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La montagna incantata

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Philippe Lançon, Le lambeau / Violenza, metamorfosi e rigenerazione

Quando non ce l'aspettiamo, quanto tempo ci vuole per sentire la morte che arriva? Sono le undici e venticinque, forse le undici e ventotto, del 7 gennaio 2015: il tempo sparisce nel momento in cui cerchiamo di raccontarlo, nell'inutile tentativo di ricostruirne ogni secondo. Philippe Lançon si alza, infila il suo cappotto; deve andare alla sede di Libération per scrivere un pezzo su La dodicesima notte, la pièce shakespeariana vista la sera prima in un teatro di Ivry, nella periferia parigina. La sala nella quale si è appena tenuta la riunione di redazione è piccolissima, come l'edificio che la ospita, come la via nella quale è situato l'edificio. Le parole sembrano correre come cani affamati da una bocca all'altra, nel migliore dei casi trovano una preda, nel peggiore si perdono tra un bicchiere di plastica vuoto e un foglio unto e scarabocchiato. Qualcuno fa una battuta, l'ennesima, seguono dei sorrisi, poi un rumore sordo, improvviso, «come di un petardo, e le prime grida all'ingresso a interrompere il flusso delle nostre battute e delle nostre vite» (Philippe Lançon, Le lambeau, Gallimard, 2018, p. 74). Eppure all'inizio l'impressione è quella di trovarsi al centro di una...

Mindscapes / Psiche direzione mondo

È straordinario: mari e montagne, vallate e colline, spiagge e pianure… Quanti paesaggi in uno stesso sogno e quanti sconosciuti! Ci stupiamo della nostra capacità di creare mondi, scopriamo di avere una mente fantasmagorica che permette di viaggiare in lungo e in largo, la notte nella dimensione onirica, di giorno con l’immaginazione.   Se lo spazio del dentro “è lo spazio della nostra percezione primaria, quello delle nostre fantasticherie, delle nostre passioni” e appartiene a ognuno di noi, quello di fuori è comune a tutti, “è lo spazio in cui viviamo, per mezzo del quale siamo attirati al di fuori di noi stessi, quello in cui appunto si compie l’erosione della nostra vita, del nostro tempo e della nostra storia” ci dice Foucault. Ma lo spazio esterno, che pure possiede una sua specifica realtà, produce un effetto sempre diverso su ciascuno: dallo sfondo che scegliamo per il nostro computer, alle discussioni di coppia tra chi ama l’acqua e chi le rocce. Sono queste connessioni che insegue Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista, autore anche di raccolte poetiche, in Mindscapes (Raffaello Cortina Editore), un neologismo “per collocarci a metà strada, là dove...