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Bruno Munari

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Cedrata tassoni, cocoina e altri oggetti / La bellezza nel quotidiano

“E ad un tratto il ricordo mi appare. Quel sapore era quello del pezzetto di madeleine che la domenica mattina a Combray […] quando andavo a salutarla nella sua camera, zia Léonie mi offriva dopo averlo bagnato nel suo infuso di tè o di tiglio.” È questo strepitoso incipit di Proust a tornarmi in mente ogni volta che sorseggio la cedrata Tassoni, perché subito, titillate le papille gustative dalla liquida, dorata, sostanza, ecco affiorare alla mia memoria istanti delle mie estati di bambina, quando, per un compenso, più che non per soddisfare la mia sete (secondo il dettato dei premi e dei castighi con cui sono stata educata) mi veniva concesso di sorbire l’anelata bevanda, presente sul mercato, pressoché invariata, fin dal 1956 (ma in produzione già dal 1793 come farmacologico ‘estratto idroalcolico di cedro’).    L’ho ritrovato in seguito, quel suo gusto unico e mai dimenticato, appena appena dolce e vagamente acidulo, io che lo temevo perduto per sempre, quando, fattami ormai adulta, mi sono trasferita a vivere in Campania. Sembra un paradosso, ma è proprio così, la cedrata Tassoni, prodotta sul Lago di Garda è largamente diffusa e amata al sud, rinvenibile a macchia...

Boom economico / Scatola magica: i 100 anni de La Rinascente

Ripensando alla Milano del boom economico, origine di quella di oggi, mi pare che sia stata percorsa contemporaneamente da due flussi, spesso destinati a mescolarsi. Da una parte, con la piena occupazione, è il luogo dove è nata l’alienazione del lavoro di fabbrica e negli uffici, evocata così bene ne Il posto (1961) di Ermanno Olmi e nella Ragazza Carla (1960) di Elio Pagliarani, dall’altra la città come occasione di affermazione della propria individualità (maschile e femminile), rompendo le catene della famiglia, le maglie strette dal paese e del controllo sociale della comunità. Un punto di sintesi è forse La vita agra (1962) di Luciano Bianciardi, un libro che denuncia lo smarrimento individuale e collettivo di quegli anni, quasi una sbronza quotidiana.   Il Luciano emigrato a Milano per far saltare in aria il Pirellone e vendicare i minatori morti in una miniera della Maremma è, nella realtà, premiato dal successo editoriale, dal film che Carlo Lizzani trasse dal libro e dall’offerta di scrivere per il Corriere della Sera, organo ufficiale di quella borghesia che il protagonista sente come avversario ‘naturale’.  Per dirla con Giovanni Verga, dall’Unità d’Italia...