Un mondo aptico / Touch

Se si cerca sui dizionari oggi in commercio la parola “aptico”, non la si trova, o almeno non in tutti. Eppure il termine indica qualcosa di fondamentale nell’azione del toccare. L’etimo della parola è “tocco”; Haptikos il termine greco da cui deriva. Indica la capacità di “venire in contatto con qualcosa”. Il termine inglese equivalente è “Touch”, anche se non ha la medesima origine etimologica, termine che certamente tutti conoscono facendo uso di quel “tocco” ogni giorno, più volte al giorno, manipolando i dispositivi elettronici: smartphone e tablet. L’aptico è una funzione della pelle, come ha scritto Giuliana Bruno in Atlante delle emozioni (Johan & Levi edizioni), costituisce il “mutuo contatto tra noi e l’ambiente”. Quel tocco, Tuoch, riguarda il riconoscimento degli oggetti...

Brian Friel tradotto da Daniele Benati / Il gran teatro delle illusioni

Brian Friel (1929-2015) è stato uno dei più grandi drammaturghi di lingua inglese, le cui opere sono state regolarmente rappresentate nei maggiori teatri del mondo, quasi sempre partendo dall’Abbey Theatre di Dublino, per poi approdare al London’s West End e a Broadway. Dopo i primi successi in Irlanda, il pieno riconoscimento internazionale arriva con Philadelphia Here I Come (1964), a cui seguono, tra le altre, Lovers (1967), The Freedom of the City (1973), Faith Healer (1979) e Translations (1980). Dal suo Dancing at Lughnasa, del 1990, vincitore di tre Tony Awards tra cui miglior opera, il regista Pat O’Connor ha tratto il celebre film omonimo, con Meryl Streep. Friel è stato il fondatore, insieme all’attore Stephen Rea (vi aderirà poi anche Seamus Heaney), della Field Day Theatre...

Costruttori di cattedrali / Oltre il museo e la funzione autore

Il museo dopo il museo. Il museo è il figlio prediletto della modernità. Più esattamente di quella particolare concezione del tempo che si è andata strutturando come secolarizzazione dell’escatologia ebraico-cristiana dandosi come proiezione «futurologica» nella doppia versione progressista e rivoluzionaria. «Domani accadrà», ripete la canzone moderna, e a quel domani ci arriveremo, progressivamente appunto, poco a poco, o con un salto rivoluzionario che scardina il continuum della storia, ma comunque ci arriveremo. Nel frattempo, mentre la colonizzazione del futuro si organizza, il presente può attendere, lo si può sacrificare in virtù di un domani migliore, e il passato invece occorre conservarlo. Certo per salvarlo dalla tempesta della storia che tutto travolge e dimentica, ma...

Testi letterari / La letteratura: se iniziassimo davvero a studiarla?

Sappiamo tutti che cos’è la letteratura: più o meno, naturalmente. Lo sappiamo nel senso che siamo in grado di riconoscere un’opera letteraria distinguendola da opere che appartengono alla filosofia, alla storia, alle scienze naturali. Anche se negli ultimi decenni alcuni studiosi (come Derrida) hanno enfatizzato una certa labilità dei confini, nella stragrande maggioranza dei casi non abbiamo dubbi: e persino nei casi più ambigui, tendiamo a risolverli considerando il Simposio di Platone o lo Zarathustra di Nietzsche come opere filosofiche, e Il dialogo dei massimi sistemi come un’opera scientifica benché gli autori che sto menzionando siano, indiscutibilmente, anche grandi scrittori.   Ogni lettore ha incontrato sin dalla sua adolescenza qualche testo con cui ha stabilito...

