Forsythe: vedere alla voce del verbo danzare / A Quiet Evening of Dance

A Quiet Evening of Dance di William Forsythe, andato in scena in prima nazionale al Teatro Grande di Brescia e poi al Teatro Valli di Reggio Emilia, è un capolavoro omogeneo, essenziale e dotato di grande trasparenza. La serata, composta da cinque brevi composizioni, tra cui figurano due nuove creazioni, ha un carattere introspettivo, intimo ma anche ironico che si concilia perfettamente con la capacità di pensare e scrivere la coreografia dell’artista americano nato a New York nel 1949.  La complessità cristallina dell’architettura dello spettacolo non è causa della riuscita della serata, ma un effetto che – pur nel suo essere direttamente, piacevolmente “scenico” – non corrisponde a un desiderio di ostentazione di un qualche tipo di sfarzo intrinseco. La drammaturgia della...

“Cuore di cane” e “Il Maestro e Margherita” / L’uomo nuovo: il ritorno di Bulgakov

Prima visita all’autore Michail Bulgakov, ancora in scena? Non è questo autore il frutto, ricchissimo di umori, di un secolo passato, il novecento, con i suoi sogni e le sue crudeltà, con utopie spesso trasformatesi in distopie, in incubi feroci? Raccontano di uomini nuovi, di esperimenti scientifici, di veri e propri tentativi faustiani falliti di rinnovare l’umanità il suo principale romanzo, Il Maestro e Margherita, e il suo racconto più famoso, Cuore di cane (ma anche l’altro dal tono fantascientifico, Uova fatali). Sono frutti del futurismo e della rivoluzione bolscevica (oltre che di Mary Shelley, dell’ottocento e della rivoluzione scientifica), imparentati in qualche modo con R.U.R., il testo che inventa il termine robot, e con L’affare Macropulos del ceco Karel Čapek, come pure...

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“Il corriere-The Mule” / Clint, il colpevole

La battuta migliore del nuovo film di Eastwood, Il corriere - The mule, è nel finale, ed è secca e convinta: "Colpevole". Così si dichiara davanti al tribunale che lo sta giudicando. Interrompe anche l'arringa del suo difensore per farla corta, e forse avrebbe dovuto usare la stessa forbice anche nel corso del film, che alla fine risulta contradditorio e un po' squilibrato nella scrittura.  Il giorno in cui cartelli di messicani malavitosi, mafie e ‘ndranghete, e anche agenti speciali, spariranno dalle sceneggiature si scoprirà che il cinema sentiva il bisogno di liberarsi di queste stupide catene narrative. Ma se gli spacciatori internazionali, con tutto il contorno, risultano stereotipati e banali, lo stesso non si può dire di Eastwood, che portando con grande dignità la sua età...

Daniele Gaglianone, “Dove bisogna stare” / Quattro ipotesi per un’umanità possibile

Forse non esiste un concetto più banale e abusato, soprattutto se utilizzato come categoria critica, ma appare quasi un imperativo definire Dove bisogna stare di Daniele Gaglianone, scritto con Stefano Collizzolli, soprattutto in un momento sociale e politico come questo, "un film necessario". Poi, se ci si sofferma un attimo, se si apre una pagina di un qualunque sito d'informazione per vedere cosa sia successo nel frattempo, e dopo aver constatato che migranti, sbarchi negati ed emergenze dichiarate e presunte sono diventati l'oggetto di fiere prese di posizione che al celodurismo di un tempo hanno sostituito la perentorietà stolida di un tweet, la stessa necessità di cui prima appare di colpo un'urgenza. Morale, più ancora che umanitaria. Il problema è che un solido documentario come...

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A 50 anni da Je t’aime… moi non plus / Il piacere fu donna (ma il dispiacere restò degli uomini)

Diciamo la verità: da un genere musicale che ha esortato al sesso fin da quando stava in fasce ci si poteva francamente aspettare di più. L’orgasmo di Robert Plant in Whole lotta love degli Zeppelin non era male, ma la sua repentinità e la cornice esoterica dentro cui si compì poteva insinuare il sospetto che il rock fosse più incline a infliggere sevizia che non a suscitare piacere. The great gig in the sky dei Pink Floyd era l’ideale se volevi attirare l’attenzione dei vicini, ma in quell’estasi astronomica c’era già, in nuce, lo stordimento del new age e il sesso tantrico a beneficio di una civiltà orfana di liturgie (le candele, l’incenso, gli abbracci di luce). Quanto a Orgasm (a.k.a. Poem) di Prince, il primo istinto è sempre stato quello di abbassare il volume e aprire a caso una...

Il suono di Elvira Di Bona e Vincenzo Santarcangelo / L’oggetto singolare

Le discipline analitiche tendono fatalmente all’oggettivazione, un orientamento determinato in gran parte dal modello visivo. È anzitutto l’atto del vedere che ci offre la possibilità di fissare ciò che per natura è transitorio e mutevole. È cosa nota. Così come è noto che il passaggio da un’intelligenza pratica, sensibile a una rappresentativa è una delle fasi di transizione più importanti nella crescita di un bambino. Solo da quel momento è in grado di appropriarsi della cosa vista, di costruire ciò che Jean Piaget definiva l’oggetto permanente. Un oggetto che continua a esistere anche quando non lo si può più vedere. Un oggetto che, divenuto concetto, pensiero, parola, garantisce la base per una nozione di mondo stabile e predicabile. I rischi aumentano solo quando, crescendo, il...

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