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Trump, Re Lear e Re Giorgio / La pazzia di re Donald

“Thurlow: Sua Maestà sembra tornato se stesso. George III: Davvero? Sì, è vero. Sono sempre stato me stesso, anche quando ero malato. Solo che ora sembro me stesso. E questo è ciò che conta. Mi sono ricordato come devo sembrare.” Alan Bennett, La Pazzia di Re Giorgio   Il sovrano pazzo è uno dei grandi tropi letterari di tutti i tempi. Da Re Lear a Re Giorgio, ha fornito a drammaturghi e commediografi un’impalcatura per esplorare le relazioni fra razionalità e potere, carisma, fedeltà, politica e famiglia. Lo schema classico prevede un leader che mette in crisi l’ordine costituito cominciando a comportarsi in maniera bizzarra. Il dramma (o la commedia) segue da una parte l’evolversi della follia del re, fornendo indizi sulla sua psiche e le cause del malessere; dall’altra le reazioni della corte, gli intrighi volti limitare i danni politici, o a sfruttarli per ambizione personale. Gli ultimi mesi della presidenza di Trump sono stati fonte di delizia per gli amanti di questo genere. Tutti gli elementi sono venuti a galla e hanno tenuto banco sui media, tanto che per la prima volta dai tempi di Reagan il medical check presidenziale è finito sulle prime pagine dei giornali. Il...

In un tweet la conferma del licenziamento / Il pollaio della Casa Bianca

Mi ricordavo di un librino illustrato, per bambini, che racconta di un galletto a cui uno degli animali della fattoria ha rubato il chicchirichì. Mi è tornato alla mente alla fine della lettura del libro di Michael Wolff, Fuoco e furia. Dentro la Casa Bianca di Trump, quando cercavo un’immagine che sintetizzasse la confusione di figure e voci in esso contenute. Un pollaio. Un pollaio con tanti galli, in cui ognuno cerca di rubare il chicchirichì agli altri. Ammetto che non avrei mai pensato di poter associare una simile immagine alla Casa Bianca. Nel ripercorrere la sua storia, nei presidenti che l’hanno abitata, avevo incontrato: arroganza, spesso, dettata dalla consapevolezza del potere; poi, ma non sempre, competenza e autorevolezza; di sicuro, qualcosa che in qualche momento è stato definito grandezza. E infine anche varie tipologie e misure di inadeguatezza e di corruzione. Ma mai un quadro come quello descritto da Wolff.   La Casa Bianca di Donald Trump è un unicum. Non solo per la pochezza intellettuale e politica del presidente e del personale da cui è circondato. Credo non siano mai esistiti un disordine nei ruoli e un’instabilità negli accoppiamenti tra persone e...

The Obama Paintings / Un Obama al giorno

Ritratti del presidente   Conquistato dal vento di speranza sollevato dalla campagna elettorale di  Barack Hussein Obama, l’artista americano Rob Pruitt s’imbarca in un progetto ambizioso: realizzare un ritratto al giorno del futuro e ormai ex presidente, uno per ogni giorno del suo mandato, dal 20 gennaio 2009 al 20 gennaio 2017, per un totale di 2922 dipinti (The Obama Paintings). Il protocollo è semplice e prende 15-30 minuti al giorno, un approccio “slow burn” alla pittura, come andare in palestra. Ogni mattina Pruitt seleziona un’immagine del presidente da Google Images, realizza una diapositiva, la proietta sul muro, ne modifica la composizione e l’inquadratura mettendo in risalto il soggetto principale. Dipinge la tela – un quadrato di 60cm di lato – con tre colori acrilici (rosso, blu e bianco), gli stessi dello street artist e graphic designer losangelino Shepard Fairey nei celebri ritratti di Obama. Le immagini di Pruitt sono tuttavia sfumate, a bassa definizione, più vicine alla stampa quotidiana che alla ritrattistica.   Il soggetto resta nondimeno leggibile: vediamo Obama impegnato, di volta in volta, a stringere mani in incontri ufficiali o a ballare...

