Carmelo Rifici al Lac di Lugano / L’inconscio di Macbeth

A volte, di fronte a un lavoro teatrale, si ha la netta impressione che, al di là dell’operazione, spesso meritoria e interessante, manchi un’architettura solida, che sappia far dialogare le parti e perimetri – in qualche modo – la ricerca, sottoponendo la stessa a tagli, sacrifici anche dolorosi ma necessari. Quando uno spettacolo riesce a far dialogare le due istanze, quella feconda ma pericolosamente proteiforme dell’intuizione e quella contenitiva della forma, esso gode di un’incidenza, una forza diversa: si imprime. Questo capita con il nuovo lavoro di Carmelo Rifici, Macbeth, le cose nascoste, presentato la settimana scorsa in prima assoluta al LAC di Lugano e frutto di un lungo lavoro di meditazione e decodificazione durato ben due anni. Scopo di Rifici era capire quanto di quel...

Teatro carcere / Paolo Billi: le orme dei figli

Lirico spettacolo d’immagini e voci, perse in una foresta di foglie, in nubi riflesse nell’acqua con rami di alberi, in sentieri di fango segnati da orme per seguire strade, per perderle, per inventarle. Questo ultimo lavoro di Paolo Billi e del Teatro del Pratello rinuncia alla trama e si affida totalmente alle suggestioni, agli archetipi, alle visioni, a voci giovanissime di corpi che appena si distinguono o ad altre più anziane che prendono la luce di una scena arsa, rocciosa.  Lo spazio di Le orme dei figli è chiuso da un telo lattiginoso, che impedisce la visione di ciò che avviene nel palco, a meno che questo non sia illuminato da dentro. Ma anche quando ciò avviene, le proiezioni video nascondono, travisano e in certi momenti rivelano i corpi degli attori. Sono giovanissimi...

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L’ombra di Craxi / Gianni Amelio, Hammamet

Cinema e storia, colpa e memoria, catarsi e umanità: sarà almeno servito, Hammamet, a placare l'ira di Bettino? Perché un film resta pur sempre un film, ma il rancore dei morti, scrive Elias Canetti in Massa e potere, è ciò che i vivi temono di più; e “quanto più uno è stato potente fra i vivi, tanto maggiore sarà il suo rancore nell'aldilà”. Con tale premessa, facendo la fila davanti al botteghino, veniva anche in testa – oh, i fulmini dei vecchi maestri dimenticati! – il titolo di un romanzo-pamphlet che Leo Longanesi pubblicò nel 1952, sette anni dopo l'uccisione di Mussolini: Un morto fra noi. Rispetto a Craxi, per certi versi la questione non si pone in modo poi così diverso: il testone di Bettino è ancora lì, fermo nella sua rabbiosa disgrazia, metro di misura e pietra d'inciampo...

Il libro e la vita / Piccole donne, di Greta Gerwig

“Nessuno di noi avrebbe mai potuto amare tanto la terra, se la nostra infanzia non fosse trascorsa vicino ad essa; se non fosse quella stessa terra, dove ad ogni primavera rispuntano gli stessi fiori, che raccoglievamo con le nostre piccole dita […] Quale “nuovo” può valere quanto questa dolce monotonia dove tutto è noto, ed è “amato” proprio perché è noto?” È una citazione de Il mulino sulla Floss di George Eliot – pseudonimo maschile, come si usava in epoca vittoriana, della scrittrice Mary Ann Evans – e che Jo, la protagonista di Piccole donne, legge alla sorella Beth mentre sono in quella gita al mare, con tutta la famiglia e con l’amico di una vita Laurie, che diventerà momento esemplare di spensieratezza e felicità della famiglia March. E che nessuno poi nel corso del proprio...

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Il memento mori del rock / L’arte di dire addio in 4/4

Spero di morire prima di invecchiare – I hope I die before I get old – da My Generation degli Who, è il verso rock per eccellenza. Quando la canzone uscì, nel novembre del 1965, autore del brano e interprete, Pete Townshend e Roger Daltrey, avevano rispettivamente 20 e 21 anni. Oggi i due di anni ne hanno 74 e 75, e il minimo che si possa dire è che l’auspicio non si è realizzato (vi risponderanno, con ogni probabilità, che l’ospizio può attendere). Leggenda vuole che Paul McCartney, d’indole forse meno spaccona o soltanto più interessato al sistema pensionistico britannico, avesse soltanto 16 anni quando scrisse una canzone come When I’m Sixty-Four – quando avrò sessantaquattro anni – dove s’immaginava con i nipoti Vera, Chuck e Dave sulle ginocchia, oppure intento a strappare le erbacce...

Everybody’s doin’ it, di Dale Cockrell / Ballando con gli orsi

Follow the money – segui il denaro – suggeriva l’informatore di Carl Bernstein e Bob Woodward nel film Tutti gli uomini del presidente. Fu proprio la pista dei soldi a condurre i due giornalisti del Washington Post sulla giusta strada nella vicenda Watergate. Per far luce sulla musica popolare americana, che a sua volta non può essere decifrata altrimenti che attraverso il suo complesso intrico di tracce, un valido suggerimento potrebbe essere questo: follow the fun – segui il divertimento. È la tesi che abbraccia Everybody’s doin’ it. Sex, Music and Dance in New York 1840-1917 (lo fanno tutti: sesso, musica e ballo a New York fra il 1840 e il 1917), il nuovo libro di Dale Cockrell pubblicato da W. W. Norton & Company. Cockrell è professore emerito di musicologia alla Vanderbilt...

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