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Contro il colonialismo digitale

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Contro il colonialismo digitale. Una risposta

Un autore che volesse capire se quello che scrive “funziona” ha diversi “indicatori” a sua disposizione, molti dei quali assai brutali e quantitativi (numero di citazioni, di pagine web che parlano di quello che hai scritto). E anche quelli qualitativi sono un po' rischiosi. Uno va volentieri alla ricerca di messaggi entusiastici, e scrolla le spalle quando trova il post cattivo. Contro il colonialismo digitale è per me un libro sofferto; quale non lo è, si dirà, ma questo lo è stato particolarmente, dato che sono uscito dall'universo descrittivo che mi è più consono per affacciarmi a quello normativo. E se si è normativi su un tema come quello del digitale il pericolo della polarizzazione è fin troppo evidente.   Se il libro ha funzionato, mi sembra, è proprio nel fatto che chi si è pronunciato sul tema che affronto non ha concepito la nostra conversazione come un “dibattito”. Cito spesso e volentieri una frase di Chomsky che sostiene che i dibattiti sono istituzioni profondamente irrazionali; per come sono fatti, obbligano i “contendenti” ad...

In difesa dei lettori

Arrivo in questo dibattito per ultimo, o tra gli ultimi: il vantaggio è quello di poter approfittare degli interventi precedenti, lo svantaggio è che non c’è più nulla o quasi da aggiungere (ma anche questo può essere un vantaggio). Premetto, per non ripetermi, che un ragionamento abbastanza articolato sull’editoria digitale l’avevo già fatto a margine dell’ultimo libro di Calasso: lì affrontavo il tema prevalentemente dal fronte produttivo, che Casati non tratta ma che mi sembra il più urgente, e rivendicavo l’esigenza di un’assunzione di responsabilità a tutto campo da parte degli editori, in un momento di transizione in cui il nuovo paradigma è ancora piuttosto aperto (per molti ambiti più aperto, a mio parere, di quanto Casati sembra presupporre) con tendenze alla rapidissima chiusura su altri fronti.     In una parte significativa del suo pamphlet Casati affronta il tema dell’utilizzo delle nuove tecnologie nell’educazione. Se questa parte fosse tutto il libro applaudirei senza riserve o quasi. La scuola anche su questo fronte...

Contro il superfluo

Nel mio ultimo intervento qui su doppiozero parlavo dellʼindispensabile nel libro come un possibile punto di partenza per il discorso sul suo futuro e, in generale, sul futuro della conoscenza che passa per vie editoriali (digitali e cartacee). Lʼanalisi di Roberto Casati nel saggio “Contro il colonialismo digitale” (sì, lʼho letto anchʼio su tablet) mi ha dato modo di riformulare il mio pensiero, ribaltandolo. Non tanto dunque cosa sia indispensabile nel libro, ma piuttosto, quale sia il superfluo. Cosa cʼè di superfluo nella lettura in un ambiente digitale? E cosa cʼè di superfluo negli infiniti e infinitamente convergenti mezzi di informazione-intrattenimento che abbiamo fatto entrare nella nostra quotidianità? Cosa abbiamo scelto e cosa invece subiamo?   Avevo dunque deciso di dare come titolo a questo articolo “Il superfluo nel libro”. Ma poi, leggendo Casati, mi sono resa conto che è il libro stesso che sta diventando superfluo: una tra le tante distrazioni che ci portiamo comodamente in borsa, nascoste in un unico oggetto e che fanno a gara a catturare la nostra attenzione. Una tra le tante, che alla...

Scuola, lettura, digitale

Con parole semplici e chiare: perché occorre impegnarsi nella discussione su scuola e digitale e ritenere che la questione tocchi l’intera collettività, non solo il mondo dell’educazione? La prima ragione è questa: manca buona informazione, informazione indipendente, informazione qualificata e riflessiva. Se dovessi scegliere tra i meriti di Contro il colonialismo digitale indicherei senz’altro l’attitudine sperimentale adottata dall’autore. Mi spiego. Il dibattito su scuola, lettura e digitale è non di rado caratterizzato, in Italia, da rigide contrapposizioni e militanze facinorose. Occorrono tenacia, abilità e coraggio per rifiutare ex ante posizioni dogmatiche. Per proporre una terza via. L’acritico sostegno istituzionale all’introduzione del digitale nelle scuole ha creato precipitosi entusiasmi e chiusure irriflessive. L’ex ministro del MIUR con delega all’innovazione, Francesco Profumo, è sembrato iscrivere le politiche educative nelle politiche pro-digitale, negando tout court autonomia alle dimensioni pedagogiche. A suo dire, l’introduzione di lavagne digitali e...

La lettura rubata, la lettura nascosta

Anch’io, come Roberta Locatelli, ho letto Contro il colonialismo digitale su tablet. Pochi secondi dopo l’arrivo dell’e-mail in cui era allegato il pdf, è bastato un clic sull’allegato per iniziare a leggerlo. Non ho ultimato subito la lettura, a dire il vero, ma l’ho completata a più riprese – chi, d’altronde, non fa una pausa anche con un libro cartaceo, girandolo sul tavolo a faccia in giù o più diligentemente utilizzando un segnalibro, una matita, un biglietto dell’autobus per smettere di leggere e fare dell’altro? Tra un capitolo e l’altro avrò guardato fuori dalla finestra o preso un caffè, e probabilmente avrò controllato la posta, certo, ma ho anche cercato l’autore su Google, per farmi un’idea più precisa del suo pensiero e delle sue ricerche, reperito informazioni sui vari riferimenti citati nel testo, iniziato a scrivere queste righe.   Termino qui l’esercizio retorico di rovesciamento del topos di lettura digitale, dispersiva e ondivaga proprio perché digitale. Una piccola provocazione per provare, a partire da qui, ad...