Società del software / Capitale 2.0

150 anni fa, alla fine del 1867, Karl Marx ha dato alle stampe in Germania il primo volume della prima edizione di un’opera destinata a diventare centrale nella cultura occidentale: Il Capitale. Quest’opera, com’è noto, ha avuto un enorme impatto, al punto che da essa sono nati partiti politici, movimenti sociali e anche moti rivoluzionari. Ma il capitale a cui guardava Marx era quello che veniva prodotto dalle grandi fabbriche ottocentesche. Ben diverso da quello che si può chiamare il “capitale 2.0”, cioè quello che esce dai numerosi “clic” e dalle centinaia di parole che ogni persona produce quotidianamente sulle sue tastiere. È il capitale che le aziende del settore digitale sfruttano oggi in maniera elevata. E tra queste aziende Google rappresenta un caso particolarmente...

Intervista con Eva Leitolf / Postcards from Europe

  Prosegue la riflessione attorno al tema delle immagini e della violenza al centro del dibattito svoltosi a Torino il 15/16 marzo. Come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Un'intervista di Silvia Mazzucchelli a Eva Leitolf per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.     Ho incontrato la fotografa Eva Leitolf al convegno “Etica dell’immagine” che si è svolto il mese scorso a Torino, presso il Goethe Institut. Il suo lavoro, “Postcards from Europe” (Kehrer, 2013), esplora da molti punti di vista il fenomeno complesso e in continuo mutamento della migrazione di migliaia di persone verso le frontiere europee, attraverso l’accostamento di immagini e testi scritti dalla stessa fotografa. Nata nel 1966 a Würzburg, Eva Leitolf vive e lavora a Monaco e nella foresta bavarese. I suoi lavori sono stati esposti in molte istituzioni internazionali, fra cui il Rijksmuseum ad Amsterdam, il Netherlands...

Goethe Institut Turin / Il terrore contemporaneo

Prosegue la riflessione attorno al tema delle immagini e della violenza al centro del dibattito svoltosi a Torino il 15/16 marzo. Come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Doppiozero riprende qui un articolo di Maurizio Guerri per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.   Nelle ultime settimane le immagini che hanno aperto tutti gli organi di informazione sono quelle relative ai brutali sgozzamenti di James Foley, Steven Sotloff e David Cawthorne Haines da parte dei membri dell'Isis in una zona imprecisata tra Iran, Iraq e Siria. Questi video e le immagini estrapolate coinvolgono gli organi di informazione di tutto il mondo, con particolare incidenza, ovviamente, per gli Stati Uniti, l'Europa, il Medio Oriente. È facile intuire che le immagini scelte dai giornali e telegiornali, dalle riviste, dalle testate on-line per aprire la prima pagina sono particolarmente significative dell'importanza che...

Goethe Institut Turin / La morte in piano sequenza

  Prosegue la riflessione attorno al tema delle immagini e della violenza al centro del dibattito svoltosi a Torino il 15/16 marzo. Come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Doppiozero riprende qui un articolo di Alessia Cervini per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.   Missive che arrivano da lontano a porci ancora una volta delle domande sulla violenza e sulla sua messa in immagine: è da qui che dobbiamo partire. Sono numerosissimi i video a firma IS che nelle ultime settimane hanno popolato il web. Fra di essi quelli che mostrano le decapitazioni dei giornalisti James Foley, Steven Sotloff e David Haines costituiscono un corpus unitario e compatto.   Su questi ultimi nello specifico soffermerò la mia attenzione, cercando anzitutto di considerarli parte di una storia che ha avuto inizio più di dieci anni fa, dopo l’attacco alle Torri Gemelle: la storia di una guerra che è passata...

La rosa e l'albero / Verso una filosofia della natura

Il 1889 si può considerare l’anno di una biforcazione fondamentale nello sviluppo del pensiero filosofico del Novecento. Esce il Saggio sui dati immediati della coscienza di Henri Bergson, ruotante sulla distinzione tra materia e spirito, spazio e durata, che alla fine il filosofo francese salderà nella cornice monistica del vivente e della sua evoluzione creatrice, e, a Messkirch, nasce colui che porterà al successo il movimento fenomenologico del maestro Husserl, scatenando in Francia la rivolta dei giovani, come Sartre, proprio contro l’egemonia bergsoniana: Martin Heidegger.   La linea del primo è quella di una filosofia dell’immanenza assoluta, di una realtà naturale concepita come un’infinita memoria vivente, di cui l’io, l’intelligenza umana diventano una provincia. Filosofia...

