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antidemocratici

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Sintomi e rimedi / La democrazia: governo della crisi o modello in crisi?

Negli ultimi anni l'Italia è stata sommersa da un'alluvione di volumi sulla democrazia, in una prospettiva sia storica sia soprattutto in chiave attuale, anche se la riflessione sul passato e quella sul presente inevitabilmente s'intrecciano. Questa sovrapproduzione è frutto di un presupposto condiviso dagli autori e dagli editori che li pubblicano: la democrazia in Italia (e non solo in Italia) sta attraversando una profonda crisi. E si ipotizza che questa consapevolezza possa intercettare un fenomeno interessante e attrarre molti lettori.    Crisi, malessere o stallo?   Sappiamo bene che “la democrazia [è] un governo della crisi” [Urbinati 2013]. Ma ora pare che sia la crisi a governare la democrazia, fino a devastarla. A giudicare dai titoli di diversi volumi, la nostra sarebbe ormai una democrazia “senza” [Schianchi e Franchi 2016], ovvero “senza popolo” [Galli 2017], “senza memoria” [Violante 2017], “senza futuro” [Simoncini 2018], “in declino” [Kotler 2017]. Appare “recitativa” [Gentile 2016 , Gentile 2017], “sfigurata” [Urbinati 2014] e dunque “irriconoscibile” [Calise 2016]. È un “inganno” [Simonetti 2010] e dunque “fallisce” [Simone 2015]. Anzi, è un “Dio...

Il fascismo non se ne è mai andato / Né destra né sinistra, semmai peggio

Sulla opportunità e la pertinenza rispetto agli umori dei tempi correnti della proposta di legge Fiano, intesa a identificare, colpire e reprimere le manifestazioni di «propaganda» del fascismo nella società italiana, soprattutto «se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici ed informatici», si può discutere a lungo. Rimane il riscontro che, in questa estate confusa e riottosa, laddove ancora una volta la politica sembra precipitare in una condizione di latitanza o comunque di vuoto pneumatico, mentre il nostro Paese, specchio mediterraneo del Continente, cova tensioni e rancori irrisolti, il ripetersi di espressioni di identitarismo fascista, laddove l’orgoglio di una appartenenza si maschera come «libertà di opinione», solleva molte inquietudini. Ci sono i precedenti penali e repressivi delle leggi Mancino e Scelba.   Ma c’è anche il timore, come già è avvenuto con la discussione sul caso del negazionismo, che si ingeneri una specie di eterogenesi dei fini, per la quale la sanzione penale (peraltro di non facile applicabilità in un nazione che ha un corpus legislativo in perenne superfetazione accompagnato da notevoli incongruità e arbitrarietà nella sua...