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Georges Méliès

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Funzione Méliès / Precoci incontri con il futuro

Il dominio della fantascienza sugli schermi contemporanei include quelli che con Jameson potremmo definire ideologemi legati a un ampio arco di concettualizzazioni del mutamento tecnoscientifico della/nella società: dal mutamento come progresso, al mutamento come inquietante catabasi. Lungo la linea nobile che unisce proiezione utopica ed estrapolazione distopica come poli opposti di un continuum critico (le cui tipologie e topologie sono state mappate da studiosi esploratori della terra del fantastico come Tom Moylan), si diversifica un proliferare di narrazioni che tengono viva e sempre rinnovano la “funzione Méliès” nei nostri consumi culturali – tra l'onirico e il luciferino, tra la meditazione e il trucco.   Georges Méliès in una scena di Escamotage d'une dame chez Robert-Houdin (Star Film 70, 1896).    La fantascienza vive un'epoca ricca di possibilità tecniche, e l'industria dell'intrattenimento non cessa di sfruttare questo potenziale, come dimostra tra l'altro il convinto uso dell'etichetta di genere fantascientifico riproposto al cinema, in tv, in console, sul web (a differenza della “timidezza” che vige in Italia da parte dell'editoria maggiore). Ma...

Garrone: Il racconto dei racconti

C’è una tensione continua, irrisolta e per questo creativa, nel Racconto dei racconti [Tales of Tales] di Matteo Garrone: la tensione fra il fiabesco e il realismo, fra una materia letteraria fatta di re, regine, draghi marini, pulci giganti, orchi, castelli, orridi, streghe, fate, miracoli e orrori, e la verità con cui questa è messa in scena, calata e incastonata in un ambiente credibile. La sfida di Garrone sta nella capacità, e prima ancora nella possibilità di catturare con il cinema la trasformazione del fiabesco da parola a evento realistico, cogliendo non solo la meraviglia dell’effetto finale (che nel cinema commerciale di oggi è la meraviglia dell’effetto speciale, la concretissima, tecnologica creazione di un immaginario inesistente grazie alla computer grafica), quanto lo stupore del divenire, il movimento incessante della realtà che rende viva un’opera d’arte.   Salma Hayek in "Tales of Tales", di Matteo Garrone, 2015   Garrone insegue la mutazione in immagine di un immaginario letterario, popolare e fiabesco; non cerca il realismo magico, ma il realismo della...

I film dell’anno di doppiozero

Dicembre, si sa, è il mese delle classifiche: i migliori dischi, i migliori libri, i gol più belli, il Pallone d’oro, i personaggio dell’anno. E ovviamente anche i film della stagione, che poi in realtà non si mai quali siano, se quelli usciti nelle sale, se quelli visti ai festival, se quelli recuperati su internet, se quelli che film veri e propri non sono, come le serie tv, ma che ormai hanno spettatori, ammiratori e imitatori più dei film stessi. Presi ovviamente dalla serietà del gioco, abbiamo deciso di raccogliere le nostre preferenze e di stilare una lista il più possibile esaustiva di quello che il 2012 ha detto al cinema: nelle sale, nei festival, magari anche in tv, con la speranza di presentare una serie ovviamente parziale, ovviamente contestabile, di consigli per la visione. Ecco i primi otto.     Holy Motors, di Leos Carax   Il film dell’anno, fosse anche per il clamore suscitato a Cannes, tra le urla al capolavoro e il fastidio per il talento esibizionista di Carax. Racconto di un giorno nella vita di un personaggio pirandelliano che è uno nessuno e centomila, Holy...

Blade Runner

La storia di Blade Runner è quella di un testo fisso e mobile, impiantato, come i ricordi dei replicanti protagonisti, nel corpo degli anni ottanta e, allo stesso tempo, risoluto ad assicurarsi una vita più lunga. Ridley Scott, seguendo la duplice spinta delle sue aspirazioni e del mercato, continua a riprenderlo e cambiarlo: dal Director’s Cut del 1992 al Final Cut del 2007, ha trasformato un film sui replicanti in un film replicante, dotato della stessa natura dei suoi personaggi e desideroso, come loro, di infrangere le barriere della mortalità. Così il testo si è espanso a raggiera, coinvolgendo una quantità infinita di internauti che, novelli filologi, discutono sulle varianti, sui dettagli, sulla voice over della prima versione o sulle immagini oniriche di Deckard (il blade runner) nella seconda, sull’happy ending del 1982 o sul finale ambiguo del 1992 e 2007. Inserirsi in questi dibattiti è come entrare dentro un romanzo, il cui fascino sta proprio nella continua tessitura, nell’apertura delle interpretazioni possibili e in una discorsività che pare priva di sponde.     Il testo...

Martin Scorsese. Hugo Cabret

Finalmente Martin Scorsese, pur senza ritornare quello che era e che non sarà più, ha girato un film alla sua maniera, ritmato e cadenzato come un unico respiro, narrato senza seguire il filo di un racconto tradizionale (forse bruciato dagli sbandamenti impazziti di Shutter Island), ma facendosi guidare da un’emozione più forte di qualsiasi genere: l’emozione del cinema. Meglio ancora, l’emozione del miracolo che il cinema, mezzo meccanico e tecnologico, realizza quando parla all’anima di uno spettatore.   Non solo Hugo Cabret è il suo miglior film dai tempi di Al di là della vita, nonostante l’inattesa formula da blockbuster e la leggerezza del racconto natalizio; soprattutto, è ciò che Scorsese cerca di fare da Gangs of New York in poi, il film popolare del cinefilo che parla non con l’erudizione dell’intellettuale, ma con il cuore dell’appassionato, dello spettatore ancora stupito. Nella sua dimensione sognante e didattica, il film realizza l’incontro tra le due anime del regista, emerse dalla metà degli anni ’90 dopo lo straordinario documentario...