Ricucire il mondo globale / A Sud del mondo: Buenos Aires

Il “Sud globale”, una costruzione concettuale frutto del pensiero post-coloniale, ha una propria identità distintiva nell’urbanizzazione planetaria? Come affrontano queste enormi città l’attuale globalizzazione differenziata? La domanda meriterebbe attenti studi di caso comparati di città dei Sud (Europa, America, Asia e Africa) per raccogliere elementi di confronto su aspetti strutturali e culturali dell’urbanità, dell’umanità stessa. Ne ho iniziato a trattare in un libro sui contratti urbani in 10 città mondiali del “Nord globale” e dell’Asia emergente (The Urban Contract, Routledge 2017). L’ipotesi che sostengo è che la modernità del mondo non sia affatto una, ma si realizzi con modelli plurimi di rapporto tra politica e mercato, violenza e giustizia, società e spazio che andranno...

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Un ritorno alla magia / Per una letteratura schizofrenica

«Lungi dall'aver non si sa quale contatto con la vita, lo schizofrenico è più di tutti vicino al cuore pulsante della realtà, a un punto intenso che si confonde con la produzione del reale».   Sono parole di Deleuze e Guattari contenute in L’Anti-Edipo e potrebbero star bene in esergo a Medusa di Luca Bernardi, libro che prende il lettore e lo spinge in un gorgo – quello stesso gorgo che è la mente del protagonista/narratore. Bernardi ci fa entrare nella testa di uno schizofrenico e ci fa vedere il mondo con i suoi occhi e con la sua lingua. La trama è filtrata e confusa dalla mente dell’io che non riesce a ordinare gli eventi entro una narrazione coerente. È piuttosto il riproporsi di alcuni oggetti e situazioni a garantire la ricostruzione di una storia che si va componendo...

Al Mudec di Milano / Dentro il colore: Kandinskij

«Per anni e anni ho cercato di ottenere che gli spettatori passeggiassero nei miei quadri; volevo costringerli a dimenticarsi, a sparire addirittura lì dentro». Queste le parole di Vasilij Kandinskij che hanno ispirato la mostra ora al Mudec di Milano: entrare dentro il quadro e ripercorrere il viaggio del pittore russo nella regione di Vologda alla ricerca delle tracce pagane dei Zyriane di Komi, una popolazione finnica orientale. Nel 1889 Kandinskij vi si era recato come studente di diritto per svolgere una ricerca antropologica, aveva visitato in solitudine le isbe di quei villaggi sperduti ed era rimasto affascinato dagli oggetti d'uso quotidiano, dai mobili colorati, dalle stoffe, dai giocattoli dipinti a tinte vivaci e, in particolare, dai lubki, immagini popolari che narravano le...

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Cannes. Parte 2 / Nascita della Biopolitica

Quando sabato sera prima della proiezione stampa di Le Redoutable di Michel Hazanavicius è scattato un allarme per un pacco sospetto che ha costretto all’evacuazione tutta la zona antistante alla Sala Debussy, è improvvisamente ritornata a farsi concreta per tutti gli inviati a Cannes la paura per l’eterno problema sicurezza che si ripresenta sistematicamente a ogni edizione recente del Festival. In realtà si è trattato solo di una borsa dimenticata da qualcuno, che è bastata però a costringere migliaia di persone al fuggi fuggi generale. Perché quest’anno Cannes ha visto una stretta davvero impressionante per quanto riguarda controlli, metal-detector, perquisizioni, check-point che hanno finito per rendere lo spazio lungo la Croisette e fuori dal Palais des Festivals in preda a una...

