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Gaetano Ventriglia

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L’estate dei Festival / Scatole cinesi: Scabia, Garbuggino/Ventriglia, Gruppo Nanou

D’estate lo sguardo si allarga, la prospettiva si sfrangia e si dilata. A Est e a Ovest, a Sud e a Nord i festival inventano nuovo teatro, o riepilogano quello già noto, aggiungendo sempre qualcosa, trascinando l’emozione e il pensiero da qualche parte inaspettata. Mentre il fascismo più becero riempie la cronaca politica con la questione dei migranti e pietà sembra morta, nell’orto del teatro si continua pazientemente a vangare, a seminare, a curare pianticelle fragili o più resistenti colture perché qualche nuova visione possa, lentamente, aprire le menti, far sbocciare.  Unisco qui tre pezzi che potrebbero d’essere d’occasione, cose viste, diverse, che non c’entrano nulla l’una con l’altra. Eppure mi sembra che il lavoro che ci imponga d’estate il surplus di azioni teatrali fuori dai canoni dei palcoscenici tradizionali sia quello di cercare fili inconsueti, di far scoppiare cortocircuiti. Allora: scatole cinesi. Spettacoli che rimandano ad altri e ad altri ancora, in una catena potenzialmente infinita, composta di incroci, ritagliati da altri o più ampi contesti e ricomposti in cut-up rivelatori, per affacciarsi continuamente ad altre finestre, sul mondo, su sé stessi....

Festival di Castiglioncello / Artisti Inequilibrio

“Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?”, così cantava rosa dalla nostalgia la piccola guitta Mignon di Goethe, conosci il paese del sole, delle colonne che si rispecchiano in cieli azzurri, delle tarantelle e dei tamburelli, aggiungeva l’ozioso principe Leonce del medico Büchner quando il Romanticismo ormai rivolgeva contro sé stesso la propria coscienza infelice, la propria inconsolabile ironia. “O amato mio, con te vorrei andare!”, concludeva le strofe. Quel paese insieme reale (come l’Italia classica) e immaginario come l’aura di una tradizione che risuona e incanta attraverso i tempi, nel teatro si materializza ogni anno in un festival che apparentemente si tiene zavorrato ai fondamentali, il testo, la drammaturgia, il corpo dell’attore, del danzatore. Capace in realtà di creare macchine fantasmatiche che – molto meglio di rassegne dedicate all’esplorazione performativa di conflitti o visioni contemporanee d’artista (leggi per esempio il recente Santarcangelo) – entrano in profondità nelle tensioni che ci avvolgono.  Sono stato tre giorni nella “Costa degli Etruschi”, nella cittadina balneare del Sorpasso di Dino Risi, nella località dove villeggiavano Silvio D’...

StartUp: teatro sotto le ciminiere

Taranto, Tamburi.   Il quartiere a un passo dall’Ilva, attraversato dalle polveri tossiche e dalle cronache giornalistiche, oggi racconta un’altra storia. La storia di un ostinato lavoro sul territorio portato avanti senza sconti in una delle zone più incandescenti della Puglia.   fotoCastorp   Taranto, Tamburi diventa allora TaTà, lo spazio teatrale dove la compagnia Crest abita dal 2008 e dove si è svolto, negli scorsi 26, 27, 28 Ottobre, il festival StartUp. La costruzione dove sorge il TaTà avrebbe dovuto essere un Auditorium universitario – ci racconta il direttore artistico Gaetano Colella – ma non è mai stato utilizzato: oggi è uno spazio vitale, frequentato da giovani, tappa obbligata per chi in Puglia si occupa di teatro. Due sale teatrali, un foyer con tavolini e connessione wireless, un’area per gli incontri. Tornare a guardare fuori, dopo aver passato qualche ora in uno spazio che potrebbe trovarsi nel centro di qualsiasi città italiana, è un piccolo shock: il TaTà si trova nel pieno di un vero e proprio deserto abitativo sul quale incombono le...