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Ovvero le fiabe e il terrore del mondo / Maledetto di un gatto

Alcuni mesi fa, alla fine di un incontro che ho tenuto a Zurigo sui libri illustrati per l’infanzia mi si è avvicinata una signora esprimendomi la sua ammirazione per alcune poesie di Silvia Vecchini incentrate sul tema della fiaba, da me lette durante la conferenza dalla raccolta In mezzo alla fiaba, edita da Topipittori nel 2015. La signora ha poi aggiunto che, tuttavia, non sempre le fiabe sono letture adatte ai bambini, poiché alcune propongono una morale diseducativa. E mi ha portato a esempio Il gatto con gli stivali, fiaba che a suo avviso esalta la la furbizia e l’inganno come fattori di successo. Con diplomazia, ho replicato che fortunatamente le fiabe, che sono testi letterari complessi, non hanno una sola chiave di lettura e pertanto si possono leggere in modi diversi. La signora ci ha pensato su qualche istante e poi ha confermato che, in effetti, ripensandoci, quando da piccola ascoltava Il gatto con gli stivali non pensava affatto alla sua morale, cosa su cui si sofferma solo oggi, da adulta. In seguito, ho ripensato a questo dialogo in parte perché, in effetti, l’ammissione della signora dell’indifferenza di lei bambina alla morale del Gatto con gli stivali mi pare...

Cornia: una saga domestica e animalesca

Gli animali della vita di un uomo. Quanti sono? Quali sono? E perché ci sono? Domande che stanno dentro il romanzo di Ugo Cornia, saga domestica e animalesca (se il titolo è l’asettico Animali, il sottotitolo tra parentesi è il più orientativo “topi gatti cani e mia sorella”). Ma anche percorso –divagatorio, ondivago, tagliato continuamente a metà – che ci racconta cosa può voler dire vivere con un animale. Secondo abitudine, Cornia narra “come non sapendo”, ovvero scegliendo il punto di vista di un distratto uomo qualunque. Toglie i piedistalli, butta da parte le formule, le etichette, i titoli di merito. E poi fa la voce di uno che è “come se stesse chiacchierando con un amico”, producendosi in tutti quegli ammiccamenti, quei sottintesi, quelle omissioni che sono del discorso parlato e sono anche naturali quando si parla tra conoscenti. Una scrittura dal basso che è poi il tratto comune di molti “narratori delle pianure”, da Celati in avanti. Ora, questa angolazione si rivela incredibilmente efficace a contatto con gli animali. Prima di tutto perché riesce a coglierli per quello che sono. Cioè non si ferma a dichiarazioni di generico e stucchevole amore eterno nei loro...

Il sorriso del gatto di Fassbinder

Fassbinder scrisse Sangue sul collo del gatto poco più che ventenne, in piena contestazione, in un periodo di grande impegno: di poco prima (1968) è Katzelmacher, storia di razzismo ai danni di un lavoratore straniero. Come per la carriera cinematografica, Fassbinder brucia le tappe e in un anno e mezzo con il suo gruppo Anti-Theater dirige una dozzina di opere teatrali; di un terzo è anche autore. Cosa vuol dire riportarlo a teatro oggi, nel trentesimo anniversario della morte? A Roma oltre all’Accademia degli Artefatti di Fabrizio Arcuri (prodotto da Monaco in collaborazione con lo stabile capitolino, presentato al teatro India) ci ha pensato la rassegna Trend, ideata da Rodolfo di Giammarco, nella versione tedesca. Ma, anniversari a parte, passato il Sessantotto, gli anni di piombo e catapultati in un presente dove l’impegno politico è parcellizzato, frammentato e liquefatto tra Facebook e la piazza, tornare a misurare la temperatura di quel sangue che zampilla dal collo dell’operaio allora come oggi è fondamentale e lo specchio del teatro di Fassbinder ne è un moltiplicatore fenomenale.     Non a...

Speciale Ai Weiwei | Fiducia eternamente perduta

In uno dei mercati di uccelli e fiori di Tianjin, dei volontari amanti dei felini hanno scoperto che qualcuno vendeva gatti in quantità. Attraverso il tenace, duro lavoro di questi volontari, e dopo la lotta prima e in seguito la collaborazione di commercianti di gatti, poliziotti e trafficanti, più di quattrocento gatti sono stati salvati, messi sotto la loro custodia e successivamente trasportati a un vicino magazzino.   Abbiamo lasciato Pechino alle due del pomeriggio, diretti a Tianjin, insieme alla “squadra di soccorso” di Pechino. Stava davvero iniziando la primavera, era una giornata di sole e la temperatura era sempre più calda; il Nuovo Anno lunare sarebbe iniziato di lì a poco. Dopo aver passato varie rotatorie, siamo arrivati alla porta del magazzino, una tra le tante in una lunga fila di porte in un quartiere di capannoni.   Dopo aver spalancato le due porte d’acciaio, mi trovai di fronte a uno degli spettacoli più tristi mai visti in vita mia: più di quattrocento gatti erano sparsi a gruppi sino a riempire in ogni angolo il pavimento di questo magazzino di un centinaio di metri quadrati:...