Cannes. Parte 1 / La politica della Croisette

Esiste la politica a Cannes? A giudicare dalla bolla di operatori del settore, professionisti, attori/attrici o sedicenti tali che occupano la gran parte delle coperture stampa e delle attività sulla Croisette parrebbe proprio di no. Eppure a volte le cose sono un po’ più complicate. Ne abbiamo avuto un esempio durante la conferenza stampa ufficiale in cui venne presentata l’edizione di quest’anno – ed è una data importante perché è il Settantesimo anniversario del Festival – quando il délégué général Thierry Fremaux pressato dalle domande dei giornalisti sulla congiuntura politica francese ci tenne a dire che il festival non potrà mai essere “politico”: al limite i film possono esserlo. È un po’ la sintesi dell’approccio cannois, che ama presentarsi con la faccia della neutralità market...

Prendere le misure e calcolare i rapporti / La nuova didattica: muoversi verso un'idea

A0, A1, A2, A3, A4, A5, A6, A7, A8, A9, A10. Sono i formati dei fogli sui quali scriviamo e disegniamo. Tagliando a metà un formato nel senso della larghezza si ottiene quello successivo, in modo tale che il rapporto tra il lato maggiore e il lato minore del primo sia uguale al rapporto tra lato maggiore e il lato minore del secondo. In termini matematici, se consideriamo “a” il lato maggiore e “b” quello minore,  si ottiene la proporzione: a:b = b:a/2. La gabbia o griglia compositiva usata per impaginare gli elementi grafici e/o testuali su un foglio da disegno come su una pagina tipografica discende da questa proporzione, che si può tradire ma non ignorare.   Tra il 29 novembre 2012 e il 13 gennaio 2013 fu allestita a Milano (Palazzo Reale) la mostra Giulio Einaudi. L’arte di...

Si tratta anche di te / Non si deve studiare la Ferrante all’Università

Il 7 aprile 2017 si è tenuta all’Università di Napoli Federico II una giornata di studio dedicata a Elena Ferrante, dal titolo «“di Napoli non ci si libera facilmente”: per Elena Ferrante». È stata la prima celebrazione della Ferrante nell’Università della città in cui sono ambientati i suoi romanzi, in particolare la tetralogia dell’Amica geniale che le ha dato un successo planetario. La giornata napoletana ha fatto seguito alla pubblicazione di un’inchiesta della rivista «Allegoria», sempre attentissima alle dinamiche del contemporaneo, sulla stessa Ferrante. L’Università inglese era arrivata prima, come spesso in questi casi, con panels dedicati alla Ferrante ai convegni della Society for Italian Studies a Oxford nel 2015 e a Dublino nel 2016, più seminari, conferenze e tavole rotonde...

La casa natale pesarese / La Fame di Rossini

La famiglia abita due stanzette che devono essere state modestissime anche nella Pesaro papalina dell’epoca. Il padre musicista nella banda cittadina e fervente rivoluzionario, la madre cantante: sono già presagi sufficienti di una vita che è preceduta dalla sua ombra. Restano queste due stanze spoglie, per pavimento una specie di selciato. Sono contornate da altre, ben organizzate e ricche di materiali, che raccontano del successo del piccolo Gioacchino. Sembra però che nemmeno il museo abbia avuto il potere di dissipare quell’ombra: l’ombra della povertà, delle ristrettezze, degli ingaggi promessi ma non ottenuti oppure sì, ottenuti ma non pagati, se non forse dopo mille insistenze. Anche incastonate dentro la cura del museo, quelle stanze emanano ancora oggi un grigiore invincibile, una nudità che non reca altra traccia del passato se non la sua stessa nudità.      Da qui la difficoltà in cui ci troviamo con la fotografa che mi accompagna: come fotografare la povertà? Come fotografare una miseria che non è più, ma i cui segni sono in un certo senso ancora qui, tangibili perché incancellabili? Eppure non sono visibili: la loro presenza è data unicamente dal...