Dal francese Tromper / Trump. Colloquio tra un nord-americano e un europeo

Pakman – Il trionfo di Trump ha risvegliato molti stereotipi anti-yankee. Per esempio che l'“America” mostra il suo “vero Self” – concetto assai dubbio – la stupidità del suo popolo, la mancanza di cultura dello stesso, il suo razzismo, ecc. Nonostante il momento orribile, credo sia utile ricordare che Trump ha vinto per il consenso della metà dei votanti, che l'altra metà ha votato Hillary Clinton, come di solito accade in democrazia, comunque la si pensi a proposito del sistema democratico. Così vinse anche Obama, così accade quasi sempre, salvo nei paesi dove un candidato vince con maggioranza schiacciante, in generale con la massima frode.  La metà che perde non scompare e, si potrebbe aggiungere, è “il nucleo autentico del popolo statunitense”, anche se ciò appartiene al pensiero di chi ha perso. Per molti, benché l'ideologia di Trump sia affine al fascismo, le sue azioni di governo saranno  orientate al pragmatismo, alla convenienza, che gli permetterebbe di affermarsi su differenti fronti, contraddicendo le proposte della sua campagna elettorale, sperando che il gioco delle forze interne al governo si esprima intorno a ogni tema da affrontare.   ...

Cosa cambierà per l’Asia? / L’Oriente e la retorica di Trump

Difficile dire cosa cambierà per l’Asia, con Trump. Non sono un politologo né un giornalista. Il primo pensiero è per la Cina. La retorica del magnate paventa dazi e disincentivi alla delocalizzazione industriale. Posizione un po’ obsoleta: la Cina è alle prese con una propria delocalizzazione (verso il SudEst asiatico, Indonesia, Cambogia, Vietnam). La vecchia fabbrica del mondo non c’è più, gli oligarchi stanno guidando la riconversione dell’apparato produttivo, non più orientato all’export ma ai consumi interni. E per quel che ne so da tempo si parla di rilocalizzazione, termine astruso per dire che certe produzioni tornano negli Usa e in Europa. Forse l’unico settore che non può rientrare è quello siderurgico, ma non a caso Trump porta a esempio un’altra industria, come quella dei computer. Potrebbero soffrire un po’ i Paesi del sudest che, con un costo del lavoro ormai molto più basso di quello cinese, stanno già crescendo grazie all’industria per l’export – la borsa indonesiana è da record. Meno soffrirà l’India, più defilata. Ma tutta l’Asia meridionale e orientale sta vivendo un periodo di crescita prolungata, i consumi interni sono abbastanza solidi, e nuove fette di...

She happens to be a woman / Hillary: il Narciso che non sono

Perché “the most qualified nominee ever” alla presidenza degli Stati Uniti d’America ha perso? Perché questa candidata così pronta e solida, e con lei il suo staff, hanno condotto per mesi una pessima campagna, pigra, arrogante, impaurita, inefficace? Hillary Rodham Clinton ha perso perché sapeva di essere una donna. Perché lei pensava, e con lei i suoi migliori supporter, che sul piano personale meritava di vincere. Un interessante opuscolo disponibile nelle librerie nella primavera di quest’anno la ritraeva vittoriosa e portava il titolo It’s my turn. La presidenza se la meritava, e le spettava, dopo una vita di public service e molti immeritati fallimenti come la bocciatura della sua riforma sanitaria; dopo troppe ferite d’orgoglio, perché lo sperma del marito sul vestitino della stagista diffuso 24 ore al giorno worldwide disturba. È giusto. Perché lei era più intelligente, più preparata, più tenace, più generosa, più combattente di suo marito. E di Barack Obama. È vero.   Questi però non sono argomenti politici, e non sono nemmeno argomenti personali. Sono momenti di autobiografia che al massimo devono trovare posto durante uno sfogo tra vecchie amiche, e comunque non...

Ritratti di Andres Serrano / Trump, opera d'arte?

Poco dopo l'11 settembre 2001, Andres Serrano, autore del controverso Piss Christ (1987), decise di “contribuire allo sforzo bellico”. Lo fece a modo suo, da artista, con la serie America (2002). Sono 49 ritratti, vivacemente colorati e della dimensione di un manifesto, una galleria dei personaggi che Serrano riteneva rappresentativi della realtà del suo paese: il rapper Snoop Dogg con il suo sguardo strafottente, l'ebreo ortodosso Abraham Schnitzer con i suoi riccioli biondi, un boy scout di nove anni, l'elegante e sensuale Chloe Sevigny, una coniglietta di Playboy con il suo costumino rosso, una Little Miss Yankee bambina con il suo diadema luccicante...  Tutti così tipici, così kitsch, con la loro unicità feroce, aggressiva, ostentata. Dunque tutti figli del conformismo che ci accomuna: l'identità come assemblaggio di diversità ricercate, costruita a qualunque prezzo. Per capire la differenza, basta ricordare gli “uomini del XX secolo” ritratti nei capolavori di August Sander, dove la diversità è figlia di un' identità radicata nel territorio, nella classe, nel genere. Serrano ha ripreso in altre occasioni lo stile di questi ritratti: ha fotografato anche un leader del Ku...