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1973

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Alla ricerca della lingua del tempo

Il 7 maggio, alla sala Fontana di Milano, la rivista online di teatro ragazzi “Eolo” consegnerà un premio “alla gratitudine”, non alla carriera, a Giuliano Scabia, uno dei padri fondatori del nuovo teatro italiano, maestro profondo e appartato di varie generazioni, incantatore. Le motivazioni spiegano a chi non lo conosce qualcosa di questo artista sperimentatore, poeta, drammaturgo, regista, attore, costruttore di fantastici oggetti di cartapesta, pittore dal tratto leggero e sognante, narratore, pellegrino dell’immaginazione, tessitore di relazioni.   Si legge: «Eolo Awards 2015 alla gratitudine a Giuliano Scabia per aver imbevuto della sua poetica e del suo modo di rivivere l'arte teatrale tutto il teatro ragazzi italiano. È infatti lui che ci ha insegnato a sperimentare sempre e comunque nuovi confini e forme, è lui che ci ha insegnato a essere sempre fuori dall'ordinario, sempre alla ricerca di nuovi linguaggi e, soprattutto, di nuovi pubblici, convinto che ‘coloro insieme ai quali canti, modificano il tuo canto’ e ben lo sappiamo noi che viviamo a contatto sempre con i cuccioli d'uomo....

Pentito

Come un figurante, che disattende l’ordinato scorrere del copione, il primo “pentito” della storia criminale italiana sbaglia tragicamente il tempo  dell’entrata in scena. Fa la sua comparsa, in quel di Palermo, nel marzo del 1973 invece di aspettare, come dovrebbe, gli anni ottanta. Infatti il dizionario Zingarelli sancisce che solo a partire dal 1980 che, accanto al significato tradizionale morale e religioso del termine “pentito”, emerge una nuova connotazione. È quella del “terrorista o altro criminale disposto a collaborare con la giustizia ottenendo attenuanti, benefici e riduzioni di pena”.   Il primo pentito si chiama Leonardo Vitale. È uomo assai interno alla rete mafiosa e ha maturato un personalissimo percorso spirituale. Dunque, con cristallino rigore, ne tira le conseguenze: il 30 marzo 1973 irrompe nella Questura di Palermo e, senza chiedere alcuna contropartita, delinea con totale precisione l’organigramma del Gotha mafioso e ricostruisce tutte le principali imprese delittuose dell’organizzazione della quale ha fatto parte e sulla quale si sta stagliando l’ascesa dei...

Ikea, i jeans, i gay e Pasolini

A proposito delle recenti polemiche sullo spot di Ikea venute sia dal governo che dall’opposizione ripubblichiamo qui di seguito un articolo di Pasolini apparso nel 1973 sul “Corriere della Sera” a proposito del famoso slogan “chi mi ama mi segua” sulle natiche di Donna Jordan (inventato da un giovanissimo Oliviero Toscani).   Stupisce, va detto, vedere come il paese a distanza di così tanti anni sia ancora imbalsamato e raggrinzito su tematiche oramai ampiamente superate nella cultura contemporanea. Che la pubblicità nel 2011 intercetti e condizioni la cultura di massa, che ne sia al contempo la madre e la figlia e che sia nel bene e nel male foriera di messaggi significativi è un dato talmente ovvio che Pasolini lo constatava già quaranta anni fa.   È un po’ come se Pasolini, nel 1973, stesse ancora dissertando sull’invenzione della radio.           Analisi linguistica di uno slogan   Il linguaggio dell’azienda è un linguaggio per definizione puramente comunicativo: i “luoghi” dove si produce sono i luoghi...