Conversazione con Ilaria Bonacossa / La possibile collaborazione tra pubblico e privato

Fa sempre piacere trovarsi di fronte a persone che, nonostante titoli e incarichi si dimostrano disponibili, entusiaste del proprio lavoro e anche molto umili (nel senso nobile del termine). È il caso di Ilaria Bonacossa, classe 1973, milanese di nascita, con una laurea in Storia dell’Arte conseguita all’Università Statale di Milano e un Master in Curatorial Studies al Bard College di New York. Dopo essere stata assistente curatrice a Manifesta 3 (Ljublijana, 2000) e dopo aver collaborato con il Whitney Museum per la Biennale del 2003 curata da Larry Rinder, dal 2003 al 2008 ha lavorato a Torino, presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, dove ha seguito il Programma di Residenza per Giovani Curatori (2008-2009) e dove ha curato mostre innovative tra cui la collettiva Subcontingent: The Indian Subcontinent in Contemporary Art (2006) volta a presentare il panorama contemporaneo del subcontinente indiano come un coagulo di differenti popolazioni, lingue, culture, fedi ed eredità storiche derivanti dall’incontro della volontà di conservare tradizioni eterogenee con la contingenza opposta della pretesa di modernità. Dal 2016 è direttore artistico della Fondazione La Raia,...

Non possedere la famosa capacità di problem solving / Traslocare: che tenerezza!

Il 2 aprile ho traslocato. Mio figlio, che ha quasi sette anni, trova la parola trasloco molto interessante. Per settimane non ha fatto che ripeterla, lasciandosela rimbalzare in bocca come una caramella succulenta. E a sentirla pronunciare da lui, questa parola ancora così esibitamente latina, con quel prefisso tras- che precede loco (da locus), anche a me suona quasi leggera, inadatta a significare ciò che in effetti significa, ossia una delle azioni umane più pesanti e faticose che si possano immaginare. Credo invece che, col senno di poi (di questo poi che non è ancora abbastanza poi, trovandomi mentre scrivo nella risacca degli effetti psicologici e fisici del mio trasloco), ancora più pesante e faticoso sia comprendere con quanta leggerezza, inconsistenza, vanità, gli altri affrontino l’argomento, specie quando a traslocare siamo noi anziché loro.   Il fatto è che, in questi ultimi tempi, ogni volta che mi sono ritrovato a parlare del mio trasloco, immancabilmente mi sono sentito dire: “Sai, secondo studi recenti, il trasloco è la terza causa di stress psicologico dopo il lutto e la separazione”. In realtà questi studi recenti non sono poi così recenti, essendo il...

Genera lillà da terra morta / Lillà. Tra Méséglise e Canadà

Il vintage vegetale ogni tanto rilancia sul mercato piante e fiori passati di moda. Non pare però ancora giunto il momento di riportare in gloria un arbusto che all’occhio e al naso ci getta in un altrove molle e dolce. Foglie a cuore, soavi pannocchie di piccoli fiori stellati non bastano a far guadagnare ai lillà (Syringa vulgaris) un nuovo ruolo in giardino. Se ne trovano di residuali nei vecchi parchi, negli orti o naturalizzati in riva ai fossi di campagna.     Certo, li possiamo acquistare dai fiorai recisi e forzati in serra ma nessuno più sogna una «casetta piccolina in Canadà», come tutti intonavano nel 1957, «con vasche pesciolini e tanti fiori di lillà». E se quella era il «posto per chi sa stare a posto/ il posto, tele accesa e la casetta in Canadà» (Luciano Ligabue, Vivo morto o X) ne rimpiangiamo solo i fiori, che lì non ci stavano solo per questione di rima: le Serenelle, come pure sono chiamate, resistono al freddo e, fin dall’Ottocento, hanno goduto di grande fortuna nel paese degli aceri.  Questo frutice a foglia caduca della famiglia delle Oleaceae (come, oltre all’onomastico ulivo, per esempio il gelsomino e il frassino) è rustico e di...

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