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ecosistema

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Un'epoca assillata dalla memoria traumatica / Le ferite dell’isola di Utøya

Ecosistema Il 22 luglio 2011 la Norvegia è stata teatro dell’attacco più violento subito in tempo di pace. Sull’isola di Utøya, nome che suona come utopia, Anders Behring Breivik spezzò i sogni e le esistenze di 69 adolescenti, senza contare il centinaio di feriti, che partecipavano al campo estivo organizzato dal partito laburista locale. Un’agora di discussioni politiche ma anche un momento di spensieratezza, dalle prime birre ai primi amori. Ma nella mente dell’omicida, allora trentaduenne, era questo il covo dei futuri leader del partito democratico che avrebbero condotto all’islamizzazione della Norvegia. Da allora le immagini dei corpi riversi senza vita sulla sponda dell’isola si sovrappongono a quelle sinistre di Breivik (ribattezzatosi recentemente Fjotolf Hansen) in tribunale, che non perde occasione per presentarsi alla corte con il Sieg Heil, pentito solo di non aver fatto più vittime.   Il 18 giugno 2013 il governo norvegese indice un concorso per realizzare un memoriale. La commissione che seleziona il progetto è composta da un membro del Gruppo di supporto nazionale alle vittime degli attacchi del 22 luglio, un rappresentante della sezione giovanile del Partito...

Naomi Baron. Words Onscreen: pensare e scrivere new normal

Leggere sulla carta e leggere in digitale non sono per nulla la stessa cosa. Questa la tesi di Word Onscreen. The Fate of Reading in a Digital World, saggio con cui Naomi S. Baron – Executive Director del Center for Teaching, Research and Learning dell’American University di Washington D. C. – studia i cambiamenti che il digitale sta apportando proprio alla pratica della lettura. Come nel famosissimo Apocalittici e integrati di Umberto Eco, anche in questo libro si contrappongono gli integrati, pro digitale, e gli apocalittici, che lo accusano di essere la fonte della (presunta) rovina della cultura. L’autrice si pone nel mezzo, consapevole che l’eBook è parte di un processo tecnologico inarrestabile, curiosa ma anche preoccupata («And so the migration began from reading in print to reading onscreen. I watched with curiosity – and concern», p. X) perché il medium uniforma i libri a qualsiasi prodotto digitale (un filmato su YouTube, un post su Facebook, un tweet, un videogioco) di cui ormai la vita, soprattutto dei lettori più giovani, è satura.   Il “concern” dell’autrice riguarda...

Contro-finzioni in mediarchia

0.1 E se la democrazia non potesse né esistere né mantenersi, ma solo (forse?) sgorgare come una tensione, una contestazione, un movimento che si solleva contro – contro un regime oppressivo, contro un'ineguaglianza di fatto, contro un gesto scandaloso, contro un sistema degradante? Ovvero: e se essa potesse costituirsi come modo di autogoverno solo su scala piccolissima? Dieci persone? Venti? Cento, ma proprio al massimo? Certo non di più! Allora perché ostinarsi a parlare di "democrazia" per riferirsi a un sistema di governo applicato alla scala gigantesca di una metropoli, una regione, una nazione, un continente? Un "popolo"? (Come se chiamare in causa il "popolo" non abbia provocato di solito effetti disastrosi...) Perché continuare a illudersi, a non vedere l'evidenza dell'inganno di ciò che chiamiamo "democrazia"? (Al diavolo la "democrazia"!)   Come non vedere che il nostro regime attuale non è caratterizzato dal "potere del popolo" ma dal "potere dei media" che innervano le moltitudini di cui è composto il preteso popolo?...