Roberto Casati. Contro il colonialismo digitale / Il mago di Oz e il digitale

Entrare nella sede centrale della biblioteca universitaria di Göttingen alle cinque del pomeriggio è come infilarsi in un alveare: il paragone non è fondato sulla presenza di tanti studenti=apine industriose intente al lavoro di apprendimento, ma al brusio. Un brusio formato da voci che parlano tra di loro e al cellulare, rumori di tasti, musica che filtra dalle cuffie, così forte e alto da farti fuggire e decidere di tornare al mattino presto, quando gli studenti dormono. Se andate a protestare, il custode vi mostrerà una boccia di plastica con una manopola alla base, come quei distributori di cicche colorate che c'erano anni fa. Se la girate non usciranno però le palline di gomma americana ma tappini, anch'essi di gomma, per le orecchie. Il messaggio è chiaro: chiudetevi voi i padiglioni auricolari, createvi la vostra bolla di quiete nel rumore di sottofondo ficcandovi i tappini nelle orecchie perché noi al rumore ci siamo arresi. Persino la grande icona rappresentante un cellulare sbarrato che campeggiava davanti al portone a vetri dell'ingresso della biblioteca è stata tolta: ingresso libero alle tecnologie della comunicazione e dell'informazione e ai suoi rumori, costi quel...

Contro il colonialismo digitale / Roberto Casati e il progetto della lettura

La discussione attorno al libro di Roberto Casati, Contro la colonialismo digitale, prosegue dopo gli interventi di Roberta Locatelli ed Enrico Manera     Di recente Roberto Calasso, direttore editoriale di Adelphi, ha espresso senza mezzi termini la sua avversità alla “Rete”, giudicata un modo della conoscenza antitetico a quello del libro, in quanto il lettore – privato della propria individualità – è assimilato da un «immane, operoso termitaio invisibile, che infaticabilmente interviene, corregge, connette, etichetta». Per Calasso la digitalizzazione è dunque nemica di quell'attività riservata, profonda e ponderata che è la Lettura.   A un primo sguardo si potrebbe pensare che “Contro il colonialismo digitale. Istruzioni per continuare a leggere” di Roberto Casati corrobori il rifiuto senza condizioni del digitale inteso come organismo autonomo, capace di imporre le proprie logiche sull'apprendimento, sulla cultura e persino sull'intelligenza. Ma se i neoluddisti non si limiteranno a giudicare il libro dalla copertina, riceveranno una spiacevole sorpresa: quella di Casati è in verità un'analisi agile, lucida e tutt'altro che reazionaria. L'autore non demonizza...

Roberto Casati. Contro il colonialismo digitale / Gimmie Shelter!

Dopo il pezzo di Roberta Locatelli, prosegue la discussione attorno al libro di Roberto Casati, Contro il colonialismo digitale.     «Oh, a storm is threat'ning My very life today If I don't get some shelter Oh yeah, I'm gonna fade away» Rolling Stones, 1969   Contro il colonialismo digitale di Roberto Casati affronta direttamente la questione decisiva dei nostri anni di cambiamento epocale in relazione alla storia culturale della lettoscrittura e alla sua correlazione con l'educazione e l'insegnamento. Leggibilissimo e narrativo grazie anche a un'agile struttura, mette a fuoco la situazione e apre il dibattito con lucidità e competenza proponendo interessanti innovazioni che tutti gli operatori della cultura dovrebbero prendere in considerazione.   L'analisi di uno studioso serio e impegnato è la fase preparatoria di una ricerca pragmatica di alternative al fronteggiarsi degli apocalittici e degli integrati, del «rifiuto luddistico» e dell’«adorazione messianica» delle tecnologie; essa muove dal presupposto che si tratta di negoziare con l’innovazione digitale e sull’educazione a fronte di un paesaggio umano, cognitivo e sociale rapidamente mutevole, che...

Roberto Casati. Contro il colonialismo digitale

Con l'intervento di Roberta Locatelli doppiozero, partendo dall'ultimo libro di Roberto Casati, apre una discussione attorno al cambiamento della lettura con l'avvento della tecnologia digitale.     Ho trovato il pdf di Contro il colonialismo digitale di Roberto Casati nella mia casella di posta durante un seminario in università sulla percezione uditiva. Non appena finito il seminario, ho iniziato a leggerlo, ma nel giro di dieci minuti ho avuto modo di abbandonare ancora l’app di visualizzazione dei pdf per controllare la casella di posta un paio di volte, prendere alcuni appunti per questa recensione, rispondere a un amico su skype, cercare sul sito dell’editore Palgrave un volume che ripropone i contributi, tra cui quello di Casati, a un convegno on-line sull’«e-text» che avevo seguito ai tempi ma di cui ignoravo la riedizione e poi nel mio archivio di pdf alla ricerca di un altro testo di Casati, attinente non al libro che stavo leggendo ma ai temi discussi poco prima al seminario. Alla fine, ho disattivato il wi-fi del mio iPad e ho iniziato a leggere per davvero. Quest’irrilevante cenno autobiografico illustra bene la tesi centrale del libro di Casati: l’...