica stia finalmente sorgendo l’alba del ritorno alla normalità per lo spettacolo dal vivo e il traguardo della capienza piena sia a portata di mano. Ma d’altra parte bisogna annotare che certi massimalismi contro la drammaturgia – ché di questo, specialmente, si tratta: una crociata contro i registi – non sono nuovi nel mondo dell’opera “storica...

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