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Sandro Bondi

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Il furto del Guercino e il prodotto «bellezza»

Un anno fa, nell’estate del 2014, venne rubata dalla chiesa modenese di San Vincenzo una tela di Guercino, la Madonna con san Giovanni Evangelista e san Gregorio Taumaturgo. Se, a distanza di diversi mesi (senza che il quadro sia stato ritrovato), torniamo indietro e consideriamo le reazioni immediate al furto e i discorsi sollecitati dall’episodio modenese, ci accorgiamo come le une e gli altri siano rivelatori: saltano fuori, nei confronti delle opere d’arte del passato, pensieri (e conseguenti) atteggiamenti che – magari sottaciuti – attraversano buona parte della cultura del nostro paese.     Dunque, Modena, agosto 2014: sconcerto per la facilità del «clamoroso furto», giornalisti che si accorgono che il patrimonio è «a rischio», rammarico delle istituzioni pubbliche, riunioni di commissioni, solenne deplorazione per le sorti del nostro patrimonio storico-artistico. Reazioni prevedibili, quanto dovute. In parallelo, uno dei primi argomenti ad essere rilanciato negli articoli dei quotidiani e nei servizi televisivi è quello dei «sei milioni di euro», il valore («...

Tomaso Montanari. Le pietre e il popolo

Un tempo i nemici erano solo, si fa per dire, i tombaroli, i ladri, i trafficanti, la speculazione edilizia. Questi nemici ci sono ancora, ma adesso il patrimonio storico e artistico ne deve affrontare di nuovi e non meno minacciosi, con forme di aggressione in grande misura inedite.         L’attacco non è più diretto, come nei decenni scorsi, al solo profilo materiale, ma alla ragion d’essere del patrimonio, al suo stesso senso. Sono comparsi infatti i “vampiri del patrimonio” e gli “sciacalli” del passato di cui parla ora Tomaso Montanari in Le pietre e il popolo (Minimum fax); il titolo – tratto da un verso di Franco Fortini (da La città nemica, 1939) – vuole richiamare il “nesso tra patrimonio e cittadinanza, tra il passato e il futuro, tra le pietre e il popolo”.     In una sequenza incalzante e appassionata, Montanari entra nel vivo di una serie di casi recenti e recentissimi: le vicende dell'Opera della Metropolitana di Siena, il progetto di sostanziale privatizzazione della Pinacoteca di Brera a Milano, le disavventure (e i risvolti...

Ministro senza tecnica

La nomina di Lorenzo Ornaghi a ministro dei Beni culturali suscita perplessità istituzionali e politiche. Perché il solo ministro non tecnico del governo Monti è assegnato ai Beni culturali? Mancavano forse in Italia, in ambito storico, letterario o specificamente storico-artistico e archeologico, candidati autorevoli? Non è in discussione il prestigio scientifico dell’allievo di Gianfranco Miglio, studioso della dottrina fascista della corporazione e delle élites nel contesto della trasformazione o crisi progressiva dello Stato liberale; né il suo rilievo istituzionale. Per tre volte rettore dell’università Cattolica di Milano e direttore dell’Alta scuola di economia e relazioni internazionali dal 1996, Ornaghi è membro del cda del quotidiano Avvenire e direttore della rivista Vita e Pensiero. È il politologo oggi forse più vicino al cardinale Camillo Ruini, presidente della Commissione episcopale italiana: con Ruini condivide l’istanza di cattolicesimo politico, di “Chiesa extraparlamentare” contraria a attitudini o dimensioni di separatezza. Le perplessità...